sabato 1 agosto 2026

Il delitto di Simonetta Cesaroni a via Poma a Roma

 


Il delitto di via Poma a Roma: il giallo dei gialli

dal libro “Delitti&Delitti” di Ciro Discepolo.

 

Leggiamo prima l’ottima sintesi dei fatti a cura di Fanpage.it:

https://www.fanpage.it/

 

25 NOVEMBRE 2016

 

Giallo di via Poma, i punti oscuri della sentenza che assolse Raniero Busco

 

Il 7 agosto 1990 Simonetta Cesaroni fu trovata morta negli uffici al civico 2 di via Poma. Solo nel 2008 il test del Dna ha permesso di aprire un processo per il suo omicidio: imputato, Raniero Busco, il fidanzato dell’epoca della ragazza. Dopo una condanna a 24 anni di carcere la sentenza di appello ribaltò il verdetto giudicando Busco “non colpevole”. Restano, nelle motivazioni della sentenza, quelli che la stessa corte definiscono “punti oscuri”. Dal morso sul seno di Simonetta, alle tracce di Dna, ecco quali sono le ombre sul caso Cesaroni.

 

A cura di Angela Marino

 

Assolto per non aver commesso il fatto. Con questa formula granitica e inappellabile il 48enne Raniero Busco fu prosciolto, nel 2012, dall’accusa di omicidio nel processo per il delitto di via Poma. A 22 anni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni l’ex fidanzato della segretaria festeggiò l’assoluzione con la moglie e i due figli: “La fine di un incubo”. La sentenza rovesciò completamente le conclusioni del primo grado che condannavano Busco a 24 anni di reclusione con l’accusa di omicidio aggravato dalla crudeltà. Un coupe de theatre inaspettato in quel processo che l’Italia seguiva con il fiato sospeso, assetata di verità, ma anche morbosamente attratta da quel giallo della stanza chiusa andato in scena in pieno giorno fra le quattro mura del palazzo signorile di via Carlo Poma, nel cuore di una Roma deserta di inizio agosto. L’Italia colpevolista che voleva l’ex fidanzato dagli occhi di ghiaccio autore del massacro rimase delusa, ma anche attonita: dalla condanna all’assoluzione piena. Come era possibile? Alla fine del processo, nondimeno, l’accusa chiese di annullare la sentenza perché era mancata una “corretta elaborazione delle prove.”

Già le prime indagini sul caso Cesaroni mostrano lacune e carenze. Nelle prime battute di indagine al giovane fidanzato della vittima non viene chiesto un alibi. Poi, quando gli viene richiesto, il giovane afferma di aver passato il pomeriggio in compagnia di un amico, tale Simone Palombi. Questi, però, smentisce, quel giorno era da tutt’altra parte. Successivamente Busco fornisce altri due alibi diversi, coinvolgendo altre persone. Alcune versioni collimano perfettamente con le notizie divulgate di volta in volta dalla stampa. Il secondo alibi lo vede intento a riparare lo stereo dell’auto di un suo amico. Non è possibile stabilire con certezza questa versione. Successivamente due amiche di sua madre riferiscono di averlo visto lavorare nel cortile di casa sua ma, le intercettazioni dimostrarono che le due avevano concordato alcuni punti della versione. Infine una vicina di casa disse di averlo visto con suo figlio in casa Busco, ma anche questa versione non trovò conferme. Dopo oltre vent’anni accertare con esattezza dove fosse Raniero Busco quando è morta Simonetta Cesaroni (in appello l’ora della morte verrà collocata tra le 18 -19, ndr.) diventa un vero e proprio rebus. I giudici della Corte d’Appello, infine, accettano l’ultima versione proposta da Busco: si trovava a casa, a riparare l’auto del fratello, dalle 17 alle 18. Chi lo conferma? Sua madre. Mentre alle 19 e 15 Busco si sarebbe trovato insieme ad alcuni amici.

 

Il capitolo Dna dovrebbe essere quello che inchioda l’ex fidanzato. E invece no. All’epoca dei fatti la prova del Dna consisteva solo nella determinazione del gruppo sanguigno. Fu proprio l’evoluzione della tecnica che oggi porta alla determinazione del profilo genetico dell’individuo a consentire la riapertura del processo nel 2008, per analizzare nuovamente i reperti alla luce di nuove prove. Sui vestiti di Simonetta i periti della Corte d’Appello e i consulenti della difesa furono concordi nel riconoscere due soli profili genetici: quello della vittima e quello di un ignoto. Come nel caso di Yara Gambirasio, anche in quello di Simonetta si cercò un “ignoto 1”, anche se all’epoca la dicitura non era nota ai giornali. Il codice genetico fu confrontato con quello di 29 sospettati, tra cui Raniero Busco, che risultò corrispondente, proprio nella traccia a livello del seno sinistro sul reggiseno trovato abbassato sul corpo della vittima, dove era presente una singolare lesione. Il processo d’appello, però, declassa la prova del Dna a “circostanziale”, Un lungo esame delle modalità di lavaggio dei vestiti in casa Cesaroni, infatti, porta i giudici a ritenere che la traccia potesse essere presente da giorni sugli indumenti di Simonetta, avendo resistito a un delicato lavaggio a mano. A questo proposito, esiste una perizia richiesta dalla parte civile e realizzata dalla psicologa forense, Laura Volpini, sull’analisi delle modalitaÌ di cambio abito a cui era generalmente abituata Simonetta e la sua famiglia e le modalità di lavaggio, che però non è mai stata ammessa in Tribunale, in quanto non riguardava l’imputato, ma le abitudini igieniche della vittima. Respinta anche l’analisi della stessa consulente sulla relazione tra Simonetta e Busco dalla quale emergeva una dinamica conflittuale. Nelle lettere che Simonetta scriveva alle amiche, la ragazza si lamentava di non essere amata e di essere considerata quasi solo un oggetto sessuale. “Ti calpesterebbe, se potesse” le scriveva in risposta l’amica Donatella, spiegandole i motivi per cui non voleva più uscire con la stessa compagnia frequentata da Raniero Busco. La consulenza evidenzia in Simonetta “una sensibile vulnerabilità affettiva, che va oltre l’amore per se stessa e il proprio rispetto: un meccanismo psicologico – si legge nel documento –  riscontrabile nelle vittime di violenza e nell’omicidio di prossimità.”

 

Ma è sulla lesione localizzata sul capezzolo sinistro di Simonetta che si combatte la battaglia più aspra. Il primo processo stabilisce che è un morso e che è del Busco. In appello, un team di consulenti composto da Chantal Milani, odontologo forense e da Fabio Boscolo esperto di ricostruzioni di scene del crimine, ribadisce il concetto dimostrando la tesi con le tecniche scientifiche normalmente applicate a livello internazionale in casi analoghi. La perizia dal medico legale Corrado Maria Cipolla d’Abruzzo, tuttavia, declassa il morso a lesioni di altro tipo ma non identificabili. La Cassazione, infine, conferma. Le 26 pagine della consulenza firmata da Chantal Milani, nominata dalla famiglia Cesaroni, invece, raccontano un’altra storia: dallo studio delle foto l’esperta stabilisce che quella ferita, inferta con tale violenza da causare una deformazione ‘a goccia’, è un morso umano corrispondente all’arcata dentaria del Busco. Il lavoro della ondontologa contesta quello fatto dal medico legale Corrado Maria Cipolla d’Abruzzo che, all’epoca dei fatti, sottolinea Milani, non fu affiancato da un odontologo forense, competente in materia. Tuttavia, in sede di dibattimento, a tali analisi non fu data la possibilità di essere discusse dai tecnici che le avevano prodotte, ma solo attraverso i legali della famiglia Cesaroni. I periti della Corte, alla fine, stabiliscono che quello non è un morso, sminuendo così anche il valore di quel Dna trovato sul reggiseno.

 

Si conclude così, tra mille contestazioni e la richiesta di invalidare la sentenza da parte dell’accusa, il primo tra i grandi processi mediatici della storia della cronaca nera italiana. La sentenza stessa fa riferimento ai “punti oscuri” che restano nella vicenda. L’omicidio di Simonetta, dopo oltre vent’anni, resta senza colpevole.

 

Il delitto di via Poma

 

7 agosto 1990. Simonetta Cesaroni torna a casa dopo aver lavorato tutta la mattina negli uffici di via Maggi, a Roma. Simonetta Cesaroni pranza velocemente a casa con la madre e poi sale in auto con a sorella Paola, che la accompagna alla fermata della metropolitana. Sono le 15. Simonetta è sul posto di lavoro, negli uffici dell’Aiag in via Carlo Poma. Alle 17 e 25 la ragazza parla al telefono con una sua collega di lavoro. Dalle 18 in poi, di Simonetta non ci sono notizie. Dopo ore di silenzio in casa Cesaroni comincia il travaglio. Passate le venti, Paola decide di andarla a cercare con il fidanzato. Raggiungono Salvatore Volponi, il datore di lavoro, che a sua volta fa alcune telefonate per sapere dove fossero ubicati gli uffici in cui in quei giorni Simonetta lavorava in sostituzione di un’altra persona. Paola, Antonio, Volponi e suo figlio partono alla volta di via Poma, per cercare Simonetta. Giunti sul posto chiedono aiuto alla portiera, Giuseppa De Luca, che prima non ha le chiavi, poi, però, le trova. Li scorta al piano dove si trovano gli uffici e apre la porta. È Volponi a scoprire la sagoma di una cadavere nella stanza opposta a quella in cui la giovane segretaria lavorava. È Simonetta: è stata trafitta con 29 pugnalate inferte con un arma da punta e taglio. È stata colpita ovunque: sul seno, agli occhi, all’inguine e, mortalmente, sul ventre. È seminuda, indossa solo i calzini bianchi, il reggiseno abbassato sotto i seni. Non ha subito violenza carnale. Su un capezzolo ha un vistosa lesione. I vestiti sono spariti, così come le chiavi dell’ufficio e alcuni effetti personali, ma c’è di più: l’assassino, oltre ad aver portato via l’arma del delitto – che non verrà mai più ritrovata – ha ripulito la scena. Il sangue che la vittima ha perso copiosamente è stato asciugato. Questa la fotografia di una scena sulla quale gli investigatori lavoreranno per i successivi 20 anni.

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La mia  lettura  astrologica  dei  fatti

 

Facciamo così: immaginiamo che non ci siano state le sentenze che tutti conoscono e che hanno riguardato anche altri protagonisti di questa vicenda, a cominciare da quella che interessò il portiere Pietrino Vanacore di cui scriverò dopo.

Se io esaminassi oggi, per la prima volta, dal mio osservatorio non solo astrologico, tutti quei fatti e quel “mare” di documenti, giungerei alla conclusione che il colpevole fu Raniero Busco.

Ovviamente devo sottolineare che pur credendo moltissimo nell’analisi astrologica dei fatti, sono consapevole del fatto che la stessa non corrisponde ai canoni di una scienza esatta.

Ma le altre variabili che alla fine determinano una condanna o una assoluzione, in ogni processo soprattutto penale, fanno parte di una “scienza esatta?”

A mio parere, no. Assolutamente.

Tranne casi come quello del DNA di Paolo Giuseppe Bossetti sulle mutandine della povera Yara Gambirasio dove la sentenza è certamente assoluta.

Qui, invece, come sappiamo, pur essendoci stato un DNA rilevato sul corpetto della povera Simonetta Cesaroni, il DNA di Raniero Busco, una sapiente lettura dello stesso da parte di un team di scienziati ben organizzati, ha convinto la Corte di Appello di Roma sull’estraneità del soggetto all’omicidio della ragazza con cui costui faceva sesso (non credo si possa dire “della sua fidanzata” in quanto, a quanto risulta, Simonetta aspirava ad essere tale, ma il Soggetto aveva più di una storia parallela).

Personalmente, come cittadino che ha seguito tantissimo questo caso, credo molto di più alle conclusioni del generale Luciano Garofano e del R.I.S. di Parma sul DNA di Busco e sul morso sul seno della vittima, che alla interpretazione di queste prove elaborata e presentata dal collegio difensivo dell’Accusato già condannato a 24 anni di carcere per quell’omicidio.

Ma qui, in questa sede, non scriverò come cittadino-spettatore, che però si è documentato tantissimo su tale caso, ma da astrologo.

Non è scienza esatta? OK, come non è scienza esatta, a questo punto, neanche la valutazione del ritrovamento sul DNA rinvenuto addosso ad una vittima.

Dunque, ripeto per chi si fosse distratto, che secondo me, al 90%, gli indicatori astrologici dicono che l’assassino fu Raniero Busco.

Vediamo perché.

L’Accusato nacque a Roma il 17 ottobre del 1965, alle 17.30.

Mi sembra abbastanza evidente che egli sia nato qualche minuto prima e ciò è compatibile con l’arrotondamento che solitamente si usava e si usa nel dichiarare un’ora di nascita all’anagrafe (Nota1).

E mi sembra anche evidente per una persona che è stata “sotto processo”, pesantemente, per anni: il Sole, a mio parere, non può che stare in settima Casa. Ma accettiamo anche l’orario così com’è: abbiamo sempre un Sole dominante al Discendente che, ai fini pratici, è come un Sole in settima Casa.

Cosa vuol dire? Che Renato Busco è una “Bilancia compensata”, sia per l’Ascendente in Ariete e sia per i pessimi aspetti tra Marte e Saturno e tra Sole e Saturno, Luna e Marte e Luna e Sole: ce n’è addirittura una sovrabbondanza, una esagerazione!

Partiamo da un primo step: qual è la caratteristica prevalente di una “Bilancia compensata”? Quella di essere aggressiva, perfino violenta.

E qual è l’aspetto che personalmente, in ogni mio libro, indico come il peggiore per una persona? Quello di una dissonanza tra Marte e Saturno, per esempio il quadrato con orbita strettissima tra i due, come in questo Cielo di Nascita.

Ma c’è molto di più, da questo punto di vista ovvero da quello che astrologicamente identifica una crudeltà notevole in quasi tutte le persone che ne sono portatrici.

Leggiamo cosa scrivo della dissonanza Marte-Saturno, soprattutto con orbita strettissima, nella mia “Nuova Guida all’Astrologia”:

Può indicare l’individuo di stampo «nazista»: duro, autoritario, rigido, drastico ed anche cattivo. È fattore d’intransigenza, di monoliticità, di cinismo (soggetti che sarebbero capaci anche di passare sul cadavere dei genitori, se ciò servisse loro). Talvolta esprime problemi psicologici dovuti a contrasti interni tra la volontà e l’inibizione. Può produrre individui bloccati, trattenuti da un punto di vista psicologico. Tendenza agl’incidenti, soprattutto alle ossa (difficilmente chi ha questa posizione nel proprio cielo di nascita non si frattura un osso nel corso della vita), ed alle operazioni. Violenza, ambizione, lotte. Spesso, nell’uomo, può riferirsi ad organi sessuali poco sviluppati.

Il soggetto n. 41 (congiunzione in dodicesima Casa) inattivo e piuttosto statico (anche in rapporto alla congiunzione Sole-Luna), colpito da un male assai grave.

Anche il soggetto numero 45 risulta psicologicamente bloccato in quanto inibito (anche l’opposizione Sole-Nettuno, presente nel suo tema di nascita, gioca un ruolo rilevante in tal senso. È interessante confrontare questo caso con quello precedente: in entrambi si ha l’inazione, ma mentre qui è accentuata l’inibizione per la dissonanza Sole-Nettuno, lì troviamo più apatia da collegare, come già detto, alla congiunzione Sole-Luna). Lo spirito bellicoso, violento e risonante con i concetti di morte e di distruzione negli oroscopi di Mussolini: grafico 74 (congiunzione) e di Hitler: grafico 82 (quadratura) Nota 2.

