venerdì 22 maggio 2015

Very great Sorrentino!




Very great Sorrentino!

Grandissimo Sorrentino!

A mio avviso un Sorrentino nell’espressione della sua più godibile maturità, senza il complesso di essere frequentemente Fellini: egli è cento volte meno di Fellini, ma è anche cento volte più di Fellini e soprattutto è cento volte diverso da Fellini, ma pur sempre un Fellini, come solo un Brunello di Montalcino può essere tale tra i vini.
Youth è un film che ci parla soprattutto di genitori e di morte, ma anche di suicidio e tantissimo di sentimenti, esattamente nelle cifre di quest’uomo che ha vissuto la tragedia di perdere entrambi i genitori per un incidente alla caldaia domestica quando era ancora un ragazzo.
Non si può prescindere da ciò se si vuole tentare un viaggio nell’esplorazione dell’uomo Paolo Sorrentino, mirabilmente descrittoci da Pietro Gargano nel libro Paolo Sorrentino, l’oscar della bellezza, Guida Editori, che Il Mattino ci ha proposto alcuni mesi fa.
E allo stesso modo questa marcatura è fortemente presente nel suo cielo natale eretto per Napoli, il 31 maggio 1970, alle 23.50 (1).

Una imponente Ottava Casa (la morte), dove probabilmente anche Giove è in cuspide, ce lo mostra un cancerino particolarissimo per il suo Sole in IV Casa: i cancerini di Quarta Casa sono un esercito, ma non tutti hanno avuto un imprinting così violento e totalizzante di vita come il nostro.
Se si prescinde da questa lettura, tutto il resto è difficilmente comprensibile, a mio avviso.

Tutte le volte che vado a vedere un film che promette di essere importante, evito accuratamente di leggere recensioni per giungere vergine alla visione della pellicola, per non lasciarmi influenzare minimamente da alcunché nel giudizio che ne darò.
In questo caso ho fatto un’unica eccezione quando, qualche giorno fa, ho letto la recensione di Eugenio Scalfari in prima pagina su Repubblica.
Il grande giornalista che fondò Repubblica ha acutamente osservato come la location, Davos in Svizzera, sia volutamente la stessa del nosocomio dove il grande Thomas Mann ambientò la sua Montagna incantata.
Ma quello che non capisco è come mai non abbia colto l’importantissimo altro collegamento con Fellini 8 e 1/2.
Partiamo dal primo.
Quando da giovane lessi La montagna incantata, riflettei a lungo sull’esagerazione con cui gli ospiti del sanatorio Berghof mangiavano: si trattava di qualcosa davvero di smisurato, perfino per dei malati di tubercolosi.
Il comune denominatore che potrebbe legare il film al romanzo, partendo da questa prospettiva, potrebbe essere lo stesso tentativo, del regista e dello scrittore, di esorcizzare la morte o la paura della morte, come traspare anche da qualche frammento di intervista rilasciata da Sorrentino.
Ma, secondo il mio parere, è soltanto un punto di partenza in un viaggio del genere.
E tutta quell’acqua, seppure tra le montagne svizzere? Come mai Eugenio Scalfari non ha notato il riferimento sfacciato all’acqua termale di Fellini 8 e 1/2?
Nello splendido film del regista riminese si parla di un luogo termale, dove ci si cura il corpo, ma spesso anche lo spirito, dove un regista, Guido, immagina e sogna di girare un film in cui una dolce fanciulla, vestita di bianco, tra le acque purissime di quel luogo, si muoverà quasi levitando: tutti simboli chiarissimi dell’anima, quella di Federico, appunto, che combatte con il critico Daumier che invece vuole convincerlo a girare qualcosa di sensato, di razionale, che abbia un costrutto logico, una trama ben precisa...

