lunedì 26 marzo 2018

Di nuovo sulla regola #34





Come ho già spiegato nei mesi scorsi, questo 2018 si presenta, per molte persone, alquanto problematico in quanto a tanti è iniziata o inizierà una RS con il problema della regola #34 a cui si aggiunge anche uno stellium in 12^/I Casa oppure in 6^/VII Casa se si cerca di posizionare Marte e Saturno in Terza e Nona Casa di RS.
Temo che questa situazione farà molte vittime e alcune le sta già facendo: note o assolutamente sconosciute, ma di cui ho contezza.
È il caso del simpatico e compianto Fabrizio Frizzi, nato a Roma il 5 febbraio del 1958, alle 5.45 e deceduto la scorsa notte.
Come potete vedere dal suo grafico di nascita, Marte e Saturno, alla nascita, erano nella sua 12^ Casa radix.
La sua RS di quest’anno, purtroppo, per quanto ho appena citato e per quanto scritto da sempre, vedeva varie posizioni assai pesanti dove l’AS e Urano in Ottava Casa erano quelle che facevano meno paura. Assai insidiose, invece, le altre del Sole in 6^ e di Marte e Saturno in Quarta (regola #34).
Se a ciò aggiungiamo una Rivoluzione lunare con Ascendente in 12^ Casa più Marte, Saturno e Plutone a ridosso dell’AS, tra Dodicesima e Prima Casa, credo che non occorrano altre spiegazioni.

Alcuni/e continuano a ripetere che la morte, le malattie gravi, gli incidenti, il carcere, la perdita del lavoro, la separazione matrimoniale, il fallimento di un’impresa commerciale e via discorrendo non hanno nulla a che vedere con le brutte posizioni della RS. Però non spiegano con cosa avrebbero a che fare. 

Con i programmi RAI della sera? O con l’indice MIBTEL?

A me va bene che ci siano posizioni diversissime rispetto alla mia, in modo che poi, in futuro, non si possa dire che la pensavamo tutti allo stesso modo e necessariamente da una parte ci saranno quelli che vedevano giusto nella stragrande maggioranza dei casi e dall’altra quelli che toppavano al 100%. Dunque va bene così, ma vi esorto a non farvi imbrogliare: chiedete a tutti i miei avversari di fare come il sottoscritto che da 48 anni rende pubbliche le proprie RSM: quando si aspira a essere o a diventare autori, non si può dire che si tace per ragioni di privacy perché la privacy, per chi si candida a insegnare, finisce dove inizia il diritto di ogni allievo di verificare innanzitutto “sulla pelle” del proprio maestro se quello che scrive è credibile o se costui/costei farebbe meglio ad andare a vendere le frittelle agli angoli della strada.


Nota

Quasi quotidianamente qualcuno, quasi sempre anonimi assoluti nel campo dell’astrologia, vorrebbe iniziare a “guerreggiare” con il sottoscritto lanciandogli un centinaio di calunnie e di accuse addosso. Ripeto, ancora una volta, che non posso accontentare costoro che legittimamente aspirano ad avere un loro giorno di gloria inveendo contro persone note. Non sono interessato a rispondere a chiunque. Qualcuno però mi obietta: ma in passato hai “guerreggiato” con altri mentecatti! È vero, però non posso farlo per tutta la vita e poi, diamo a Cesare quel che è di Cesare: ho fatto qualche eccezione in passato solo per i mentecatti di livello stratosferico e con tutto il rispetto per questi mentecatti dell’ultim’ora, riconosco loro una quota notevole di demenza, ma non al punto tale da giustificare che io investa ore delle mia vita a rispondere alle loro invettive totalmente spuntate perché ho già risposto alle stesse, lustri fa, quando buttavo via il mio tempo con  dementi di livello internazionale.












I NOSTRI DUE CONVEGNI ANNUALI DI ASTROLOGIA ATTIVA


Si svolgono a Milano e a Sant’Agata sui Due Golfi, vicino Sorrento, Napoli, al Grand Hotel Due Golfi (081 878 0004).