 

Torniamo al Cielo Natale di Busco.

È davvero insolito trovare una pletora simile di questi specifici aspetti dissonanti, tutti insieme e nello stesso cielo:

 

-           Quadratura stretta tra Marte e Saturno

-           Semi-quadrato stretto tra il Sole e Marte

-           Sesqui-quadrato stretto tra Sole e Saturno

-           Sesqui-quadrato stretto tra Luna e Marte

-           Quadrato stretto tra Venere e Saturno

-           Semi-quadrato stretto tra il Sole e Venere

-           Quadrato stretto tra il Sole e la Luna

-           Strettissima congiunzione Marte-Venere in ottava Casa, quella della morte

-           Valori Ariete e Bilancia-compensati

 

Tutti convergono, o si sommano, alla descrizione della disarmonìa tra Marte e Saturno su riportata.

Ma, allora, l’astrologia può portare a pregiudizi? Sì, se questi poi saranno suffragati da altri elementi.

Non fa lo stesso anche la medicina?

Se un soggetto è “un sanguigno” o un “epatico-sanguigno con pressione alta” ha o non ha una predisposizione ad aggredire gli altri? Certo che sì. Altrimenti torniamo al discorso del “politically correct” secondo il quale nasceremmo tutti come lenzuoli bianchi e immacolati su cui andranno a depositarsi, nel corso della vita, “macchie” dovute non al fatto che esistano persone cattive, ma che dette fallanze andrebbero attribuite in massima parte alla cattiva educazione ricevuta dai genitori e dagli insegnanti.

A mio parere, se non usciamo da questa ipocrisia-ambiguità, non andiamo da nessuna parte.

Il male esiste e chi si ostina a non vederlo o è ipovedente o è ipocrita. Punto.

Ma, allora, perché ho scritto che dalle mie analisi Busco risulta colpevole al 90% e non al 100%?

Perché, secondo il calcolo delle probabilità, questo specifico mosaico perfettamente indirizzato, fin dalla nascita, a poter commettere un delitto del genere, potrebbe essersi trovato “nel posto sbagliato e al momento sbagliato.”

Cosa significa ciò?

Facciamo un altro esempio che credo sia più facile da comprendere.

Mettiamo che “Igor il russo” (Nota 3), venga fermato a 100 metri da tre cadaveri di persone massacrate a colpi d’ascia dieci minuti prima. È sicuro al 100% che sia stato lui a conciarli così? No, ma è molto, ma molto probabile, se evitiamo, anche qui, di scivolare nuovamente nel ‘politically correct’…

E Raniero Busco è “Igor il russo”? No, naturalmente. Per questo mi sto esprimendo – per semplicità – con la formula “al 90%.”

La mia convinzione è basata solo su ciò?

No, essa si fonda su ciò e sul timing dell’azione omicidiaria.

Vediamola.

Stiamo parlando della sua Rivoluzione Solare che comprende il giorno dell’omicidio. Secondo la mia ipotesi di partenza, se noi togliamo pochi minuti alle 17.30 di orario di nascita dichiarato, otteniamo che Saturno sia stretto all’Ascendente e Giove lo sia al Discendente, ma anche se non apportiamo tale piccolissima correzione, abbiamo tre astri in dodicesima Casa (una violazione grave delle 34 regole) che fissano un primo ed importante step.

Ora seguitemi bene, per favore. Secondo voi, un Giove al Discendente, in quell’anno, cosa significa, in rapporto ai fatti che avvennero?

Significa che Raniero fu molto felice per quello che accadde alla “fidanzata?”

O vuol dire, invece, una fortuna esagerata con la legge?

Lui, che sarebbe dovuto essere il primo e importantissimo sospettato, fu quasi ignorato per anni.

Come sappiamo sparì perfino un verbale con una sua dichiarazione di alibi rilasciato poche ore dopo i fatti, alibi del tutto falso.

E la Venere in undicesima Casa, non significa la stessa cosa? Se gli astri ci stessero raccontando i fatti, non starebbero dicendo che il Soggetto, in rapporto ad una grande rabbia o a sentimenti malevoli (lo stellium di Saturno, Nettuno e Urano in dodicesima Casa e vicino all’Ascendente) abbia commesso un omicidio, dato il “terreno di coltura” del suo DNA astrologico già descritto, e poi, fortunosamente, sia stato ignorato dalle indagini per anni?

Ci potrebbe essere una lettura alternativa? Sì, per esempio: Busco stava per essere ucciso da un rapinatore sotto casa sua, montò in lui una rabbia omicida e, quando stava per accadere qualcosa di irreparabile, intervenne la polizia (Giove al Discendente e Venere in undicesima) e tutto si rimise a posto.

Che probabilità ci sono di una narrazione del genere? Più o meno le stesse, a mio parere, di quelle che ha un motociclista in corsa che cerchi di infilare un filo di cotone nella cruna di un ago che gli viene porto da un passante sul ciglio della strada.

Come si può capire, la mia convinzione – sempre al 90% delle probabilità – è che l’allora “fidanzato” di Simonetta, uccise la stessa in un momento di impeto e subito dopo avere iniziato con lei i preliminari del sesso.

Non dimentichiamo che l’assassino fu fatto entrare dalla ragazza e che sulla porta non ci sono segni di scasso. Non dimentichiamo neanche che la povera vittima, anche attraverso i ricordi precisi di sua sorella, investì molto in questo rapporto: Raniero fu il primo ragazzo a cui lei si concesse completamente, iniziando anche a prendere un anticoncezionale. La scena del delitto ripulita (ne scriverò dopo) evidenzia, comunque, un particolare importantissimo: le scarpe da ginnastica della vittima sono disposte in modo ordinato in un angolo della stanza: in tutta evidenza Simonetta si era spogliata in modo consenziente e quello che accadde dopo lo sanno solo coloro che furono presenti, ma è certo che la ragazza non fu violentata da uno stupratore di passaggio.

E tutti i “misteri” di cui si continua a parlare sono tali, secondo il mio punto di vista, soltanto per il fatto che una persona non può essere processata una seconda volta e per lo stesso crimine.

Vediamo anche la Rivoluzione Lunare dell’evento: Saturno, Nettuno e Urano sono nuovamente assieme e nella prima Casa (una grave violazione delle 34 regole). E l’Ascendente dove lo troviamo? Nella ottava Casa, quella della morte. E Plutone e il Sole? Rispettivamente in undicesima (la morte) e in ottava (la morte. Il Sole è in cuspide).

Occorre altro?

 

Guardiamo, ora, ai cieli della povera e bella Simonetta.

Simonetta era una Scorpione con Ascendente in Bilancia e con la Luna in Vergine, ma avendo il Sole nella seconda Casa, ella era soprattutto Toro e del Toro stava vivendo la sanissima componente sensuale di tale dodicesimo zodiacale. Era felice, appagata, da quel rapporto anche fisico per il quale, come ho già scritto, aveva iniziato a usare anche anticoncezionali. Ma non era contenta per il distacco freddo con cui quel ragazzo sembrava volerla usare solo come un toy o qualcosa del genere (Nota 4).

La stretta congiunzione di Venere e di Giove in Bilancia e in prima Casa ci parla di una sessualità “normale e gratificante”, senza ricerche perverse o particolari. Sicuramente l’oralità, per i valori Toro, era assai importante per lei.

Va notato, comunque, che Plutone dominante all’Ascendente le dava certamente una forte carica erotica: e che ci sarebbe di male? Viveva la sua giovinezza nel modo più sano e più gratificante che la natura ci insegna.

Ricordiamo che da tutte le ricostruzioni, compreso il rifiuto al suo datore di lavoro che voleva raggiungerla nel pomeriggio, Simonetta si preparava a quell’incontro, lo desiderava. E qui, ancora una volta, è da fantascienza l’ipotesi dell’aggressore occasionale. Simonetta aspettava l’uomo per il quale si spogliò e mise da parte e ordinatamente le scarpe.

Ma Plutone, come sappiamo, è anche morte e quando non si è assassini, con esso dominante, spesso si è vittime, come in questo caso dove osserviamo anche il brutto Saturno che guarda il resto del cielo dalla Casa ottava, quella della morte. Una morte orribile e anche troppo precoce. Ricordiamo anche che ella morì a seguito di ventinove coltellate, di cui tante nella zona pubica, cosa che i criminologi descrivono come una modalità quasi assoluta nei delitti passionali e non occasionali (il portiere, il fattorino, il fioraio…)

 

La sua ultima Rivoluzione Solare ci mostra un Ascendente nella Casa della morte e uno stellium esagerato (Luna, Venere, Saturno, Urano e Nettuno) nella quinta Casa, quella della passione, del sesso, dell’amore.

Non dimentichiamo che questa Rivoluzione Solare iniziò molti mesi prima e che rappresentò soprattutto quel molto, tanto, sesso che la gratificò tantissimo, ma lo stesso fu anche un sesso su cui gravavano quei tre brutti astri (Saturno, Nettuno e Urano) che poi si espressero più chiaramente a lettura postuma dei fatti.

Della Rivoluzione Lunare è sufficiente un solo dato: l’Ascendente cadde nella dodicesima Casa di nascita, quella che definisco “la madre di tutte le sventure.”

 

E adesso guardiamo a Pietrino Vanacore che ebbe a che fare solo in “modo tangente”, a mio parere, con “quer pasticciaccio brutto”, per dirla alla Carlo Emilio Gadda.

Non ripeterò tutto quanto si sa o si può leggere in rete sulla intera vicenda e non seguirò neanche la lunga odissea giudiziaria oltre che umana di quest’uomo, limitandomi a poche ed essenziali considerazioni che dal mio osservatorio – e secondo il mio parere – possono essere utili a fare quel tanto di chiarezza anche su di lui, all’interno dell’omicidio di via Poma.

Pietrino Vanacore nasce a Sava, in provincia di Taranto, il 14 ottobre del 1932, alle 17.

La sua vita, come vedremo anche dal suo Cielo Natale, è segnata pesantemente dalle prove, a cominciare dalla lunga e grave malattia della moglie (11 anni) poi deceduta prematuramente e anche dalla malattia abbastanza seria del figlio, malattia durata tre anni, entrambe visibili attraverso la sua posizione di nascita di Marte in quinta Casa. Anche lo stesso Vanacore soffrì di vari problemi di salute, come si può evincere dallo stellium in sesta Casa, seppure con Venere e con Giove. La stessa congiunzione strettissima Luna-Urano all’Ascendente non è una buona posizione e annuncia anche grossi colpi di scena nella vita.

Pietrino Vanacore era una Bilancia compensata, come ci dicono i fatti della sua vita, ma anche la posizione del Sole al Discendente e un Ascendente in Ariete: ebbe tantissimo a che fare con la legge e con la giustizia, suo malgrado.

Ma facciamo un passo indietro.

Nacque in una famiglia agiata di commercianti che poi ebbe una caduta verticale per problemi economici. Lui lavorò come camionista e realizzò, in tarda età, il sogno della sua vita: ottenere un portierato in zona elegante di Roma. Fu fiero di ciò e fece di tutto per meritarsi la stima e la fiducia dei condomini, sentimenti che ottenne: Venere e Giove in sesta Casa.

Purtroppo, però, il primo crollo “di destino”, quello subito dai genitori, non fu sufficiente e Saturno mal messo in decima Casa gli chiese altro, facendolo addirittura finire in carcere, seppure per poche settimane.

Se io mi fossi basato solo sull’esame delle sue stelle e non su tutte quelle dei protagonisti del giallo di via Poma, probabilmente avrei indicato lui come l’assassino di Simonetta, ma studiando bene gli astri di tutti i personaggi, come ho già scritto, sono certo che Vanacore non uccise Simonetta, soprattutto attraverso una lettura esaustiva di tutti i cieli in gioco in questa vicenda, ma anche esaminando le molte carte processuali e a seguito  dell’osservazione dei fatti processuali attinti studiando trasmissioni tipo “Un giorno in pretura” che dedicò ore ed ore di documenti importantissimi per lo studio dell’omicidio della povera Simonetta Cesaroni.

L’idea che mi sono fatto, non a mezzo di fantasie, ma – come scrivevo poco fa – attraverso lo studio di “tutte le stelle” qui in gioco e di tutti i fatti processuali, è che Pietrino Vanacore fece certamente una “cavolata”, ovvero scoprì per primo il delitto, quel pomeriggio, e per un eccesso di zelo verso i condomini, direi per un moto di servilismo verso i suoi “datori di lavoro”, quasi con lo spirito di un samurai, avvertì i condomini di quell’ufficio o tentò di farlo, prima di chiamare la Polizia.

Io credo che appena scoprì il corpo della povera Simonetta Cesaroni orrendamente massacrata da ventinove coltellate e giacente in una pozza di sangue sul pavimento, prima di chiamare la Polizia tentò di telefonare ai datori di lavoro, ovvero a quei condomini a cui faceva capo lo studio dentro il quale Simonetta svolgeva questo secondo suo lavoro collegato agli ostelli della gioventù.

Perché penso questo che fu ritenuto altamente probabile anche dai Pubblici Ministeri che si stavano occupando del delitto?

Per tre ragioni:

 

-           Sul luogo del delitto fu rinvenuta una sua agendina con molti numeri di telefono che poi la polizia consegnò per errore ai genitori di Simonetta: come poteva essere finita lì, se non subito prima che giungessero le forze dell’ordine?

-           Perché sua moglie aprì la porta dello studio con un mazzo di chiavi con un nastrino giallo che era certamente quello che si trovava dentro lo studio stesso. E come avrebbe potuto possedere quel mazzo di chiavi se non glielo avesse dato suo marito, poco prima e subito dopo avere scoperto l’omicidio?

-           Perché gli inquirenti sono quasi certi che Vanacore telefonò due volte, quella sera, ad un collaboratore dell’avvocato Francesco Caracciolo, uno dei due “datori di lavoro” di Simonetta, anche se non riuscì a raggiungerlo. Secondo le varie testimonianze dei presenti al ritrovamento, sembrerebbe anche che il comportamento dell’altro datore di lavoro, Salvatore Volponi, anche lui processato ed assolto, diede l’impressione che lui fosse già a conoscenza dell’orribile fine fatta dalla ragazza quando, insieme alla sorella di lei, Paola, e al fidanzato della stessa, si recò nell’ufficio, verso le 23.30 di quella maledetta sera, e scoprì il cadavere.

Ripeto che, a mio parere, Vanacore non ebbe alcuna responsabilità diretta nell’omicidio e credo che si limitò semplicemente a fare qualcosa in senso servile, troppo servile, nei confronti del “Condominio”, o, almeno, questa fu la sua intima motivazione nel commettere una simile leggerezza. Credo, come gli inquirenti, che Vanacore procedette anche a pulire la stanza del delitto, ma poi fu interrotto dall’arrivo di Volponi, della sorella di Simonetta e da quello del fidanzato di lei.

Lasciatemi aggiungere che relativamente a lui le stelle sembrerebbero accusarlo pesantemente e solo una lettura esaustiva ed attenta di tutti i fatti processuali e corale e contemporanea di tutti gli astri dei vari protagonisti della vicenda, mi ha fatto convincere molto della sua innocenza.

Ma il suo Cielo Natale, secondo quanto sto scrivendo nei vari capitoli di questo libro e secondo il mio sapere astrologico, avrebbe potuto essere quello di un assassino?

Sì, come dicevo, ma solo ad una lettura superficiale del tutto.

