Giorgia Meloni,
un ritratto astrologico di Ciro Discepolo.
Le aquile volano più in alto di tutti.
E questo è un fatto, al netto di micro-precisazioni esagerate
di ordine ornitologico.
Non ho mai nascosto la mia recente simpatia per questo
personaggio che prima non conoscevo quasi del tutto. E la mia simpatia è
dovuta, in primis, al fatto che ho riconosciuto nelle sue stelle l’aquila che è
in lei e che da decenni non identifico in alcun leader politico internazionale.
Nelle sue stelle: altre tessere di riconoscimento non mi
interessano minimamente.
Alla vigilia della sua elezione a Presidente del Consiglio e
anche dopo e anche oggi, il parere dell’intera opposizione è stato unanime: si
tratta di una politica mediocre e fascista.
All’opposto, i leader
internazionali di ogni longitudine geografica, e gli organi di stampa, compresi
quelli più schierati a sinistra come il “Washington Post”, il “New York Times”,
“Libération”, “El País” e molti altri ancora, le continuano a dedicare
copertine, la indicano come un grande leader internazionale, la segnalano come
esempio di statista da imitare.
Fin qui la normale dialettica politica che però, ogni giorno
che passa, si infrange contro il libero pensiero di tante menti brillanti di
sinistra, a cominciare da Massimo Cacciari e con un elenco davvero lungo di
accompagnamento, che riconoscono in lei un outsider.
Perché sarebbe un outsider?
Intanto perché parliamo di una Capricorno con una tonnellata
di Saturno sul capo e una direzione mentale da sesta Casa (il Sole). Ma, dunque,
stiamo dicendo semplicemente che Giorgia Meloni è una brava ragioniera?
Niente affatto.
Io, intanto, per legge, in una futura società in cui l’Astrologia
avesse il peso che merita, farei scrivere in Costituzione che i leader del
paese andrebbero scelti tra i Capricorno e i Cancro compensati, possibilmente
con forti valori saturnini, ma anche con indicatori di successo e con zero
valori cattivi in Case temibili come la settima e l’ottava (ricordate i grafici
di Hitler e di Mussolini?).
Ma perché Capricorno e ancora Capricorno (Cancro
compensato)?
Perché costoro hanno bisogno di essere lodati e si
candidano, per default, a essere stacanovisti, instancabili, tutti d’un pezzo.
Se poi non avessero posizioni minacciose in settima e in ottava
Casa, anche il pericolo di andare a sganciare bombe sulla Serbia, verrebbe
evitato.
E, se ci aggiungessimo, un Giove in decima Casa in trigono al
Sole?
Beh, in quel caso, sommando anche il pragmatismo del segno
più importante in questa mappa (la Vergine) avremmo esattamente tale cielo di
nascita e non altri.
Allora sarà santa? Le costruiranno un secondo Colosseo?
No, ma certamente verrà ricordata, nella storia, come uno
dei migliori politici che hanno governato l’Italia.
È soltanto un caso se l’intera Europa ha scelto il suo
modello per opporsi alla immigrazione selvaggia?
Ed è sempre soltanto un caso se perfino l’attuale leader
statunitense sta cercando di cavalcare l’articolo 5 della Nato per trovare un
varco di uscita alla guerra in Ucraina?
Però, ripeto, a me, personalmente, interessa il giudizio degli
astri e dato che questi mi permettono di parlare loro col tu, posso confermarvi
che nel cielo che abbiamo davanti gli astri sono quelli giusti.
Condanno quei colleghi o allievi, al maschile come al
femminile, che disprezzano Giorgia Meloni (ma farebbero lo stesso anche con
tantissimi altri leader) solo perché si riferiscono a bandiere opposte alle
proprie.
E qui, lasciate che io entri, solo per un attimo, davvero,
in un discorso politico: vivo da decenni, il dramma di amiche ed amici a cui
voglio bene, che al netto di qualunque dubbio, soffrono la compressione, all’interno
di un partito, dove loro che sono nati sinceramente democristiani e cattolici,
sono costretti a convivere con presunti figli adottivi del Che Guevara, politici
contemporanei pronti a sparare su chiunque si opponga al comunismo a Cuba o in
Sud America.
E qui chiudo con la parentesi politica e torno a Giorgia che
mi preoccupa non poco per la propria salute.
Intanto qualcuno di voi ha fatto un calcolo anche grossolano
dell’odio che deve ingoiare ogni giorno?
Cosa c’entra?
C’entra, c’entra.
Magari il nostro Presidente del Consiglio non conosce la
potenza del rimedio omeopatico Natrum Muriaticum e, dunque, non sa, che lo
stesso l’aiuterebbe tantissimo ad eliminare fiumi di veleno che le giungono in
circolo ogni giorno…
Senza parlare degli “occhi potenti come schioppettate…”.