E Fred Ballinger (Michael Caine) e Mick Boyle (Harvey Keitel) sono tantissimo Guido e Daumier: il primo si lascia andare, è rilassato e si emoziona a dirigere una poetica sinfonia della natura con vacche uccelli e vento come orchestrali e il secondo, invece, è pervicacemente impegnato, con ambizione, a inseguire un ennesimo film da realizzare, un testamento intellettuale da consegnare al mondo.
Ma anche voler restringere il respiro dell’opera a questa semplice dicotomia mi sembra davvero limitante all’interno di questo altro grande capolavoro che ci conferma un Sorrentino sui gradini più alti dell’arte cinematografica contemporanea.
Quasi certamente egli ha voluto parlarci di ciò, ma non soltanto di ciò.
Così come sono rimasto alquanto perplesso dalla lettura che l’ex direttore di Repubblica ha fatto del finale del film: una caduta narcisistica di Fred che non ha saputo resistere, autoindulgentemente, alla vanità di dirigere, ancora una volta, davanti alla regina Elisabetta d’Inghilterra.
Scalfari credo abbia operato una semplice proiezione personale, leggendo un finale del genere che in tutta evidenza è lontanissimo da quello — o da quelli — immaginati da Sorrentino che non costringe lo spettatore a guardare necessariamente in una sola direzione e dove ognuno, piacevolmente, potrà adattare una propria cifra a questo racconto poetico, pieno di sentimenti e di umanità dove il concerto finale potrebbe anche esserci stato soltanto nella visione onirica del direttore d’orchestra e compositore musicale protagonista di Youth.
Rivedrò molte volte questo movie per il quale mi sono sottratto subito alla domanda fatidica: è migliore o meno buono de La grande bellezza?
Domanda un po’ oziosa, trattandosi di due capolavori con DNA autonomi e assolutamente originali che non permettono confronti di alcun genere.
Ho goduto tantissimo dell’arte cinematografica di Sorrentino che qui ha raggiunto la sua piena maturità e ci ha donato scene di grande, grandissimo cinema, con vere invenzioni anche fotografiche e con una suggestione indescrivibile, come quando il protagonista cammina sull’acqua alta di piazza San Marco a Venezia.
Paolo Sorrentino è, ovviamente, ciascun personaggio del film: non solo il protagonista Fred e il suo co-protagonista e alter-ego Mick, ma anche il Maradona che cammina con un ventre enorme che gli fa da zavorra e una bombola d’ossigeno che lo segue ovunque, ma che poi, quando tocca la palla, è sempre il più grande di tutti; egli è anche Brenda Morel (Jane Fonda) che sceglie, sul viale del tramonto, di girare le telenovele in Messico per potersi comprare la villa a Miami che ha sempre sognato; ed è anche la “strafica” Mădălina Diana Ghenea (Miss Universo) che, a dispetto di tutti, non è solo un corpo da urlo: a Jimmy Tree (Paul Dano), che impersona un attore impegnato e che le parla come si potrebbe fare con una demente, risponde in maniera acutissima e inaspettatamente intelligente e profonda.
Ma Sorrentino è anche ogni altro singolo personaggio del film, vivisezionato nelle sue mille e mille sfaccettature umane, psicologiche, di angosce caleidoscopizzate...
Un valore aggiunto di questa opera è il fatto che la sceneggiatura sia totalmente dello stesso regista che già in precedenti film ci aveva dato saggi eloquenti del suo essere osservatore acutissimo della vita, fine antropologo e psicologo, anatomo-patologo delle sfaccettature infinite dell’animo umano, come nell’invenzione di quello straordinario personaggio de L’amico di famiglia.
Ogni frase di questo film andrebbe ripensata cento volte, come quando fa dire a uno dei suoi personaggi: i sentimenti sono tutto ciò che possediamo.
Egli ci ha parlato soprattutto del tempo che se ne va, inesorabilmente, e che ci fa pensare a quell’appuntamento ineludibile al quale dobbiamo prepararci, tutti noi, molto presto.


1 Da estratto di nascita mostrato, ma non rilasciato, dall’anagrafe. 










La metafora del cannocchiale: se lo usi nel verso giusto, ti fa vedere la vita come con gli occhi di un ragazzo, con il futuro assai ravvicinato; se lo usi al contrario ti mostra il mondo nella Weltanschauung di un vecchio, con il passato lontanissimo. Nella scena finale di Youth, Fred, che se n’è andato, fa un gesto come chi sta guardando in un cannocchiale, all’indietro...


















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sabato 16 maggio 2015

Perspective’s errors

Errori di prospettiva



Palazzo Donn'Anna, Napoli. Foto di Ciro Discepolo




Pochi giorni fa discutevo con l’amico Cesare Vecchione della bellezza struggente di Palazzo Donn’Anna a Posillipo, vicino casa nostra. È davvero una meraviglia, qualcosa che lascia incantati.
Cesare apprezzava molto la mia foto attualmente esposta, in grosso pannello, presso Eccellenze Campane, all’interno di una mia mostra personale di fotografie.
E mi diceva: “Peccato che tu non sia riuscito a renderla ancora più bella come nel film di Mario Martone, Il giovane favoloso, dove il regista ce l’ha offerta arricchendola ulteriormente con l’inserimento di Capri sullo sfondo...”.
“No, Cesare, ci deve essere un errore perché se tu guardi Palazzo Donn’Anna dal basso di via Posillipo, alle spalle ci può essere soltanto la collina di Posillipo e non Capri!”.
Ma lui insisteva e siccome non è un uomo che dice sciocchezze, ho deciso di fare delle verifiche.
Sono andato, allora, sulla pagina quasi ufficiale di Palazzo Donn’Anna su Facebook e infatti ho trovato questa foto che vedete sotto e che è chiaramente un falso, nel senso di Photoshop, seppure la stessa ha tutta la sua dignità di piccola opera artistica.