Vanacore fu arrestato non solo per un buco nel suo alibi di quel pomeriggio, ma anche perché disse di non avere visto alcuno salire quelle scale e poi perché furono trovate macchie di sangue addosso a lui. Però, pochi giorni dopo, si poté dimostrare che si trattava di sangue proprio, soffrendo egli di emorroidi.

Da un punto di vista astrologico si potrebbe essere tratti in inganno perché il Soggetto, come ho già spiegato, aveva Marte nella quinta Casa e una un po’ equivoca Venere stretta a Nettuno: ma il primo è la prova della lunga malattia della moglie e anche di quella del figlio e la seconda può autorizzare, tutt’al più, a pensare ad una sua sessualità deviata, del tipo “origliare alla porta di un locale dove qualcuno fa sesso.”

Niente altro.

Ovviamente le sue Solar Return e Lunar Return del giorno in oggetto e anche quelle del suo suicidio, sono pesantissime, ma ciò è normale: le prime gli diedero il carcere e lo fecero precipitare dal semi-piedistallo dove lui stesso pensava di essere e le seconde, alla vigilia dell’ennesimo processo in cui avrebbe dovuto testimoniare sugli stessi fatti di quel maledetto 7 agosto 1990, furono nuovamente una “montagna” da superare e Pietrino, dopo decenni di sospetti, come scrisse prima di uccidersi, non ce la faceva più…

Volete la prova del nove di quanto sto scrivendo?

Eccola.

La sua Rivoluzione Solare che abbraccia il giorno del delitto: Saturno, Nettuno e Urano, sono stretti intorno all’Ascendente e Giove è in settima, come da manuale (di Discepolo). Ma dove si vedrebbe il godimento sessuale o relativo all’esecuzione del delitto?

Non c’è. Non c’è nel suo cielo di nascita e non c’è nelle sue stelle di quel momento.

Punto.

La Rivoluzione Lunare, idem: certo, Marte è in settima Casa e il Sole stretto a zero gradi a Giove è in decima, ma cosa avremmo dovuto trovare dal momento che il suo comportamento maldestro nel ritrovamento del cadavere lo fece investire da un treno in corsa?

Le RS e RL relative al suicidio si commentano da sole.

 

Note:

 

1)         Sugli orari di nascita dichiarati alle anagrafi, soprattutto in Italia, ma non solo, ho parecchia esperienza perché per anni ho anche frequentato l’ufficio napoletano, a piazza Dante, dove venivano raccolti enormi volumi con migliaia e migliaia di tali atti. Molti orari venivano arrotondati, nei decenni passati, all’ora intera o alla mezz’ora. Più raramente al quarto d’ora. Vi è anche un mio libro su tale argomento, pubblicato solo in lingua inglese e reperibile su Amazon: “The Protocol for Correction of Birth Time”, 2011, 156 pagine.

 

2)         Ma, allora, ciò significa che tutti quelli che nascono con una forte dissonanza Marte-Saturno sono Hitler o Mussolini? No, naturalmente, perché le variabili che contribuiscono a formare un essere umano sono astrali, genetiche, sociali, ambientali, familiari, politiche, storiche e via dicendo, però, è vero il contrario e cioè che, se troviamo un nuovo Hitler o un nuovo Mussolini in giro, è assai probabile che costoro siano segnati da detto aspetto astrologico.

 

3)         Ovviamente “Igor il russo” è diventato, per forza di cose, l’espressione attuale di un archetipo: quello della violenza, della crudeltà, della parte bestia, in senso dantesco, dell’essere umano.

4)         Ciò risulta dalle prove esposte da Ilaria Calò, l’allora Pubblico Ministero nel processo a Raniero Busco. PM che tra l’altro lesse una lettera-diario della sfortunata ragazza: “Voglio odiarlo, odiarlo più di quanto lo amo, sono disgustata da tutto questo. Io merito qualcosa di più, qualcosa di vero e di pulito. L’amore è fatto di piccole cose, un sorriso, una carezza. Invece io l’unica cosa che ho ricevuto in cambio è indifferenza e sesso.”

 

 

 



For Everybody. It is not an important news, but I invite you to read it because it can explain, to someone, the why of a certain noise leading that disturbs, from a few years, the astrology:

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Ciro Discepolo

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venerdì 17 luglio 2026

UN SECOLO DI STATISTICHE ASTROLOGICHE

 





UN SECOLO DI STATISTICHE ASTROLOGICHE.


Di André Barbault.

Dal libro di Ciro Discepolo “Nuova Guida all’ASTROLOGIA”.


L’ EREDITARIETÀ ASTRALE.


INTRODUZIONE.


Si deve salutare calorosamente l’arrivo di Didier Castille nel mondo della ricerca astrologica, dove il suo contributo costituisce una nuova tappa di grandissima importanza. Direi proprio che si tratta di una svolta storica per la nostra conoscenza, senza timore di affermare che, grazie ai suoi risultati, la riabilitazione dell’astrologia è ormai divenuto un processo irreversibile.


Tuttavia non è il caso di entusiasmarsi. Stretta nella gogna di pregiudizi molto ben radicati, non è dall’oggi al domani che la mentalità collettiva si potrà ribaltare a favore dell’astrologia, e il disconoscimento dei suoi detrattori non mollerà subito la presa. Tuttavia, da questo momento noi possediamo i più completi fondamenti giustificatori del “fatto” astrologico. È come se si fosse detta l’ultima parola, di fronte alla quale qualsiasi forza si deve inchinare prima o poi.


Il pezzo forte di questo numero speciale dedicato alla “ereditarietà astrale” è sicuramente l’esposizione dell’insieme di indagini demografiche di Didier Castille, che poggiano per la prima volta sulla più vasta base della nostra popolazione nazionale, con la presentazione dei risultati ottenuti sui matrimoni e le somiglianze familiari.


Per meglio collocare la rilevanza di tale esperienza e i suoi effetti futuri, non vi è nulla di più indicato che un raffronto – a mo’ di cronistoria – dei risultati statistici precedenti da Choisnard e Krafft fino a Discepolo, passando per Lasson ed i coniugi Gauquelin; e un accostamento in retrospettiva del procedere astrologico sul cammino del fenomeno dell’ereditarietà astrale a partire da Keplero, fino a Tolomeo stesso.


Il lettore non si faccia disorientare dal contrasto di toni fra la gelida esposizione critica del nostro esploratore e le mie appassionate integrazioni di esperienze ottenute. Se io e lui non condividiamo la stessa visione della statistica applicata all’astrologia, ciò non dipende tanto, potremmo dire, dalle nostre differenze personali – dal momento che lo spirito critico si esercita a tutti i livelli – quanto dalle nostre rispettive situazioni, con tutta la distanza che separa l’esercizio di un uomo di scienza dalla condizione di un creatore. Partendo freddamente da zero e con vincolo di riserva personale, come in obbligo di negatività, lo statistico si sforza di lasciare venire a sé, eluse tutte le trappole, ciò che si presenta alla fine come il deposito di una realtà il più spoglia possibile; mentre l’astrologo praticante, impegnato in una passione disciplinata, è un uomo coi piedi per terra che opera con adesione vivente al soggetto.


Vi è dunque tutto il contrasto fra la virtù del distacco, della distanza, e il potere del diretto, della presenza; ciascuno coi propri vantaggi e inconvenienti. Al primo, la teorizzante astrazione che conduce all’alta speculazione, al rischio della deriva; mentre il secondo si trova tra lo spleen dell’errore vissuto e la verità pragmatica di un robusto buon senso (il freddo non ha il monopolio della conoscenza: il calore dell’immediatezza è anche fonte di sapere). Si tratta d’altra parte di due complementarità inevitabili. E se allo stadio iniziale dell’inedita intuizione in cui egli si è trovato, come ai piedi di un edificio, Didier Castille ha la modestia di un comprensibile ritegno dinnanzi alle sue scoperte; la posizione in cui mi trovo io, come in cima a una piramide, mi permette invece, anche a rischio di sbagliarmi, di scorgerne meglio la portata e di proclamarne tutta l’importanza.


Questo numero speciale sull’ereditarietà astrale rinnoverà l’interesse che l’astrologo deve portare, in fase di interpretazione, alla filiazione parentale dell’individuo, allorché concatenazioni di configurazioni che si ripetono da una generazione all’altra rivelano la sua eredità astrologica.

Non è improbabile che l’astrologo possa beneficiare dell’eccezionale congiuntura della svolta dell’anno 2000, con il suo ciclico culmine portatore di tutto un rinnovamento di conoscenze umane di cui è ancora troppo presto per fare qui l’inventario. Alba che promette un nuovo mini-Grande Anno semimillennario dell’umanità in cui la nostra disciplina avrà infine il rango che le spetta. Ci auguriamo, in ogni caso, che si avveri questa previsione di un astrologo sull’astrologia…


UN SECOLO DI STATISICHE ASTROLOGICHE

Quando si rifà il percorso del rinnovamento astrologico dall’inizio del XX secolo, ciò che si avverte di più notevole è la ricerca quasi ininterrotta di uno sforzo costruttivo che mira a fondare una ragione astrologica.

Si può dire che è la missione stessa che si era assegnato il principale “pioniere” arrivato all’arte di Urania alla fine del secolo XIX, Paul Choisnard. Allievo della “École Polytechnique” di Parigi, egli era nato – e il suo tema ci illuminerà – a Tours (Dipartimento 37, Indre-et-Loire) il 13 febbraio 1867 alle ore 23:00 – atto 121 dello Stato Civile (Didier Geslain). In compagnia di solo pochi altri (Fomalhaut, Selva, Caslant…), Choisnard non aveva altro bagaglio che la lettura di testi tradizionali per rimettere in piedi i rudimenti di una pratica all’ascolto degli antichi. Ma che poteva valere, ai suoi occhi, quella remota conoscenza abbandonata da due secoli, trascurata come un sapere chimerico?


Come sottrarsi dunque all’imperativa necessità di cominciare con il giudicarla: era veramente una realtà o non era stata altro che un’illusione collettiva? Si comprende una tale esigenza osservando nel Tema Natale di Choisnard quell’Urano in IX, signore di una potente congiunzione solare in Aquario e congiunto a Marte, che si fa braccio armato della sua passione di spirito; e poi Saturno in Prima in Scorpione. All’inizio, Choisnard non appare un “credente” incline a un naturale atto di fede; è piuttosto un audace curioso foderato da scettico tentato da qualche avanguardia. D’altra parte egli è il primo che si pone chiaramente il problema fondamentale della legittimità: per accettare l’astrologia occorre innanzitutto sapere se esiste un “fatto” astrologico come realtà fenomenica specifica. Per stabilire l’esistenza di questo “fatto” è necessario un controllo e la sua ricerca deve condurre al risultato di un rapporto numerico. Il resto non è che letteratura…


Perciò Choisnard non si stancherà di ripetere lo stesso principio promotore: nei cieli di nascita, un fattore astrale viene ritenuto corrispondente a una determinata facoltà umana (carattere o avvenimento) quando tale fattore si ritrova più frequentemente fra gli individui dotati di quella facoltà che non fra gli altri che non ne sono dotati.


Lo vediamo allora partire in quarta con la statistica a trattare le frequenze comparate con una rigorosa applicazione del calcolo delle probabilità. Si sa che, per motivi del tutto comprensibili sui quali torneremo, il metodo statistico gode di cattiva fama nell’ambiente astrologico, dove viene giudicato quasi come contro natura. Malgrado ciò, quando vediamo spandersi sempre più interpretazioni gratuite di astrologia sognante, vuoti zum-zum letterari derivanti spesso da dati celesti insignificanti, discutibili o speculativi, possiamo avere motivo di rimpiangere il clima di rigore saturno-uraniano di Choisnard…


Che bilancio possiamo trarre dalle sue ricerche nel loro insieme? Il distacco di un secolo gli fa dare uno sguardo severo nella rinnovata esigenza di tutto l’apparato di applicazione del metodo statistico. Ma dietro Didier Castille, già i coniugi Gauquelin hanno bisogno di essere corretti (senza però compromettere l’insieme dei loro risultati) quando si spingevano fino al limite del possibile. Nondimeno, Choisnard non ha essenzialmente alcun demerito.


Lui un suo “fatto” astrale ce l’ha avuto! Però era ancora fragile. Prendiamo per esempio la sua ricerca più imponente: la particolare frequenza di Giove al Medio Cielo, in 1500 persone che avevano acquistato notorietà distaccandosi in qualche modo dai ranghi della società, è doppia se paragonata a quella di 2000 persone qualsiasi. E poi si vedranno i suoi risultati di ereditarietà astrale, che costituiscono una importante svolta astrologica. Ma da un secolo all’altro, sulla sua opera si abbatte un discredito redibitorio che rimprovera l’insignificanza dei campi da lui esplorati e i suoi campioni statistici “pelle ed ossa”: soltanto qualche centinaio di casi, mentre lui ne ha studiati considerevolmente, infinitamente di più. È questa la carenza maggiore di cui soffre il risultato di Choisnard; il quale alla fine non è riuscito a convincere l’opinione pubblica, pur avendo mostrato la strada per riuscirci.

Il cammino di Choisnard trova seguaci in Germania con Grimm, Schwab e soprattutto von Klöckler, il quale in un’opera pubblicata nel 1927 si lancia in una serie di indagini (facoltà, avvenimenti) che pur disponendo di una raccolta di diverse migliaia di casi, porta a risultati magrolini non sufficientemente significativi. Di fatto, la “scuola di Choisnard” contribuisce a fondare una “astrologia scientifica” che si vuole basata sul reale. Sebbene bramoso di meraviglie, di autori sfavillanti che portino le loro fantasticherie a cavalcioni sulle stelle, lo stato d’animo di questa corrente porta all’ambiente astrologico una voglia di osservazioni contabilizzate. Diversi ingegneri presentano le loro ricerche nei vari congressi internazionali a partire da quello di Bruxelles del 1935 e di Parigi nel 1937. In quello di Parigi del 1954, per esempio, Hans Ritter illustra una sintesi di 11.150 posizioni planetarie di 2230 nascite di musicisti. Risultato che, citiamo: “non pone alcuno scarto di valori.


È dunque incontestabile che la posizione planetaria nello zodiaco non abbia connessione alcuna con il dono assoluto per la composizione musicale”. Ma con opportuni tagli selettivi, certi risultati ci saranno. Molti studi verranno ugualmente illustrati nella collezione dei Cahiers astrologiques (Quaderni astrologici); in particolare il n. 121 (marzo-aprile 1966) sarà dedicato alle statistiche, dove si indicano in particolare Edouard Symours, Michel Malagié, Jean Hiéroz, Jacques Reverchon e Roger Husson. E un semplice praticante come Henri Gouchon confronta i risultati delle sue direzioni primarie con quelli di altri procedimenti direzionali. L’Influence astrale, Demain, Zenit, ecc… presenteranno ciascuno una propria indagine.


Al di là di questo semplice richiamo alla verifica del valore dei suoi indici, Choisnard ha riportato la pratica interpretativa nella retta via tradizionale, avendone constatato sperimentalmente la fondatezza. Soprattutto negli anni Trenta (il che è relativamente perdonabile), ma ancora oggi (il che non lo è più) ci si ostina a considerare il pianeta maestro dell’Ascendente come signore dell’oroscopo, come dominante. I risultati statistici che Choisnard ottiene lo fanno tornare al valore primario dell’angolarità, al fatto primordiale del passaggio planetario all’orizzonte e al meridiano, senza dimenticare il suo influsso sul Discendente e sul Fondo Cielo. A partire da questo egli edifica una buona tecnica di interpretazione, che verrà coronata dai risultati dei Gauquelin.