Siamo giunti ai suoi compleanni mirati: secondo voi è da
apprezzare o da condannare dato che li pratica in tutta evidenza e quasi alla
luce del sole?
Anche questo è un segno di intelligenza: la buona
intelligenza che le viene dalla congiunzione Mercurio-Marte in Capricorno.
Sono certo che anche in ciò lei applichi la massima di John
Fitzgerald Kennedy: “Non chiederti cosa possa fare il tuo paese per te, ma
domandati cosa puoi fare tu per lo stesso, ogni giorno”.
Guardiamo la sua Rivoluzione Solare, ma notando, prima, che
l’orario di nascita, pubblicato su astro.com, riporta la valutazione “AA Rodden”
sulla precisione del suo orario di nascita e quindi quest’ultimo dovrebbe
essere alquanto giusto, ma pur sempre arrotondato.
Cominciamo col dire che quella italiana (la sua Rivoluzione
Solare per Roma) sarebbe stata davvero micidiale, per lei e per i nostri
connazionali: Ascendente in dodicesima Casa, Saturno stretto al MC e stellium
con Marte in settima: neanche l’oroscopara della Ciociarìa ne avrebbe potuto
consigliare una peggiore.
Quella di Tokyo, ormai nota a tutti e che vi riporto
nuovamente, evita le perle che ho appena citato e già per questo merita
moltissimo, ma – soprattutto – evitando ogni violazione grave delle 34 regole,
aggiunge questi elementi preziosi al tutto:
1) - Una congiunzione non stretta Giove-MC. In
effetti a questi gradi di distanza Giove non è forte, ma non è neanche nulla.
2) - Urano lo fa cadere in ottava e non in settima,
cosa pericolosissima (per le rotture, anche “in famiglia”, in campo politico).
3) - Fa cadere Sole, Venere e Plutone in cuspide o in
quarta Casa e sappiamo che Giorgia Meloni sta per annunciare un piano decennale
di edilizia popolare a cui tiene moltissimo (e noi italiani ancora di più).
4) - Su Saturno e Nettuno ci torno tra poco.
Adesso, mettiamo che con qualche piccolo trucco di
cinema-teatro la Premier avesse voluto incollare Giove al Medio Cielo: non
sarebbe stato difficile per lei, atterrare alle 13 a Tokyo e poi spostarsi con
un volo breve a Oita o dintorni, nell’ovest del Giappone.
Ma avrebbe rischiato troppo: come avrebbe potuto controllare
giornalisti, fotografi, semplici curiosi in giro per l’aeroporto di Tokyo?
Inoltre c’è un secondo motivo che, a questo punto, ritengo
sia stata una scelta buona, se si è trattato di una scelta e non di una resa.
Premetto che, come tutti possono verificare, in tutta la
vita sono sceso in apnea anche in fondo all’oceano per non mettere malefici in
quinta Casa, soprattutto da quando scoprii che tale Casa riguarda strettamente
anche la moglie, oltre che i figli.
Tuttavia il Presidente del Consiglio deve ragionare – è obbligato
a farlo! – come se fosse madre di tutti i cittadini dello Stato e non soltanto
della sua bambina.
E, in tal senso, a mio parere, per lei è stato meglio
lasciare questo cielo che ottenerne un altro con Giove strettissimo al MC, ma
con Saturno e Nettuno in sesta Casa.
Ho detto, infatti, poco più su, che temo per la sua salute
perché l’impegno a cui è sottoposta è esagerato e così l’odio a tonnellate che
incassa ogni giorno della settimana.
Inoltre quei due in sesta non avrebbero significato solo la
salute e avrebbero potuto compromettere seriamente i rapporti all’interno della
sua coalizione, rischio non meno grave per chi sta per raggiungere il primato
di governo più longevo della Repubblica, cosa che si traduce in maggiore
fiducia dei mercati internazionali per l’Italia e in più ricchezza, concreta,
per la stessa.
I rischi, per la sua Ginevra, sono alquanto relativi e, se
la bambina è sostanzialmente sana, piccoli disturbi o piccoli problemi nel
corso dell’anno non saranno un dramma.
Inoltre – e non lo dimentichiamo – anche Ginevra è partita
per il compleanno mirato!
Resta un solo punto che avrebbe meritato una seria
riflessione: Nettuno in cuspide.
Nettuno in quinta è assimilabile a Saturno in quinta e
riguarderà più preoccupazioni della madre verso la figlia che problemi veri e
propri di quest’ultima.
Diciamo, allora, che l’unica cosa che sarebbe stato utile
correggere, è proprio quella cuspide di Nettuno (angosce dagli alleati di
Governo?), ma su questo sarebbe stato difficilissimo o impossibile intervenire.