Il Convegno di Giugno si tiene, solitamente, il terzo weekend di giugno, quest’anno il 15, 16 e 17 giugno (venerdì 15-19, sabato 9-13 e 15-19, domenica 9-12). Controllate sempre, però: se la Luna si trova a circa 9° in Sagittario, allora si passa al 4° weekend di Giugno, ma farete bene, sempre, a chiedere alla direzione dell’Hotel.
Il tema è libero, come in ogni nostro convegno: vari argomenti proposti dagli stessi partecipanti. 
La formula è ancora aperta e gratuita, ma molti intendono male questa realtà e scelgono di soggiornare e pranzare e cenare altrove: quando non potremo più godere della squisita ospitalità del Grand Hotel Due Golfi, tale convegno di giugno sarà soppresso e resterà solo per pochissimi amici/amiche (massimo una decina), in forma assolutamente privata.
Per quest’anno è prevista la cena del venerdì al Ristorante “Da Michele”, alla Marina della Lobra (081 878 9871), a pochi chilometri dall’Hotel, con prenotazione obbligatoria, e per la serata del sabato una cena intorno alla meravigliosa piscina a sfioro del Grand Hotel Due Golfi (è necessaria la prenotazione).









Il convegno di Milano si svolge il terzo weekend di ottobre o il quarto (se la Luna si trova a 9° circa in Sagittario). Sede da stabilire. Ingresso libero e pranzi e cene altrettanto liberi. Quest’anno il 20 e il 21 ottobre (sabato 9-13 e 15-19, domenica 9-12).

Questa pagina resterà sempre il punto di riferimento anche per eventuali altri incontri annuali.












2001 Odissea nello spazio: tentativo di scalata alla montagna sacra del cinema di tutti i tempi (ma con umiltà). By Ciro Discepolo.

Mi sono deciso a farlo dopo cinquant’anni (per il cinquantenario, appunto) e dopo averlo visto tantissime volte (in un numero più vicino a trenta che a venti): per rispetto al Maestro, innanzitutto. Sebbene penso che avessi qualcosa da dire e che non è cambiata in tutti questi lustri.
Quando stava per morire — ma lui non lo sapeva — a Stanley Kubrick che era impegnato a montare ‘Eyes Wide Shut’, il suo ultimo film, dissero che forse un giornalista aveva compreso il senso di quella trama e lui rispose, pressappoco: “Peccato. Allora vuol dire che ho fallito nel mio scopo principale...”.

Fu un genio. Non possono esserci dubbi.
Soltanto gli ultimissimi film sullo spazio, come ‘Gravity’, si sono avvicinati, se guardiamo il solo aspetto fotografico-cinematografico della pellicola, a quel capolavoro irripetibile che continuo a guardare, suggendo con avidità ogni singolo frame, senza mai trovare una piccola sbavatura, un errore, che so, qualcosa che stoni, anche solo leggermente.

No, è un capolavoro e basta.
Forse per scrivere dello stesso occorre partire da qualcosa riferita nel magnifico volume “Stanley Kubrick, La biografia”, di John Baxter, edizioni Lindau, che i mie carissimi amici Bianco-Valente, sapendo quanto lo avrei gradito, mi donarono il 23 Dicembre 2001...:

Stanley Kubrick era appena uscito dagli uffici della Metro Goldwyn Mayer dove aveva firmato il contratto per quello che all’epoca fu il film più costoso della storia del cinema e a un amico che lo accompagnava, confidò: “Credo proprio che queste persone, se solo avessero sospettato che mi stavano finanziando un film religioso, non mi avrebbero concesso neanche un solo dollaro...”.

E, infatti, ‘2001 Odissea nello spazio’ è soprattutto un film religioso: religioso perché vuole dimostrare che c’è un percorso, una meta da raggiungere, una lunghissima parabola che trasformerà scimmie urlanti nell’Africa preistorica in creature costituite da sola luce (la scena finale del capolavoro), con o senza l’assistenza del grande monolito nero.

