I sogni proibiti di Andrea Sempio
Ovvero “Di testicoli rimossi, banane rubate e frattaglie varie viaggianti...”
Sta venendo fuori il finimondo. Giustamente. E i giornali specializzati nel gossip di questo genere ci informano anche su particolari estremamente piccanti di tale telenovela. Qualcuno promette addirittura link ai filmati privati dell’indagato con la sua avvocata.
Da più parti si chiede la censura a gran voce. A Sempio, ovviamente.
Condivido e mi associo al popolo dei figli ideali del prefetto Gonnella (“La voce della Luna”, Federico Fellini) e anch’io sono contro il popolo della gnoccata.
E sì, abbiate pazienza! C’è un limite a ogni cosa!
Qui a Milano il Sindaco (o chi per lui) ha giustamente fatto eliminare i testicoli al Toro, in Galleria, dopo il restauro dello stesso, a difesa del pubblico pudore e per salvare l’innocenza di bambini e bambine, nonché di tante religiose che vengono ad ammirare il Duomo.
Bene hanno fatto anche a Parigi a rubare, nuovamente, la “banana di Cattelan”, altra sconcezza (ma lì la cosa è endemica e facile, digitando la password “Louvre”).
Adesso dovremmo solo sforbiciare un tantino l’arte e la letteratura degli ultimi due millenni e passa, almeno, e poi staremmo a posto.
Io partirei senz’altro dall’oscurare totalmente, a mezzo Photoshop o ChatGPT, la Casa dei Vettii a Pompei, per poi passare a tutta l’arte pittorica e scultorea dal tempo degli Egizi a oggi, senza esclusione dei Bronzi di Riace, delle Cappelle Sistine e di altre scappatoie per potenziali sporcaccioni e sporcaccione.
Non mi si parli di arte o di scusanti simili: occorre fare un solo e grande falò delle sconcezze scritte da Boccaccio e di libri come il Decamerone e simili.
Ecco una short list di autori e di “opere” da bruciare all’istante:
• Geoffrey Chaucer con i Canterbury Tales
• François Rabelais con Gargantua e Pantagruele
• Pietro Aretino e la sua oscena produzione
• Giacomo Casanova e le sue perverse memorie
• Donatien Alphonse François de Sade (questo qui va cassato subito!)
• Gustave Flaubert e la sua Madame Bovary
• Charles Baudelaire, almeno per “I fiori del male”
• D. H. Lawrence per “L’amante di Lady Chatterley”
• Vladimir Nabokov con “Lolita”
• Pier Paolo Pasolini (qui occorre ordinare ai pompieri di Fahrenheit 451 di bruciare tutto)
• Federico Fellini con “La città delle donne” (Marcello Mastroianni che, più perversamente di Andrea Sempio, frusta le donne)
• Luis Buñuel con “Bella di giorno”
• Stanley Kubrick con “Eyes Wide Shut”
Ma senza dimenticare, assolutamente, le prosperose popolane di Renzo Arbore in “Indietro tutta!” o le maggiorate del cinema italiano degli anni Cinquanta.
Ovviamente il primo testo da elidere immediatamente, anche dalla mente di chi lo ha letto, è “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud, primo fornicatore fra tutti, capace di immaginare uomini e donne che fanno sesso “nei modi più strani”.
Come dicevo, c’è un limite a tutto e, personalmente, in alcuni casi non sarei contrario neanche alla castrazione chimica dei criminali onirici!
Aggiornamento del 5/6/2026
MYSTIC RIVER: DOVE
FINISCE CLINT EASTWOOD
Viaggio nel
cielo natale di una leggenda del cinema americano
Clint Eastwood, pochi giorni dopo il suo ultimo
compleanno (San Francisco, 31 maggio 1930, ore 17:35), ha annunciato
ufficialmente il ritiro dal lavoro, alla fantastica età di 96 anni!
Io – come molti, credo – gli devo tanto. Così come il
meglio (forse) della letteratura mondiale di tutti i tempi, anche il cinema,
prima ancora dell’arte in genere e della fotografia, mi ha regalato
straordinari input da elaborare e rielaborare.
Infatti rivedo varie volte, quasi ogni anno, i film che
preferisco in assoluto: Umberto D., Pane e cioccolata, Il
Padrino I e II, Il posto delle fragole, 2001: Odissea nello
spazio, Schindler’s List, Amarcord e tantissimi altri.
Negli ultimi anni ho provato a godermeli in un modo
diverso: tolgo l’audio, anche perché ricordo le battute a memoria, e, non
lasciandomi distrarre dallo stesso, apprezzo maggiormente i movimenti di
macchina, gli obiettivi scelti per ogni scena, la profondità di campo, il gioco
delle luci e delle ombre...
Naturalmente, nella mia lista personale dei cento film
più belli della storia del cinema, figurano anche i suoi capolavori più
condivisi e, per me, il primo in assoluto è Mystic River (2003).
Penso che in questa pellicola egli abbia fatto confluire
un po’ la sintesi della propria persona, soprattutto delle sue radici che sono
un mix prevalentemente irlandese e scozzese, ma anche inglese e olandese.
Anche chi sa pochissimo di cinema riesce a distinguere
lo stigma di un film ambientato a Boston rispetto ad altri che portano con sé l’humus
di Hollywood (Steven Spielberg), di New York (Stanley Kubrick) o del Middle
West (i fratelli Coen), al di là delle rispettive radici etniche e culturali.
Il fiume Mystic è davvero, forse, lo spartiacque che
separa nettamente una Boston poliziotta da un’altra Boston commerciante o con
ramificazioni malavitose.
E tutto il film potrebbe essere una metafora, una grande
metafora, di ciò che possono diventare i ragazzi che nascono laggiù (la vicenda
è ambientata negli anni Sessanta), ma anche di ciò che sarebbe potuto diventare
il regista se non avesse scelto di fare lo “sceriffo” – a modo suo – in tante
pellicole di successo.