Poche osservazioni sul fenomeno della proiezione
Vi siete mai
chiesti perché, all’epoca, i film di Fantozzi ebbero un successo esagerato in
molti Paesi europei e soprattutto in Germania?
Perché i
nostri cugini teutonici, o di etnia simile, irridevano ai Fantozzi italiani e,
in questo modo, “esorcizzavano” – o tentavano di esorcizzare – la propria paura
di essere dei Fantozzi.
La stessa
cosa capita a noi quando ridiamo a crepapelle dei personaggi burini, maldestri
o pignolissimi dei film di Carlo Verdone. È come se dicessimo: «Ecco, vedete,
il burino è quello lì, non io!».
E fin qui
qualunque persona di cultura media capirà che non abbiamo prodotto alcuna
scoperta.
Andando un
po’ più in profondità, pur senza avere una vasta cultura psicoanalitica,
comprendiamo meglio anche altri fenomeni mediatici, come i film western che
hanno massacrato, una seconda volta, i nativi americani in pellicole di
bassissimo valore.
Ogni volta
che un americano di Hollywood, con la faccia piena di cerone e una piuma di
uccello tra i capelli, mimava lo scotennamento di un bravo ufficiale americano
di cavalleria, scattava in noi spettatori il suddetto fenomeno e desideravamo,
quasi tutti, che all’ultimo momento un bravo soldato delle giubbe blu sparasse
al petto del “selvaggio”.
Ovviamente
potremmo continuare per molte pagine, ma non occorre. Chi fosse davvero
interessato all’argomento potrebbe leggere i numerosi trattati scritti dai
padri della psicologia e della psicoanalisi.
Allora,
invece, per andare più sul pratico – e in modo sintetico – propongo una breve
antologia di frasi famose sull’argomento.
Sigmund
Freud scrive che la proiezione consiste nel rifiutare ciò che è interno a sé e
attribuirlo all’altro.
Carl Gustav
Jung osserva che tutto ciò che ci irrita negli altri può portarci a comprendere
noi stessi.
In modo ancora più diretto, afferma che la proiezione trasforma il mondo in una
copia del volto sconosciuto che portiamo dentro.
Melanie
Klein sottolinea che la proiezione è uno dei primi modi con cui l’individuo
tenta di liberarsi di ciò che non può tollerare in sé.
Wilfred Bion
afferma che, quando la capacità di proiettare e di riaccogliere le proiezioni fallisce,
il pensiero si interrompe. Qui si allude chiaramente alla mancanza patologica
di proiezione.
Jacques
Lacan osserva che l’aggressività nasce spesso là dove il soggetto non riconosce
più la propria immagine.
E, se
permettete, aggiungo anche un pensiero più modesto, rispetto a quelli qui
citati, del sottoscritto.
La
proiezione è un meccanismo sano quando è reversibile.
Quando manca del tutto, non resta che il sospetto, l’attacco e la paranoia.
A mio
parere, questa riflessione potrebbe fungere da distico ideale alla magnifica e
celebre vignetta di Snoopy che ho riproposto in una veste grafica lievemente
diversa dall’originale.
Nota
Sul piano
astrologico, in tanti anni di pubblicazioni, mi è capitato moltissime volte di
leggere commenti del tipo:
«Ah, allora se scrivi questo, da oggi in poi non leggerò più i tuoi libri!».
Il tutto
accompagnato da insulti del genere:
«Ma non hai capito che questo personaggio è una canaglia e un bugiardo???».
Naturalmente,
quando poi chiedo al mio interlocutore di precisare da quale aspetto
astrologico del Tema di Nascita del personaggio trattato si deduca che egli sia
“una canaglia e un bugiardo”, non seguono risposte.
Aggiornamento del 22/1/2026
Quando a
vent’anni scoprii il vero significato della parola “Proiezione”.
Alcuni di
voi che mi leggono sanno che non ho ancora deciso se tentare o meno di scrivere
una mia autobiografia. Quella a cui magari state pensando — cioè il libro L’uomo
e le stelle, sottotitolo Intervista all’astrologia, che pubblicai
nella primavera-estate del 2023 con le Edizioni di Ricerca ’90, e che è di ben
820 pagine — non è la mia autobiografia vera e propria. O meglio: lo è, ma solo
relativamente all’astrologia.
Non ho
ancora deciso, invece, se tentare di scriverne un’altra che riguardi la mia
vita nella sua parte più intima e personale. Tuttavia, forse, mi porto avanti
con il lavoro, in vista di una possibile decisione positiva in tal senso. E
vorrei raccontarvi come giunsi, a vent’anni, a scoprire il profondo significato
della proiezione — intendo la proiezione nel senso psicoanalitico del termine.