Dopo il 1923, parallelamente a quella dello studioso francese, osserviamo l’odissea dello svizzero Karl Ernst Krafft, le cui abbondanti ricerche, pubblicate in diversi tempi e luoghi, furono poi riunite nel suo Traité d’Astrobiologie pubblicato a proprie spese nel 1939. Si tratta di una vicenda assai singolare, davvero atipica.


Questa volta vengono presentati decine di migliaia di casi – è pur vero, senza ora di nascita: per esempio, 2800 vengono presi dal Dictionnaire de Musique di Rieman. Ma Krafft abbandona il terreno della tradizione per dedicarsi a indagini, potremmo dire, di avventura. Non verifica più: spigola dei riscontri a caso. Ne deriva un libro frondoso, perfino ingarbugliato se non inestricabile, dove il salto di palo in frasca conta più dello svolgimento di una linea di pensiero generale. Ha prodotto qualcosa di nuovo? Difficile pronunciarsi. È molto probabile che alcuni dei suoi risultati siano fondati. Per questo può essere interessante riesaminare il guazzabuglio di Krafft: qualche perla la si trova. Ad ogni modo sarà ricordato il suo brillante intervento sul tema dell’ereditarietà astrale, sul quale torneremo.


A metà del secolo scorso, l’indagine statistica dà l’impressione di boccheggiare ed è come incagliata su risultati scarni. Dopo un test su 480 coppie, C. G. Jung arriva a dire: A causa dell’influenza livellatrice dei grandi numeri, è difficile provare qualcosa nel campo dell’astrologia col metodo statistico. In questo egli si associa a un buon numero di astrologi per i quali il tema natale è un tutto dove predomina l’operazione di sintesi, dato che l’estrazione di uno dei suoi fattori comporta uno snaturamento che lo priva di significato. Secondo Daniel Verney, benché pure lui allievo della “Polytechnique”: Isolare una configurazione – soprattutto ridotta alla posizione di un pianeta – è svuotarla del suo significato “qui ed ora” per non lasciarle altro che ciò che essa ha di proprio: cioè un valore elementare di un carattere molto generale; dunque molto difficile non soltanto da spiegare, ma anche da collegare a una realtà concreta. Qui si affronta il rapporto fra il tutto e le sue parti, perciò il dibattito resta aperto. È bene ricordare il parere di Pascal: È impossibile conoscere il tutto senza conoscere le sue parti, non più che conoscere le parti senza conoscere il tutto. Choisnard sosteneva che, dato che la parte partecipa al tutto al quale essa concorre, non c’è motivo di non poter coglierne la manifestazione, malgrado tutto. E nel momento in cui l’astrologo in fase di interpretazione si riferisce isolatamente a una certa posizione o aspetto a cui egli dà voce, deve riconoscere che per lo meno qualche cosa possa essere scaturita della sua specificità.


È nel cuore del XX secolo, con la coppia Michel e Françoise Gauquelin, che inizia una nuova e più importante tappa nella storia della verifica statistica dell’astrologia.


MICHEL GAUQUELIN


Se si eccettuano le statistiche cieche – nell’ignoto – di diverse distribuzioni del Sole nei segni (di musicisti, scienziati…) compiute negli anni Trenta dall’équipe guidata da Bart J. Bok, astronomo americano autore del manifesto anti-astrologico del 1975, e sulle quali ritorneremo, fino a quel momento erano stati gli astrologi stessi a testare la propria disciplina ottenendo certi risultati a sostegno della loro convinzione, ma senza far presa sull’incredulità generale. Stavolta, l’operatore ha il volto di un avversario, l’atteggiamento di un critico che, alla lunga, cadrà nel proprio tranello fino a far vacillare i nostri avversari che si confronteranno con lui.


Ho descritto l’avventura di Michel Gauquelin in occasione della sua scomparsa, nel n. 95 de L’Astrologue (3° trimestre 1991), ricordando la sua nascita a Parigi il 13 novembre 1928 alle 22:15, evocando a questo proposito il personaggio di un uomo-Giano abitato da un’opposizione fra Giove al Medio Cielo in Toro e Mercurio al Fondo Cielo in Scorpione – segno occupato anche dal Sole signore dell’Ascendente in IV, che a sua volta rimanda alla congiunzione Marte-Plutone in Cancro. All’origine del suo cammino troviamo una ribellione: era mal disposto nei confronti del padre dentista che stilava temi natali, e che voleva sconcertare dandogli la prova della vacuità del suo hobby preferito.


Questo studioso atipico “avrà mantenuto con l’astrologia il dialogo ambiguo di una passione ambivalente, parte di un’ostilità a radice familiare, per arrivare a una scomoda ed equivoca semi-accettazione. Non lo commiseriamo. Non avendo mai potuto diventare astrologo sulla via di ritorno dalla sua negazione primaria, ci ha reso l’immenso servigio di non averci mai concesso dei regali. Però aveva l’onestà dei numeri e la coriacità di attenersene. Ho assistito a certi suoi duelli con alcuni dei nostri avversari che ci tenevano tanto che si fosse sbagliato: li ha ridotti al silenzio, altri ne sono usciti per il rotto della cuffia. La certezza del “no” dei più accaniti ha vacillato, come si sgretola la bella convinzione negativa dei nostri avversari messi dinnanzi al dibattito astro-statistico. E questo, lo dobbiamo a lui.”


La testimonianza della sua ostilità nei confronti dell’astrologia? È non senza evidente disagio che rileggiamo L’Astrologie devant la science (L’Astrologia dinnanzi alla scienza, ed. Planète 1964) che provocò un tumultuoso numero speciale – il 116 – dei Cahiers astrologiques, lo stesso L’Hérédité planétaire (ed. Denoël 1966) e soprattutto Songes et mensonges de l’astrologie (Sogni e menzogne dell’astrologia, ed. Hachette 1969) come pure Les Horloges cosmiques (Gli orologi cosmici, ed. Denoël 1970). Avversione che si allea perfino all’imbroglio intellettuale quando omette di citare l’opera di Lasson precedente alle sue indagini.


Per prima cosa, nel suo primo lavoro L’Influence des astres (ed. du Dauphin 1955), la prima parte è dedicata alla critica di Choisnard e Krafft. Le sue conclusioni sono scabre: dei lavori del primo egli non salva assolutamente niente, e il bilancio dell’opera del secondo è uguale a zero. Si capirà più tardi fino a che punto egli si sia sbagliato di grosso, causa l’ostilità nei confronti degli astrologi.


Segue la seconda esposizione delle proprie verifiche. Ora, senza menzionarlo, egli riprende in maniera pura e semplice il percorso inedito compiuto da Léon Lasson in Ceux qui nous guident (Coloro che ci guidano, ed. Debresse 1946), dove costui aveva rilevato dei surplus di levata e culminazione della Luna in 134 politici “eletti dal popolo”, di Mercurio in 209 oratori e scrittori, di Venere in 190 artisti, di Marte e Giove in 158 capi militari, di Saturno in 66 scienziati… La differenza sostanziale è che Gauquelin passa dalle centinaia alle migliaia di casi, che tratta superlativamente armandosi di tutto l’arsenale della disciplina statistica del suo tempo.


Questo suo primo lavoro ci dà le prove materiali fornendo i dati di nascita, presi dallo stato civile, di personaggi nominati nei dizionari specializzati: 576 accademici di medicina, 508 altri medici importanti, 570 sportivi, 676 capi militari, 906 pittori famosi e 361 pittori minori, 500 attori, 494 deputati, 349 membri dell’accademia delle scienze e 884 preti. E questo non è niente! Egli ottiene subito una significativa superfrequenza di posizioni angolari, principalmente alla levata e alla culminazione, soprattutto con tre pianeti: Marte negli sportivi, Marte e Giove nei militari, Giove negli attori e deputati, Saturno nei preti e Saturno-Marte negli scienziati e nei medici; con in più una sottofrequenza di Marte nei pittori, di Giove nei medici e di Saturno negli attori e pittori: risultato “inverso” che non è da trascurare.

 (Estratto da “Les Hommes et les Astres”)


a) Posizione di Marte in 3142 militari (marescialli, generali, ammiragli, ufficiali).

b) Posizione di Saturno in 3305 scienziati (accademici delle scienze e della medicina).

c) Posizione di Giove in 993 politici (capi di Stato, ministri, deputati).

d) Posizione di Marte in 1485 campioni sportivi.

e) Posizione di Giove in 1270 attori (divi).

Il risultato d’insieme su 25.000 casi supera di cinque volte lo scarto probabile!


Nel 1960 per le edizioni Denoël esce il suo secondo libro: Les Hommes et les Astres. Stesso scenario d’indagine, esteso stavolta ai paesi dell’Europa occidentale dove era possibile l’accesso agli stati civili, dove i casi esaminati passano dai 5000 iniziali a un totale impressionante di circa 25.000: una bella raccolta! Con 3142 capi militari, 3305 scienziati rappresentativi, 1485 campioni sportivi, 993 politici… Confermando i risultati del 1955, li estende alla Luna e poi ulteriormente a Venere. Si tratta di un evento di portata immensa, come una fruttuosa caccia al tesoro che conferma il pilastro dell’interpretazione del TN, e allo stesso tempo l’astrologo si trova dotato di uno statuto probabilista di conoscenza obiettiva.

Il mondo scientifico ne rimane scosso e, per la prima volta, si occupa della questione. Dopo essere passato per confronti serrati di specialisti, seguiti da indispensabili contro-esperienze, Gauquelin riesce a fare onorare tecnicamente i suoi risultati da diverse autorità, come J. M. Faverge, professore di statistica alla Sorbona, E. Tornier, professore di calcolo delle probabilità all’università di Berlino, e Jean Porte, amministratore all’Istituto Nazionale di Statistica.

L’Unione Razionalista scende in lizza per il tramite di un “Comitato belga per l’investigazione scientifica dei fenomeni reputati paranormali” (detto Comité Para). I membri del Comitato rifanno completamente una statistica su un gruppo di 535 sportivi e arrivano a un risultato simile a quello di Gauquelin, ma lo mettono subito in disparte. Dopo questo “insabbiamento alla chetichella”, si dovrà attendere una decina d’anni perché questo coraggioso Comitato ne pubblichi il risultato nel 1966. Questo porterà Jean Rostand al suo famoso sfogo: Se la statistica si mette a provare l’astrologia, allora io non credo più alla statistica (Nouvelles littéraires, 27 novembre 1969).


Non si poteva restare fermi a quel Marte (il cui simbolo si illustra nella circostanza) degli sportivi che restava come un cuneo incassato nella fortezza del razionalismo. E del resto, c’era un tale clima che spiega l’offensiva mondiale portata contro l’astrologia con la famosa petizione diffusa nel 1975: 186 scienziati, di cui 18 premi Nobel, con la loro firma la condannano come una nefasta falsa scienza. Il comitato si guarda bene dal dire che altri 114, invitati a sottoscriverla, si erano astenuti; fra questi spicca l’astrofisico Carl Sagan. Eccolo qua, la doppia canzonatura simbolica dell’opposizione e del trigono…

L’offensiva riprende nel 1977 nella rivista razionalista americana The Humanist dove un’équipe di ricambio rilancia l’indagine su Marte, basandosi stavolta sugli atleti americani. In La Vérité sur l’astrologie (ed. Le Rocher 1985), Gauquelin fa menzione del “pasticciaccio” al quale era giunta l’equipe al lavoro. Ciò non impedisce la seguente conclusione, poco gloriosa e francamente lambiccata, del n. XI-XII 1977 di questa rivista: Se si ha una credenza preliminare in un “effetto” Marte, i dati di Gauquelin contribuiscono a rafforzare tale credenza; ma se la credenza preliminare in un effetto Marte è debole, questi dati possono al massimo sostenere questa opinione in attesa del seguito, ma non al punto da ammettere decisamente l’esistenza dell’ “effetto” Marte.


La staffetta sarebbe poi passata nel 1979 a un certo “Committee for the scienti-investigation of claims of the paranormal” (CSICOP) con la sua pubblicazione The Skeptical Inquirer, che provò a combattere con lo stesso esperimento nel tentativo di sfuggire al risultato positivo tramite un’opportuna scelta dei campioni statistici.

Va detto che non tutti si sono fatti abbindolare da questo accanimento a negare. Nel suo numero 23, Ethnologie française (Armand Colin) riferisce questa avventura giudicando che questi avversari “dovevano almeno riconoscere che, così come era stato formulato inizialmente, il test confermava le idee di Gauquelin”. Quindi, per sottrarsi ad esse, li vediamo “riscrivere un resoconto in modo da confortare i loro interessi scientifici” per poter ammettere che “l’effetto Marte era un effetto statistico debole, se non addirittura un caso eccezionale, che si limitava a una sola regione”: imbarazzante “rivalutazione” che porta alle dimissioni di molti membri in seno al Comitato. Al punto che “ciò che ha obbligato i membri del CSICOP a rivedere il proprio concetto di metodo scientifico è proprio il loro impegno nella ricerca astrologica”! Singolare inversione di marcia che, sullo sfondo di un traffico di procedimenti, rende un bell’omaggio all’arte di Urania. Si può segnalare anche la critica di Claude Maillard: “Nel processo all’astrologia, il razionalismo è davvero razionale?”, espressa nella pubblicazione collettiva dell’Istituto di Etnologia di Strasburgo Des Astres et des Hommes (ed. L’Harmattan 2001). A poco a poco, la verità si fa strada.


Si deve dire che c’è anche del positivo in questa negatività del rifiuto, nella realtà di fatto di una difensiva che non smette di resistere alla prova portata dall’avversario. Lo si comprenderà meglio rileggendo questo brano di un testo di Gauquelin nel n. 78 de L’Astrologue: L’effetto Marte è stato sottoposto alla critica di uomini di scienza in carica. La loro ostilità e il loro scetticismo gli hanno fatto vedere soprattutto degli errori ovunque nel mio lavoro. Ma questa polemica, spesso aspra, è finita, dopo più di dieci anni, a mio favore, col riconoscimento dell’esattezza dei miei metodi e dei miei risultati. È così che l’astronomo George Abell dell’Università della California, lo statistico Marvin Zelen di Harvard e il chairman del temibile Comitato americano per lo studio scientifico dei fenomeni paranormali, Paul Kurtz dell’Università di New York, nel 1983 hanno ammesso che (cito): “Gauquelin ha saputo calcolare in modo corretto le frequenze di Marte alla nascita, tendendo conto dei fattori demografici ed astronomici del problema.” E tutto questo, scritto nero su bianco nella loro propria rivista The Skeptical Inquirer che – potete credermi – non è solitamente tenera con i lavori astrologici.


Malgrado ciò, da qui a riconoscere l’evidenza dell’effetto Marte, portatore di un riconoscimento dell’astrologia, ne passa… Salvo la colpevolizzazione di una cattiva coscienza intellettuale che ci vale, senza dubbio, l’ennesima ripetizione della stessa sceneggiatura sotto la guida di un nuovo Comitato francese per lo studio dei fenomeni paranormali (Comité français pour l’étude des phénomènes paranormaux, CFEPP). Il migliore resoconto del lavoro di questo Comitato viene fornito da uno dei suoi membri: Suitbert Ertel, professore all’Università di Göttingen. Ne fu fatta una traduzione in francese nel numero 10 del marzo 2002 dei Cahiers du RAMS: “N’y a t-il pas d’effet Mars?” (Non c’è alcun effetto Marte?).

