Disponibile da subito anche l’edizione Kindle del mio nuovo
libro che vuole rispondere alla domanda “Siamo già entrati nella Terza Guerra
Mondiale?” e anche all’altra “Finirà e quando finirà la guerra in Medio Oriente”.
Il libro è in italiano e in inglese, entrambe le lingue all’interno
dello stesso volume.
Ho usato, come distico iniziale, tre frasi tratte dal mio
stesso libro:
-
La
borsa non scommette sulla fine del mondo, perché nella fine del mondo non
esistono dividendi.
-
Il
teleobiettivo vede l’emergenza. Il grandangolare vede il ciclo.
-
L’umanità
non sceglie la guerra totale quando può scegliere una pizza al pomodoro e un
tramonto a Positano.
Ciro
Discepolo
Questa è
la dedica del libro:
A Daniela, mio grande amore che a sessant’anni mi ha proiettato in
un secondo ciclo di vita.
Da subito su Amazon, 224 pagine, 4,37 euro.
My new book
is available now, answering the question "Have we already entered World
War III?" as well as the other question "Will the war in the Middle
East end, and when will it end?"
The book is
in Italian and English, both languages within the same volume.
As the
opening couplet, I used three sentences from my own book:
-
The
stock market doesn't bet on the end of the world, because there are no
dividends in the end of the world.
-
The
telephoto lens sees the emergency. The wide-angle lens sees the cycle.
-
Humanity
doesn't choose total war when it can choose a tomato pizza and a sunset in
Positano.
Ciro
Discepolo
This is the
book's dedication:
To Daniela,
my great love, who at sixty projected me into a second life cycle.
Now on Amazon, 224 pages, €4,37.
Woody Allen, un breve ritratto astrologico di Ciro Discepolo
La (mia) voce è clonata dalla AI. La qualità è eccellente, tuttavia segnalo che la stessa sbaglia diversi accenti e anche alcune date e varia, spesso, di volume.
26 s
È davvero difficile separare il dramma dalla comicità che ci viene servita dai maggiori comici viventi che portano in scena soprattutto le proprie angosce di cui tutti ridiamo perché riconosciamo nelle stesse le nostre, ma che preferiamo attribuire agli altri. Ciò spiega, per esempio, l’enorme successo che ebbero soprattutto in Germania i film di Fantozzi: i nostri cugini tedeschi ridevano a crepapelle dei “fantozzi italiani” per esorcizzare la paura di dover riconoscere la quota fantozziana presente in ciascuno di loro.
E poi, penso, si tratti anche di uno sforzo di autodifesa per mascherare con l’ironia le paure ancestrali che albergano dentro di noi. Anche io scrivo ciò il 24 marzo 2026, alla vigilia di prove importanti che mi colpiranno a breve.
Aggiornamento del 25/3/2026
Annunci clamorosi da “Ignoto X”
Quando la TV decide prima della scienza
I miei quattro lettori — che resistono eroicamente — sanno che sono un fan di Pino Rinaldi. Non tanto (o non solo) per ciò che dice, ma per come lo dice: senza esitazioni, senza freni, senza quelle estenuanti cautele che oggi vanno sotto il nome di politicamente corretto.
E
soprattutto perché ha elevato a metodo scientifico il celebre teorema
dell’oste:
“Oste, il
tuo vino è buono?”
“Assolutamente sì!”
“Perfetto, cambiamo argomento.”
Rinaldi
funziona così: se è convinto, è convinto. Punto. Nessuna perdita di tempo.
E infatti,
anche ieri sera, ci ha regalato uno dei suoi ormai consueti annunci
“definitivi in attesa di conferma”:
“Sembrerebbe
— ma attendiamo solo una conferma ufficiale — che l’ora della morte di Chiara
Poggi sia stata spostata verso la tarda mattinata dalla perizia Cattaneo.
Quindi Alberto Stasi esce definitivamente dalla vicenda e la situazione si fa
pesante, pesantissima, per Andrea Sempio.”