Allora ho cercato l’immagine del film a cui alludeva il mio amico e ve la mostro qui sotto.





Come potete osservare qui Capri si vede realmente, ma riprendendo Palazzo Donn’Anna da un angolo totalmente diverso e rimpicciolendo molto lo stesso rispetto al panorama generale del Golfo.

Dunque?
Dunque stiamo parlando di un semplice errore di prospettiva.

Tutto ciò, per la nota legge della sincronicità di Carl Gustav Jung, si è affacciato alla mia attenzione contemporaneamente al gran chiasso suscitato dalla sentenza della Corte Costituzionale (70/2015) e relativa alla sottrazione, diciamo pure alla rapina, con cui lo Stato ha tolto miliardi di euro alla classe medio-povera del Paese, bloccando di fatto — e per anni — l’indicizzazioni delle pensioni a milioni di cittadini.
L’artefice di tutto ciò, come sappiamo tutti, fu Mario Monti, molte volte ricordato come il presunto salvatore della Patria, colui che all’interno di un complotto internazionale, come è stato dimostrato da molteplici e autorevoli commentatori stranieri, e con il forte appoggio di Re Giorgio, scalzò un governo regolarmente in carica e ne creò uno nuovo che si mosse con la soggettiva convinzione di agire per il bene dell’Italia che a suo dire stava scivolando inevitabilmente verso il default e il baratro senza fine...
Non desidero entrare nel merito dei molti danni che costui causò al nostro paese a cominciare da una patrimoniale fissa che egli applicò PER SEMPRE e che ciascuno di noi deve pagare ogni anno per sostenere una classe politica sostanzialmente marcia, ma desidero sottolineare, oggi, soltanto come un errore di prospettiva, simile a quello con cui si può guardare Palazzo Donn’Anna, possa causare danni ingentissimi, quasi come gl’innumerevoli lutti che Achille addusse agli Achei.
Osservate il suo cielo di nascita eretto per Milano il giorno 19 marzo 1943, alle 5.30,  e notate una stigma fondamentale dello stesso che è anche la bandiera di quest’uomo: la quasi netta opposizione Sole-Nettuno, tra i Pesci e la Vergine e tra la Prima e la Settima Casa: molte, troppe, angosce, soprattutto nella direzione “gli altri”; i cattivi che vogliono far precipitare l’Italia, gl’incompetenti che possono provocare immani catastrofi, le persone che occorre togliere di mezzo prima che...




Insomma, delle paranoie inscritte fortemente all’interno del cielo di nascita di una persona che per sfortuna di un Paese ha guidato lo stesso servendosi anche di persone come la Fornero, magari anche con la soggettiva convinzione di fare del bene, ma con i risultati che sono sotto gli occhi di tutti.
In tutta evidenza, però, per quanto riguarda le sue finanze personali, tale paranoia ha sortito l’effetto di farlo arricchire tantissimo, come si può vedere dall’ottima posizione di Venere in Seconda Casa...
Ora si discute vivacemente sulle possibilità e modalità di restituzione del maltolto a milioni di italiani e, ancora una volta — diciamolo francamente — ci sentiamo impotenti di fronte alla legge.
Questo mi fa tornare in mente un film che ho molto amato: Il Verdetto di  Sidney Lumet, USA 1982, con un grande Paul Newman, pellicola che mi piace rivedere almeno una volta ogni due-tre anni perché è una favola moderna a cui vorremmo credere tutti.
Ecco un mio breve commento dello stesso che già vi avevo proposto qualche anno fa.



