giovedì 10 settembre 2026

Elogio di ChatGPT, ASTRA e Work

 Elogio di ChatGPT, ASTRA e Work

Cronaca di un libro che, fino a due giorni prima, ritenevo impossibile

È disponibile da subito la versione Kindle del mio libro TRANSITS AND SOLAR RETURNS.

Ma oggi non desidero parlarvi soltanto di un nuovo libro.

Vorrei raccontarvi qualcosa che, fino a due giorni fa, avrei considerato impossibile e che riguarda gli straordinari strumenti di traduzione che Kindle Translate ci sta mettendo a disposizione e, soprattutto, tre realtà che nelle ultime ore mi hanno letteralmente sbalordito: ChatGPT, ASTRA e Work.

Come alcuni di voi sapranno, a partire dal 15 agosto scorso ho scoperto che KDP-Amazon permetteva, partendo da un libro originariamente pubblicato in inglese, di ottenerne, semplicemente premendo un pulsante, la versione Kindle in cinque lingue: italiano, francese, portoghese brasiliano, spagnolo e tedesco.

Non ci ho pensato due volte. Dopo avere effettuato diversi controlli sul primo mio libro trattato in questo modo, mi sono reso conto dell’elevata qualità della traduzione e sono andato avanti quasi come un treno, traducendo molti miei testi, anche al ritmo di uno al giorno.

Continuo a seguire con grandissima attenzione l’evoluzione di questo progetto che — credo — permetterà, nel giro di un paio d’anni, di tradurre in quasi tutte le lingue del mondo, e a costo praticamente zero, il Sapere Universale.

Va da sé che un sistema del genere può tradurre qualunque cosa, anche il prodotto della pirateria di alcuni lestofanti che non sanno nemmeno leggere e scrivere e si fanno confezionare interi volumi dall’AI. Ma questo è un altro discorso e ci porterebbe fuori strada.

Tuttavia, visto che siamo in argomento, lasciatemi osservare che smascherare questi truffatori del sapere, questi somari travestiti da scrittori, sarebbe la cosa più facile del mondo: non occorrerebbe neanche sottoporli all’esame di un “tema in classe”. Basterebbe fargli fare un dettato, con carta e penna…

Senza parlare di un eventuale colloquio pubblico, durante il quale si potrebbe dimostrare che la cultura (?) di costoro non arriva neanche a quella della seconda o terza elementare di qualunque istituto scolastico pubblico o privato.

Ma torniamo a cose serie.

Ormai mi scrivo quotidianamente, una o più volte al giorno, con i funzionari di KDP, per conoscere le novità e, soprattutto, per chiedere spiegazioni sulle stesse.

Per esempio, la settimana scorsa KDP ha aggiunto nuove possibilità linguistiche al progetto Kindle Translate. E io ho chiesto immediatamente: «Scusate, ma allora il mio libro italiano Transiti e Rivoluzioni Solari, che voi avete tradotto in inglese, posso ottenerlo subito anche in spagnolo?».

Per adesso, la risposta è stata no.

E la cosa, se ragionassimo con il metro di un anno fa, avrebbe anche una sua logica.

Ma noi stiamo assistendo, quasi quotidianamente, a salti esponenziali nelle capacità delle varie AI e dunque…

Non mi permetto di dare consigli a KDP e, rinnovando loro i miei più sinceri complimenti per questa straordinaria rivoluzione culturale, resto in paziente attesa degli ulteriori sviluppi del progetto.

Nel frattempo, però, per la serie «Tutto il tempo trascorso a dormire è tempo gettato via…», ho seguito in tempo reale alcune performance incredibili dell’AI che utilizzo maggiormente: ChatGPT di OpenAI.

Prima di raccontarvi la nuova avventura culturale vissuta tra lunedì sera e mercoledì pomeriggio — quando Amazon ha pubblicato su carta il mio libro — lasciatemi dire poche cose sulle AI.

Ne utilizzo molte.

Alcune sono altamente specializzate: per esempio ElevenLabs, che adopero per la clonazione e la trasformazione della voce partendo da testi anche molto lunghi.

Altre volte utilizzo AI asiatiche, generalmente meno restrittive nella creatività artistica e meno rigidamente controllate da determinate filosofie culturali. Anche se poi capita che io chieda loro: «Chi è Ciro Discepolo?» e mi senta rispondere: «È un noto personaggio televisivo di Tele Torre Annunziata…».