Avevo
appunto vent’anni e vivevo, dentro e fuori di me, in maniera infuocata, il 68.
Fuori di me perché partecipai attivamente alla rivoluzione del 1968. Lavoravo
da poco all’Istituto Motori di Napoli del Consiglio Nazionale delle Ricerche,
dove ero il responsabile del laboratorio di misure elettroniche. E subito mi
gettai nella politica, tanto che già a vent’anni ero nel direttivo della CGIL
Campania, che raccoglieva scuola, università e ricerca.
In questo
direttivo stavo a fianco di colui che sarebbe poi diventato un famoso biologo
ed esperto di etica in campo biologico: il professor Edoardo Boncinelli.
Portavamo avanti quelli che allora chiamavamo progetti rivoluzionari. Come
dicevo, militavo molto a sinistra, tanto è vero che personalmente mi definivo
bordighista, ovvero seguace di Amadeo Bordiga. Per chi non lo sapesse: egli era
a sinistra di Trotskij. Dunque, l’ala più estrema. Diciamo che, prima delle
Brigate Rosse, c’ero io.
Questo era
il mio vissuto esterno nel 1968.
Poi c’era
anche un vissuto interno, perché in quei mesi si attuava una rivoluzione totale
nella mia vita, cagionata da un brutto incidente di tipo psicologico, di cui ho
parlato in un video YouTube recente. A seguito di quell’evento, soffrii di
claustrofobia per alcuni anni.
Rimasi
intrappolato in una carrozza ferroviaria stipata all’inverosimile. Svenni e mi
feci praticamente, da svenuto, tutto il tratto tra Roma e Firenze. Poi fui
ricoverato in ospedale. Insomma, risultai scomparso: i miei genitori non ebbero
mie notizie per una settimana.
A seguito di
tutto ciò, iniziai, a vent’anni, un’analisi del profondo. Non tutti sanno
davvero cosa sia. Leggo a volte anche di psicologi che credono di aver fatto
un’analisi del profondo, ma non sanno neppure cosa essa sia. Alcuni addirittura
credono che uno psicologo, essendo psicologo, possa saltare l’analisi del
profondo, perché “si capisce da solo”.
Ma lo stesso
Jung, lo stesso Freud, facevano analizzare i loro sogni da colleghi, perché
sapevano bene che l’ostacolo principale a guardarsi dentro è dato proprio da un
fenomeno che si chiama proiezione: noi ci rifiutiamo di vedere i difetti
giganteschi che abbiamo dentro e li attribuiamo agli altri.
Con
l’analisi del profondo, invece, si riesce a fare un lavoro di scavo dentro se
stessi. È una palestra di vita, che può darci risultati straordinari negli anni
a venire.
Io compresi
subito il potenziale enorme di questa via. Tant’è vero che, già dopo due o tre
mesi di analisi con un bravissimo analista, Antonio Speranza — verso il quale
ho ancora oggi un enorme debito di riconoscenza, ed è una delle persone più
colte che io abbia mai conosciuto — avevo già risolto il mio problema di claustrofobia.
Potevo
restare chiuso in un ascensore con dieci persone anche per tre giorni: gli
altri si sarebbero impiccati, io avrei resistito. Così come oggi potrei
resistere tranquillamente, anche tre giorni, chiuso dentro.
Nel frattempo, però, avendo intuito il potenziale enorme che questa via mi
offriva, continuai. E non avrei mai potuto immaginare che avrei continuato per
oltre dodici anni, circa tredici: a partire dai vent’anni, feci tre lunghe
analisi del profondo, di cui due con Antonio Speranza.
Vorrei sottolineare che erano analisi ortodosse. “Ortodosso” significava, intanto,
che all’epoca venivano fatte con analisti veri, con tanto di “patente”, perché
c’erano anche allora gli abusivi, come ce ne sono oggi. E in secondo luogo,
perché io facevo quattro o cinque sedute a settimana, il che comportava
sacrifici immensi.
Nel frattempo, però, stavo vivendo il 68 anche
dentro di me, sotto altri aspetti. Questa finestra sul mondo introspettivo,
sulla psicologia del profondo, fece scattare in me delle molle potenziali che
erano già presenti e che trovarono poi una logica conseguenza negli studi che
iniziai contemporaneamente a tutto ciò di cui sto parlando.
E contemporaneamente alle due grandi passioni
della mia vita a vent’anni — l’elettronica e la fotografia — incominciai a
interessarmi di psicologia, di psicologia analitica, poi di yoga, che praticavo
anche con un certo talento, e di macrobiotica, di medicina omeopatica. Mi misi
a studiare gli scacchi. E poi giunsi all’astrologia, che riconobbi come il mio
vero sentiero, quello che avrei percorso per tutta la vita.
