Frida Kahlo era Frida Kahlo anche prima dell’incidente
spaventoso e tremendo che la colpì diciottenne mentre si spostava in autobus
nella sua città.
Può sembrare una osservazione banale, ma non lo è
affatto. Ho avito alcuni scambi di opinione con ChatGPT sulla breve lettura che
segue, in chiave astrologica, di questa straordinaria donna e artista che mi
apprestavo a scrivere ed il mio chatbot preferito mi ha detto che secondo lui
(mi riferisco al maschile, in questo caso, perché collego tale AI a Sam Altman,
il suo creatore), conoscendo i miei scritti, ha previsto che avrei sottolineato
ciò e io gliel’ho confermato.
Infatti dobbiamo partire, ritengo, a monte di tutto,
da alcune considerazioni che permeano, a mio avviso, non solo la mia personale
Weltanschauung, ma quella del mondo intero, nella sua estensione più
condivisibile, oggi, a ogni longitudine politica e filosofica.
E per fare ciò dobbiamo, innanzitutto – credo – non
temere di affrontare il discorso su Lombroso.
Qui apro una parentesi e riprendo un mio scritto dal
mio trimestrale Ricerca ’90 nel 2001 dove commentavo
nuovamente la strage di Novi Ligure da parte di due fidanzatini di circa
quindici anni.
Però, al di là della provocazione da
me lanciata e senza voler necessariamente approdare ad una filosofia del tipo
“sliding doors”, dobbiamo, alla luce dei nuovi fatti di ordine criminale che
vedono oggi ancora protagonista Omar Favari (secondo accuse che sono state
pubblicate), chiederci qualcosa sulle “qualità/‘tare’” ereditarie e/o genetiche
con cui veniamo al mondo e, allora, vi propongo un mio articolo di molti anni
fa, pubblicato, credo, tra il 1982 ed il 1984, quando lavorai per due anni come
redattore interno a Il Mattino di
Napoli.
Eccolo:
Questo giornale (Il Mattino, NdR), qualche
giorno fa, in una pagina interna, titolava: “Montalcini: drogati non si nasce”
e seguiva l’intervista che la collega Lùcia Borgia aveva fatto al premio Nobel
italiano sulla querelle che è nata
dopo le presunte dichiarazioni della scienziata che, secondo alcune notizie
diffuse dalla stampa, avrebbe postulato l’esistenza di geni specifici, alla
nascita, che porterebbero determinati individui sulla strada della droga. Di
qui una grossa polemica generale in cui si sono inseriti anche personaggi come
Muccioli i quali, a nostro avviso, in una disputa del genere, non hanno alcun
titolo a pronunziarsi, a meno che non abbiano studiato, in via del tutto
nascosta, la biologia o altre discipline che possano permettere loro
un’opinione motivata sull’argomento.
La Montalcini ha precisato che il suo
pensiero è stato travisato ed ha dichiarato di non avere mai ipotizzato cose
del genere che sarebbero in contrasto con tutto l’edificio del suo pensiero
scientifico da decenni a questa parte. Ha inoltre aggiunto che le cause
principali che portano un giovane alla droga sono da ricercare nelle influenze
sociali, da parte della società e dell’ambiente più prossimo, nella prima parte
della vita.
A questo punto un esercito di
sociologi, di psicologi, medici e soprattutto politici si è disteso e la cosa sembra
essere rientrata, rispetto alle polemiche. Ma vediamo: è proprio un assurdo
pensare che un bambino, nascendo, abbia già le “informazioni” giuste per
diventare un drogato? Intendiamoci, non vogliamo parlare di genî perché
entreremmo già in una specificità che non ci compete, ma desideriamo
semplicemente dire che a parere nostro, e non solo nostro, un essere umano,
vedendo la luce per la prima volta, ha già in sé le “label”, le stimmate di
molta parte del proprio destino. Ci rendiamo perfettamente conto che una simile
affermazione può risultare assai impopolare, oggi, quando la buona demagogia
insegna a dire che tutti nasciamo perfettamente uguali e che solo la società
malata può renderci brutti, sporchi e cattivi. Ma cinquemila anni di
osservazioni scritte, l’astrologia, ci hanno insegnato diversamente e per
questo gli astrologi sono stati mandati al rogo, nei secoli passati, e oggi
vengono accettati ancora spesso con molte riserve. L’argomento in oggetto, ve
ne sarete accorti, è di vastissime proporzioni e coinvolge princîpi religiosi,
morali, filosofici, scientifici e di altro genere ancora. È l’antico problema,
sotto certi aspetti, del libero arbitrio o del determinismo. Ci piacerebbe
poterne discutere a lungo in una tribuna come questa, ma lo spazio è tiranno e
non potendo approfittare oltre della disponibilità del Direttore, ci limiteremo
a qualche brevissima osservazione.