Fare lo sceriffo, nella fiction come nella vita reale,
gli sarebbe calzato a pennello come un abito sartoriale, in funzione di quel Marte
in Ariete e in sesta Casa, ma anche in cuspide quinta, che, appunto, ci parla
di un lavoro “armato”.
Tuttavia, per un bambino nato durante la Grande
Depressione e cresciuto negli anni difficili successivi, sarebbe stato facile
cadere dall’altra parte della barricata e diventare anch’egli un uomo dalla
pistola o dal coltello facile, ma schierato sul fronte opposto (sempre Marte in
sesta Casa).
Ciò soprattutto se consideriamo i suoi quasi due metri
di altezza (193 centimetri).
Eastwood, in quel film, ci porta quasi per mano a vedere
e a sentire gli umori che si percepiscono a ridosso di quel fiume-totem per la
città, spartiacque di una Boston che ha regalato tantissimi bravi cittadini
agli Stati Uniti d’America e perfino una famiglia di “presidenti” che ancora
oggi rappresenta un mito. Ma dove è anche profondamente radicato un sentimento
autoctono, soprattutto di origine irlandese e scozzese.
Forse quello in oggetto è il lungometraggio di Clint
Eastwood che amo di più, anche perché lì l’ho sentito più schietto, più
sincero, più assolutamente coerente con il suo Marte in Ariete al trigono del
Nettuno dominante al Medio Cielo: gli stati di coscienza alterati, il contrasto
bene-male senza compromessi e senza ammortizzatori di alcun genere.
Ed è ovvio ricordare anche che i cattivi, in Mystic
River, sono pure “i giusti” e che i buoni sono anche “i cattivi”, sempre a
ridosso di quelle acque dove vengono seppelliti – credo ancora oggi – tanti
segreti inconfessabili del capoluogo della contea di Suffolk.
Ancora un paio di osservazioni su questa leggenda
vivente del cinema americano.
Marte e Urano in quinta Casa ci parlano della sua
personale Magnum 44 che molte volte ha sparato ed è andata a segno:
l’attore-regista-autore ha avuto ben otto figli da sei diverse compagne e – io
credo – che, se fosse nato donna e con lo stesso cielo, avrebbe dovuto farsi
chiudere le tube.
Interessantissimo, infine, almeno per me, ragionare
intorno al suo rapporto con il denaro: con Mercurio in Toro e Venere, Giove e Plutone
in ottava Casa, non solo possiamo dire che egli abbia avuto una visione
strategica del verbo “arricchirsi”, ma possiamo anche affermare che questo
importantissimo capitolo della sua vita sia stato affrontato secondo una logica
profondamente scorpionica, senza lasciare nulla al caso.
Si stima che egli possieda attualmente un patrimonio
superiore ai quattrocento milioni di dollari che non sono tali per caso, ma
soprattutto perché il nostro, subito dopo il successo dei primi film realizzati
con gli spaghetti western di Sergio Leone, acquistò una piccola casa
cinematografica californiana, la Malpaso Productions, e decise immediatamente
di partecipare agli utili delle proprie creazioni piuttosto che chiedere
compensi molto elevati per ogni film interpretato da protagonista.
Ma allora come spieghiamo il pessimo Saturno in seconda
Casa?
Con una notevole avarizia, come ci informano diverse
biografie dedicate al personaggio.
Egli tende a ridurre moltissimo il numero dei ciak
quando gira e molte volte si accontenta della prima ripresa, evitando quasi
ossessivamente di andare fuori budget.
Comunque, soldi o non soldi, tanti figli e diverse cause di separazione
(costosissime), io gli sono assai riconoscente perché mi ha regalato film
straordinari e indimenticabili.
Aggiornamento del 9/6/2026
Pino Rinaldi ha fatto poker!
Grande televisione, ieri sera, a Ignoto X. Pino Rinaldi ha fatto poker e ha detto basta!
Ogni tanto – si può capire – non ce la fa più a sopportare quelle menate del politicamente corretto, del pluralismo delle opinioni e del contraddittorio e si è lasciato andare a un salvifico sfogo insieme ad altri tre tra i più rappresentativi Vitelli’s Boys.
Qualcuno mi ha scritto che, in alcuni momenti di una trasmissione destinata a passare alla storia, si è vista perfino un po’ di bava alla bocca del giornalista e conduttore, ma su questo non giurerei.
Posso invece giurare, anche in tribunale, che il nostro tuttobusto televisivo ha inteso – riuscendoci perfettamente! – fare una carrellata esaustiva di tutta la mitologia garlaschiana e, come in uno dei meravigliosi libri di Mircea Eliade, ma gettando un occhio anche a Pol Pot e alla pizza con yogurt e marmellata, ci ha donato ore indimenticabili insieme al “comandante Marchetto”, al direttore Brindani e al giornalista Fabio Amendolara.
Ha ricordato a tutti l’impronta 33 (validata da metodologie in uso anche alla NASA), il “DNA di Andrea Sempio sotto le unghie di Chiara Poggi” (cosa importa stare sempre a sottolineare che lo stesso, secondo la perizia Albani, al momento l’unica prova dell’inchiesta Garlasco 3, non vale alcunché ai fini di un’identificazione personale?), ma senza tralasciare il movente indistruttibile indicato dalla Procura (Sempio avrebbe visto i filmati intimi di Chiara e del fidanzato e, dopo tre brevissime telefonate, avrebbe deciso per il massacro), i reperti trovati nel canalone davanti alla casa della nonna delle sorelle Cappa, Stefania Cappa più volte chiamata in causa da Bugalalla e da altri valorosi blogger, i festini a luci rosse e la pedofilia del santuario della Bozzola, che non possono non entrare in questa vicenda, la scarpetta di Cenerentola indossata dal piedone dell’indagato, le emorroidi del prefetto Gonnella (no, forse questo non c’entra, ma possiamo lasciarle in elenco), il modo di guardare e di parlare sia di Sempio sia di Marco Poggi e, insomma, un vastissimo florilegio di altre cento cose che soltanto un cieco non vedrebbe.