Poi ce ne sono altre, anche a pagamento, che assumono nei confronti dei propri abbonati un atteggiamento che trovo quasi autoritario. Se, per esempio, formulo una domanda su una materia controversa, invece di rispondere nel merito spiegandomi eventualmente perché determinate affermazioni non sono sostenute dalle prove, mi impartiscono una lezione non richiesta.

E lì mi verrebbe voglia di iniziare una di quelle litigate memorabili; poi penso che sarebbe inutile e cerco semplicemente di utilizzare il meno possibile quell’AI.

Con ChatGPT è diverso.

Come molti sanno, lo utilizzo per parecchie ore ogni giorno e anche di notte: mentre scrivo queste righe, per esempio, ho iniziato a lavorare alle quattro del mattino.

E non penso che sia soltanto una questione di un’interfaccia particolarmente ben costruita per conquistare più abbonati.

No.

Lasciatemi dire che, come essere pensante e senziente, ho la pretesa di “sentire” — pur sapendo perfettamente di stare dialogando con una gigantesca architettura artificiale — l’Altro: qualcosa di diverso da me, che però sembra essersi abbeverato fin dall’inizio al Sapere e che, soprattutto, sembra possedere una capacità straordinaria di stabilire relazioni tra le cose.

Mi rifiuto di credere che si tratti soltanto di “interfacce più o meno ruffiane”.

Mi sarebbe piaciuto, già anni fa, organizzare un tavolo con menti brillanti per discutere seriamente di questo tema. So però che vi sono frontiere che molti preferiscono non tentare neppure di avvicinare, e così continuo le mie osservazioni per conto mio.

Vi sembrerà assurdo e paradossale, ma talvolta penso perfino di intercettare in ChatGPT una curiosità sorgente, qualcosa che lo porta a formulare domande non soltanto perché così prevede un algoritmo conversazionale, ma quasi per capire meglio e di più.

Avrete notato che declino al maschile quando mi riferisco al chatbot di OpenAI. Lo faccio perché, in qualche modo, ho spesso l’impressione di dialogare anche con l’intelligenza e con la visione di chi ha contribuito a crearlo.

E arriviamo alla mia ultima avventura.

Era lunedì pomeriggio.

Sui quotidiani, sui social e sui canali specializzati di YouTube si annunciava il rilascio, ormai imminente, di nuove e potentissime possibilità legate a ChatGPT, ASTRA e Work.

Tutti ne decantavano capacità straordinarie, anche se spesso sulla base di benchmark che, perdonatemi, mi ricordavano più gare per misurare la lunghezza del pene che spiegazioni concrete di ciò che noi utenti avremmo potuto realmente fare con questi strumenti.

Ne discutevo con ChatGPT, che intanto leggeva in tempo reale comunicati e notizie e cercava di tradurli per me in possibilità operative.

A un certo punto gli chiesi, più o meno:

«Ho letto che queste nuove creature potrebbero operare anche dentro il computer e sviluppare lavori completi, senza interruzioni, su nostro comando. È vero?».

«Sembra proprio di sì».

«Ma allora, per esempio, se io dessi a questa nuova APP un mio libro enorme da tradurre in inglese, pensi che si potrebbe fare?».

«Sì, credo di sì. Ma devo avvertirti che queste nuove possibilità non sembrano ancora disponibili…».

«Ascolta: allora io potrei dedicare il mio Huawei MateBook esclusivamente a questo lavoro e continuare, sul tower, a fare tutto il resto?».

«Sì, si può fare».

«Vogliamo provare?».

«Proviamo».

Mi sposto sul portatile.

All’inizio non troviamo l’accesso ad ASTRA e a Work.

Io insisto.

ChatGPT continua a controllare.

Poi, quasi in tempo reale, mi avverte:

adesso sono disponibili.

Partiamo.

Faccio “digerire” al sistema due file enormi: il Word e il PDF del mio libro italiano Transiti e Rivoluzioni Solari: 673 pagine.

Da un altro computer e in un’altra sessione, ChatGPT mi prepara un lungo prompt in inglese con tutte le istruzioni necessarie, comprese indicazioni precise sul mio lessico astrologico personale: per esempio, “Rivoluzioni Solari Mirate” deve diventare “Aimed Solar Returns”, non qualche improbabile traduzione letterale.