Durante i primi mesi di analisi, che vivevo
con un’emozione grandissima, accadeva una cosa molto interessante. Quello che
si dice durante la seduta riceve poi un feedback durante la notte successiva —
e le notti successive — attraverso i sogni, che sono la risposta del nostro
inconscio a ciò che si è tentato di portare in superficie nei giorni
precedenti.
Capitò dunque, dopo pochi mesi che ero in
analisi, che io raccontassi al mio analista — che, si badi bene, era anche lui
dello stesso schieramento politico al quale appartenevo io, cioè era all’epoca
un uomo di estrema sinistra — le vicende delle mie giornate.
Per esempio, c’erano assemblee operaie
congiunte tra noi dell’Istituto Motori e i nostri “cugini”, chiamiamoli così,
dell’Istituto Internazionale di Genetica e di Biofisica, che era attaccato al
nostro, sempre di fronte alla RAI di Napoli.
In queste assemblee veniva fuori tutto il 68
di quel momento: occupazioni di istituti, insulti ai direttori, bandiere rosse
che venivano sventolate, di tutto e di più.
A un certo punto, io, infervorato, raccontavo
al mio analista — me lo ricordo come se fosse oggi — le vicende di un’assemblea
che mi aveva particolarmente agitato.
Lui mi chiese:
“Perché l’ha agitata questa assemblea?”
E io risposi:
“Perché c’è quel fascista della sala macchine che ha fatto così, così e così… e
poi c’è quell’altro fascista che dirige la sala disegno, che ha avuto il
coraggio di dire questo… e poi c’è un altro fascista ancora…”
E continuavo.
A un certo punto, Antonio Speranza mi guardò
e, con calma, mi chiese:
“Perché lei pensa di essere fascista?”
Io saltai sulla poltrona e dissi:
“No, non ha capito, dottore! Io sto parlando dei fascisti che stanno accanto a
me, dove lavoro!”
E lui rispose:
“Beh, ma lei capisce che al suo inconscio non frega assolutamente nulla dei
fascisti che stanno intorno a lei. Al suo inconscio frega solo di lei. E
quindi, se lei è portato a vedere fascisti dappertutto — a destra, a sinistra,
davanti, dietro, al piano di sotto, al piano di sopra — allora significa che il
suo inconscio le sta chiedendo: perché lei pensa di essere fascista?”
E lì scattò qualcosa.
Qualcosa che poi, con anni e anni di lavoro,
mi portò a riconoscere quali fossero le componenti del mio carattere che il mio
inconscio riconosceva come “fasciste” — si badi bene: non in senso politico,
perché non c’erano dubbi sullo schieramento al quale appartenevo all’epoca.
Secondo quella famosa frase attribuita a Winston
Churchill:
“A vent’anni non si può non essere comunisti, e a quarant’anni non si può
essere ancora comunisti.”
Questa, grosso modo, è stata la mia storia
politica, al netto del fatto che ciò, molti anni dopo, mi portò a votare per
lungo tempo Marco Pannella e il Partito Radicale.
Ma tornando alla proiezione, che aveva
generato tutto ciò, io riconobbi quali fossero le componenti caratteriali che,
dentro di me, erano assimilabili all’aggettivo “fascista”: vale a dire quelle
parti intransigenti del mio carattere che, soprattutto nelle discussioni
violente, venivano fuori e che io, a vent’anni, non riuscivo a controllare.
E questo può aiutare — ma solo parzialmente —
a spiegare perché tante persone vedono il mondo come la sommatoria di tanti
singoli fascisti: perché non riconoscono il fascista che è in loro e continuano
quindi a insultare gli altri chiamandoli fascisti.
Aggiornamento del 24/1/2025
Puntata vietata ai minori quella di “Quarto Grado” di ieri sera, con l’ennesimo scoop della trasmissione, realizzato in esclusiva, con tanto di arena nella quale Andrea Sempio ha accettato di scendere in un lungo confronto faccia a faccia con opinionisti, giornalisti, psicologi, criminologi, avvocati ed ospiti di ogni sapere.
A mio parere ne è venuta fuori l’immagine precisa di un uomo giovane, scaraventato dal destino in una fossa di leoni, che cerca di cavarsela alla meglio e senza neanche protestare più di tanto, ma portando la croce dei propri fortissimi valori Pesci–Vergine, di cui, probabilmente, è consapevole.
È stata fatta ascoltare una registrazione, credo ambientale, nella quale l’indagato dell’attuale Procura di Pavia diceva – sembra a una sua amica – cose del tipo: «La società dovrebbe strutturarsi in tribù di 100–150 persone al massimo. Ogni uomo dovrebbe avere quattro o cinque donne che restano a casa a badare a vecchi e bambini, mentre loro vanno a caccia. Si tromba molto perché c’è ricambio e le cose potrebbero funzionare al meglio…».