La storia in breve. Siamo a Boston, negli anni 70/80. Il protagonista, Paul Newman, è un ex avvocato prestigioso (Frank Galvin), di quelli che credono nella propria professione, caduto in disgrazia, senza un soldo e sempre attaccato alla bottiglia. 
Gli viene affidata una causa: una donna è stata anestetizzata male, mentre partoriva all’Ospedale Santa Caterina dell’Arcivescovato di Boston, e – avendo inghiottito il proprio vomito – ha subito un arresto cardiaco che non le ha fatto giungere sangue al cervello per diversi secondi. Diviene un vegetale. La sorella e il cognato hanno fatto causa all’Arcivescovo. 
Sembra una causa facile. All’avvocato vengono offerti 225.000 dollari per transare: egli sta per prenderli, ma poi qualcosa si ribella dentro di lui e decide di andare in giudizio. 
Sfortunatamente egli si è messo contro un avversario potentissimo nella cattolicissima Boston. Viene chiamato a fronteggiarlo il principe del foro che lavora sempre in squadra (minimo con una dozzina di avvocati prestigiosi). Viene fatta intervenire la stampa e la televisione a favore della Chiesa nei giorni precedenti il processo. L’unico importante testimone a favore di Paul Newman viene comprato dalla controparte. A ciò si aggiungono mazzate che giungono con la sfortuna e anche attraverso errori dello stesso protagonista a cui giungono perfino a mettere una bella donna tra le lenzuola: una spia che deve riferire su tutti gli assi nella manica della parte querelante. 
Il giudice è dichiaratamente corrotto e fa un tifo sfacciato per l’Arcivescovato. 
In poche parole la causa sta per terminare con una sicura sconfitta della parte querelante. 
Ma ecco il colpo di scena di questa pellicola imperdibile e che io mi godo spesso: Newman-Galvin ha un colpo di genio che dovrebbe capovolgere le sorti del procedimento, ma l’abilità dell’avvocato difensore, insieme alle manovre sporche del giudice corrotto, neutralizzano perfino il colpo di genio del protagonista. 
A questo punto egli pronuncia, con la morte nel cuore e sul viso, la propria arringa finale. Parla con lentezza e con un tono bassissimo di voce, accettando già la cattiva sorte e il trionfo dell’ingiustizia umana e della delinquenza di tanti mascalzoni: “Voi siete la legge – dice rivolto ai giurati – oggi, in quest’aula, non conta l’apparato della Corte, ciò che dico io o il mio collega della Difesa, non contano i simboli che abbelliscono questa sala sontuosa, conta solo quello che voi sentite nel vostro cuore. Voi siete la legge e potete prendere una decisione ascoltando soltanto quella che vi sembra essere la verità, in fondo al vostro cuore. Grazie”. 

La giuria si apparta e, tornata in aula, pronuncia la sentenza: “Questa giuria condanna… e decide che ai querelanti vengano pagati 123.258 dollari (credo) di indennizzo, più altri 10 milioni di dollari!!!”. 



Tripudio generale. 








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domenica 3 maggio 2015

A new Duce?

Matteo Renzi: un nuovo duce?






Domani, molto probabilmente, passerà la legge chiamata Italicum, in un mare di polemiche e di discussioni.

Molto forte l’opposizione interna del PD dove, a onor del vero, bisogna registrare prese di posizione a dir poco singolari.
Personalmente, in queste ultime settimane, ho ascoltato e letto interviste che mi hanno lasciato abbastanza sconcertato, come quella fatta a Rosi Bindi dove la Jurassic democristiana ripeteva a go-go che occorre opporsi a questo nuovo establishment di centro-destra: ma da dove viene lei? Qual è stata la sua storia politica? Ho io una scarsa memoria e ho dimenticato che la Bindi era al fianco di Togliatti e di Stalin nel dopoguerra italiano? Oppure è lei che ha dimenticato di essere stata schierata sempre e solo da una parte? Quella di netta opposizione alla sinistra e insieme alla frangia più becera e retriva della politica italiana...
E che dire dei vari Bersani, Civati, Cuperlo, Camusso, Fassina, Landini... che lamentano un deficit di democrazia, fingendo di dimenticare che i loro ideali politici, di ieri ma anche di oggi, si rifanno a quei Soviet dove le contestazioni venivano accolte nei Gulag di tristissima memoria e nelle fosse comuni che il loro amico Stalin dispensava con grande generosità?

Personalmente, pur disapprovando i compromessi con cui Matteo Renzi sta portando avanti il suo programma di riforme, sono dalla sua parte.

Non avrei mai creduto, per esempio, a tre cose come quelle che ho visto negli ultimi mesi:


- per la prima volta nella storia della Repubblica Italiana è stato riconosciuto un principio di responsabilità civile dei giudici
- per la prima volta si è fatto un passo significativo verso una possibile e netta alternanza politica dopo ogni votazione parlamentare
- per la prima volta si sta viaggiando verso una riforma costituzionale di abolizione del Senato che comporterà un’accelerazione incredibile per ogni iter legislativo

Queste riforme mi soddisfano?
No.
Perché?
Perché sono annacquate rispetto al progetto iniziale.
E allora perché mi soddisfano?
Perché penso che sia un inizio, il vero primo inizio dalla fondazione della Repubblica a oggi.

Renzi era partito con intenzioni ben più marcate, essendo di molte volte assai più radicale di me, ma ha dovuto fare i conti con una opposizione vastissima da parte di una classe politica che gattopardescamente finge di voler cambiare tutto per non cambiare alcunché.

Come dicevo non avrei mai immaginato di vedere attuate, nel corso della mia vita, neanche una di queste tre riforme e invece sono di fronte a me.

Il Premier aveva promesso di voler eliminare totalmente il Senato e invece ha dovuto accontentare tanti piccoli interessi e accettare perfino la nomina di altri senatori a vita, ma il passaggio fondamentale resta il fatto che si chiuderà finalmente e a breve — lo spero — il teatrino del ping-pong con cui le leggi rimbalzavano da una camera all’altra e dove lo strapotere di piccolissime minoranze bloccava, di fatto, il Paese.