Certo, nessuno nega che ci sia un surplus di posizioni di Marte alla levata e alla culminazione: è troppo evidente a vista d’occhio per poterlo negare. Ma lo si vuole sempre considerare non significativo. E perché ciò sia effettivamente così, una volta ancora si avvia il dibattito sulla selezione dei campioni, sulla questione di conoscere (perché i risultati sono tanto più sorprendenti quanto più si tratta di casi superiori) il livello di rappresentatività dei campioni sportivi. Il protocollo dell’esperimento firmato nel 1982 da Gauquelin e il CFEPP (numero di ottobre di Science et Vie) stipula che “i campioni selezionati devono essere eminentemente rinomati”. Partecipando all’operazione, Ertel ribadisce questa necessità nel 1988: Ma quando ho imposto la notorietà degli atleti del CFEPP contando il numero di volte in cui ciascuno di essi veniva citato in 18 testi di riferimento, ho trovato che i campioni sportivi del CFEPP non ottenevano che un numero relativamente basso di citazioni in confronto agli atleti di Gauquelin nei suoi primi campioni statistici. Ertel rifà l’esperimento con i campioni sportivi più eminenti del Comitato e ottiene un risultato confermato indipendentemente da sei ricercatori e giudicato del tutto significativo da quattro di loro.


Non ho fatto l’inventario completo delle numerose statistiche dei Gauquelin; ho voluto solo indicare l’essenza del loro contributo. È bene però ricordare la loro indagine che conferma i fondamenti della tradizione. Si tratta della quadruplicità planetaria più rappresentativa dei valori della quaterna degli Elementi in relazione ai temperamenti ippocratici (Le Dossier des influences astrales, ed. Denoël 1973).

Si deve anche aggiungere un’indagine particolare effettuata da Françoise sugli astrologi stessi; lavoro da lei presentato nel 1980 in un opuscolo del loro “Laboratoire” intitolato Traditional Symbolism in Astrology and the Character traits method, di cui ho riferito nel n. 51 de L’Astrologue: Speculum Astrologiae. Si trattava di questo: sapere se le parole chiave planetarie da noi utilizzate producessero o no un “effetto” di angolarità, basandosi sulle loro parole chiave testate in funzione delle angolarità ottenute. Furono utilizzate dieci “cavie”. Esito: risultato unanime per Marte e Saturno; Venere arriva in seconda posizione con 9 punti su 10, seguita dalla Luna con 7 punti. Giove se la cava male, mentre Nettuno e Plutone ottengono 2 punti. L’interesse principale di questo studio è che rivela – lo speculum – l’interprete che si “proietta” sentendo il pianeta come l’immagine della propria configurazione planetaria personale.


LA CRITICA DEI NOSTRI AVVERSARI


Siamo sempre allo stesso punto. L’avversario esce da questa faccenda traumatizzato, al punto che a forza di sputare nella minestra statistica, finisce per arrendersi alla propria impostura. Ne è testimone l’astrofisico Evry Schatzman, presidente dell’Unione Razionalista, che non potendo alla fine ridurre l’effetto-Marte localizzato nel 14° compartimento di Parigi, arriva a produrre questa perla: La mia ipotesi è la seguente: non è che il consulto astrologico per i familiari di campioni e forse per i campioni stessi, abbia giocato un ruolo nel loro orientamento professionale? In tal caso non si tratta più di influenza degli astri, ma dell’influenza della credenza negli astri (a Solange de Mailly-Nesle, in L’Être cosmique, ed. Flammarion 1985). In altre parole, sarebbero stati dei consulti astrologici ben riusciti…


Alla fine di questo periplo, è chiaro che questa storia di verifiche rivela una scandalosa ignominia intellettuale, e quando si conosce la posta in gioco, essa raggiunge livelli di una mostruosità fenomenale, perché è una conoscenza maggiore che viene respinta da un oscurantismo di ben altro ordine rispetto a quello della mentalità magica: uno sterile fanatismo intellettuale.


In primo luogo, i nostri avversari si sono concentrati e fissati su un’unica verifica. Certo, la scelta del caso era buona, poiché l’indagine su Marte e gli sportivi era quella che aveva fornito il risultato migliore. Ma era questo un buon motivo per fare come se gli altri risultati, non meno pregevoli, non fossero affatto esistiti? Di solito, un caso isolato non abituale non disturba molto il sonno di un professionista abituato a imbattersi in bufale di tanto in tanto, ben sapendo che una rondine non fa primavera. Certo, se non si fosse avuto nient’altro che la levata e la culminazione di Marte tra gli sportivi, un fenomeno eccezionale, si sarebbe compreso che questo “accidente” poteva essere privo di interesse. Solo che non è questo il caso, e precisamente non ci si può fermare a questo esempio come se fosse esclusivo, senza tenere conto dell’insieme dei risultati dello stesso tipo ai quali esso appartiene: il fenomeno in questione si ripete con altri pianeti rispetto ad altri gruppi di individui. Sicché, è l’insieme omogeneo specifico che va obbligatoriamente preso in considerazione. D’altronde, è ciò che Gauquelin si è permesso di fare in piena legittimità parlando di un risultato globale su 25.000 casi che superava di 5 volte lo scarto probabile. Ora, è già evidente che questa “non intuizione” rivela cecità intellettuale.

E non è tutto: si tratta forse di risultati qualunque? Si tratta di concentrazioni di astri in un posto qualunque e di tipo qualunque? E questi astri sono loro stessi delle pedine intercambiabili, buone a tutto? No: abbiamo ogni volta dei risultati previsti, conformi alle norme del soggetto esaminato. Dei risultati che prendono significato dallo loro iscrizione nell’ordine di una correlazione astrale stabilita: quella che la tradizione aveva loro assegnato in anticipo. Proprio quella e non un’altra. È in effetti proprio all’Ascendente e al Medio Cielo che l’astro, tramite la levata e la culminazione, è in prima fila come fenomeno astronomico assumendo la maggiore importanza; e beninteso, nel registro particolare che gli è proprio: la poesia per la Luna, l’arte per Venere, l’esercito per Marte, il potere per Giove, la scienza per Saturno… Niente di più specifico. Ciascun astro è là, puntuale all’appuntamento. E invece? Niente di tutto questo conta assolutamente per l’avversario. La statistica qui diviene un freddo mostro che fabbrica solo della schizoidia, facendo perdere di vista, strada facendo, la propria ragione d’essere; il numero che cammina nel vuoto…


La verità è che è ora di abbracciare la totalità del soggetto integrando l’albero della statistica su Marte nella foresta dell’insieme dei risultati statistici ottenuti, sotto la pressione dell’intelligibilità di una raccolta coerente di risultati dello stesso tipo; una somma di informazioni che ricompongono e restituiscono il capitolo principale del sapere antico dell’astrologia: la tipologia planetaria.


Illustrazione presa da  Les Facteurs planétaires de la personnalité (I fattori planetari della personalità) di M. e F. Gauquelin (Laboratorio di studio delle relazioni tra ritmi cosmici e psicofisiologici, 1976) 26.034 tratti di carattere di personaggi pubblici sono stati testati in funzione della distribuzione globale delle posizioni di Marte, Giove e Saturno, durante il moto delle 24 ore, confermando l’esistenza di un fattore planetario della personalità. Così, gli individui che sono attivi, energici, coraggiosi, combattivi ecc. nascono particolarmente alla levata e alla culminazione di Marte. Mentre con Saturno gli individui semplici, modesti, laboriosi, coscienziosi, pazienti... Con Giove quelli che “hanno personalità”…


Tre campi successivi sono interessati dallo stesso tipo di risultati. Abbiamo visto i gruppi professionali; oltre ad essi viene presentata una ricerca di ereditarietà astrale basata su due campioni di 32.000 e 37.000 nascite, di cui faremo conoscenza nel prossimo capitolo. E in seguito, quella sui tratti di carattere. Françoise e altri collaboratori ne raccolgono più di 50.000, presi nelle migliaia di testi biografici dedicati a migliaia di personaggi celebri. Questo lavoro viene pubblicato nel loro “Laboratoire” in quattro grossi volumi dedicati rispettivamente a Marte, Giove, Saturno e la Luna; a questi segue poi Venere nell’opuscolo delle Psychological Monographs, Serie C. La generazione dei risultati è evidente: l’astro che si alza o che culmina esprime allo stesso tempo un temperamento ereditario ricevuto, un insieme di tratti di carattere e una disposizione vocazionale: è un tutt’uno fondamentale che si impone al più elementare buon senso. Veramente, che disastro intellettuale!


LA CRITICA DEGLI ASTROLOGI


Non possiamo dire che Gauquelin sia stato accolto a braccia aperte dagli astrologi. Per forza… seppellisce subito Choisnard e Krafft! E poi, passando sopra a un Lasson imbavagliato e che mette la museruola a duemila anni di storia, egli pretende che il suo risultato di angolarità sia “del tutto indipendente dalla dottrina astrologica”, “mandando perfino in rovina l’edificio delle sue teorie”.


Senza dubbio egli sperava di essere accolto meglio dai nostri avversari, che cercava di convincere ma che non si sono fatti incantare un solo istante. Per noi, le sue maniere meritavano una risposta a tono. Citiamo come esempio Daniel Verney: Ci ha fatto proprio paura, questo M. Gauquelin; non poteva scoprire un Marte dolce e passivo, un Giove introverso, un Saturno buontempone? Ma no (ed è sicuramente il Caso, dio della statistica, ad averne colpa): ci consegna, come delle brioche ben calde appena uscite dal forno sperimentale della nuova scienza delle influenze cosmiche, ci consegna queste chimere, queste cose di un bel tempo che fu… e ce le offre bene imburrate di calcoli e di matematiche; è un sogno, non si ha il coraggio di crederci. (Fondements et avenir de l’astrologie, ed. Fayard 1974).


Insomma, Gauquelin si era esposto a un “Dammi l’orologio e ti dirò l’ora”. Progressivamente, egli riconoscerà che i suoi risultati riguardano proprio il patrimonio della nostra conoscenza; ed è ciò che farà in particolare nell’articolo del n. 78 (2° trimestre 1987) de L’Astrologue, dal titolo: “L’Utilisation pratique des bilans Gauquelin” (L’utilizzo pratico dei risultati Gauquelin).


Passiamo a questa introduzione. Le cose serie cominciano col giudizio del ricorso alla statistica. Fra di noi ci fu una persona che espresse un rifiuto integrale, assoluto: Dane Rudhyar. In occasione di un viaggio a Parigi nel 1967, mi dichiarò con tono categorico che i risultati di Gauquelin non avevano niente a che fare con l’astrologia! Eccone la conferma: Dane Rudhyar mi disse (gentilmente) un giorno: “ciò che voi fate non è per niente astrologia. Questa cosa non m’interessa e voi perdete il vostro tempo” (Intervista ne L’Astrologue n. 73, 1° trimestre 1986).


Si comprende questo atteggiamento rileggendo il messaggio che ci ha trasmesso per il suo 90° compleanno (L’Astrologue n. 69, 1° trimestre 1985). Qui Rudhyar si pronuncia decisamente per un’astrologia affrancata dallo spirito e dai metodi della scienza occidentale: Lo ripeto: l’astrologia che ho concepito nel 1932-1933 non mi è mai apparsa come un sistema didattico e intellettuale; e soprattutto non “scientifico” ed essenzialmente empirico. Ma allora, nella regione metafisica dove egli la colloca, che mezzi si dà Rudhyar per controllarsi, per verificare il valore delle sue dichiarazioni? Il suo solo ragionamento non costituisce che una speculazione, un mero proposito di sottomettersi all’osservazione. E qui sta la debolezza della scuola umanista che, piuttosto che confrontarsi con la realtà, si rifugia troppo facilmente nell’astrazione, nella morsa dell’inafferrabile. Ed egli rischia di restarci così tanto che il praticante che segue la sua scuola non si porrà mai veramente la questione di sapere se sta trattando una correlazione vera o falsa. Infatti, è appunto facendo “corrispondere” tra di loro delle cose che non corrispondono che ci si sbaglia sempre (Choisnard).


E se Rudhyar si prende la libertà di criticare i suoi traduttori e discepoli, questi sembrano guardarsi bene dal dubitare di lui – si è astrologi adulti quando ci si libera dal proprio maestro – accettando gli errori di un teorico che ha praticato troppo poco, e che ha studiato e meditato il sapere tradizionale in maniera insufficiente.


Dietro questo rifiuto formale compare la politica delle orecchie da mercante, segnatamente della scuola condizionalista. Ci sono in effetti dei motivi seri per essere prudenti nei confronti della statistica. Ciononostante, a livello del bilancio Gauquelin, s’impone al praticante un’integrazione dei suoi risultati, dato che la loro non-assimilazione è risultata pregiudizievole per coloro che li hanno ignorati. Per non parlare di coloro che non ne hanno nemmeno conoscenza...


Vediamo ora le ragioni che motivano la difensiva degli astrologi.


Occorre prima di tutto sapere che istruire una statistica astrologica significa voltare la schiena alla vocazione dell’astrologo che è quella di accedere, tramite l’atto interpretativo, al “soggetto”, alla sua singolarità e perfino al contenuto soggettivo di questa unicità (se il nativo è al centro del suo tema, circondato dai suoi astri, si tratta dunque innanzitutto del suo egocentrismo). L’informazione statistica, estranea alla specificità di ciascun caso, non può riportare che una notazione quantitativa di un tutto, di un gruppo, liberando una supremazia particolare che diviene oggetto del materiale globale.


Di solito questo “oggetto” ha il valore di un tonalità d’insieme, come per esempio la rudezza marziana dei militari o la delicatezza lunare o venusiana degli artisti. Ma non è altro che un involucro, un’apparenza che non ne costituisce l’essenza.


In Profession-Heredity (serie C, volume 1, 1972) i Gauquelin presentano un’indagine su 383 musicisti di musica militare. Dal momento che sono musicisti, cioè artisti, a priori noi dovremmo vedere all’opera Venere. E invece? La distribuzione di quest’astro è quella di un encefalogramma piatto. In compenso si vede spuntare Marte alla culminazione, scortato da un bella levata della Luna. È una bella formula doppia. La Luna introverte Marte donandogli un accento immaginario e facendogli passare il fuoco della sua espressione da uno stato d’azione a uno stato d’emozione. La musica militare appartiene al Marte lunarizzato: “Sambre e Mosa”, evoca una sognante melodia.1 E tutto ciò senza il concorso di Venere, qui assente a discapito della grande famiglia venusiana degli artisti. Si assiste allora all’intervento di una componente di carattere selettivo che si sostituisce alla nota generale, che ne viene allo stesso tempo attenuata. Lo schieramento venusiano degli artisti è dunque assai relativo… È come dire che questa “forma” che è l’oggetto definito del risultato statistico è qualcosa di più o meno aleatorio che non costituisce l’essenziale, cioè il “fondo” della materia esaminata. Questo è facile da capire.

Mettiamo di voler fare, per esempio, una statistica sugli attori. Ecco che partiamo a raggruppare alla rinfusa Greta Garbo e Marguerite Moreno, Marlene Dietrich e Pauline Carton, Arletty e Michèle Morgan, Simone Signoret e Brigitte Bardot, Annie Girardot e Mireille Darc… Senza dimenticare, fianco a fianco, il mondo maschile dei vari Valentino, Guitry, Jouvet, Dullin, Brasseur, Fresnay, Barrault, Fernandel, Bourvil, Gabin, de Funès, Montand e altri Coluche… Che stravagante guazzabuglio! 