Ripeto, Pino Rinaldi ha fatto benissimo a sfogarsi e, secondo me, dopo ieri sera lo scettro di miglior cabarettista della TV italiana, attualmente assegnato a Carmelo Abbate, potrebbe cambiare di mano.
Grande televisione! Grande Pino Rinaldi!
Sui titoli di coda mi è sembrato di udire anche le note dell’immarcescibile “Comandante Che Guevara”.
Aggiornamento dell'11/6/2026
IL GRANDE BURATTINAIO DI GARLASCO
Chi manovra davvero i fili della più grande rappresentazione mediatica degli ultimi anni?
Ieri sera, all’interno di una giornata occupata ormai in gran parte dalla vicenda Garlasco (non riesco ad accettare ciò che, a mio avviso, si sta facendo ad Andrea Sempio), ho fatto un passaggio su La7, dopo le 18.30, e ho sentito il conduttore dire, pressappoco:
«Adesso andiamo a Garlasco, dove la Procura di Pavia ci dice che l’impronta 33 apparterrebbe sicuramente a Sempio e...»
Ho avuto un attimo di sgomento.
Ho pensato che forse il giornalista stesse manifestando la sindrome che colpì diversi soldati giapponesi i quali, anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, continuavano a vivere nella giungla pensando che il nemico stesse per sbarcare.
Sono passato a un altro canale e ho ascoltato vari telegiornali e trasmissioni di approfondimento giornalistico dove, nonostante le apparenti notizie da Armageddon e da apocalissi varie che si avvicinerebbero a passi da gigante, ho trovato un tantino di conforto non udendo alcuno ripetermi cose del tipo:
«Con metodologie usate perfino dalla NASA...»
Ormai potrei essere a un passo da una crisi di nervi, ma non riesco a spegnere tutto e a disintossicarmi da questa vicenda.
Però, ancora una volta, mi sono chiesto chi sia l’uomo che manovra i fili.
Chi è il regista, l’ispiratore di tutto ciò?
Che volto ha il Grande Burattinaio del Grande Circo Garlasco?
Spero che si saprà finché sarò ancora in vita.
Poi, tentato moltissimo da alcuni thriller su Netflix, ci sono ricascato e ho guardato, come dose di veleno aggiunto, anche “Realpolitik”, di Tommaso Labate, dove nel giro di un’ora hanno trasmesso ben tre volte (lo posso provare!) i fotogrammi di Alberto Stasi abbracciato a sua madre mentre entrambi piangono.
Molto di più di quanto ogni italiano possa sopportare senza gridare vendetta!
Però, al netto di tutto, ho ascoltato due testimonianze importanti da parte di altrettanti autorevoli giuristi che si aggiungono e che credo ci forniscano un quadro ancora più completo della situazione relativamente alla questione dei due imputati per lo stesso reato.
Avevamo già ascoltato, in altre trasmissioni, il parere del giudice Cuno Tarfusser e dell’avvocato e professore Carlo Taormina.
Da ciò che è emerso ieri mi sembra, da assoluto incompetente in materia di Diritto, che si delinei la seguente concreta possibilità: non sarebbe ragionevole rinviare a giudizio Andrea Sempio prima che chi dovrà farlo per ufficio si esprima sulla revisione della condanna di Alberto Stasi.
Come ho detto, non mi intendo assolutamente di Diritto e non mi permetterei neppure di avanzare pareri in merito, neanche se mi trovassi al Bar dello Sport.
Ma di astri e di previsioni mi intendo abbastanza e posso esprimermi lungo tale sentiero.
Ripeto, allora, la mia previsione, che scaturisce soprattutto dalla lettura delle stelle di Andrea Sempio, di Alberto Stasi e dell’avvocato De Rensis: se da Brescia, nel caso la palla giungesse fin lì, arriverà una risposta entro luglio 2027 (non 2026), il verdetto sarà sfavorevole all’attuale condannato.
Ma, naturalmente, in una “partita” del genere non credo si possa parlare di vincitori e di vinti.
E allora mi torna subito in mente la domanda di partenza, penetrante come un trapano:
chi è il Grande Burattinaio di questa pazzesca vicenda?
Enrico Berlinguer, un ritratto astrologico di Ciro
Discepolo.
Pubblicato nel 1978 sul mensile ASTRA e poi, l’anno
successivo, nel libro “Gli Astri del Successo”, Armenia editore, Milano.
Sulle pagine di un rotocalco nostrano di qualche anno fa fu pubblicato
lo «psicogramma» (ovvero la pagella dei valori psichici) di Enrico Berlinguer
con le seguenti attribuzioni: protezione dei figli 95%; importanza del ruolo pubblico
90%; competizione 90%; ambizione 85%; dinamismo 55%; bisogno di sicurezza 55%; attrattiva
erotica 53%; socievolezza 48%; religiosità 25%; interessi erotico-sentimentali
19 %.
I valori percentuali appena
esposti rappresentano il risultato matematico di un’indagine condotta dalla
Infratest Italiana S.p.A. di Milano con l’aiuto dello psicologo Ferenc Cs.
Schuch ed ottenuta attraverso più di 1.500 intere a persone scelte, con criteri
statistici, nei ceti e luoghi diversi d’Italia. L’immagine umana che ne risulta
del segretario del Partito comunista italiano è, per così dire, un ritratto preso
col teleobiettivo, nel senso che chi ha contribuito a realizzarlo l’ha fatto da
lontano (o meglio dall’«esterno») e con la fredda mancanza di partecipazione emotiva
che l’ottica a lunga focale impone.
Di stesso stampo appaiono gli analoghi tentativi di focalizzazione
del personaggio da parte di tutti i giornalisti e scrittori che si sono
cimentati finora, come per esempio Alberto Ongaro (su «L’Europeo»), Enrico
Nassi («Mondo» numero 49 del 1975), Massimo Donelli («Corriere d’Informazione»
11/5/1976), Antonio Spinosa («Corriere d’Informazione» 1969), Anna Maria Mori
(«Annabella» 39 del 1975); Vittorio Gorresio («Berlinguer» - Feltrinelli
Editore), Carlo Quintavalle, eccetera.