Queste minoranze, rispetto all’accordo iniziale Renzi-Berlusconi, dovevano essere cimate assai più brutalmente per assicurare un vero bipartitismo come nelle migliori democrazie del mondo, ma sempre per i citati compromessi, si è tornati a quel famoso 3% con cui i vari Mastella e Casini che hanno afflitto la politica italiana per oltre mezzo secolo, continueranno a dire la loro e non solo per emettere fiato.

Uno dei nodi principali che girano intorno all’attacco frontale contro Matteo Renzi sarebbe il fatto che all’indomani delle elezioni, un partito con pochi voti più del 40% degli elettori si prenderebbe automaticamente il 54% dei seggi e quindi si sceglierebbe il presidente della Repubblica, il presidente del Senato, il presidente della Camera, il presidente della Corte Costituzionale, il presidente... 
Tutto, in pratica.
Ma va?

E perché, fino ad oggi com’è stato?

Nel Parlamento attuale non abbiamo avuto, forse, un Re Giorgio che ha governato esageratamente a fianco di un presidente del Senato di una sola parte politica del Paese, di un presidente della Camera di una sola parte, di un presidente del Consiglio di una sola parte, di un presidente della Corte Costituzionale di una sola parte (e potremmo continuare così con una lista lunghissima)...?

Perché questi farisei gridano oggi a un pericolo per la democrazia?
E fino ad oggi com’è stato?

Allora, se le cose continueranno come sono state così, fino ad oggi, a me va anche bene se poi tutto ciò avrà, come valore aggiunto, una vera governabilità del Paese che permetta riforme radicali e non continui patteggiamenti con pseudo-democratici preoccupati solo di perdere la poltrona.

Qualcuno ha paragonato Renzi a Mussolini, quando ha posto la fiducia in Parlamento nei giorni scorsi, ma ha dimenticato un passaggio importante: se Mussolini non l’avesse ricevuta, avrebbe fatto fucilare tutti, mentre  Matteo Renzi se ne sarebbe andato semplicemente a casa e chi crede il contrario è un bugiardo nato.

Matteo Renzi ha Marte sul Discendente, ciò che fa di lui un guerriero e un radicale, quello di cui, secondo me, ha bisogno l’Italia, oggi, dopo “secoli” di stagnazione e con una necessità assoluta di aria fresca.

Non potrà avere vita lunga perché la nostra storia ci insegna che quando entrano in gioco interessi troppo grossi, non è più il popolo a decidere, ma la magistratura o, in via molto più rapida, i servizi segreti che secondo il mio modesto parere staranno già studiando in che modo eliminare l’attuale Primo Ministro, nel bel mezzo di una ennesima strage di stato.

E, poi, con buona pace di tantissimi italiani, potranno tornare a governarci figuri come Massimo D’Alema, Rosy Bindi e tanti altri della loro cricca.







Da oggi mi occuperò delle attività culturali di Eccellenze Campane.


Ho accettato assai volentieri questo incarico perché da sempre condivido i presupposti, il target e la linea attuativa di Eccellenze Campane.
Anche io credo che siano davvero tante le eccellenze campane e che sia doveroso, oltre che giusto, cercare di valorizzarle e diffonderle nel mondo.
Sono tra quei convinti che hanno deciso di restare a Napoli e, pur non ponendomi polemicamente nei confronti degli altri, ho piacere di rimarcare ciò.
A mio parere il collante che lega l’idea fondante di Pasquale Buonocore alla magnifica realizzazione pratica della stessa attuata dall’ingegnere Paolo Scudieri, è proprio la constatazione che è giunto il tempo di smettere di piangerci addosso indicando le cento cose che non funzionano da noi per proiettarci, proattivamente e positivamente, verso le altre mille e mille che funzionano benissimo e che ci rendono orgogliosi di essere campani prim’ancora che italiani.
Una dimostrazione di ciò che siamo è stata, certamente, il concerto di inaugurazione a Expo 2015 che Rai 1 ha trasmesso la sera della vigilia: un condensato di stile, di buon gusto, di raffinatezza e di bellezza a trecentosessanta gradi che ci fa dire – parafrasando Matteo Renzi – che certamente siamo la prima potenza culturale mondiale e che il divario con chi ci viene dietro è davvero grandissimo.
Una ennesima prova di ciò l’abbiamo avuta pochi giorni fa quando proprio nella sede di Eccellenze Campane è stato siglato l’accordo USA/Eccellenze Campane che vedrà partire presto una serie di iniziative e di attività, da parte di quest’ultima, rivolte a valorizzare questo rapporto speciale già esistente, a cominciare dalla gestione del catering nel padiglione USA a Expo 2015.
Lavorerò con entusiasmo in tali direzioni e ho già diverse idee che tenterò di realizzare al meglio.
Nel frattempo potrete iniziare a inviarmi (ciro.discepolo@gmail.com) eventuali progetti e proposte che potrebbero essere di interesse culturale per Eccellenze Campane.
Un caro saluto a Tutti.