Sono tutte varietà di un solo universo che si presenta a noi. Con un’accozzaglia di personaggi così contrastanti e originali, assistiamo a una sfilata del più vasto panorama che ci sia di configurazioni, il che conduce a una ripartizione informe. Il mulino della statistica non ha macinato che la paglia lasciando passare il grano delle entità 

dei nostri divi. Ma non credete che anche così non sia poi tanto male, se con la paglia otteniamo malgrado tutto un tenue risultato? Debole, certo, rispetto alla sottigliezza dello scarto ottenuto, ma che possiede comunque un suo proprio interesse, come in questo caso la davvero spettacolare culminazione di Giove (v. l’illustrazione tratta da “Les Hommes et les Astres”), risultato tanto più benvenuto quanto più fa eco a un altro da cui trae la sua giustificazione.



Frequenza delle nascite in funzione dei tratti introversi ed estroversi nei diversi periodi della distribuzione diurna di Giove, Saturno e Marte.

Estratto dal British Journal of Social and Clinical Psychology, 1979, 18. p. 73


Già a metà del secolo passato, ai tempi in cui insegnavo al “Centro Internazionale d’Astrologia” (C.I.A.), era inteso che tra le configurazioni meglio radicate c’erano l’angolarità di Giove con l’estroversione e quella di Saturno con l’introversione.

Un quarto di secolo più tardi, in un articolo di New Behaviour del maggio 1975, Hans J. Eysenck, professore all’Università di Londra, fece la previsione che l’introversione doveva essere legata a Saturno e l’estroversione a Giove e Marte. Ciò divenne il punto di partenza di un’indagine sottoposta a un trattamento statistico appropriato, alla quale parteciparono lo psicologo, sua moglie Sybil incaricata di selezionare le parole chiave di ciascuna categoria per ricomporre le tabelle dei due tipi junghiani, e Gauquelin. Il risultato fu pubblicato nel n. 18 del 1979 del British Journal of Social & Clinical Psychology.


Qui si ha la conferma della scommessa di Eysenck, conferma chiara e doppia: non solo Giove e Marte sono angolari negli estroversi come lo è Saturno negli introversi; ma addirittura il contrasto è totale, in quanto i primi due “evitano” gli angoli tra gli introversi come Saturno li “evita” negli estroversi. Una seconda statistica effettuata da Gauquelin su 5000 tratti di carattere di 500 soggetti americani (in Personality & Individual Differences, 2, 1981) giunge alle medesime conclusioni.


Torniamo dunque alla nostra indagine sugli attori. Con il suo risultato – un Giove in eccedenza al Medio Cielo – si capisce come l’insieme della corporazione degli attori faccia leva su un comportamento estroverso: mostrarsi, esibirsi, gesticolare… Ma non è, per così dire, che una facciata, un contenente globale; una nota di un genere più o meno percettibile, ogni volta in maniera diversa, da una categoria d’indagine all’altra. Resta naturalmente il contenuto che fa da sfondo all’ultradiversificata natura umana di questi artisti, e sul quale la statistica resta muta, dove si diluiscono le diverse segnature planetarie, con la luni-venusiana Marilyn Monroe che non ha nulla a spartire con una marziale come Katharine Hepburn o una saturnina come Marlene Dietrich.



Si deve anche far parlare la statistica: un risultato va chiarito confrontandolo con un altro, soprattutto nei casi di estremo contrasto. In questo caso, per esempio, la superfrequenza e la sottofrequenza riguardanti una radicale antinomia planetaria come quella tra Luna e Marte (Acqua e Fuoco). Così, si capisce ancor meglio la segnatura luni-marziana della musica militare se si osserva – stavolta per l’incompatibilità di questa coppia dove la piena prestazione dell’uno ha bisogno dell’assenza dell’altro – la mancanza di angolarità (soprattutto alla levata) della Luna nei capi militari; e più fortemente ancora nei campioni sportivi, dove l’azione dell’iperattivo volta le spalle al linfatismo, terreno dell’immaginario, della contemplazione sognante, di stati d’animo (statistiche riportate in Written in the stars, ed. The Aquaria Press 1988).


Un ultimo argomento consegnato alla critica è quello che incrimina la sottigliezza dei risultati ottenuti. Già Choisnard mirava, per così dire, a una debole variazione di scarto, ottenendo invece del 5,5% (cioè un diciottesimo, corrispondente a una congiunzione di 10° d’orbita) una frequenza tra il 9 e l’11%. E a un ultimo “test Zellen” imposto dal terribile Kurtz tra sportivi non campioni e sportivi campioni, l’effetto passa dal 12,8% al 21,8%: proporzione classica ottenuta dall’insieme dei lavori di Gauquelin, sufficiente a confermare il valore del risultato senza peraltro impressionare il primo che capita.

E che rende felice l’avversario. Ah, se soltanto il Marte angolare fosse stato presente molto più spesso tra i campioni sportivi, l’imbarazzo sarebbe stato ben altro! Ora, a uscire dal lotto non è che un piccolo numero. Guardate come ne ha approfittato Paul Couderc, astronomo dell’Università di Parigi, quando nell’ultima edizione del suo “Que sais-je?” (“Chi lo sa?”) su L’Astrologie (poi sostituito da quello di Suzel Fuzeau-Braesch), si trova costretto a riconoscere alla fine i risultati di Gauquelin. Impegnato a salvare il salvabile, dichiara: “I lavori di M. Gauquelin hanno almeno di buono che mettono in evidenza il “limite superiore” di ciò che potrebbe essere “l’efficacia” di Marte, supponendo che ce ne sia una, il che non è affatto dimostrato. Nel risultato del Para (belga), i due settori favoriti da Marte offrono in totale 28 sportivi in eccedenza: gli altri 507 non devono nulla a Marte”. Beh, che dire? L’abbiamo scampata bella…


Ehi! Andiamoci piano! È pericoloso precipitarsi così senza pensare che l’angolarità marziana potrebbe non essere il solo fattore valorizzatore in questione, seguito o accompagnato com’è dai domicili e dagli aspetti dell’astro; né che tendenze che non siano quelle marziane non possano contribuire al medesimo risultato. La “scienza” della critica sarà anche lei così sempliciotta? Abbiamo visto con la musica militare come Venere possa essere elusa nel gruppo degli artisti, e io presumo che possa accadere lo stesso anche nella pittura; per esempio Alphonse de Neuville, uno degli specialisti più belli delle grandi tavole di scene di guerra, aveva un Marte in Leone al Fondo Cielo in sestile all’Ascendente. Ben vasta è la cupola dei cieli.


Ad ogni modo Couderc, che non ci credeva, cade nel proprio tranello: Perché se, come sostiene lei, gli astri fossero un fattore non trascurabile per la personalità di ciascun uomo, contribuendo in parte comunque debole alla formazione dei suoi caratteri corporali o spirituali, in cooperazione con mille altri fattori (ereditarietà, ambiente, casualità…), questa sarebbe una proprietà di valore incalcolabile. Si potrebbe provare a trarne vantaggio per il bene dell’umanità. E con quel “comunque debole” messo in corsivo…

L’effetto angolare ottenuto non dev’essere né sottovalutato né sopravvalutato: è relatività, come l’astrologia stessa. L’angolo di percezione statistica non svela che una parvenza collettiva, al margine di tutti i caratteri del gruppo, vivendo ciascuno la propria condizione di sportivo, di artista, di scienziato ecc. secondo la formula della propria personale segnatura astrologica.


Se esiste malgrado tutto un dischiudersi di risultati d’angolarità tramite la manifestazione di una valorizzazione quantitativa, rimane comunque generalmente mediocre la raccolta statistica di altre configurazioni. In una piccola indagine su “Saturno e l’orfanilità”2 (n. 123, 3° trimestre 1998 de L’Astrologue) basata su 264 casi di personaggi celebri (citati) che avevano perduto prematuramente uno dei genitori, se pure ho ottenuto un raddoppiamento di posizioni di Saturno nei campi IV e X, per contro è già molto se si è avuto un surplus di congiunzioni dello stesso pianeta coi luminari e Venere.


È la sorte di parecchie indagini che partono da un criterio obiettivo di evento, quale che sia il ventaglio delle situazioni esistenziali. È che in realtà la configurazione si manifesta in modo latente, perché essa parla essenzialmente del soggetto, riferendo la soggettività del suo essere, del suo modo di sentire la vita quali ne siano le circostanze.


S’impone a questo punto un ritorno al problema principale della fenomenologia astrologica a che ordine di realtà si rivolge il fatto astrologico? È davvero identificabile col dato reale obiettivo così come si presenta? Non aderisce piuttosto a un qualche piano di fondo della vita del soggetto? In ultima istanza, la trama delle nostre configurazioni non sarà psichica, essendo la realtà astrologica fondata sulla relazione cosmo-psiche? Questa ipotesi personale, già espressa in De la Psychanalyse à l’Astrologie (Dalla psicanalisi all’astrologia), sta guadagnando terreno. Ognuno la esprime diversamente alla propria maniera, ma ad essa sembrano essere più o meno giunti disparati autori quali Solange de Mailly Nesle, Michel Cazenave, Ferdinand David, François Villée, Robert Gouiran, Emmanuel Le Bret, Philippe Granger, Patrice Guinard. E perfino Robert Amadou (per citare soltanto quelli che, sull’argomento, si sono espressi in lingua francese).


In L’Astrologie et la science future du psychisme (ed. Le Rocher 1988), Daniel Verney ricolloca la “struttura psichica” come veicolo mediatore tra gli asterismi e il vissuto umano, prendendo come suo logos il legame cosmos-anthropos. Siamo solo agli albori del sapere astrologico.


DA CIRO DISCEPOLO A DIDIER CASTILLE


L’Italia si è onorata di una esperienza statistica che ci regala un risultato inedito in materia di ereditarietà astrale. E lo dobbiamo a Ciro Discepolo, che ci è arrivato esaminando 75.000 dati: raccolta a proposito della quale è bene ricordare il lavoro che ha significato l’aver rastrellato le schede di nascita negli uffici di stato civile, confezionate in pacchetti da dieci o da venti, ed elaborate poi su un computer messo in funzionamento senza interruzione per intere settimane. In breve, mesi di lavoro svolto in équipe, prima con Michele Mauro e Fausto Passariello* e poi con la collaborazione attiva di Luigi Miele. L’Astrologue ha riportato l’elaborazione di queste ricerche nei numeri 63, 67, 94 e 106.


La novità apportata al dossier dell’ereditarietà astrale riguarda i segni. Sono state trattate 25 combinazioni di variabili comparando tra genitori e figli i rispettivi segni dell’Ascendente, del Sole, della Luna, come pure le case dei due luminari. Questa indagine è stata effettuata sotto il controllo delle autorità statistiche dell’Università di Napoli con Luigi d’Ambra, professore del Dipartimento di Matematica e di Statistica.


Già un primo bilancio basato su 20.797 nascite, presentato nel n. 13 di Ricerca ‘90, ha fornito un risultato positivo tra segno solare e segno Ascendente. Nel gennaio 1994 l’équipe prende in carico un campione di 47.320 soggetti dell’archivio Gauquelin. Così, su un campione totale di 75.572 (in effetti la ricerca è stata replicata più volte, su di un campione complessivo di oltre 75.000 nascite, NdR)  si trova la conferma di una correlazione: la tendenza che il segno solare del padre o della madre diventi l’Ascendente del figlio. Nell’ambito di un’osservazione sulla quale tornerò, già da tempo mi stavo interrogando se non fosse affatto un caso che mia madre avesse il Sole in Aquario e io avessi lì il mio Ascendente: ora ne sono certo. Aggiungerò che è curioso che Discepolo abbia l’Ascendente e il Sole congiunti in Cancro.


L’ultima parte del XX secolo testimonia la più grande attività statistica, illustrata da nuove pubblicazioni quali Correlation in Inghilterra, mentre in Francia troviamo Research Journal di Françoise Gauquelin-Schneider e Les Cahiers du RAMS. Questo ci è valso tutto un fiorire di indagini, in particolare sui nostri procedimenti previsionali, grazie a Hervé Delboy.


Certo, il controllo su questo campo non ha mai smesso di esistere. Lo stesso Choisnard aveva esaminato i transiti ottenendo un principio di risultato coi passaggi di Marte e Saturno sul Sole, con un raddoppiamento dei casi di decesso di 200 individui. Gauquelin polverizzerà questa misera, diremmo anche lillipuziana indagine, presentando un bilancio negativo su 7482 decessi. Si potrebbero ancora seguire diversi studi comparativi di risultati specifici, di transito o direzionali, in diverse riviste: Demain, Zenit… o in occasione di convegni. Una nuova tappa si presenta con L’Astrologie rencontre la science (L’astrologia incontra la scienza, ed. Dervy-livres 1977) di Jean Barets, con la prefazione di Abellio.


L’autore, che gode di reputazione a livello internazionale per le sue tecniche di calcolo industriale, si fa controllare, per giunta, da un’autorità universitaria specializzata. La sua applicazione dei transiti poggia su 112 fatti politici principali riguardanti le carriere delle 13 principali grandi figure nazionali della Quinta Repubblica3. Il suo metodo di controllo mira a verificare i transiti dei pianeti lenti, in particolare il terzetto Giove-Saturno-Urano, su certe specifiche posizioni natali: il Sole, Giove, il Medio Cielo. Egli giunge a una dimostrazione convincente che riassume così: Non esiste mai un avanzamento per un buon aspetto, ma esiste sempre un buon aspetto in occasione di un avanzamento.


Fino a questi anni, ogni manuale o trattato dedicato alla previsione si era accontentato di esposizioni teoriche, in cui la didattica indicava la via da seguire per pervenire alla meta, con al massimo uno o pochi esempi di applicazione. Avrei rotto io con questa retorica presentando La Prévision de l’avenir par l’astrologie (ed. Hachette 1982), diventato poi nel 1986 per le Éditions traditionnelles La Prévision astrologique: les transits.


La novità stava nell’applicazione generale del bagaglio teorico a un insieme di parecchie centinaia di uomini di Stato, considerati collettivamente. Per esempio, le quattro tabelle che espongono i transiti di congiunzione di Urano e di Nettuno sul Sole e su Giove, permettono di constatare i successivi passaggi di potere nel tempo da un politico all’altro. Qui non si tratta di statistica ma di osservazione globale ordinata, il cui valore sta nel trattamento dei casi per gruppi di transito e su un insieme dato. Come per esempio quello del transito di congiunzione di Urano su Marte nel susseguirsi di una ventina di assassinî ed attentati politici. Certo, questo procedimento di studio comparativo non ha il bollino della valutazione numerica (che d’altronde, si è visto, gli statistici stessi tengono in poco conto), ma è comunque una dimostrazione empirica dell’efficacia del processo di transito.


Anche la modalità in cui viene trattata la materia prima gioca un suo ruolo. Così l’indagine statistica (L’Astrologue n. 75, 3° tr. 1986) condotta da Discepolo su 834 nomine ministeriali – considerate per 44 ministri di tutti i governi della Repubblica Italiana dalla sua fondazione – a confronto con i risultati di altrettante date fittizie, riguardante i transiti di Giove, non è stata concludente. Si ha l’impressione di essere di fronte a una “avaria” astrologica da studiare al più presto.


È qui che entra in scena Hervé Delboy, stuzzicato dall’esperienza di Barets. Questo medico informatico ci regala una prestazione da specialista perfezionista che per quanto possibile spinge agli estremi l’esigenza di confronto. A un dato momento, il suo obiettivo sono i transiti. Ne possiamo seguire il percorso nei numeri 98, 102, 105 e 119 de L’Astrologue e nei Les Cahiers du RAMS, dove egli mostra delle significative tabelle di transiti dello stesso terzetto Giove-Saturno-Urano sui significatori della carriera in concomitanza di opere d’autore: Boulez, Balzac, Einstein, Verne e Ravel.