Ecco, una coppia di celebri scienziati
francesi, Michel e Françoise Gauquelin, ha dimostrato, su di un campione di
oltre 30.000 nascite, al di là di ogni ragionevole dubbio e sulla base
esclusiva delle severe leggi della statistica verificate da professori della
Sorbona, che chi nasce con Marte all’Ascendente sarà con molte probabilità un
militare o uno sportivo di successo. Chi nasce con Giove forte al Medium Coeli
tenderà a distinguersi come magistrato o leader nelle gerarchie politiche, chi
vedrà la luce mentre la Luna sta sorgendo o sta culminando, sarà frequentemente
uno scrittore e un poeta, eccetera, eccetera.
E allora, dove se ne va a finire il
libero arbitrio? Naturalmente in un eventuale dibattito sull’argomento non
porteremmo solamente questo tema, ma c’è da chiedersi: è tanto inverosimile
parlare di nette predisposizioni alla nascita?
Nel bene come nel male? Qualcuno
potrebbe mai convincerci che Caruso divenne il più grande tenore del mondo in
virtù dell’ambiente che lo circondava e non, soprattutto, perché possedeva un
immenso dono di nascita di questo genere? E potrebbe esserci mai taluno che si
candidi a dimostrarci come il fatto che Luigi Pirandello, nascendo nella
campagna di Girgenti (l’antica Agrigento, NdA,
nel secolo scorso), figlio di un commerciante di zolfo, sia stato poi favorito
da ciò nel diventare premio Nobel della letteratura e non divenne tale
soprattutto perché “era già premio Nobel alla nascita”? E, ancora, dobbiamo
ritenere che le follie genocide di Hitler siano da ricercare solamente in un
cattivo rapporto con il padre? No, sinceramente non lo crediamo assolutamente.
Non vogliamo e non possiamo
disconoscere il ruolo che l’educazione, l’ambiente sociale e le esperienze
della prima infanzia hanno sul futuro di un individuo, ma — ne siamo convinti
allo stesso modo — non possiamo neanche negare che ciascuno di noi, venendo al
mondo, porti con sé, già tutta una serie di informazioni precise che diventeranno
altrettanti elementi essenziali nella costruzione di quel destino specifico. E
questo sia detto al di là o al di qua del pensiero di Lorenz, di Cesare
Lombroso, di Freud, di Marx e di quanti ritengono che il mistero della vita sia
incapsulabile in un’unica e semplice formula matematica.
Nota: Io che seguii, “sul campo”,
l’intera vicenda, sono convinto che la Montalcini disse proprio “che drogati di
nasce”, ma sotto il fuoco di fila ideologico di quasi tutto il mondo
scientifico di quegli anni, fu costretta a fare marcia indietro.
Conclusioni (?)
Ovviamente non ce ne possono essere.
Ma qualche punto di domanda sì, e forse neanche di piccolo calibro.
Se stessimo ragionando lungo la
lunghezza d’onda di due opposte tifoserie, quella della “curva B” e quella dei
“primi della classe” (guidati dai sani princìpi della ideologia che nessuno può
nascere brutto, sporco e cattivo), allora si tornerebbe all’antico dilemma:
gettiamo la chiave per persone come Omar Favari o evitiamo loro anche un solo
giorno di carcere perché egli non ebbe alcuna colpa per la strage che commise
e, se ciò sarà provato, non ne ha commesse neanche per le nuove ipotetiche
violenze in direzione dell’attuale moglie?
Ovviamente la domanda è e deve
essere retorica. La stessa non troverà asilo politico ad alcuna longitudine
politica e, allora, mi limito a lanciarla semplicemente qui, come una ennesima
pietra nello stagno della disperazione di tanti che, come chi scrive, non ne
possono più di quelli dell’ “esercito pro-Caino”.
Ecco torniamo a Frida Kahlo e alla più
grande verità che, prima fra tutte, mi ha insegnato l’Astrologia: non è
assolutamente vero che nasciamo tutti uguali ed è, invece, giusto l’esatto
contrario, ossìa che nasciamo tutti “meravigliosamente diversi”: simpatici,
antipatici, desiderosi di conoscere, razzisti, inclini all’arte e alla
letteratura, amanti della guerra e della caccia, pudichi e puttanieri,
immacolate e puttane, sanguigni e spenti, abili a scrivere con le dieci dita
sulla tastiera e incapaci anche di infilare un filo di cotone nella cruna di un
ago, matematicamente orientati e negati per il razionale, dotati di
straordinari talenti recitativi o del senso di Smilla per la neve, carnivori,
vegetariani, crudivori, fruttariano, ultra-dipendenti dal cioccolato e votati
al digiuno e alla castità e potremmo continuare per un milione di pagine
ancora.