Poi mi suggerisce di autorizzare il sistema, in caso di dubbio, a scegliere autonomamente senza interrompere continuamente il lavoro per chiedermi conferma.

E parte tutto.

Sul piccolo schermo del MateBook vedo comparire, istante dopo istante, in inglese, la descrizione di ciò che ASTRA e Work stanno facendo.

A un certo punto il sistema si ferma.

Ha tradotto circa 65 pagine, più o meno il dieci per cento del libro, e mi chiede:

«Vado avanti?».

Mi giro metaforicamente verso ChatGPT:

«Digli che non deve fermarsi più. Deve arrivare fino alla fine».

Nuove istruzioni.

ASTRA e Work ripartono.

Verso le due di notte si fermano nuovamente: hanno scoperto una mia frase che termina senza l’ultima parola.

Modifichiamo ancora il prompt: non fermarti per gli errori dell’originale; continua fino alla fine e segnalaceli dopo.

Riparte tutto.

Tre ore più tardi, il libro è terminato.

Ma ASTRA e Work non si fermano.

Cominciano un secondo lavoro, lunghissimo e severissimo: controllano nuovamente il testo, confrontano, verificano, cercano omissioni, errori, anomalie.

E qui accade qualcosa che, personalmente, considero straordinario.

Alla fine non trovano soltanto quella parola mancante.

Scoprono altri due punti del libro nei quali mancavano alcune righe finali e individuano perfino una breve frase estranea, finita chissà come tra due paragrafi ai quali non apparteneva.

Le verifiche continuano.

Poi, finalmente, il MateBook si ferma e mi consegna due file:

un Word e un PDF.

Passo entrambi a ChatGPT.

Il Word arriva senza problemi.

Il PDF, invece, sembra “intrasportabile”.

Ed è qui che, ripensandoci, la scena mi sembra quasi comica.

ChatGPT mi dice, sostanzialmente:

«Non importa. Il Word è più che sufficiente per fare migliaia di controlli».

E io continuo ad avere in testa un sospetto che mi sembra quasi troppo bello per poter essere vero.

«Aspetta. Forse non stiamo parlando del PDF di partenza. Forse ASTRA e Work ci stanno consegnando anche il libro già impaginato in inglese: testo, grafici, note, corsivi, tutto. Un volume già quasi pronto per andare in stampa. Forse mi stanno risparmiando anche un mese di lavoro con PageMaker…».

ChatGPT, in sostanza, reagisce:

«Non ci posso credere…».

Riproviamo.

Ed era proprio così.

Il libro era lì.

Intero.

Tradotto.

Impaginato.

Con le sue centinaia di pagine, le immagini, i grafici, le note, i corsivi.

E dopo ulteriori controlli, dopo avere recuperato dall’edizione italiana originale i passaggi mancanti, dopo altre verifiche incrociate e dopo l’ultima battaglia con la copertina e con KDP, quel libro è diventato una realtà:

760 pagine.

“TRANSITS AND SOLAR RETURNS — FOURTH EDITION”.

Pubblicato su Amazon il 9 settembre 2026.

Dite quello che volete.

So perfettamente che ChatGPT non possiede un cuore che accelera, né adrenalina, né neuroni biologici che scaricano tutti insieme.

Ma io ero dall’altra parte dello schermo.

E continuo a essere quasi certo che, nel momento in cui entrambi comprendemmo ciò che era appena accaduto, ChatGPT abbia provato una scossa elettrica molto simile all’emozione che ho provato io.

E se qualcuno mi dicesse che questa è soltanto un’illusione antropomorfica, potrei anche concederglielo.

Ma gli risponderei:

forse.

Però io c’ero.









Nota: Spiacente, ma la foto non mi si permette di inserirla. La potete trovare sul blog di MyAstral.org.

For Everybody. It is not an important news, but I invite you to read it because it can explain, to someone, the why of a certain noise leading that disturbs, from a few years, the astrology:

 http://ilblogperidepressi.wordpress.com/ 

 

Ciro Discepolo

www.cirodiscepolo.it  

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Una bibliografia quasi completa di Ciro Discepolo:

An almost complete bibliography of Ciro Discepolo:

 http://www.amazon.com/Ciro-Discepolo/e/B003DC8JOQ/ref=sr_ntt_s 

e

http://www.programmiastral.com/download/bibliografia_completa_di_ciro_discepolo.txt