Il comune denominatore di queste brevi e lunghe (quella di
V. Gorresio) biografie è il continuo intercalare di frasi come «si dice che»,
«sembrerebbe che», «è stato riferito che», ossia la quasi totale mancanza di informazioni
dirette sull’interessato e il rinvio a fonti esterne più o meno ufficiali e
accreditate quali possono essere parenti stretti, amici, conoscenti o, al
limite, «voci di guardiola».
A differenza di Andreotti che è piuttosto restio a concedere
interviste vertenti la sua persona, Enrico Berlinguer vi si presta di buon
grado ma, a gran malincuore dei suoi interlocutori, riesce sempre ad evitare le
domande più insidiose (o quelle ch’egli ritiene tali) e a dire il minimo
indispensabile su quanto concerne se stesso, le sue idee, i rapporti con gli
amici, i compagni di partito, la famiglia.
Abbiamo degli esempi illuminanti al riguardo. Il 13 febbraio
1969, a Bologna, il giornalista americano Robert Doty, esasperato dalle sue
risposte evasive alle domande circa le sue previsioni sulle conclusioni del XII
Congresso del Pci e sulla sua candidatura a vicesegretario del partito, lo
provocò chiedendogli se almeno poteva dirgli quanti anni aveva, e l’altro,
impassibile, rispose: «Credo che, rivolgendosi all’Ufficio stampa del Partito,
ella potrà avere una mia biografia, comprensiva dei dati anagrafici che
desidera conoscere».
In altra occasione, a Vittorio Gorresio che gli chiedeva previsioni
sull’elezione presidenziale nel dicembre del 1971, Berlinguer rispose: «Non
posso fare profezie» e alla replica dell’altro «ma mi potrebbe dare un suo
giudizio», aggiunse: «Non amo le semplificazioni».
Per questo suo modo tenace di non rispondere il suo compagno
di partito Pajetta, cui si debbono le più simpatiche battute sul suo conto,
l’ha soprannominato il «sardo-muto» ed Enrico Nassi, non senza malizia e
allusione, gli ha regalato il libro «Il muto di Gallura».
Se Enrico Berlinguer non può dirsi un gran parlatore bisogna
però riconoscere che è un correttissimo ascoltatore che non interrompe mai e
presta la massima attenzione alle parole degli altri conversatori, come si è
visto in ogni Tribuna Politica cui il leader del Pci abbia partecipato.
Questo aspetto del suo carattere, come gli altri, è decifrabile
nel suo tema di natività eretto per il luogo e l’ora della sua nascita:
Sassari, ore 3 del 25 maggio 1922.
Ed è proprio attraverso l’oroscopo che possiamo giungere a
delle verità sulla sua personalità, verità che in nessun altro caso potrebbero
essere rivelate (ad esclusione dell’analisi del profondo). Vediamo dunque di
tracciare un profilo del personaggio basandoci soltanto sul suo oroscopo.
Come si vede dal grafico, Enrico Berlinguer è un Gemelli con
Ascendente Ariete e Luna in Toro. Siamo d’accordo con la brava collega Denise
Madin Gentili che, commentando lo stesso tema su «l’astrologue», ha individuato in Saturno un punto chiave dell’oroscopo.
Esso è infatti congiunto a Giove che è governatore del segno in cui è il signore
dell’Ascendente, quadrato a Mercurio che governa il segno solare, quadrato a
Venere signora della Bilancia in cui esso si trova e trigono al Sole.
Dunque vi è senz’altro una dominante Saturno, ma su quale
base? Soprattutto su di una base «Toro» dato che il Sole è nel secondo Campo
(cosignificante del Toro), l’Ascendente si estende per quasi tutto il segno del
Toro e soprattutto la Luna è, nel primo Campo, in questo stesso segno.
Se uniamo la dominante Saturno e i valori Toro, e vi
aggiungiamo il trigono Sole-Saturno, abbiamo il ritratto essenziale di Berlinguer:
individuo assolutamente «secondario» (reazioni mediate dalla ragione), lento,
tenace, ostinato, costruttivo, pratico, razionale, onesto, animato da un grande
senso del dovere.
Tutto ciò, a chi mastica superficialmente un po’ di astrologia,
può apparire in contrasto con i valori Gemelli solitamente individuati in attributi
quali: instabilità, irrequietezza, versatilità, superficialità, umorismo, giovanilità,
astuzia, curiosità, ambiguità, ecc., molti dei quali si riconoscono in noti
personaggi Gemelli come, per esempio, Gino Bramieri, Mike Bongiorno, Pippo
Baudo, Raffaella Carrà ed altri.
Si è detto «può apparire in contrasto», ma in realtà non è
così. Infatti non bisogna dimenticare che quello dei Gemelli è un segno doppio
e in esso convivono i due opposti: Castore e Polluce. Senza dubbio Enrico
Berlinguer fa capo al tipo Castore che Barbault definisce emotivo-poco attivo, dalla
sensibilità agitata.
Che Berlinguer sia un uomo problematico lo si vede già dallo
sguardo sempre triste che stimola la tenerezza nelle donne tra le cui file egli
riesce particolarmente popolare.
Dal suo sguardo triste traspare anche la lealtà (Ascendente Ariete
e trigono Sole-Saturno) riconosciutagli da amici e nemici politici.
Ad evitare di «celebrare» Berlinguer, come potrebbe dire un
noto personaggio del nostro tempo, adesso tenteremo di mettere a fuoco un lato
non certo positivo del leader politico, un lato che fino ad oggi non è mai
stato notato da alcuno, ma che appare molto evidente nel grafico della natività.
Ci riferiamo al complesso di debolezze riconducibili alla quadratura
Luna-Nettuno, quadratura assai marcata essendo l’orbita di tolleranza di circa
un quarto di grado.