Il punto debole di chi non vuole
riconoscere questa straordinaria verità è, in tutta evidenza, un pregiudizio
ideologico.
Non è politicamente corretto dire
neanche che i neri d’Africa hanno dentature meravigliose e un’attitudine innata
per la danza.
No, bisogna dire che le dentature sono
uguali in ogni angolo della Terra dove nascono bambini e bambine!
Questa miopia esagerata e faziosa porta
anche a paradossi del tipo che qualcuno vorrebbe sostenere che un Brunello di
Montalcino potrebbe tranquillamente essere generato da uve catanesi! Catania e
la Sicilia, vivaddio!, hanno magnifici vini, a cominciare da un Etna Rosso che
è tra i miei preferiti in tutto il mondo, ma possibile che dobbiamo allinearci
tutti lungo una linea di equidistanza nella scala dell’imbecillità e affermare
che il Brunello di Montalcino potrebbe nascere ovunque?
Perfino a Cinisello Balsamo o in
alcuni studi televisivi pro-Stasi.
E, naturalmente, per me che mi occupo
molto anche di criminologia e ho pubblicato diversi libri di delitti di ogni
genere, un punto fondamentale, all’interno di questo discorso, è stabilire, tra
le altre cose, che il male è una caratteristica di nascita di tante persone e
può essere anche riconosciuto nell’attimo del primo vagito di un soggetto, come
può esserlo, parimenti, il talento di un Wolfgang Amadeus Mozart per la musica
o quello di campioni di scacchi come Spassky e Fisher.
Punto.
Torniamo a Frida Kahlo e a quel
micidiale incidente stradale che cambiò totalmente la sua vita: il 17 settembre
1925, all’età di 18 anni, all’uscita di scuola salì su un autobus con Alejandro,
suo fidanzatino, per tornare a casa. In conseguenza di uno scontro con un tram,
l’autobus su cui viaggiava finì schiacciato contro un muro. Le conseguenze
dell’incidente furono gravissime per Frida: la colonna vertebrale le si spezzò
in tre punti nella regione lombare; si frantumò il collo del femore e le
costole; la gamba sinistra riportò 11 fratture e il passamano dell’autobus le
trafisse l’anca sinistra; il piede destro rimase slogato e schiacciato; la
spalla sinistra restò lussata e l’osso pelvico spezzato in tre punti. Subì 30
operazioni chirurgiche. Dimessa dall’ospedale, fu costretta ad un riposo
forzato nel letto di casa, col busto gessato, per mesi e mesi.
Il passamano metallico le trapassò
anche la vagina.
Anche oggi un incidente del genere
potrebbe portare alla morte, ma immaginate ciò con la medicina e la chirurgia
di allora.
Da un punto di vista fisico Frida
divenne una storpia costretta a indossare sempre busti ortopedici e/o protesi
correttive, fu a letto, immobile, per molti mesi. Quando riuscì a rialzarsi e a
deambulare lo spettacolo non era dei migliori: secondo alcune fonti,
precedentemente, era stata colpita anche dalla spina bifida o dalla poliomielite,
ciò che la faceva già deambulare in maniera zoppa.
Tutta la sua vita successiva fu fortemente
condizionata da quantità industriali di farmaci, sedativi, oppiacei, alcol e
tanta, tanta, morfina.
Ovviamente sia la Rivoluzione Solare
che la Rivoluzione Lunare di quell’evento furono da manuale (quello di
Discepolo): nella Solar Return del luglio precedente osserviamo elementi da
brivido: quattro astri (Mercurio, Venere, Marte e Nettuno) in Casa Ottava che
non è solo quella della morte o dei pericoli di morte, ma è anche una delle
violazioni più forti alle 34 regole dettate da chi scrive. Urano, in cuspide
Terza (gli incidenti stradali) - Quarta Casa (la lunghissima “ospedalizzazione”)
e Saturno in undicesima, altro indicatore di pericolo di morte, completano il
quadro.
A mio parere si salvò soltanto per la
posizione di Giove in prima Casa (rammentiamo che i suoi dati di nascita,
certificati con una doppia A, direttamente da Lois Rodden, ci indicano
Coyoacán, periferia di Città del Messico, 6 luglio 1907, alle 8.30).