P.S. Questo è il motivo principale per il quale sono poco presente su questo spazio, ma – se vorrete – potrete anche contattarmi sulla mia pagina di Google+ o su quella di Eccellenze-Campane su Facebook.





Foto di Ciro Discepolo








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lunedì 27 aprile 2015

On the border Science and Human Sciences



Sul confine Scienza/Scienze Umane


Stamani si decide il rinvio a giudizio di Massimo Bossetti e, a mio avviso, si segna un nuovo punto avanzato sul confine ideale Scienza/Scienze Umane.
Mi riferisco a quel campo dove più di ogni altro si misura la frattura tra il cosiddetto pensiero scientifico e quello umanistico in genere: il campo delle perizie scientifiche all’interno della giurisprudenza.
Ne abbiamo già discusso e scritto Mara De Chiara e io in un testo a mio avviso importante, almeno tra i miei: Scienza e Scienze Umane, Edizioni Ricerca ’90, USA 2013.
Ecco un passo dello stesso:

“Il terzo paradosso riguarda la Giurisprudenza che, a mio avviso, costituisce l’ago della bilancia della situazione attuale. Da quello che si vede in televisione e si legge sui giornali, è evidente ormai quanto il cosiddetto fattore scientifico possa determinare la condanna o l’assoluzione del colpevole o del presunto tale in un caso di cronaca nera. Ancora una volta il cinema ci fornisce esempi illuminanti. In Analisi finale, un film con Kim Basinger e Richard Gere, la storia è incentrata sulla vicenda di una donna che uccide il marito sotto l’effetto, secondo il medico che l’ha in cura, dell’ebbrezza patologica, una condizione che porta a situazioni di parossismo in cui la persona può compiere azioni anche estreme di cui non ricorda poi più nulla. In questo ottimo legal thriller si propone alla giuria se la donna in questione possa essere condannata in base a tale ebbrezza patologica. Una prima esperta convocata dall’accusa, psicanalista e psichiatra – ecco entrare in scena il ruolo degli scienziati esperti nella giurisprudenza –, sostiene che tale ebbrezza sia l’invenzione di un collega. Quando le viene chiesto su quanti casi si sia documentata per sostenere la non esistenza di questa patologia, l’esperta risponde candidamente “Due”. La difesa chiama quindi a testimoniare un altro esperto, anch’egli psicanalista e psichiatra, che da trent’anni segue e studia questa patologia. Quando anche a questo esperto viene chiesto su quanti casi si è documentato, la risposta sarà “87”. Per la giuria a tal punto non ci sono più dubbi: l’esistenza della patologia è confermata e l’imputata che era colpevole viene assolta”.

Ma abbiamo un altro caso clamoroso più vicino a noi nel tempo e nello spazio e soprattutto reale e non frutto della fiction: l’omicidio di Marta Russo da parte di Giovanni Scattone e di Salvatore Ferraro.
Come si ricorderà la povera ragazza, studentessa di legge, fu uccisa da un colpo di fucile sparato da uno degli edifici universitari intorno al luogo dove cadde senza vita.
In quel caso, per ricostruire con precisione millimetrica il punto esatto da cui era partito il proiettile, si utilizzò una telecamera laser tridimensionale e un sofisticatissimo software. Il luogo indicato da questo apparato scientifico avanzatissimo fu poi fortemente contestato in sede di dibattimento in tribunale e i controperiti dimostrarono — o credettero di dimostrare — che, invece, il proiettile era partito da altro edificio e da altro piano: altro che precisione millimetrica!
I due imputati, come si sa, furono poi condannati in base alla testimonianza di una persona che aveva assistito all’omicidio o a una scena importante dello stesso.

Una situazione analoga si presenta oggi anche per Veronica Panarello, la giovane donna siciliana che secondo la Procura di Ragusa avrebbe ucciso il figlio Lorys: le telecamere che avrebbero inquadrato tutti i movimenti della vittima e dell’assassina sembrerebbero dire tutto e il contrario di tutto, alla faccia della Scienza...

E così sembra essere anche per Massimo Bossetti che verrebbe inchiodato — da una parte — per la presenza del proprio DNA sulle mutandine della piccola Yara e verrebbe scagionato, secondo la sua difesa, dallo stesso, mitocondriale, che dimostrerebbe il contrario...

Non mi interessa, in questa sede, ribadire ciò che penso, da un punto di vista astrologico, di questa vicenda e se ciò interessa voi, potrete trovare un mio YouTube dove tratto l’argomento. Quello che mi preme ribadire, ancora una volta, è quanto sia davvero labile il confine a ridosso della infallibilità della Scienza che per decenni ci dimostra tutto, per esempio, sul funzionamento dell’universo, partendo dalla teoria dei buchi neri e poi, improvvisamente, ci spiega che i buchi neri non esistono più.