Beh, chi ha visto la suddetta trasmissione sa come sono andate le cose e chi non l’ha vista non può neanche immaginarlo.
Il povero Andrea è stato quasi lapidato, e non solo dai “soliti noti”…
Però, se me lo consentite, ciò capita quando si è a digiuno di cinema buono e non si conosce il significato di citazione: quando il dottor Stranamore, nel capolavoro di Stanley Kubrick, cerca di convincere il presidente degli Stati Uniti e altri importanti politici ad accettare la guerra nucleare totale che sta per raggiungerli, sacrificandosi e scendendo, ciascuno con una dozzina di giovani donne, in rifugi antiatomici sotterranei per la durata di qualche decennio.
I più malati di cinema, come il sottoscritto, avranno invece sicuramente riconosciuto, in questa morbosa attenzione dei presenti in trasmissione per le cose irripetibili cui ha accennato il nostro, una scena cult di Luis Buñuel: quella iconica della scatoletta di cartone nel capolavoro “Bella di giorno” (Belle de jour, 1967). Un cliente orientale di una casa d’appuntamenti, interpretato dall’attore Iska Khan, mostra a Séverine (Catherine Deneuve) e alle altre ragazze una piccola scatola laccata. Quando la scatola viene aperta, emette un ronzio sommesso e una luce dorata si riflette sui volti dei personaggi che vi guardano dentro con un misto di eccitazione e inquietudine. Proprio come il MacGuffin per eccellenza – simile alla valigetta di “Pulp Fiction” che arriverà decenni dopo – Buñuel non rivelerà mai cosa ci sia dentro la scatola. In diverse interviste, quando gli veniva chiesto il contenuto, il regista rispondeva divertito: «Non lo so nemmeno io».
Parliamo di una delle vette del surrealismo buñueliano: l’oggetto serve a evocare il desiderio e il feticismo senza bisogno di mostrare nulla di esplicito, lasciando che sia l’immaginazione dello spettatore – e lo sguardo magnetico dei personaggi – a riempire il vuoto.
E qui mi corre l’obbligo di confermare che effettivamente l’indagato abbia detto: «Tante belle trombate!», e per di più in fascia protetta.
A questo punto la giornalista Caterina Collovati ha quasi gridato, senza mezzi termini, che questo sarebbe altrettanto grave dei presunti film pedo-pornografici presenti sul computer di Stasi.
Però, consentitemi, eccovi un esempio schiacciante della superiorità dell’Astrologia rispetto a tutti gli altri saperi (perché l’Astrologia può “pre-vedere” e può anche “vedere oltre”): ieri sera ci si è interrogati a lungo, molto a lungo, sul fatto che il giovane di Vigevano non abbia mai avuto relazioni lunghe con donne.
Lo hanno chiesto anche a lui, che lo ha confermato.
Ecco, perdonate l’auto-citazione, ma se c’è non la posso ignorare: credo che quanto scritto da me sulla Sesta Casa – e quindi anche sul Sole e su uno stellium in Sesta Casa di nascita – spieghi al cento per cento questo punto, senza la necessità di chiedere a ChatGPT o a Gemini. Come ho chiarito in più di un mio libro e riferendomi a decine di personaggi storici, la Sesta Casa è quella che spinge, più di ogni altra, verso la condizione di single, al punto che perfino persone che single non lo sono più da decenni si farebbero perfino torturare anziché cambiare la propria convivenza, per esempio, in un matrimonio. Ma già la convivenza è difficilissima, perché il loro senso critico è così acuto e tenacissimo nel tempo che non abdicherebbero mai verso il matrimonio o altre forme surrogate dello stesso.
Sempre dal lungo interrogatorio cui si è prestato ieri Sempio a “Quarto Grado”, abbiamo appreso che probabilmente, dalle perizie dei suoi computer e/o delle periferiche varie, uscirà la prova del fatto che anche lui abbia guardato filmati porno.
Davvero?
Cose innominabili, sono!
Al netto di tutto – e anche della banalità di certi svelamenti di misteri – lasciatemi dire però che “Quarto Grado”, ancora una volta, ha mostrato la validità di una formula, lasciando parlare tutti, perfino persone che non potrebbero proprio.
Se “Quarto Grado” avesse voluto schierarsi, come altre settantadue trasmissioni ufficialmente condotte da nomi diversi ma in realtà guidate esclusivamente dalla difesa di Stasi, e se avesse voluto fare a pezzi l’amico di Marco Poggi anziché gettarlo nell’arena e fargli giungere mitragliate di domande da ognuno dei 360 gradi della circonferenza ideale disegnata intorno a lui, sarebbe bastato lasciarlo solo per mezz’ora alla cura della Collovati e di Abbate e credo che il nostro non avrebbe avuto neanche una sola chance di farcela.