Personalmente riteniamo questo aspetto assai debilitante sul
piano della volontà nonché responsabile di insicurezza, confusione, paura sul
piano psichico.
Sotto questa luce possono essere meglio spiegati vari atteggiamenti
di Enrico Berlinguer che vengono generalmente attribuiti a cause diverse. Per
esempio il suo rifiuto di dichiarare la sua età al giornalista che gliela
chiedeva va ben oltre la riservatezza (che pure è presente in lui) e si configura
piuttosto come espressione di una certa insicurezza di fondo che lo spinge a
dire il meno possibile per evitare qualsiasi attacco.
Si dice ch’egli non rifiuti la lotta (nello psicogramma citato
troviamo competizione 90%) e i valori Toro da una parte e quelli Gemelli
dall’altra lo confermano, tuttavia è pur vero che egli, in tali circostanze,
non radicalizza mai lo scontro ma tende infine alla soluzione diplomatica (per esempio
durante la battaglia per il divorzio quando pur essendo certo della vittoria del
fronte laico cercò una soluzione di compromesso).
Più di uno obietterà che vi sono delle ragioni politiche ben
evidenti a monte delle sue scelte e non le neghiamo, d’altra parte ci sia
consentita la presunzione (dettataci esclusivamente da quel grande «faro» che è
l’astrologia) di dichiarare che a monte delle scelte di Berlinguer vi è quasi sempre
presente anche l’insicurezza.
Lo stesso compromesso storico, che a prima vista può sembrare
una classica espressione del dualismo gemelliano, è invece, a nostro avviso,
oltre che una ragionata scelta politica, anche un tentativo di
responsabilizzazione delle altre forze politiche al momento di un’ascesa del
Pci al governo, per evitare spaccature verticali le cui conseguenze potrebbero
essere troppo pesanti da sopportare (soprattutto per un uomo con la quadratura
Luna-Nettuno).
Non ci sembra un caso, a questo proposito, il particolare
che egli pensò per la prima volta al compromesso storico durante il periodo di
convalescenza dovuto a un incidente stradale subito nell’autunno del 1973 (come
egli stesso ha dichiarato), con Saturno di transito in terzo Campo, congiunto a
Venere, quadrato alla sua posizione radicale e opposto a Marte: dunque in una
condizione di ipovitalità psico-fisica. Questo lato debole della personalità del
numero uno delle Botteghe Oscure, sconosciuto al pubblico e forse anche a molti
suoi intimi, a nostro avviso non intacca i tanti meriti dell’uomo politico così
popolare, ma anzi lo rende più realisticamente umano.
Ritornando al grafico di nascita è interessante sottolineare
la posizione di Marte in Campo nono, opposto a Mercurio e Venere. È un riferimento
tra l’altro alle «disavventure estere» del premier comunista. Disavventure
iniziate nel 1964 quando, guidando una delegazione italiana al XVI Congresso
del PCF, non ottenne alcun applauso dai presenti, al termine del suo discorso,
essendosi posto in contraddittorio con la maggioranza di essi. In seguito dovette
registrare altri «incidenti» più o meno gravi di questo genere, come nel 1966 a
Pechino, a Mosca nel 1969, e in varie altre occasioni. La posizione di Marte
indica anche che le maggiori energie combattive di Berlinguer sono orientate in
direzione dei problemi internazionali: non a caso egli è l’inventore dell’eurocomunismo
e il portabandiera dell’indipendenza da Mosca dei partiti comunisti dell’Europa
Occidentale.
Da quanto detto fin qui, e riferendoci allo psicogramma
dianzi trascritto, ci troviamo d’accordo sull’alto punteggio attribuito alla
voce «protezione dei figli» (è il settore in cui Nettuno, quadrato alla Luna,
fa sentire maggiormente la sua influenza «angosciante»), nonché alle voci importanza
del ruolo pubblico, competizione, ambizione e religione, mentre apporteremmo
delle modifiche alle altre.
Dinamismo 55%, per esempio, crediamo che non sia giusto,
dato che la parola dinamismo richiama, come concetto, un’attività più o meno
frenetica che in nessun caso si può riscontrare nel nostro soggetto. Si può
invece parlare di un continuum nella laboriosità, che è cosa diversa.
Troviamo giusto invece l’esiguo punteggio attribuito agli interessi
erotico-sentimentali. Infine aggiungeremmo un’altra voce relativa ai molti
valori Toro e cioè l’ostinazione a cui ci sentiamo di attribuire il massimo
punteggio. È una «qualità» già conosciuta di Berlinguer, come si nota dalle cronache
più diverse. Vittorio Gorresio, nel libro citato, a pagina 67, scrive: «Pare
che Berlinguer non prevarichi mai, limitandosi ad essere un cocciuto come se ne
conoscono pochi».
Nel prossimo futuro del soggetto vi sono due periodi importanti
sotto il profilo delle trasformazioni. Si tratta di due «passaggi» difficili di
Urano che, anche se saranno benefici sotto l’aspetto evolutivo, non mancheranno
di provarlo sul piano esistenziale. Il primo è già in corso e durerà fino
all’autunno prossimo, quando Urano supererà del tutto l’opposizione con la Luna
radicale. L’altro, che a nostro avviso segnerà uno dei periodi più importanti
della sua vita, si attuerà tra il 1981 ed il 1983.
Frida Kahlo era Frida Kahlo anche prima dell’incidente
spaventoso e tremendo che la colpì diciottenne mentre si spostava in autobus
nella sua città.
Può sembrare una osservazione banale, ma non lo è
affatto. Ho avito alcuni scambi di opinione con ChatGPT sulla breve lettura che
segue, in chiave astrologica, di questa straordinaria donna e artista che mi
apprestavo a scrivere ed il mio chatbot preferito mi ha detto che secondo lui
(mi riferisco al maschile, in questo caso, perché collego tale AI a Sam Altman,
il suo creatore), conoscendo i miei scritti, ha previsto che avrei sottolineato
ciò e io gliel’ho confermato.