Ma è soprattutto con le direzioni primarie e nel campo della salute che questo medico ci porta dei risultati concludenti. Aveva cominciato prima con la pubblicazione ne L’Astrologue n. 80 (4° tr. 1987) di una “Ricerca del periodo del decesso” (titolo originale: Recherche de l’époque du décès) che presentava già dei risultati positivi su un campione di 360 casi trattati con le direzioni primarie. Riprenderà in seguito l’argomento nel n. 93 esponendo 720 casi, e poi ancora nel n. 128 con un campione allargato a 1430 decessi. Delboy giungerà poi a pubblicare Astropronostic des périodes critiques de la vie par les directions primaires (Astroprognosi dei periodi critici della vita con le direzioni primarie, Éditions traditionnelles, 2001).


Per la prima volta le direzioni primarie sono oggetto di una seria indagine. Più precisamente, perché purtroppo non ce n’è che di una sola specie, le direzioni mondiali, applicate all’arco direzionale in domitudine. Delboy le applica sui decessi di un migliaio e mezzo di individui, mettendocene sotto il naso i casi di un centinaio di celebrità. “Cosa si può scegliere di meglio, di più forte, di più rinvenibile che le date dei decessi?” – sottolinea Suzel Fuzeau-Braesch nella sua prefazione; non è forse l’ultima occasione per testare un periodo critico della vita? E questo procedimento previsionale porta a un chiaro risultato significativo: le “configurazioni a rischio” sono le congiunzioni e le dissonanze di Marte e Saturno, “procuratori di morte”, con i fattori “afetici”, i luminari e l’Ascendente. Ricordando del resto la concezione “tendenziale” del pensiero tradizionale, l’autore ha cura di relativizzare il risultato ottenuto: Le direzioni primarie potrebbero avere un valore per circoscrivere un intervallo di anni (…) nel corso dei quali la prudenza s’imporrebbe, soprattutto se agiscono due direzioni primarie alla volta.


Il suo risultato è di capitale importanza, anche se resta da valutare – come oggetto di ricerche future – in confronto a ulteriori indagini effettuate testando i vari altri sistemi direzionali, in particolare quello che Danièle Jay pratica al seguito di Reverchon.


Dopo l’uscita del suo “Que sais-je?” (PUF, 1989) su L’Astrologie, Suzel Fuzeau-Braesch, dott.sa delle scienze, lavora ai RAMS per una sana pratica astrologica, dedicandosi a diverse indagini statistiche. Essa era già scesa in campo pubblicando nel 1992 per Robert Laffont Astrologie: la preuve par deux (Astrologia: la prova del due), indirizzato particolarmente ai suoi colleghi universitari che essa cerca di liberare dal pregiudizio antiastrologico; in questo libro l’autrice si dedica a una sperimentazione interpretativa effettuata su 238 coppie di gemelli, trattati comparativamente e sottoposti al giudizio familiare. Coraggiosa iniziativa dai risultati incoraggianti, pur essendo una lezione di pratica. Nel libro scritto con Hervé Delboy Comment démontrer l’astrologie: expérimentations et approches théoriques (Come dimostrare l’astrologia: sperimentazioni e approcci teorici, ed. Albin Michel 1999), da un sondaggio su 524 studenti che rispondevano in un colpo solo a 630 domande, in un procedere inverso all’ordinaria verifica di un detto, essa tenta di ricomporre la trama configurazionale attribuendole i significati rivelati dalle risposte e dai temi di questi soggetti partecipanti al sondaggio. È possibile ricostruire un sapere per via puramente statistica? Il dubbio è lecito; ma le indagini di questo autore costituiscono, per ogni astrologo, un passaggio obbligato.


Veniamo all’attualità: alla fine è arrivato Didier Castille… Un bel giorno dovevamo pure toccare una dimensione nuova nell’esplorazione statistica. Dopo essere passati attraverso campioni sempre più vasti, da solo qualche centinaio fino ormai a decine di migliaia di casi, occorreva arrivare a raschiare il fondo di intere popolazioni, ammontanti a milioni di individui raggruppati a decine e a centinaia. Stavolta è la raccolta demografica stessa che si trova oggetto di sondaggio collettivo: siamo a un crocevia per l’astrologia dove alla fine, senza ritorno, si impone la verità di un sì o di un no definitivo. E noi ci siamo arrivati.


L’occasione particolare ci si è presentata con Didier Castille il quale, disponendosi al lavoro con la sua competenza professionale e la sua conoscenza astrologica, ha potuto coniugare la tecnica d’investigazione statistica su banche dati demografiche di buona qualità con la potenza degli strumenti informatici moderni.


Distribuzione dei matrimoni a seconda dell’angolo formato dalle longitudini solari degli sposi.


Egli aveva già contribuito all’esplorazione statistica intrapresa da Gunter Sachs in Die Akte Astrologie (Monaco 1997) – edito in francese col titolo Le Dossier Astrologie (ed. Michel Lafon 2000) – una raccolta di importanti indagini che rilanciano ancor più l’esplorazione solare dei segni zodiacali, con risultati che richiedono distacco per giudicarne il valore. Ma ci avrebbe regalato sondaggi basati – alla fine – sul totale della popolazione francese! E che comprendevano anche le generazioni viventi del nostro paese! Si può fare di più? Sì, ma solo estendendo la stessa esplorazione agli altri paesi, e poi al mondo intero (ci si arriverà…). Nell’attesa, si tratta soltanto di andare “avanti fino alla meta” dell’accesso ultimo alla totalità della nostra popolazione nazionale, che ci permetterebbe di sapere che cos’abbiamo dentro noi francesi – astrologicamente parlando.


Didier Castille ha illustrato i suoi risultati in numerosi numeri dei Cahiers du RAMS, rinnovando la fisionomia dei nostri dati astrostatistici e presentandone una sintesi di sommo interesse. Ricordo soprattutto l’insieme delle sue scoperte sul matrimonio e l’ereditarietà astrale.


Già l’équipe di Gunter Sachs aveva ottenuto un risultato simile con 358.000 matrimoni celebrati in Svizzera tra il 1987 e il 1994. Ecco che con la Francia si è passati a 6 milioni e mezzo di unioni celebrate nell’arco di 21 anni, dal 1976 al 1996. E abbiamo già coinvolto due nazioni. Questo risultato matrimoniale conferma il carattere specifico della congiunzione che avvicina e unisce: ci sono più “congiunti” quando il Sole dell’uomo è vicino al Sole della donna, e il massimo delle unioni ha luogo tra persone i cui compleanni sono vicini. Parallelamente, come se l’attrazione dei simili che porta all’accoppiamento si prolungasse alla procreazione dei simili, il risultato genetico – basato sulla quindicina di milioni di nascite avvenute in Francia tra il 1977 e il 1997! – conferma il carattere di replica della congiunzione: nascono più bambini quando il loro Sole si avvicina ai Soli del padre e della madre, e il massimo della nascite ha luogo intorno a un compleanno comune.


Si tratta di un effetto doppio che dobbiamo considerare un tutt’unico. E questo totale costituisce un fatto fondamentale della vita umana.


Al dossier della riabilitazione della nostra disciplina erano finora mancate le pagine centrali: con quel Sole che si faceva negare in pieno giorno… Con Gauquelin ebbi molte conversazioni al proposito. Egli naturalmente si era stupito del mancato risultato relativo all’astro centrale. La spiegazione che gli avevo fornito era, questa almeno era la mia opinione, che il Sole si eclissa dietro il segno che viene valorizzato dalla sua presenza. Per soppesarlo, si sarebbero dovuti testare i Soli angolari segno dopo segno, e vedere se il Sole in Ariete faceva risaltare dei tratti marziali, il Sole in Toro dei tratti venusiani e così via… Del resto era l’unica maniera di sperimentare lo zodiaco, di cui nessuna delle numerose indagini – condotte alla cieca – aveva mai restituito nulla. Forse perché lo zodiaco di per sé sarebbe privo di senso? Ciò significherebbe dimenticare il risultato di Discepolo in tema di ereditarietà astrale: se l’Ascendente del bimbo tende a derivare dal Sole paterno o materno, non è forse tramite l’intermediazione del segno comune che qualcosa viene trasmesso dal genitore o dalla genitrice al proprio rampollo?


Ecco qui adesso, che senza il segno questa fondamentale carenza viene colmata: il Sole entra in gioco e lo fa giocando essenzialmente un doppio ruolo. È presente infatti nei due episodi fondamentali dell’esistenza umana: l’unione e la riproduzione. Avviene che l’uomo e la donna mostrano la tendenza ad attirarsi per unirsi soprattutto quando il Sole di uno è congiunto col Sole dell’altra. La congiunzione conduce alla coppia. E tutto ciò avviene mentre l’uno e l’altro mostrano la disposizione a che la loro figliolanza li raggiunga lungo il calendario annuale, con compleanni che li ravvicinino gli uni agli altri in una ripetizione del similare. Didier Castille ha disputato che, per l’insieme della popolazione francese attuale, al primo posto nel numero delle famiglie c’è il trio padre-toro, madre-toro e figlio toro.

Se si esaminano i due grafici che sono identici, la loro linea generale ha la forma di un accento circonflesso, col punto centrale superiore che cade sulla congiunzione e un tratto che discende progressivamente da una parte e dall’altra, con una caduta che si accentua fino alle opposizioni. Più che soltanto la concentrazione attorno alla congiunzione, ciò che si deve cogliere qui è la totalità di un movimento generale, come l’animazione di una massa.


Più i Soli dell’uomo e della donna sono vicini l’un l’altro, più si hanno dei “congiunti”, mentre le unioni si diradano nella misura in cui si allontanano l’uno dall’altro. Certo, la variazione – una volta di più – non è considerevole, non mostrando che uno scarto compreso tra +2,5 e -0,10%, benché essa animi la marea umana nella sua totalità. Allo stesso modo la distribuzione annuale delle nascite dei figli è proporzionale al ravvicinamento di un compleanno comune coi genitori, con la variazione più pronunciata osservabile tra +10 e -1%. Congiunzioni solari: nella coppia, fenomeno di attrazione del simile per ravvicinamento narcisistico che porta all’unione; e nell’accoppiamento, riproduzione del simile. Oltre a sé il Sole trascina nella propria scia lo stesso gioco di congiunzione di Venere, come pure di Mercurio, fin qui escluso dai risultati delle indagini statistiche.


Naturalmente il Sole è un mezzo pesante di stazza ben superiore a quella dei suoi satelliti, ed è difficile negarlo: presto o tardi lo si dovrà prendere in dovuta considerazione. Un’idea che viene in mente è che qui possiamo avere a che fare con un fenomeno analogo a quello dell’attrazione universale, che si esercita stavolta non più sulla materia ma sul piano sottile della vita psichica. Daniel Verney ha già considerato questa ipotesi e si intravede che non è più così lontana una luce (solare) nuova che si estenda sull’arte di Urania. Non è forse naturale che il Sole ritorni alla fine al cuore del soggetto, riposizionato sul suo trono reale? Annuncio virtuale di una riabilitazione a termine dell’arte di Urania.





Aggiornamento del 28/7/26

L’Odissea di Nolan e quella di Franco Rossi: il racconto e il mito.
Ma nel primo mi sono mancate le emozioni.

Mi sono recato al cinema a vedere l’Odissea di Christopher Nolan, regista del quale ho amato soprattutto “Interstellar”.
Devo dire che ci sono andato senza troppe aspettative, ancora stregato dalla versione video-cinematografica prodotta dalla RAI tanti anni fa: il celebre sceneggiato televisivo del 1968 diretto da Franco Rossi, con contributi di Mario Bava e Piero Schivazappa. L’opera ebbe come protagonisti Bekim Fehmiu nel ruolo di Ulisse e Irene Papas in quello di Penelope e andò in onda il 24 marzo 1968.
Un kolossal in otto puntate nato dalla collaborazione fra il mondo del cinema e quello della televisione.
Fu la prima produzione in assoluto girata a colori dalla RAI, anche se in Italia venne trasmessa originariamente in bianco e nero e io così la vidi e la rividi più volte. Il colore nel nostro Paese arrivò soltanto nel 1977; la scelta di girare a colori era dettata soprattutto dalla distribuzione internazionale dell’opera.
Gli effetti speciali furono realizzati dal maestro Carlo Rambaldi.
Cominciamo dai costumi, che anch’io ho trovato magnifici. Daniela, mia moglie, potrebbe spiegarvi, come ha fatto con me, il perché e il come di tanta bellezza.
Passiamo poi alla fotografia.
Ho sentito commenti del tipo: «Stupenda», «Sublime», «Meravigliosa». Ma che cosa significa?
Possiamo tentare di essere un po’ più tecnici e un po’ meno generici?
Si sa che il film è stato girato in 18K e questo è già un dato straordinario, che ha un preciso significato. Ma anche qui io vi chiederei: voi spettatori che lo avete visto con me, in quanti K avete realmente potuto goderne?
Certo, esistono ormai televisori da 8K. Ma se i contenuti vengono distribuiti in 4K, che cosa state realmente vedendo di tanto straordinario?
Per la cronaca — ovviamente parliamo di pellicola cinematografica e non della memoria digitale delle scene — a me risulta che le macchine da presa cinematografiche capaci di lavorare realmente a questo standard siano ancora in fase di progettazione e che, quando saranno pronte, peseranno circa due tonnellate.
Dunque un’ottima fotografia. Ma mi sognerei mai di definirla superiore a quella di “2001: Odissea nello spazio”, di “Barry Lyndon” o del Blu-ray rimasterizzato di “Apocalypse Now”?
A proposito di quest’ultimo, sapete che gran parte dello spazio disponibile sul supporto Blu-ray venne occupata dall’audio non compresso? È un suono che vi arriva direttamente nello stomaco e nelle vene e che, almeno per me, rappresenta la vera grande differenza fra la visione in sala e quella domestica, dove, pur disponendo di un ottimo impianto audio-video, non potrei mai permettermi di alzare il volume oltre una minima frazione del massimo consentito nei condomini.
Il film è sicuramente magnifico, ottimamente diretto e interpretato, sebbene il suo Ulisse sembri appena arrivato da una cittadina del Texas, mentre da Bekim Fehmiu trasparivano molecole di ellenicità — o, se preferite, di “simil-ellenicità” — perfino dai pori della pelle.
Originale, forse anche saggia, certamente “woke” per molti, la scelta di una Elena di Troia proveniente dalla parte più centroafricana del pianeta. Se il regista avesse voluto accentuare ulteriormente questa scelta eversiva, avrebbe potuto attribuirle anche un’identità da metalmeccanica e, magari, da disabile dell’epoca.
A me Nolan è sembrato soprattutto interessato a narrare, con la maggiore fedeltà possibile, un racconto-riassunto di quello che considero uno dei poemi più straordinari e coinvolgenti dell’intera storia dell’umanità.
Io, però, l’ho percepito come un insieme di frame, tutti separati fra loro.
Ci tornerò.
Ovviamente il viaggio, come metafora e soprattutto nella direzione degli archetipi, dei simboli e dei mitologemi che esso evoca, permea profondamente sia il poema sia il film e sembra condurre sempre alla stessa domanda: chi siamo? Dove andiamo? Perché?
In veste di eroi, massacratori, ma anche porci, amanti e navigatori (quasi) santi, come Ulisse, la domanda rimane sempre la medesima: perché questo viaggio che tutti noi compiamo e dobbiamo compiere?
Ecco: proprio qui ho visto il limite del film. Ma credo anche che oggi nessun altro regista avrebbe potuto fare molto meglio.
E allora la mente e il cuore tornano a quel capolavoro di Franco Rossi, a quel meraviglioso e, credo, irripetibile bianco e nero del 1968, che fu tutt’altra cosa.
Fra i tanti motivi che rendono immortale l’Odissea televisiva di Franco Rossi, uno è stato quasi sempre trascurato dalla critica. Mi riferisco a quel piccolo coro di giovani sacerdotesse — una sorta di moderne vestali della memoria — che si colloca idealmente fra lo spettatore e la scena. Non sono personaggi dell’Odissea, eppure ne costituiscono l’anima. Cantano ciò che accade, trasformano gli eventi in leggenda e conferiscono all’intera narrazione un carattere liturgico che nessun’altra trasposizione cinematografica del poema omerico ha saputo ricreare.
Un coro tragico di giovani sacerdotesse che, come nella tragedia greca, accompagna l’azione commentandola, anticipandola e trasformandola in mito.
Non sono semplici narratrici: sono vestali della memoria, custodi del racconto che trasformano ogni episodio dell’Odissea in una liturgia.
Sembrano sacerdotesse del destino, sospese fra gli dèi e gli uomini, incaricate di ricordare allo spettatore che ciò che vede appartiene già alla leggenda. Il loro canto costituisce una vera liturgia narrativa, una sorta di ponte sonoro fra il pubblico e la rappresentazione.
E poi c’è un altro punto che, mi spiace sottolinearlo, pone anni luce fra le due opere.
Quella di Franco Rossi ci mostra un Ulisse molto più uomo: fortissimo, ma anche un “piagnone”, come un grande eroe di quei tempi doveva essere. Un Ulisse che si commuove continuamente davanti a tutto ciò che merita commozione.
Di questo Ulisse ho persino disegnato un presunto profilo astrologico in un mio video pubblicato su YouTube poche settimane fa, quando ancora ignoravo che il lungometraggio di Nolan fosse ormai prossimo all’uscita:
https://www.youtube.com/watch?v=NETp_55Ztiw
E vogliamo parlare di Irene Papas? Lasciamo stare.
Sulla stessa lunghezza d’onda della mitica Elena di Troia raffigurata come una miracolata proveniente dai barconi dei migranti, anche Atena, la meravigliosa dea protettrice di Ulisse, viene rappresentata, egregiamente, come una molisana o una bergamasca rotondetta e trentacinquenne. Ma va bene così.
Molto meno bene — e, a mio parere, completamente fuori tema — le parole finali di Ulisse contro la guerra.
È un film senz’altro da vedere.
Soprattutto per convincersi a rivedere, a mesi alterni, l’Odissea della RAI degli anni Sessanta.

