domenica 31 agosto 2014

Luciano Boscotrecase non è più tra noi



Il professore ingegnere Luciano Boscotrecase, il giorno del compleanno 2013 (foto di C. Discepolo)


Alcune foto della sua festa di compleanno, per gli 80 anni (2013)





Con le adorate figlie, Daniela e Chicca




Con se stesso, giovane ordinario di Statica, prima all'Università di Napoli e poi all'Università di Roma





Alla festa dei suoi 80 anni, con la Sorella, i Fratelli, i Cognati/Cognate, i Nipoti...




Alcuni tra i suoi libri










Con l'amatissima nipotina Smilla








Luciano Boscotrecase non è più tra noi.


Ci ha lasciato pochi minuti fa, alle 21.45.


Padre di Daniela e di Chicca, si è spento all’ospedale Fatebenefratelli di Napoli a seguito di una embolia polmonare. Fortunatamente gli sono stati evitati i dolori terminali per un tumore che aveva combattuto negli ultimi anni.

Io ho avuto il privilegio di conoscerlo, di stimarlo e di volergli bene, come genero e come uomo.


Se n’è andato stretto in mezzo all’amore delle figlie, dei due fratelli e della sorella, della ex moglie e di tante persone care che lo ammirarono per la sua semplicità, ma anche per la sua grandezza.

Fu ingegnere e professore del Politecnico e di Architettura per tutta la vita, amato da generazioni e generazioni di studenti che si formarono sui suoi libri di testo.
Una mente matematica che insegnò ai massimi livelli Statica e Scienza delle Costruzioni.
Fu tra i professori di ruolo più giovani del nostro Paese.

Non fu mai uno sportivo, ma amava il calcio e seguiva tutte le partite del suo adorato Napoli.
Da giovane guidava una vettura Alfa Romeo decappottabile e un motoscafo ‘Super Positano’.
Era socio di un noto circolo nautico napoletano, amava vestire bene e nella parte di mezzo della sua vita frequentò anche discoteche e locali di moda tra Napoli, Capri e Roma. Molti lo ricordano ancora con un bicchiere di scotch nella mano destra, nelle calde serate estive, sempre in compagnia di belle signore e di cari amici di un’intera vita.
Non guardava mai film violenti e preferiva le commedie americane, seguiva quasi tutte le partite del calcio senza mai perderne una del Napoli; amava trasmissioni televisive come Montalbano e il serial Capri.

Fu sempre una persona semplice, nonostante i titoli accademici.

Il battesimo del nostro incontro fu spontaneo come tutte le sue manifestazioni di Ariete (era nato a Napoli il 18 Aprile 1933,  alle 10.15 del mattino ed è deceduto due giorni dopo il compleanno della ex moglie che gli è stata al fianco nelle ultime ore).

Alcuni mesi dopo la mia separazione dalla mia ex moglie, iniziai a frequentare Daniela e la invitai a cena, portandole delle orchidee.
Daniela, tornando a casa, incontrò il padre che allora viveva con lei in alcuni giorni della settimana e gli disse: “Papà, Ciro Discepolo mi sta facendo la corte!”

E lui, senza dire altro, alzando le braccia, esclamò: “Fai quello che vuoi, ma io non parto!”.

Ecco, questo fu il battesimo un po’ brusco nei nostri rapporti, ma che divennero prestissimo cordiali e caratterizzati da una grande stima reciproca.

Io ammiravo in lui lo spessore della sua mente matematica e scientifica, l’onestà intellettuale e di vita, l’amore per la famiglia, la sobrietà, il dignitoso silenzio con cui cercava di non entrare mai più di tanto nelle vite delle persone che amava. Un suo obbiettivo preciso era quello di “non dare fastidio”.

L’ho accompagnato, in qualche modo, negli ultimi sei anni della sua vita e gli ho voluto molto bene, come un secondo padre, anche lui ingegnere come il mio.

Era condannato dalle conseguenze di un brutto tumore maligno alla prostata che gli fu asportata dodici anni fa. Erano seguiti due lustri di cure alle quali si era sempre sottoposto con pazienza e con dignità.
Amava la vita e avrebbe voluto vivere ancora. Fu attivo e autonomo fino a pochi mesi fa e soltanto da questa estate aveva conosciuto un rapido e inarrestabile declino.