Infatti dobbiamo partire, ritengo, a monte di tutto,
da alcune considerazioni che permeano, a mio avviso, non solo la mia personale
Weltanschauung, ma quella del mondo intero, nella sua estensione più
condivisibile, oggi, a ogni longitudine politica e filosofica.
E per fare ciò dobbiamo, innanzitutto – credo – non
temere di affrontare il discorso su Lombroso.
Qui apro una parentesi e riprendo un mio scritto dal
mio trimestrale Ricerca ’90 nel 2001 dove commentavo
nuovamente la strage di Novi Ligure da parte di due fidanzatini di circa
quindici anni.
Però, al di là della provocazione da
me lanciata e senza voler necessariamente approdare ad una filosofia del tipo
“sliding doors”, dobbiamo, alla luce dei nuovi fatti di ordine criminale che
vedono oggi ancora protagonista Omar Favari (secondo accuse che sono state
pubblicate), chiederci qualcosa sulle “qualità/‘tare’” ereditarie e/o genetiche
con cui veniamo al mondo e, allora, vi propongo un mio articolo di molti anni
fa, pubblicato, credo, tra il 1982 ed il 1984, quando lavorai per due anni come
redattore interno a Il Mattino di
Napoli.
Eccolo:
Questo giornale (Il Mattino, NdR), qualche
giorno fa, in una pagina interna, titolava: “Montalcini: drogati non si nasce”
e seguiva l’intervista che la collega Lùcia Borgia aveva fatto al premio Nobel
italiano sulla querelle che è nata
dopo le presunte dichiarazioni della scienziata che, secondo alcune notizie
diffuse dalla stampa, avrebbe postulato l’esistenza di geni specifici, alla
nascita, che porterebbero determinati individui sulla strada della droga. Di
qui una grossa polemica generale in cui si sono inseriti anche personaggi come
Muccioli i quali, a nostro avviso, in una disputa del genere, non hanno alcun
titolo a pronunziarsi, a meno che non abbiano studiato, in via del tutto
nascosta, la biologia o altre discipline che possano permettere loro
un’opinione motivata sull’argomento.
La Montalcini ha precisato che il suo
pensiero è stato travisato ed ha dichiarato di non avere mai ipotizzato cose
del genere che sarebbero in contrasto con tutto l’edificio del suo pensiero
scientifico da decenni a questa parte. Ha inoltre aggiunto che le cause
principali che portano un giovane alla droga sono da ricercare nelle influenze
sociali, da parte della società e dell’ambiente più prossimo, nella prima parte
della vita.
A questo punto un esercito di
sociologi, di psicologi, medici e soprattutto politici si è disteso e la cosa sembra
essere rientrata, rispetto alle polemiche. Ma vediamo: è proprio un assurdo
pensare che un bambino, nascendo, abbia già le “informazioni” giuste per
diventare un drogato? Intendiamoci, non vogliamo parlare di genî perché
entreremmo già in una specificità che non ci compete, ma desideriamo
semplicemente dire che a parere nostro, e non solo nostro, un essere umano,
vedendo la luce per la prima volta, ha già in sé le “label”, le stimmate di
molta parte del proprio destino. Ci rendiamo perfettamente conto che una simile
affermazione può risultare assai impopolare, oggi, quando la buona demagogia
insegna a dire che tutti nasciamo perfettamente uguali e che solo la società
malata può renderci brutti, sporchi e cattivi. Ma cinquemila anni di
osservazioni scritte, l’astrologia, ci hanno insegnato diversamente e per
questo gli astrologi sono stati mandati al rogo, nei secoli passati, e oggi
vengono accettati ancora spesso con molte riserve. L’argomento in oggetto, ve
ne sarete accorti, è di vastissime proporzioni e coinvolge princîpi religiosi,
morali, filosofici, scientifici e di altro genere ancora. È l’antico problema,
sotto certi aspetti, del libero arbitrio o del determinismo. Ci piacerebbe
poterne discutere a lungo in una tribuna come questa, ma lo spazio è tiranno e
non potendo approfittare oltre della disponibilità del Direttore, ci limiteremo
a qualche brevissima osservazione.
Ecco, una coppia di celebri scienziati
francesi, Michel e Françoise Gauquelin, ha dimostrato, su di un campione di
oltre 30.000 nascite, al di là di ogni ragionevole dubbio e sulla base
esclusiva delle severe leggi della statistica verificate da professori della
Sorbona, che chi nasce con Marte all’Ascendente sarà con molte probabilità un
militare o uno sportivo di successo. Chi nasce con Giove forte al Medium Coeli
tenderà a distinguersi come magistrato o leader nelle gerarchie politiche, chi
vedrà la luce mentre la Luna sta sorgendo o sta culminando, sarà frequentemente
uno scrittore e un poeta, eccetera, eccetera.
E allora, dove se ne va a finire il
libero arbitrio? Naturalmente in un eventuale dibattito sull’argomento non
porteremmo solamente questo tema, ma c’è da chiedersi: è tanto inverosimile
parlare di nette predisposizioni alla nascita?
Nel bene come nel male? Qualcuno
potrebbe mai convincerci che Caruso divenne il più grande tenore del mondo in
virtù dell’ambiente che lo circondava e non, soprattutto, perché possedeva un
immenso dono di nascita di questo genere? E potrebbe esserci mai taluno che si
candidi a dimostrarci come il fatto che Luigi Pirandello, nascendo nella
campagna di Girgenti (l’antica Agrigento, NdA,
nel secolo scorso), figlio di un commerciante di zolfo, sia stato poi favorito
da ciò nel diventare premio Nobel della letteratura e non divenne tale
soprattutto perché “era già premio Nobel alla nascita”? E, ancora, dobbiamo
ritenere che le follie genocide di Hitler siano da ricercare solamente in un
cattivo rapporto con il padre? No, sinceramente non lo crediamo assolutamente.