Occorrerebbe, a mio avviso, molto meno prosopopea da parte degli scientisti e più rispetto per le scienze umane che non sono poi così ballerine come le cosiddette scienze esatte.




Naples wonderful! Few photos of Marechiaro, just before sunset.
Photos by Ciro Discepolo.
Meravigliosa Napoli! Poche foto da Marechiaro, poco prima del tramonto. 














































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lunedì 20 aprile 2015

Where is he going on planet Earth?



Dove sta andando il pianeta Terra?


Quando mi recai a trovare André Barbault l’ultima volta, a maggio scorso, egli, come fa di solito, accompagnò me e mia moglie alla fermata del bus, con le sue pantofoline, senza soprabito e guidando noi sulle strisce pedonali!!
E tutto ciò dall’alto dei suoi splendidi 93 anni...
Mentre ci accompagnava, come ultima nota di quel nostro piacevolissimo incontro, mi sussurrò: “Ciro, credo proprio che ci sarà la Terza Guerra Mondiale!”.
E poco dopo Papa Francesco ci ammoniva sul fatto che, senza ombra di dubbio, la Terza Guerra Mondiale era già in atto.

I fatti sono sotto gli occhi di tutti e non possiamo più dubitare di ciò. Al di là di singole dispute e tensioni più o meno grandi, come quella che vede contrapposte Russia e Ucraina, con conseguenti pazzeschi schieramenti di truppe dell’Europa da una parte e dell’ex blocco comunista dall’altro, lungo i confini, non possiamo più ignorare, in termini di guerra planetaria l’avanzata spaventosa dell’ISIS che non può essere più vista come sommatoria di tanti fatti terroristici sparsi, ma che deve essere inquadrata, necessariamente, come un evento bellico globale.

Alcuni mesi fa, Giuliano Ferrara, su Il Foglio, scrisse un editoriale, a tale proposito, editoriale che condivisi completamente: nello stesso il giornalista metteva in guardia l’Occidente esattamente dal pericolo di considerare ciò che stava avvenendo come la sommatoria di tanti piccoli fatti terroristici più o meno isolati. Niente di più sbagliato. Dobbiamo riconoscere, volente o nolente, dignità di soldati a questi nuovi barbari, nonostante i loro fini e i mezzi con i quali cercano di portarli a compimento.

Il mondo intero dovrebbe finalmente rendersi conto che è stata lanciato un jihad, una sorta di fatwa totale, una cosiddetta guerra santa, contro l’Occidente e che il risultato che costoro intendono conseguire è lo sterminio di tutti gl’infedeli e la proclamazione di uno stato islamico permanente e fondamentalista.
Non ha alcuna importanza, secondo me, stabilire se i crimini pazzeschi che costoro stanno perpetrando siano o no figli, legittimi o illegittimi, del Corano: credo che a noi occidentali debba importare poco se sia in nome di Maometto o di altri che costoro rapiscano donne, stuprino, rendano schiave migliaia di ragazze, uccidano cristiani a decine di migliaia per il solo fatto di essere cristiani o musulmani moderati. Tutto ciò è solo relativamente importante e quello che conta davvero è che costoro hanno grossi mezzi finanziari, sono armati come un ottimo esercito, avanzano dappertutto, fanno proseliti a migliaia contando anche su di un ottimo capo delle comunicazioni, riescono a conquistare sempre più città e pozzi petroliferi con cui si armano ulteriormente e il tutto si può vedere, dal nostro punto di vista, come un terribile ed enorme loop senza uscita se non quella, a mio avviso, di decidere di sterminarli tutti, dal primo all’ultimo, magari usando anche il napalm, prima che costoro facciano ciò a noi.
E qui, volutamente, uso il napalm quale metafora, ma non solo metafora, di una misura di distruzione possibilmente totale e senza eccezione alcuna.


Purtroppo, come si poteva prevedere (e io lo feci), l’entrata di Saturno in Sagittario ha portato un netto peggioramento mondiale a livello di radicalizzazioni di movimenti pseudo-religiosi orientati alla eliminazione di gran parte del genere umano.
Del resto non è stato lo stesso Francesco a dire più volte che il mondo non può più restare passivo di fronte a ciò?
E voi pensate che intendesse dire che dobbiamo pregare o che dovremmo sederci a un tavolo di trattative?

Tuttavia lasciatemi dire che personalmente non sono affatto convinto che il quadro politico generale da questo punto di vista rappresenti davvero quel bruttissimo picco della curva dell’Indice Ciclico Planetario che il grande André Barbault ha messo a punto nella forma attuale e ci ha letto tanto magistralmente fino a oggi.