Ma a che punto siamo in questa vicenda, dal nostro osservatorio?
Direi che si sta procedendo come da aspettative di molti, ma con alcune importantissime novità che forse non tutti hanno notato.
I video delle innumerevoli trasmissioni – le “72” di cui parlavo – che da marzo scorso a oggi potrebbero sostituire quasi tutto l’archivio mondiale del cinema prodotto dalla sua nascita a oggi, ci possono provare senza ombra di dubbio che, prima dell’incidente probatorio del 18 dicembre scorso, quasi tutti, in quelle trasmissioni, dichiaravano – no, gridavano – due cose:
1. dall’esame della spazzatura sarebbe venuto fuori il DNA di chi aveva fatto colazione con Chiara Poggi per poi, subito dopo, ucciderla;
2. questo DNA sarebbe stato quello di Andrea Sempio.
Poi c’è stato l’incidente probatorio ed è venuto fuori che l’unico DNA trovato, oltre a quello di Chiara, è quello di Alberto Stasi.
Lo stesso giorno la difesa di Stasi, con un giro velocissimo e di 360 gradi intorno a sé stessa, ha modificato totalmente ciò che predicava fino alla sera prima: l’incidente probatorio avrebbe finalmente confermato che il DNA sulle unghie della vittima non era quello del condannato.
Ora, “Quarto Grado” e pochissimi altri hanno detto come stavano le cose e poi sono passati ad altro.
Invece – e qui vi invito a riflettere con la vostra testa – ci sono altre “testate” che addirittura dedicano una puntata a settimana per ribadire che l’incidente probatorio del 18 dicembre ha dimostrato, senza ombra di dubbio, che il DNA di Stasi non era presente sulle unghie della povera fidanzata uccisa.
Ora il punto non mi sembra da poco e, a mio parere, è anche legittimo schierarsi; ma poi occorre assumersi la responsabilità di certi schieramenti e, se si procede per mesi e mesi ad occhi bendati, continuando a ripetere un mantra che sappiamo tutti essere falso, spetta a chi non sia ancora cieco del tutto tentare di allertare l’attenzione critica di troppi telespettatori acquiescenti – ma così acquiescenti che di più non sarebbe neanche immaginabile.
Quando finalmente parleranno i giudici, Andrea Sempio verrà scagionato da ogni accusa, ma probabilmente il vero scopo di tutta questa Armageddon sarà stato raggiunto.
Aggiornamento del 29/1/2026
No, non è la BBC…
E neanche l’AI.
È la foto “vera” (una ‘tale e quale’) di quando 10 anni fa mi
lanciai con il parapendio sul cielo di Cape Town, South Africa. Quante
meravigliose emozioni…
Volendo, è possibile guardare anche il video:
https://www.youtube.com/watch?v=1xA5hP1TtW8
Aggiornamento del 31/1/2026
Il tema del movente protagonista nella trasmissione di “Quarto Grado” di ieri sera, 30 gennaio 2026.
Lasciate che io elevi una piccola, ma sentita, protesta per la mancanza dell’avvocato Fabrizio Gallo (Jerry Callo per gli amici) nella puntata di ieri sera, 30 gennaio 2026, di Quarto Grado.
Spero si tratti solo di una indisposizione temporanea del Nostro perché, in caso contrario, la componente Salone Margherita della trasmissione perderebbe parecchio, nonostante l’impegno di Carmelo Abbate che ieri ha superato sé stesso e che, oltre a irridere – come fa solitamente – tutti gli esperti di informatica, genetica, medicina legale e un’altra dozzina di discipline scientifiche ancora, si è prodotto in alcuni assolo che a me hanno ricordato pezzi unici di teatro a firma Marlon Brando. Per cui ritengo che la quota di varietà, seppure ai minimi sindacali, sia stata assicurata a chi la apprezza: io davanti a tutti.
Ho trovato questa puntata alquanto interessante, al netto del fatto che si avverta la mancanza del giudice Vitelli e dell’avvocato De Rensis, che avrebbero potuto spiegarci, ancora una volta, perché Stasi fu assolto nei primi due giudizi.
E considero davvero preziose le notizie riferite sia da Paolo Reale sia da Roberta Bruzzone sui nuovi e importanti contributi che ognuno di loro sta per offrire all’indagine in corso.
Qualcuno tra i presenti ha protestato affermando che è giunto il tempo di lasciare in pace “la povera gente” (leggi Alberto Stasi), ma la Bruzzone ha risposto duramente e io sono assolutamente dalla sua parte.