La Rivoluzione Lunare dell’8 settembre
1925 non è meno spaventosa: Sole-Marte-Mercurio-Nettuno in undicesima Casa che,
secondo chi scrive, è ancora più luttuosa della ottava. Da notare anche la
congiunzione strettissima Sole-Marte, l’Ascendente in Terza (gl’incidenti
stradali), Saturno in prima (ossa, ossa, ossa e ossa) e Urano in cuspide sesta
(operazioni chirurgiche e ospedalizzazioni).
Forse, anche qui, fu la strettissima
congiunzione Venere-Ascendente a salvarle la vita, ma la stessa, nel contempo,
aggravò, a mio vedere, uno stigma già presente nel Cielo Natale: la
congiunzione a 0° Venere-Plutone in Gemelli. Essa ci parla di un ruolo importantissimo
che ebbe il sesso nella sua vita.
Ma non poteva trattarsi di sesso come
quello che viaggia sulle lunghezze d’onda soprattutto di una Venere in Toro o
nei Pesci: no, qui fu sesso soprattutto di cervello, tantissimo sesso di
cervello, amplificato anche dalla congiunzione assoluta di Venere a Plutone che
ci impone di parlare, appunto, di sesso di cervello e non del corpo. Erotismo. Tantissimo
erotismo.
Non possiamo dire se ciò fu anche una
necessità fisica che le fece prediligere, a mio parere, un sesso meno o poco
penetrante. I suoi amori furono tantissimi: uomini e donne, tra cui il rivoluzionario russo Lev Trockij e il poeta André
Breton, fra i tanti altri e altre. Fu amica e
probabilmente amante di Tina Modotti,
militante comunista e fotografa nel
Messico degli anni Venti. Molto probabilmente esercitarono un certo fascino su
Frida Kahlo anche la russa Aleksandra Kollontaj (1872-1952), che visse
in Messico dal 1925 al 1926 come ambasciatrice di Mosca, la ballerina, coreografa e
pittrice Rosa Rolando (1897-1962) e
la cantante messicana Chavela
Vargas (1919-2012).
Vorrei segnalare ai miei quattro
lettori che questo Cielo Natale dimostra, per l’ennesima volta, alcuni
paradigmi fondamentali della mia scuola tra cui, primi fra tutti, gli aspetti
angolari a orbita zero o quasi zero.
Come troverete scritto in quasi tutti
i miei libri, ripetuto fino alla noia: prestate grande attenzione, la massima
attenzione, a tutti gli aspetti angolari con orbita strettissima.
In questo caso ne abbiamo tre che ci spiegano
il 90% del tutto: la già citata congiunzione erotico-sessuale di Venere e
Plutone nel segno “mentale” dei Gemelli, la congiunzione strettissima del Sole
a Nettuno che segnò, a mezzo di alcol, oppiacei, farmaci e droghe varie (anche
tanta morfina) la vita di questa straordinaria pittrice dal talento
eccezionale. E, infine, ma non per minore importanza, la stretta, molto
stretta, congiunzione Marte-Urano in quinta Casa che ci riporta ad un altro
paradigma fondamentale della mia scuola: la libido,
là dove parte tutto.
Detta congiunzione era in quinta Casa,
la casa dell’amore, del sesso, ma anche dell’espressione artistica più in
generale (molti grandissimi autori e registi cinematografici hanno ciò alla
nascita).
La sua creatività artistica era
vulcanica, esattamente come la potenza della congiunzione Marte-Urano dimostra!
E il fatto che fosse nel segno del Capricorno, oltre a parlarci delle
mutilazioni e ferite indescrivibili sopportate per sempre dal suo corpo,
soprattutto relativamente alle ossa, ci dice anche che da quella spinta
ambiziosa (il Capricorno) Frida Kahlo trasse il più grosso propulsore con cui
imprimere l’arte contemporanea e anche la società contemporanea con detta alchimia
più pirotecnica che ignea.
Meraviglioso il film che ci parla di
lei e di quel Messico caliente, in
tutti i sensi, che ciascuno di noi ama sognare al posto anche di realtà
terribili che attualmente si agitano lì.
Nella pellicola “Frida” (2002), tratto
dalla biografia scritta da Hayden Herrera e diretto da Julie Taymor, una splendida
Salma Hayek, è riuscita a farci avvicinare tantissimo a questo piccolo-grande
universo che fu Frida Kahlo.
Tantissime altre notizie su di lei le
troverete lì e anche nei libri che parlano di lei.
Qui non ho inteso scrivere una
biografia pagina per pagina, dal punto di vista astrologico, della sua
straordinaria, anche nel dolore, esistenza e chiudo ricordando a tutti che il
soggetto si spense a 47 anni, una settimana dopo il suo compleanno.
Ciro Discepolo
Milano, 4 luglio 2026


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