Ciro Discepolo,
Milano, 27 luglio 2026



Aggiornamento del 30/7/2026

T.S.E.R.A., UNO DEGLI EVENTI INTERNAZIONALI PIÙ IMPORTANTI PER L’ASTROLOGIA DEL SECOLO SCORSO CHE MOLTI ASTROLOGI CONTEMPORANEI NON CONOSCONO.

 

Di Ciro Discepolo.

Alla fine degli anni Ottanta ci fu T.S.E.R.A., il Terzo Seminario mondiale Eysenck di Ricerca in Astrologia diretto dal celeberrimo psicologo e astrologo Hans J. Eysenck e organizzato principalmente da me e da Françoise Schneider Gauquelin, a Napoli, a Villa Pignatelli, con un grande successo di critica e di pubblico.

Io avevo già avuto, negli anni precedenti, il privilegio di ospitare a casa mia il grande Michel Gauquelin. In quella occasione frequentai, per qualche giorno, Françoise, una Gemelli-Scorpione intelligente, vivace, brillante. Restai assai sorpreso quando la ex moglie del grande ricercatore francese mi disse che di tanto in tanto leggeva i miei ritratti astrologici (parlava un poco di italiano) di personaggi famosi, ritratti che avevo pubblicato, per qualche lustro, su Astra e su Sirio. Ma ciò che mi sorprese di più fu che Françoise mi confessò che il suo preferito era il mio ritratto di Totò…

Anche lei fu mia ospite, come il suo ex marito Michel, ma non negli stessi giorni, del piacevolissimo ristorante vicino casa mia, “Palummella”, dove l’arte di uno chef straordinario conquistò anche lei…

Io mi impegnai moltissimo per quel convegno che finanziai anche con una grossa cifra personale (che non potevo permettermi) e che riuscii a far finanziare da istituzioni politiche locali (feci avere direttamente la somma al medico che per alcuni anni si era avvicinato all’Astrologia). Egli curò anche il libro con tutte le relazioni dei partecipanti, ma dimenticò di scrivere il mio nome in copertina e mi ringraziò, nelle pagine interne, insieme alla guardarobiera e al custode di Villa Pignatelli.

Questa la mia relazione. Forse è interessante, perché, a parte la mia ricerca sulla schizofrenia, tutte le altre da me ideate e sviluppate, diedero esito negativo (al contrario di quelle degli anni Novanta), a dimostrazione del fatto che la strada della Ricerca è tutta in salita ed è ancora più in salita se le prime esperienze di verifiche su molti campioni, danno esito negativo.

T.S.E.R.A.

TERZO SEMINARIO EYSENCK DI RICERCA IN ASTROLOGIA

3-4-5 Giugno 1988

Museo Villa Pignatelli

Napoli – Italy

Relazione di Ciro Discepolo:

ESPERIENZE DI RICERCHE DEL GRUPPO DI LAVORO DI NAPOLI

 

 

Consentitemi innanzitutto una precisazione: le note che seguono si riferiscono all’intenso lavoro che sin dal 1978 è stato svolto dal cosiddetto "Gruppo di Napoli" che, se me lo permettete, ha avuto me presente in ogni ricerca, insieme alla mia attrezzatura informatica di software e di hardware, e la collaborazione esterna di valenti studiosi come Pantaleo Cappelluti, Filippo Catoggio, Franco Futia, Vincenzo Grilli e Michele Mauro; oltre alla collaborazione interna o esterna del dottor Fausto Passariello che ha partecipato seppure per un breve periodo, direttamente o indirettamente, ad alcune delle indagini che sono state progettate ed attuate negli anni passati.

La mia esperienza personale, nel campo della ricerca in astrologia, se mi è possibile ricordarlo, nasce diversi anni prima e precisamente agli inizi degli anni Settanta per poi confluire in un lavoro pubblicato, in Francia e in Italia, sulla schizofrenia, lavoro già presentato al Primo Congresso Internazionale di Astrologia tenutosi a Milano, nell’autorevole sede del Museo della Scienza e della Tecnica e mirabilmente condotto da Serena Foglia.

Successivamente la mia esperienza di ricercatore in astrologia non si è arrestata ai lavori di quello che per motivi storici dovremmo chiamare il "Gruppo di Napoli", già citato, ma si è allargata ad altre esperienze tra cui una indagine, abbastanza estesa, su di un campione raccolto e studiato dal gruppo diretto dalla collega Clara Negri.

Tengo a rivendicare questa anzianità ed individualità operativa per i motivi che dirò adesso e che sono in rapporto a quanto io penso relativamente alla ricerca in astrologia.

Fondamentalmente, dopo molti anni di studi, osservazioni e ricerche, soprattutto del pensiero di grandi studiosi contemporanei come Hans J. Eysenck, Michel e Françoise Gauquelin, mi sono convinto, abbastanza concordemente con il pensiero di altri studiosi che non è possibile avere un atteggiamento di tutta apertura o di tutta chiusura nei confronti della ricerca in astrologia: molto più realisticamente si può affermare, a mio avviso, che alcune cose possono e devono essere testate statisticamente per un controllo rigoroso-scientifico, mentre molte altre affermazioni astrologiche, per il loro altissimo contenuto simbolico, non possono essere decodificate e tradotte in termini di classificazione binaria. Questo dissi nella mia relazione di molti anni fa al congresso C.I.D.A. di Palermo dove, al di là del contenuto degli atti poi pubblicati, registrai un forte dissenso tra i presenti.

Sono convinto, in altri termini, che l’astrologia non vada accettata con un atto di fede generale, a monte, ma neanche sottoposta all’esame onnipotente del verdetto statistico.

Le facce della verità sono tante e chi pretende di avere isolato l’algoritmo giusto per processare ogni item astrologico, è – a mio avviso – completamente fuori strada.

Popper da una parte ci vorrebbe negare l’approccio scientifico alle verità che intendiamo testare, molti di noi siamo convinti del contrario: la disputa è aperta e molto è ancora da dimostrare da entrambe le parti della barricata. Sapere di non sapere nulla ci deve guidare verso la verità, con umiltà ma anche con la volontà della ragione che non si lascia accecare dal “terrore del mistero mistico”.

Ci dobbiamo rimboccare le maniche e continuare a lavorare, costruendo ogni giorno qualcosa che, nelle piccole e nelle grandi misure, metta dei punti fissi nella conoscenza, così come è stato mirabilmente fatto da pochissime persone in questi ultimi decenni.

Approfitto di questa occasione, prima di passare ad illustrarvi brevemente il lavoro svolto da me e da altri bravissimi colleghi in questi ultimi anni, per dichiarare, innanzitutto, che non sono del tutto convinto che ricerca sia sinonimo di statistica o, ancora più esageratamente, di statistica con grandi numeri. Penso, infatti, che si possa studiare, per trovare delle verità, anche in pochi casi. In questo senso, molti anni fa, all’alba della ricerca astrologica in Italia, effettuai isolatamente lo studio già citato sulla schizofrenia che mi prese molti mesi di lavoro e dal quale ritengo di avere imparato delle cose importanti.

In quella ricerca sostenevo che non sono riconoscibili, tout-court, delle stimmate di patologia schizofrenica in un soggetto, ma delle spie di fattori che la possono determinare. Rimando i lettori interessati allo studio di quella relazione che fu pubblicata in più sedi e passo, invece, a parlare brevemente della seconda ricerca importante, per impegno lavorativo in essa profuso, condotta dal “Gruppo di Napoli”. Il nostro scopo era quello di verificare le affermazioni del dottor Eugen Jonas in merito al sesso del nascituro concepito secondo le indicazioni del metodo che prese nome da lui. Per questo scopo ci servimmo della gentile ospitalità di una clinica napoletana che ci mise a disposizione migliaia di cartelle cliniche di nascita, tra cui andammo a cercare i nostri dati di base. Il lavoro fu lunghissimo, laboriosissimo e purtroppo assai infruttuoso. Infatti, tra migliaia di cartelle di nascita, riuscimmo ad isolare solamente poche decine delle stesse mancando molti dati in ogni scheda: dal peso preciso del nascituro, al cognome di battesimo della madre, a dati che non si riuscivano a leggere per cattiva grafia del medico. Alla fine fummo costretti a lavorare solamente su 38 casi e ciò mise in crisi la nostra ricerca che, con un numero così esiguo di casi, non si prestò ad una valutazione esaustiva dei postulati di base.

Diversamente andarono le cose per una successiva ricerca sull’ereditarietà astrale che ci diede dei risultati statisticamente significativi. Il nostro scopo era quello di esaminare un campione abbastanza vasto di casi di genitori e figli e verificare se, secondo quanto affermava la tradizione astrologica e in parte confermavano gli studi dei Gauquelin, ci fossero delle leggi precise che governassero la “temporizzazione” dell’attimo del parto, in rapporto al cielo di nascita dei genitori del bambino considerato. Come campione utilizzammo il primo dei sei volumi della serie B di “Birth and planetary data” di Michel e Françoise Gauquelin degli anni 1970-1971. In totale esaminammo 583 individui. Ciò ci portò ad un totale di 21700 posizioni testate. I risultati, come già detto, furono piuttosto incoraggianti dal momento che per una delle variabili indagate trovammo rilevanza statistica. Questa fu la variabile numero 10: la Luna di un figlio corrispondente alla Casa della Luna di un genitore. Statisticamente ciò corrispondeva a 5 possibilità su mille che tanto potesse dipendere dal caso.

Studiammo, allora, l’elezione a ministro di tutti i parlamentari dei governi repubblicani italiani, dalla costituzione al secondo governo Craxi. Ne risultarono oltre 800 casi da studiare. Per questi furono calcolati i singoli cieli di nascita, in un unico file, e poi studiati alcuni dei transiti principali. La nostra ipotesi di partenza era che avremmo dovuto trovare dei “picchi” significativi in corrispondenza dei trigoni e delle congiunzioni di Giove soprattutto al Sole, alla Luna, al Medio Cielo e all’Ascendente. I risultati non furono significativi in senso matematico stretto, ma dimostrarono, comunque, che in corrispondenza delle elezioni a ministri si aveva soprattutto un’eccedenza di quelli che vengono indicati come “buoni” tra i transiti classici per questo tipo di evento: Giove in aspetto al Medio Cielo davanti a tutti. Il tempo stringe e non ci è consentito di dilungarci su questi argomenti che comunque potranno essere approfonditi nelle opportune sedi.

Brevemente vorrei accennare ora agli ultimi lavori, di questi ultimi anni, che ci sono costati, come i precedenti, molti mesi di impegno oltre che forti spese di hardware e di software.

Mi riferisco a due studi condotti da me, da Grazia Bordoni e da Filippo Catoggio, con la consulenza esterna di Fausto Passariello. Abbiamo analizzato un cospicuo campione di coppie, nel tentativo di replicare, nella maniera più fedele possibile, l’analogo studio di Jung, pubblicato nel suo libro sulla sincronicità.

I risultati a cui siamo giunti, dopo aver testato 29.200 posizioni differenti, non sono stati in accordo con le risultanze del lavoro dello psicologico zurighese. In particolare non abbiamo trovato una corrispondenza significativa tra i luminari dei soggetti esaminati. Allora ci siamo posti il problema di selezionare un campione più significativo, ai fini della ricerca ed abbiamo proceduto a ripetere l’indagine su 288 soggetti selezionati come “coppie felici”.

Anche in questo caso i risultati non sono stati in linea con le aspettative e personalmente sono dell’idea, a questo proposito, che il problema principale sia, qui, quello di isolare realmente delle “coppie felici” che probabilmente non si possono ritenere tali solo perché abbiano convissuto per di più di 10 anni.

Giungiamo così ad un punto fondamentale della nostra analisi e cioè al fatto che non è possibile decodificare completamente dei simboli e lo sforzo enorme della ricerca in astrologia è dovuto essenzialmente al fatto che non è affatto facile tradurre un discorso dalla sua forma analogica a quella logica.

Attualmente sto collaborando a due diverse ricerche che, per certi versi, possono leggersi antitetiche: con Clara Negri sto partecipando ad uno studio che potremmo definire ad “indirizzo totalizzante”, cioè che potrebbe dimostrare o negare un “tutto” e con Fausto Passariello sto prestando il mio contributo ad un’analisi multivariata di dati già da noi processati precedentemente.

In definitiva, se dovessi dire cosa ho imparato dalla ricerca, direi che ho acquisito la fiducia in questo strumento di lavoro, che credo - come nel caso delle ricerche dei Gauquelin, del prof. Eysenck e un po’ anche nostre, che si riesca a dimostrare delle cose, anche in senso popperiano.

Questa mi sembra la strada da percorrere, ma non in alternativa all’altra insegnatami da grandi maestri come André Barbault che saggiamente, a mio avviso, ci invitano a non dimenticare l’altissimo contenuto simbolico dell’astrologia, contenuto simbolico che non si può tentare di cifrare attraverso lo stretto corridoio di un algoritmo o anche quello più fantasioso ma altrettanto matematico di un frattalo.




For Everybody. It is not an important news, but I invite you to read it because it can explain, to someone, the why of a certain noise leading that disturbs, from a few years, the astrology:

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Ciro Discepolo

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