Con il tempo aveva apprezzato anche il mio modo di pensare e si ritrovava su moltissime mie scelte, per esempio i miei ristornati preferiti, a Napoli e in Costiera, erano anche i suoi, e così i negozi di cravatte, di camicie, di abiti…


La sua malattia, declinatami direttamente in faccia in tutte le sue forme e in tutte le sue scale di intensità, mi ha insegnato delle cose.
Oggi, alla luce di queste conoscenze, non mi sentirei di condannare tout court la chemioterapia e la medicina tradizionale.
Tutti sanno quali siano i miei orientamenti da questo punto di vista e quanta importanza io dia alle cure omeopatiche e alternative, ma proprio seguendo il lungo percorso di malattia di quest’uomo a cui ho voluto molto bene, mi sono convinto che probabilmente egli non sarebbe vissuto tanto se non avesse avuto anche l’aiuto di nuovi farmaci sperimentali, soprattutto, del genere ormonale.

Da ingegnere e da matematico egli tentava di matematizzare anche l’incedere della propria malattia e per tale motivo era stato ottimista e coraggiosissimo fino all'inizio di questa estate quando il valore del PSA si era tenuto pressoché costante, da molti anni a questa parte.
Poi, quando lo stesso aveva iniziato a raddoppiare ogni mese, lo aveva preso un grosso sconforto e si iniziavano a leggere, sul suo viso, i segni più certi di un profondo scoraggiamento.

Anche in questi momenti Luciano non tentava mai di “invadere lo spazio altrui” e invitava le due figlie a continuare la propria vita: Chicca e Daniela erano presenti al massimo, ma non per sua richiesta.

Il professore Boscotrecase ha incarnato, sotto molti punti di vista, l’essenza del vero gentiluomo napoletano, come ce ne sono davvero pochissimi ancora, retaggio di una immensa civiltà che ebbe nei secoli passati il suo massimo splendore quando Napoli fu capitale morale d’Europa insieme a Parigi.

Anche lui con il suo Vaio Sony seguiva ogni mattina la posta elettronica, teneva in ordine i propri conti, guardava le foto che gli mandavamo…
Scendeva a fare una passeggiata e a prendere il caffè tra via dei Mille e via Lomonaco dove abitò praticamente per quasi tutta la vita.

D’estate amava trascorrere un paio di settimane nella sua adorata Capri, ma quest’anno era stato vicino a Daniela e a me a Sant’Agata sui due Golfi, per un quindicina di giorni: la malattia se lo stava già prendendo, ma era riuscito a strapparle ancora poche ore di serenità a fianco alla figlia e in un ambiente sereno e accogliente.

Poi la caduta verticale di questi ultimi giorni.

Questa mattina il medico di guardia del Fatebenefratelli ci aveva avvertiti che non avrebbe superato il pomeriggio e Daniela, che è persona ultrasensibile e anche piuttosto percettiva in senso extrasensoriale, aveva commentato: “Sono sicura che Papà aspetterà la fine della partita del Napoli”... e così è stato.

Adesso il professor Boscotrecase riposerà in pace nel meraviglioso cimitero di Vico Equense dove pochi anni fa le due figlie acquistarono per lui un loculo.


Grazie, Luciano, è stato un grande privilegio conoscerti e non ti dimenticherò mai!





Massa Lubrense, Pasqua 2014, con la ex moglie, Rossella Savarese, con i generi Claudio e Ciro e con le figlie Daniela e Chicca




L'ultima dimora da vivo, l'ospedale Fatebenefratelli di Napoli, poche ore fa



Uno degli ultimi momenti felici: Plenilunio di Luglio 2014, al Circolo Italia, Borgo Marinaro di Napoli, con Daniela






Breve aggiornamento del 1° Settembre 2014


Grazie a Tutti, anche da parte di Daniela, per le condoglianze.
Oggi, in segno di lutto per la grave perdita, questo blog non uscirà.
Non uscirà neanche domani e dopodomani perché mi troverò all'estero. Redigerò un nuovo blog giovedì prossimo. Siete invitati a non inviare nuovi post con quesiti perché quel giorno dovrò rispondere a molti messaggi di ieri. Grazie.





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