Non vogliamo e non possiamo
disconoscere il ruolo che l’educazione, l’ambiente sociale e le esperienze
della prima infanzia hanno sul futuro di un individuo, ma — ne siamo convinti
allo stesso modo — non possiamo neanche negare che ciascuno di noi, venendo al
mondo, porti con sé, già tutta una serie di informazioni precise che diventeranno
altrettanti elementi essenziali nella costruzione di quel destino specifico. E
questo sia detto al di là o al di qua del pensiero di Lorenz, di Cesare
Lombroso, di Freud, di Marx e di quanti ritengono che il mistero della vita sia
incapsulabile in un’unica e semplice formula matematica.
Nota: Io che seguii, “sul campo”,
l’intera vicenda, sono convinto che la Montalcini disse proprio “che drogati di
nasce”, ma sotto il fuoco di fila ideologico di quasi tutto il mondo
scientifico di quegli anni, fu costretta a fare marcia indietro.
Conclusioni (?)
Ovviamente non ce ne possono essere.
Ma qualche punto di domanda sì, e forse neanche di piccolo calibro.
Se stessimo ragionando lungo la
lunghezza d’onda di due opposte tifoserie, quella della “curva B” e quella dei
“primi della classe” (guidati dai sani princìpi della ideologia che nessuno può
nascere brutto, sporco e cattivo), allora si tornerebbe all’antico dilemma:
gettiamo la chiave per persone come Omar Favari o evitiamo loro anche un solo
giorno di carcere perché egli non ebbe alcuna colpa per la strage che commise
e, se ciò sarà provato, non ne ha commesse neanche per le nuove ipotetiche
violenze in direzione dell’attuale moglie?
Ovviamente la domanda è e deve
essere retorica. La stessa non troverà asilo politico ad alcuna longitudine
politica e, allora, mi limito a lanciarla semplicemente qui, come una ennesima
pietra nello stagno della disperazione di tanti che, come chi scrive, non ne
possono più di quelli dell’ “esercito pro-Caino”.
Ecco torniamo a Frida Kahlo e alla più
grande verità che, prima fra tutte, mi ha insegnato l’Astrologia: non è
assolutamente vero che nasciamo tutti uguali ed è, invece, giusto l’esatto
contrario, ossìa che nasciamo tutti “meravigliosamente diversi”: simpatici,
antipatici, desiderosi di conoscere, razzisti, inclini all’arte e alla
letteratura, amanti della guerra e della caccia, pudichi e puttanieri,
immacolate e puttane, sanguigni e spenti, abili a scrivere con le dieci dita
sulla tastiera e incapaci anche di infilare un filo di cotone nella cruna di un
ago, matematicamente orientati e negati per il razionale, dotati di
straordinari talenti recitativi o del senso di Smilla per la neve, carnivori,
vegetariani, crudivori, fruttariano, ultra-dipendenti dal cioccolato e votati
al digiuno e alla castità e potremmo continuare per un milione di pagine
ancora.
Il punto debole di chi non vuole
riconoscere questa straordinaria verità è, in tutta evidenza, un pregiudizio
ideologico.
Non è politicamente corretto dire
neanche che i neri d’Africa hanno dentature meravigliose e un’attitudine innata
per la danza.
No, bisogna dire che le dentature sono
uguali in ogni angolo della Terra dove nascono bambini e bambine!
Questa miopia esagerata e faziosa porta
anche a paradossi del tipo che qualcuno vorrebbe sostenere che un Brunello di
Montalcino potrebbe tranquillamente essere generato da uve catanesi! Catania e
la Sicilia, vivaddio!, hanno magnifici vini, a cominciare da un Etna Rosso che
è tra i miei preferiti in tutto il mondo, ma possibile che dobbiamo allinearci
tutti lungo una linea di equidistanza nella scala dell’imbecillità e affermare
che il Brunello di Montalcino potrebbe nascere ovunque?
Perfino a Cinisello Balsamo o in
alcuni studi televisivi pro-Stasi.
E, naturalmente, per me che mi occupo
molto anche di criminologia e ho pubblicato diversi libri di delitti di ogni
genere, un punto fondamentale, all’interno di questo discorso, è stabilire, tra
le altre cose, che il male è una caratteristica di nascita di tante persone e
può essere anche riconosciuto nell’attimo del primo vagito di un soggetto, come
può esserlo, parimenti, il talento di un Wolfgang Amadeus Mozart per la musica
o quello di campioni di scacchi come Spassky e Fisher.
Punto.
Torniamo a Frida Kahlo e a quel
micidiale incidente stradale che cambiò totalmente la sua vita: il 17 settembre
1925, all’età di 18 anni, all’uscita di scuola salì su un autobus con Alejandro,
suo fidanzatino, per tornare a casa. In conseguenza di uno scontro con un tram,
l’autobus su cui viaggiava finì schiacciato contro un muro. Le conseguenze
dell’incidente furono gravissime per Frida: la colonna vertebrale le si spezzò
in tre punti nella regione lombare; si frantumò il collo del femore e le
costole; la gamba sinistra riportò 11 fratture e il passamano dell’autobus le
trafisse l’anca sinistra; il piede destro rimase slogato e schiacciato; la
spalla sinistra restò lussata e l’osso pelvico spezzato in tre punti. Subì 30
operazioni chirurgiche. Dimessa dall’ospedale, fu costretta ad un riposo
forzato nel letto di casa, col busto gessato, per mesi e mesi.
Il passamano metallico le trapassò
anche la vagina.
Anche oggi un incidente del genere
potrebbe portare alla morte, ma immaginate ciò con la medicina e la chirurgia
di allora.
Da un punto di vista fisico Frida
divenne una storpia costretta a indossare sempre busti ortopedici e/o protesi
correttive, fu a letto, immobile, per molti mesi. Quando riuscì a rialzarsi e a
deambulare lo spettacolo non era dei migliori: secondo alcune fonti,
precedentemente, era stata colpita anche dalla spina bifida o dalla poliomielite,
ciò che la faceva già deambulare in maniera zoppa.
