venerdì 19 agosto 2011

Realtà Dicotomica






Un mio breve racconto di diversi anni fa...




Il giovane la stava osservando già da un bel po’. Si trovava eretto sulla battigia e l’aveva notata già da prima che lei si tuffasse. Era una bella mattinata di inizio agosto e il sole si elevava già alto nel cielo. Lui era del posto e non l’aveva mai vista prima di quella giornata. Si erano sfiorati una mezz’ora prima al bar del lido, quello che una volta si chiamava “Antico Bagno Astarita”: era rimasto turbato dalla sua bellezza che, pur non essendo di quelle da ragazze-copertina, era tuttavia notevole. La giovane donna poteva avere ventisei, ventotto anni al massimo ed era una bruna dal colorito olivastro e dai grandi occhi scuri come la pelle: sembrava una brasiliana o una cubana, ma il costume indossato, nonché le borse da spiaggia, il trucco, l’orologio, gli occhiali e altro ancora denunciavano la sua natura mediterranea. Non era alta, ma ben proporzionata e con gambe diritte e uno splendido seno che, insieme agli occhi, era il suo punto di maggiore sex-appeal. Continuava a guardarla e si rendeva conto che gli piaceva molto, pur non essendo, lui, facile all’innamoramento o ad entusiasmarsi per una donna. Lei era stata a riva per qualche minuto, immersa con le gambe nell’acqua fino all’altezza del ginocchio, e si bagnava il corpo con una mano, come se volesse abituarsi gradatamente alla temperatura del mare che non era affatto bassa, ma che per alcune persone freddolose non è mai sufficientemente confortevole. “È proprio ben fatta”, pensò il giovanotto, e si chiese come mai ella fosse sola. La donna, invece, non aveva notato per nulla l’altro e seguiva passivamente il flusso disordinato dei propri pensieri e la deriva della sua malinconia. Adesso stava riandando indietro nel tempo, alla sua infanzia, a tante altre volte che lei era stata lì, a Vico Equense, a bagnarsi in quelle acque che non erano il massimo della limpidezza, ma che assicuravano ancora una balneazione più che gradevole. Sapeva bene che agosto non era il mese più adatto per godersi la penisola sorrentina, ma le ferie se le poteva prendere soltanto in quel periodo e allora era inutile rimuginare. Si trovava pressappoco al centro di un pentagono i cui vertici erano l’ “Antico Bagno Astarita”, la verticale passante per la chiesa di Santa Maria del Toro che torreggiava sulla splendida baia, l’altra verticale passante per il castello Giusso, lo scoglio della Margherita e lo scoglio della Tartaruga. Nuotava e godeva di quel fresco refrigerio nella mattinata infuocata da un sole agostano tra i più comburenti. A tratti si fermava e restava per molti minuti quasi ferma, agitando solo lievemente mani e piedi: lo scenario era tra i più suggestivi. Le venne di pensare, in quell’istante, che suo padre prima, suo nonno ancora prima e il padre di suo nonno ancora più indietro nel tempo, dovevano aver provato più o meno le stesse sensazioni che stava provando lei: stessi giorni di agosto, stessa inclinazione del sole, quasi identica temperatura dell’acqua e dell’aria, luoghi ora più cementificati, ma, paesaggisticamente parlando, quasi uguali a distanza di un secolo. Il suo dna personale e i miasmi atavici, più le ricchezze e le specifiche mitologie, di quei luoghi si fondevano assieme in un mix speciale che, nonostante le dovute differenze, doveva farle saggiare quasi le identiche emozioni avvertite dai suoi ascendenti: un brivido particolare le percorse la schiena, ma fu solo un attimo, poi tornò a riflettere sul pensiero di sempre e sull’inanità dei suoi progetti. Aveva, oramai, trent’anni ed era già al suo sesto intervento estetico al seno. Tutto era iniziato quel maledetto anno, a ventuno primavere, quando, non piacendole, se lo era fatto rifare da uno dei più noti chirurghi estetici del Nord. Avevano voglia di rincuorarla - i suoi e le amiche -, di sostenere che tutto era andato bene e che doveva essere soddisfatta del risultato ottenuto, anche se, secondo la quasi totalità delle persone che erano a conoscenza della cosa, lei aveva commesso una pazzia in quanto – dicevano - il suo seno era già splendido prima e comunque era ulteriormente migliorato. Ma come facevano a esseri tanto ciechi? Possibile che non vedessero i risultati maldestri di un chirurgo incapace? E le cicatrici, poi? Quelle brutte odiose antiestetiche gigantesche cicatrici? “Invisibili” sostenevano i suoi cari, ma non erano per niente tali. E quando lei, un anno dopo, si recò da un altro famoso dottore milanese anche costui convenne che il lavoro era stato fatto male e che occorreva ripeterlo. Detto e fatto: nuova camera operatoria e nuova tragedia sulla tragedia; si era ritrovata peggio di prima e con tanta rabbia in più addosso. Cercavano di convincerla, di farla ragionare, ma, in effetti, desideravano solo che lei desistesse dai propri propositi e che accettasse la situazione de qua. Anche il suo compagno continuava a ripeterle che lei era una dea, che era perfetta, che aveva un seno stupendo: tutte chiacchiere di chi non vuol guardare in faccia la realtà. Lei, intanto, con la perizia scritta che si era fatta firmare dal secondo chirurgo, aveva iniziato una causa di risarcimento danni contro il primo e, contemporaneamente, aveva preso contatti con il terzo che giurava di essere in grado di effettuare un buon lavoro ricostruttivo e riparatore. Ma le cose non erano andate per nulla in tal modo e anche la terza operazione era stata un buco nell’acqua, anzi: aveva aggravato i problemi esistenti. Lei non riusciva a pensare ad altro e aveva anche smesso di dare esami all’università. Viveva nel proprio dolore accentuato dalla consapevolezza di non essere compresa dagli altri, neanche dalle persone più care. Si sentiva terribilmente sola in questa lotta e proseguiva lungo la strada della ricerca di informazioni a tappeto: chi è il migliore, chi ha già eseguito interventi del genere, dove e quando posso farmi rioperare, che probabilità ho di riuscire nel mio scopo…? Così fino alla sesta volta, quattro mesi prima, poi la decisione di accettare la realtà, di farsene una ragione, di gettare la spugna. Non che condividesse i discorsi di sua madre e della sorella sulle atroci malattie del mondo e sulla pochezza del proprio problema personale, ma solo che si era resa conto che non esistevano “maghi”, al mondo, capaci di riparare il danno subito con il primo pessimo manufatto-intervento. E questo lo poteva affermare a ragion veduta, dopo che si era rivolta, per l’ultimo tentativo, a uno specialista brasiliano tra i più rinomati di Rio de Janeiro. Pensava a tutto ciò quando una splendida ragazza, quasi sua coetanea, le nuotò di fianco ed ella ebbe modo di ammirare il suo seno fantastico: grande, pieno, sodo, perfetto nelle forme. Neanche Michelangelo avrebbe potuto scolpirne uno più ben fatto! “È così che lo desidero”, pensò, “… Ho letto che ci sarebbe un bravissimo chirurgo di New York…”.
Ciro Discepolo