Il Grande Maestro ci avvertì dello stesso già diversi decenni fa: tra il 2013 e il 2021 in Occidente ci sarebbe stato un picco davvero durissimo per l’Umanità.
E chi potrebbe dubitarne?
Alla luce di quanto scritto finora, dovremmo pensare che non si tratti di altro che della presente Terza Guerra Mondiale.

E, invece, lasciatemi dire che secondo me non è affatto così.

Già alcuni decenni fa, quando in seno all’astrologia mondiale, tra illustri colleghi si discuteva di ciò, io scrissi più volte che, a mio avviso, tale brutto picco di forte discesa nella curva dell’Indice Ciclico Planetario, si riferiva ai morti per cancro e altre malattie e non a guerre o ad altro.
E credo che i numeri mi diano ragione, purtroppo.

Infatti, se noi analizziamo le molte curve dell’ICP degli ultimi mille anni almeno, secolo per secolo (le elaborai al plotter all’inizio degli anni Ottanta e le inviai al mio maestro), noi possiamo notare, senza ombra di dubbi, che il comune denominatore che abbraccia tutti i picchi negativi delle stesse è il numero, in milioni di morti, che ciascuna discesa ha sempre accompagnato nella storia dell’Umanità.
Tanto per fare qualche esempio, ricordiamo che a cavallo della scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, il relativo brutto picco discendente dell’ICP si tradusse in milioni di morti per la diffusione enorme e rapidissima che ebbe la sifilide e che ebbero altre malattie portate soprattutto dagli europei ai nativi americani che furono sterminati per semplici patologie come la varicella e simili.
Così per i secoli successivi e così nell’ultimo secolo quando nel periodo 1915-1918 avemmo milioni di morti sia per la Prima Guerra Mondiale che per l’epidemia dell’influenza cosiddetta spagnola. Poi ci fu un altro immenso sterminio con la Seconda Guerra Mondiale, a partire dal genocidio del popolo ebraico, ma senza dimenticare picchi come quello del 1929 che accompagnò la grande crisi economica che fece anch’essa milioni di vittime: tantissime persone, negli Stati Uniti, non ebbero più lavoro e denaro, non poterono pagare le case che abitavano e l’energia elettrica, cercarono di vivere all’aperto nei gelidi inverni statunitensi, soprattutto nel Midwest, e morirono a milioni.

Ora, in tutta evidenza, a me sembra che non arriveremo a milioni di morti per mano dell’ISIS e neanche saremo noi occidentali a sterminare questi nuovi barbari secondo le cifre a cui ci stiamo riferendo.
Le loro gesta efferate sono spaventose e di grandissimo effetto, ad uno dei gradi più alti in una possibile hit parade di barbarie possibili da parte dell’Umanità, come le mutilazioni genitali alle donne utilizzate come schiave sessuali o la decapitazione dei prigionieri o il bruciare loro da vivi, ma tutto ciò, pur essendo terribile e di grande effetto, non riguarda, fortunatamente, e non potrà riguardare, milioni di persone.

E allora?
Allora io continuo a pensare, con la dovuta modestia, che non si tratti di questo, bensì dello sterminio continuo, quotidiano, vastissimo e inarrestabile dei morti per malattia, soprattutto per cancro, ma senza dimenticare milioni di vittime in Africa, per esempio, per malattie come la polmonite o la tubercolosi che stanno mietendo caduti a dismisura.
La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità ha più volte fatto sentire la propria voce, altissima, in rapporto al pericolo costituito dal fatto che sempre nuovi ceppi di malattie infettive diventano assolutamente resistenti agli antibiotici: quanti parenti e amici conoscete che solo in questi ultimi tempi si sono ammalati di bronchiti o polmoniti che si sono poi portati dietro anche per mesi?

Ma credo che la voce più autorevole che si è espressa al riguardo sia quella di Umberto Veronesi che pochi mesi fa, dall’alto della sua autorevolezza scientifica, ha fatto un ennesimo e terribile outing: siamo al pareggio e per ogni persona sana c’è un malato di cancro e la persona sana non è tale e basta, ma semplicemente non ancora ammalata di cancro.

Voi capite che si tratta di una dichiarazione di una latitudine di gravità quasi immensa.
Altro che alieni che vogliono distruggere il pianeta Terra o carinerie del genere.

Qui siamo di fronte a una realtà spaventosa che a mio avviso è mille volte più temibile dell’ISIS, di una guerra globale scatenata dal conflitto Russia-Ucraina o di altre tragedie del genere.

E come dovremmo porci di fronte a ciò?
Secondo me con la consapevolezza e la pari rassegnazione che nel lento e lunghissimo respiro dell’universo poco importa se una fetta più o meno grossa di noi sparirà entro il 2021. Il mondo continuerà ad andare avanti, con o senza di noi.
Poco importa.





Domani è il compleanno di Sandro NH: molti cari auguri!!





























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