Tutta la sua vita successiva fu fortemente
condizionata da quantità industriali di farmaci, sedativi, oppiacei, alcol e
tanta, tanta, morfina.
Ovviamente sia la Rivoluzione Solare
che la Rivoluzione Lunare di quell’evento furono da manuale (quello di
Discepolo): nella Solar Return del luglio precedente osserviamo elementi da
brivido: quattro astri (Mercurio, Venere, Marte e Nettuno) in Casa Ottava che
non è solo quella della morte o dei pericoli di morte, ma è anche una delle
violazioni più forti alle 34 regole dettate da chi scrive. Urano, in cuspide
Terza (gli incidenti stradali) - Quarta Casa (la lunghissima “ospedalizzazione”)
e Saturno in undicesima, altro indicatore di pericolo di morte, completano il
quadro.
A mio parere si salvò soltanto per la
posizione di Giove in prima Casa (rammentiamo che i suoi dati di nascita,
certificati con una doppia A, direttamente da Lois Rodden, ci indicano
Coyoacán, periferia di Città del Messico, 6 luglio 1907, alle 8.30).
La Rivoluzione Lunare dell’8 settembre
1925 non è meno spaventosa: Sole-Marte-Mercurio-Nettuno in undicesima Casa che,
secondo chi scrive, è ancora più luttuosa della ottava. Da notare anche la
congiunzione strettissima Sole-Marte, l’Ascendente in Terza (gl’incidenti
stradali), Saturno in prima (ossa, ossa, ossa e ossa) e Urano in cuspide sesta
(operazioni chirurgiche e ospedalizzazioni).
Forse, anche qui, fu la strettissima
congiunzione Venere-Ascendente a salvarle la vita, ma la stessa, nel contempo,
aggravò, a mio vedere, uno stigma già presente nel Cielo Natale: la
congiunzione a 0° Venere-Plutone in Gemelli. Essa ci parla di un ruolo importantissimo
che ebbe il sesso nella sua vita.
Ma non poteva trattarsi di sesso come
quello che viaggia sulle lunghezze d’onda soprattutto di una Venere in Toro o
nei Pesci: no, qui fu sesso soprattutto di cervello, tantissimo sesso di
cervello, amplificato anche dalla congiunzione assoluta di Venere a Plutone che
ci impone di parlare, appunto, di sesso di cervello e non del corpo. Erotismo. Tantissimo
erotismo.
Non possiamo dire se ciò fu anche una
necessità fisica che le fece prediligere, a mio parere, un sesso meno o poco
penetrante. I suoi amori furono tantissimi: uomini e donne, tra cui il rivoluzionario russo Lev Trockij e il poeta André
Breton, fra i tanti altri e altre. Fu amica e
probabilmente amante di Tina Modotti,
militante comunista e fotografa nel
Messico degli anni Venti. Molto probabilmente esercitarono un certo fascino su
Frida Kahlo anche la russa Aleksandra Kollontaj (1872-1952), che visse
in Messico dal 1925 al 1926 come ambasciatrice di Mosca, la ballerina, coreografa e
pittrice Rosa Rolando (1897-1962) e
la cantante messicana Chavela
Vargas (1919-2012).
Vorrei segnalare ai miei quattro
lettori che questo Cielo Natale dimostra, per l’ennesima volta, alcuni
paradigmi fondamentali della mia scuola tra cui, primi fra tutti, gli aspetti
angolari a orbita zero o quasi zero.
Come troverete scritto in quasi tutti
i miei libri, ripetuto fino alla noia: prestate grande attenzione, la massima
attenzione, a tutti gli aspetti angolari con orbita strettissima.
In questo caso ne abbiamo tre che ci spiegano
il 90% del tutto: la già citata congiunzione erotico-sessuale di Venere e
Plutone nel segno “mentale” dei Gemelli, la congiunzione strettissima del Sole
a Nettuno che segnò, a mezzo di alcol, oppiacei, farmaci e droghe varie (anche
tanta morfina) la vita di questa straordinaria pittrice dal talento
eccezionale. E, infine, ma non per minore importanza, la stretta, molto
stretta, congiunzione Marte-Urano in quinta Casa che ci riporta ad un altro
paradigma fondamentale della mia scuola: la libido,
là dove parte tutto.
Detta congiunzione era in quinta Casa,
la casa dell’amore, del sesso, ma anche dell’espressione artistica più in
generale (molti grandissimi autori e registi cinematografici hanno ciò alla
nascita).
La sua creatività artistica era
vulcanica, esattamente come la potenza della congiunzione Marte-Urano dimostra!
E il fatto che fosse nel segno del Capricorno, oltre a parlarci delle
mutilazioni e ferite indescrivibili sopportate per sempre dal suo corpo,
soprattutto relativamente alle ossa, ci dice anche che da quella spinta
ambiziosa (il Capricorno) Frida Kahlo trasse il più grosso propulsore con cui
imprimere l’arte contemporanea e anche la società contemporanea con detta alchimia
più pirotecnica che ignea.
Meraviglioso il film che ci parla di
lei e di quel Messico caliente, in
tutti i sensi, che ciascuno di noi ama sognare al posto anche di realtà
terribili che attualmente si agitano lì.
Nella pellicola “Frida” (2002), tratto
dalla biografia scritta da Hayden Herrera e diretto da Julie Taymor, una splendida
Salma Hayek, è riuscita a farci avvicinare tantissimo a questo piccolo-grande
universo che fu Frida Kahlo.
Tantissime altre notizie su di lei le
troverete lì e anche nei libri che parlano di lei.
Qui non ho inteso scrivere una
biografia pagina per pagina, dal punto di vista astrologico, della sua
straordinaria, anche nel dolore, esistenza e chiudo ricordando a tutti che il
soggetto si spense a 47 anni, una settimana dopo il suo compleanno.
Ciro Discepolo
Milano, 4 luglio 2026