Sì, Niko, un po' di pazienza.




Cara Vince, come hai fatto a capire che era quella la foto?




Cara DanyLibra74, purtroppo al mondo vi è molto di peggio delle signorine Gilda...






Caro Giovanni, è interessante ciò che dici, ma ti stai riferendo all'ICP Boroni, perché quello originale viene calcolato il 1° gennaio di ogni anno e considera soltanto la somma delle distanze reciproche in gradi degli astri da Giove in poi. Studiando le curve degli ultimi mille anni il mio Grande Maestro ci ha mostrato, senza ombra di dubbio, il funzionamento di questo importante algoritmo. Va da sé che ognuno è libero di costruirsi l'algoritmo che vuole, ma dovrebbe almeno mostrarci, con il proprio, come hanno funzionato gli ultimi mille anni di storia dell'Umanità.






For all. This is not an important piece of news but I ask you to read it anyhow because it will explain, to some, the background noise which has been disturbing Astrology for some years (Per Tutti. Non è una notizia importante, ma vi invito a leggerla in quanto potrà spiegare, a qualcuno, il perché di un certo rumore di fondo che disturba, da qualche anno, l’Astrologia. Appena avrò un po’ di tempo, creerò altri tre o quattro blog per altre persone su cui vi state ponendo delle domande):















Buona Giornata a Tutti.
Ciro Discepolo


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