Il tema di buona parte della trasmissione è stato, ancora una volta, il movente nel delitto della povera Chiara Poggi e non possiamo non notare il fatto che, a tutti gli effetti, quando si procede secondo il copione giornaliero di questa storia – il rifacimento completo del processo di condanna di Alberto Stasi, polverizzato in ogni singolo atomo al fine di scagionare un condannato in via definitiva – va tutto bene; ma se qualcuno che usa ancora la testa in questa pièce teatrale osa solo affermare di essere forse in grado di aggiungere altri elementi che rafforzino le ragioni schiaccianti dell’attuale condanna, allora apriti cielo e giù fiumi di parole per dire che Stasi non può essere processato due volte per lo stesso reato.
Come sappiamo tutti, la mancanza (apparente) di un movente non impedisce, secondo la giurisprudenza attuale, di condannare chicchessia; e neppure il mancato ritrovamento del corpo della vittima e dell’arma del delitto può tenere bloccata una condanna, come nel caso di Roberta Ragusa e del marito assassino Antonio Logli.
Tuttavia, lasciatemi ripetere, assai sinteticamente, qualcosa che ho scritto più volte dall’inizio di questa nuova trance giudiziaria.
E vi invito, prima di tutto, a riflettere su qualcosa di base relativamente al movente.
Non occorre un movente “esagerato”, di quelli del tipo: “Se ho scoperto questo segreto, allora ho tutto il diritto di ucciderti”. E non bisogna mai dimenticare che l’uomo è la bestia più feroce che abita questo pianeta, una bestia a cui, molte volte, è sufficiente un nonnulla per far innescare una tragedia.
In questo momento non sono in grado di riferirvi i dettagli perché non li rammento, ma chiunque di voi può effettuare una ricerca per ritrovare i particolari di un omicidio di massa – un’intera famiglia – uccisa nel secolo scorso o alla fine di quello precedente, in uno Stato centrale degli USA. Sembra che, in quel delitto, un peso notevole nella dinamica omicidiaria lo ebbe un elemento tossico dell’alimentazione di quel gruppo di persone: da giorni erano chiusi in casa, con un caldo estivo davvero da record, e continuavano a mangiare i resti di uno stufato di carne (da noi si chiamerebbe “spezzatino”) avanzato, per giorni e giorni, finché i “veleni”, le tossine di quel pasto, non si sommarono ad altri elementi di tensione tra quei familiari e gli stessi armarono la mano del pluriomicida.
Questo per dire che, in molti casi, si dovrebbe tenere conto di variabili solitamente trascurate, come l’olio probabilmente cattivo di una pizza, o una tensione che andava avanti da giorni o settimane, o un carattere rancoroso e aggressivo di base e, quindi, della goccia che fece traboccare il tutto.
Ho già spiegato, nel mio libro Delitti & Delitti, il primo della trilogia, perché il carattere del condannato sia da ritenersi aggressivo, rancoroso, portato alla violenza e anche geloso e possessivo.
Allora, partendo da questi presupposti, non dobbiamo per forza pensare al fatto che la povera Chiara quella sera scoprì, in una di quelle migliaia di “stanze segrete” del computer del fidanzato, un ambiente in cui ci fossero tre orchi invece di uno, o scene di sesso che noi non potremmo neanche immaginare.
I peggiori sentimenti umani possono seguire strade del tutto imprevedibili e, forse, colpì negativamente Chiara Poggi più la foto di una bella ragazza vestita che quella di dieci donne impegnate in un’orgia.
Ci aggiungerei il fatto che i due fidanzati erano giorni che non facevano sesso e che, a mio parere (ma vengo assistito dagli astri, che hanno una vista lunghissima), qualcosa si era rotto a Londra, nel corso di quella sfortunata permanenza.
Poi è del tutto pleonastico dire che sia impossibile un litigio dopo avere mangiato la pizza, perché i due tornarono a lavorare alla tesi di Stasi: un piccolo incendio può essersi prodotto e poi, forse un’ora dopo o durante la notte, ci fu uno scambio forte di collera tra i due, con Chiara che incassava e Stasi che “picchiava”.
Da cosa nasce cosa e da parola nasce parola. Possiamo ipotizzare come nasca un piccolo incendio, ma una volta che esso sia partito non possiamo immaginare dove abbia portato.
O, meglio, possiamo immaginarlo e lo troviamo spiegato in sentenza (definitiva). Qui:
https://www.youtube.com/watch?v=ya_Hi6IrZ0Q
For Everybody. It is not an important news, but I invite you to read it because it can explain, to someone, the why of a certain noise leading that disturbs, from a few years, the astrology:
http://ilblogperidepressi.wordpress.com/
Ciro Discepolo
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