Credo che sulla prima parte del film si sia tutti d’accordo e non ci sia qualcosa di davvero esoterico da scoprire: Kubrick ci offre la sua visione di un possibile percorso dell’animale-uomo sulla Terra, ma anche prima della vita sulla Terra e, probabilmente, dopo la vita sulla Terra.
Il monolito nero è, in tutta evidenza, la conoscenza (endogena o esogena), il tutor, che assiste l’uomo-barbaro-animale in questa meravigliosa evoluzione che lo porterà, dopo quattro milioni di anni, a partire dalla prima scena con gli ominidi, a scoprire, sulla base lunare Clavius, la presenza dello stesso monolito che ci sta già suggerendo, sin dall’alba della civiltà, e che ci suggerisce ancora di andare verso Giove e ‘beyond Jupiter’, verso l’infinito.

Libri e libri sono stati scritti e dedicati, giustamente, al genio “tecnico” dell’Autore. Le sue invenzioni o pre-visioni di quello che è il nostro presente attuale e anche il nostro futuro prossimo sono stupefacenti e ci lasciano ancora oggi sbalorditi: pensate, per esempio, giusto per fare un esempio elementare, a tutti i computer e/o ai monitor del film: la terza dimensione non esiste, sono tutti schermi assolutamente piatti, come il tablet di spessore zero millimetri su cui gli astronauti leggono il giornale mentre pranzano.
Gli effetti speciali, la “pulizia” della fotografia ancora oggi ineguagliata, nonostante il nostro attuale 4K e HDR o il 5K con cui posso filmare la realtà con la mia nuova fotocamera Sony 7RM3: vi indico una scena in particolare, quella del recupero dell’astronauta morto fuori dalla nave, per un confronto. L’avvicinamento nello spazio tridimensionale, l’assenza di gravità, la perfetta coerenza delle singole velocità e dei singoli movimenti dell’ “universo fermo” sullo sfondo, della nave quasi “ferma” anch’essa, e della capsula, dell’astronauta morto e dei bracci meccanici che lo devono raccogliere e riportare dentro. Guardatela e riguardatela cento volte: sono certo che anche chi tra voi conosce la fotografia non riuscirà a trovare un confine tra la fiction e la realtà ripresa “dal vero”!

Ma, chiaramente, per chi, come me, ama tantissimo Stanley Kubrick, tutto ciò è scontato e va riconosciuto in partenza, senza possibilità di dubbi.
Non dimentichiamo che il nostro realizzò alcune invenzioni formidabili per il cinema, come l’adattamento super economico di carrozzine per disabili in sostegni mobili, su binari, per la cinepresa, abbassando di moltissimo i costi di ogni film (nei suoi primi lungometraggi). Oppure come per gli obbiettivi speciali che furono realizzati, su suo progetto, per filmare un Barry Lyndon notturno e al lume di candela.
Geniale, geniale e basta.

Ma, come dicevo, egli fu geniale in toto, senza togliere alcun merito al coautore, Arthur G. Clarke, che già aveva nutrito abbondantemente il mio spirito prima di regalarmi questa magica creatura.

Due altre piccole curiosità sul film. Nonostante il budget enorme a disposizione, Kubrick sapeva che rischiava di superare di molto lo stesso (e così fu) e si scervellò a pensare in quale parte del mondo avrebbe potuto trovare una location adatta a girare le prime scene, quelle dell’alba della civiltà, con le scimmie-ominidi in una location africana e preistorica. Ebbene, uno dei collaboratori della troupe gli suggerì di recarsi a Borehamwood, Hertfordshire, non troppo lontano da Londra, dove giravano gli interni negli studi della Metro Goldwyn Mayer, e infatti lì, il regista, con grandissimo stupore, trovò esattamente ciò che stava cercando.
Anche per le musiche Kubrick desiderava qualcosa di speciale, molto speciale, finché un altro suo collaboratore gli suggerì di abbinare le scene topiche dello spazio ai valzer viennesi e così si concretizzò anche quest’altra piccola magia. Magari qualcuno dirà: ma non è stata sua l’idea! È vero, ma forse cento altri autori l’avrebbero scartata, ma non il genio del nostro!

Nel corso di questo mezzo secolo di proiezioni ho visto persone dedicare una buona parte della propria vita a tale pellicola. Mi ricordo che molti anni fa mi imbattei in rete nel sito di un appassionato che dava tantissime notizie già conosciute sul film, poi introduceva brevemente lo stesso e quindi invitava i lettori a inviare al sito la spiegazione della seconda parte del meraviglioso lungometraggio...

Ed eccoci al dunque, senza pretese e senza presunzioni.
Come dicevo, dobbiamo partire dall’idea religiosa che sta alla base del film, se vogliamo tentare di comprenderlo, almeno in minima parte.

Ma è d’obbligo accennare, prima, a due argomenti importantissimi dell’opera in oggetto e che sono stati decifrati senza difficoltà dalla maggioranza dei recensori: il conflitto uomo/macchina (l’elaboratore Hal 9000) che può condurre il primo a essere vittorioso, ma menomato, senza l’aiuto fondamentale che il computer di bordo può dare a tutta l’intera missione e la presa di coscienza dell’intelligenza artificiale(vedi Blade Runner, Nirvana, ...), del computer, del clone o come lo vogliamo chiamare che “può provare perfino emozioni” e paura quando David Bowman inizia a scollegarlo dalla propria immensa memoria al silicio...
Veramente ce ne sarebbe anche un terzo e cioè la violazione della prima legge della robotica che stabilisce che un robot o un computer non possano mai fare del male all’uomo: e qui, giustamente, gli autori sollevano dubbi immensi nello spettatore che certamente si schiererà da una parte o dall’altra, considerando anche “le ragioni superiori” di Hal 9000 che vuole sacrificare l’equipaggio per “salvare” la missione.

Torniamo, però, al topic fondamentale del film, al tentativo di decifrazione della seconda parte del capolavoro kubrickiano.
Tanti si sono soffermati per anni a studiare la location della stanza con alcova rinascimentale e sedie e comò ottocenteschi in cui l’astronauta David (l’attore Keir Dulle) giunge dopo l’attraversamento dello spazio oltre Giove, in una magia di luci, colori, effetti cinematografici stupendi, ma in un insieme che non è semplicemente un’accozzaglia di immagini.
A mio giudizio non ha alcuna importanza stabilire di che epoca precisa sia il comò e anche i dipinti alle pareti o il loro autore. Stanley Kubrick, dal mio punto di vista, ha voluto, con questa scena, semplicemente farci riflettere sulla variabile tempo: dopo che David, con la sua capsula è stato “sparato” forse alla velocità della luce “beyond Jupiter”, si ritrova in un habitat di secoli prima, è questo il punto, ma invecchiato di molti anni, come la sua stessa immagine riflessa nello specchio (settecentesco?) gli rimanda.
Come tutti sanno, l’equazione einsteiniana della legge di propagazione dell’energia ci dice che con il raddoppio della distanza, l’energia decresce di quattro volte, ma ci dice anche che quando la velocità è prossima a quella della luce, allora lo spazio si curva e la variabile spazio-tempo assume connotazioni non lineari.
Nell’ultima scena il protagonista è il tempo: David, dentro e fuori del suo corpo, vede se stesso assai invecchiato nello specchio, poi addirittura ultracentenario sul letto di morte e quindi, dopo l’ennesimo input ricevuto dal monolito nero che è ritornato, protagonista, nella stanza, egli compie il nuovo e più importante “salto di qualità” o ciclo di vita nascendo a nuova esistenza in una dimensione eterea, fatta di sola luce (il neonato rappresentato in una “bolla” trasparente).

Di cos’altro si tratta se non di un’idea religiosa?
La scena termina con l’ennesimo allineamento planetario filmato dal regista newyorkese (non parte sempre tutto da lì?), mentre il sonoro ci riporta alle potenti e suggestive note di “Così parlò Zarathustra”, di Richard Strauss (l’altro brano fondamentale del film è “Il Danubio blu” di Johann Strauss).








Per Tutti. Non è una notizia importante, ma vi invito a leggerla perché potrà spiegare, a qualcuno, il perché di un certo rumore di fondo che disturba, da qualche anno, l’Astrologia:


http://ilblogperidepressi.wordpress.com/ 


For Everybody. 
It is not an important news, but I invite you to read it because it can explain, to someone, the why of a certain noise leading that disturbs, from a few years, the astrology: http://ilblogperidepressi.wordpress.com/ 


Buona Giornata a Tutti.






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Quanto vale il mio rapporto di coppia?


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Una bibliografia quasi completa di Ciro Discepolo:

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