Traduzione:
il processo è chiuso. Manca solo la burocrazia.
Il coro,
puntuale, non si è fatto attendere:
Vitelli (custode quotidiano della teoria secondo cui le Corti d’Assise
correggono la Cassazione) e Schininà, in perfetta modalità coro greco,
hanno certificato il tutto.
Sipario.
A disturbare
questa armonia perfetta, un solo elemento fuori posto:
Armando Palmegiani, consulente di Sempio. Il classico convitato di pietra.
E infatti ha
detto l’unica cosa sensata — e dunque inutilizzabile in quel contesto:
“Per ora
sono indiscrezioni. Quando diventeranno atti, risponderemo nelle sedi
opportune.”
Ecco.
Politicamente corretto allo stato puro.
Quella roba insopportabile che rallenta il treno delle certezze televisive.
Personalmente,
lo dico senza ipocrisie:
io sono pronto. Mi basta un cenno di Rinaldi e parto — insieme alla maggioranza
silenziosa del Paese — per Bollate a liberare Stasi.
Perché
aspettare i tribunali, quando abbiamo già la TV?
Poi, però, entra in scena un elemento di disturbo.
Uno di quelli fastidiosi. Uno che porta numeri, metodo, dubbi.
Il professor
Vittorio Fineschi.
Un vero
luminare. E si sente.
Ieri ha
ribadito — con la calma dei competenti — una verità semplice e devastante:
l’ora della
morte non è un punto, ma un problema complesso, fatto di variabili
spesso ignote.
Temperatura
del corpo: sconosciuta.
Peso: sconosciuto.
Rigor mortis: rilevato ore dopo.
Temperatura ambientale: 23 gradi, misurati alle 17 (il 13 agosto, in Pianura
Padana…).
Già questo
basterebbe.
Ma c’è di
più.
C’è quella
frase che Fineschi ripete spesso — e che ieri, guarda caso, non è stata
sottolineata abbastanza:
anche quando
credi di aver trovato l’ora della morte, devi applicare una forchetta minima
di ±5 ore.
Cinque ore
prima. Cinque ore dopo.
Non minuti.
Ore.
Tradotto in
italiano semplice:
se l’orario passa dalle 9 alle 11, la finestra reale diventa 8.30–13.30.
Altro che
“esce definitivamente”.
Altro che
sentenze televisive.
Ma capisco:
questo è linguaggio scientifico.
È lento, prudente, noioso.
Non funziona
in TV.
Non fa
audience.
E
soprattutto — cosa ancora più grave — non permette annunci.
Perciò sì, lo ripeto anch’io, con un filo di ironia (ma neanche troppo):
queste sono
menate da politicamente corretto.
E noi,
ormai, abbiamo fretta.
Troppa
fretta.
Ipocrisie & Ipocrisie: il paradosso della privacy
La storia orribile di Emanuele De Maria, detenuto in
semilibertà, dopo avere commesso un femminicidio, che uccise nuovamente un’altra
giovane donna, tentò di uccidere anche un uomo e, infine, si tolse la vita
gettandosi dalla sommità del Duomo di Milano.
Nelle scorse settimane avrei voluto approfondire questo caso
che nella primavera del 2025 mi scosse moltissimo, al netto dello sguardo
diabolico che quest’uomo ostentava anche quando si lasciava intervistare dalla
TV come modello da lodare di detenuto del carcere di Bollate che aveva ottenuto
la semilibertà e lavorava come portiere di notte di un albergo in centro a
Milano.
Di lui, pur sollecitando l’immensa memoria delle migliori
chatBot, si riesce a sapere solo il nome ed il cognome (forse), Emanuele De
Maria, l’età (forse), nato nel 1990 e la provincia di nascita (forse), Caserta.
E tutto il resto?
I dati precisi per poter chiedere secondo la legge un suo
estratto di nascita? impossibile!
Perché?
“Per la legge sulla privacy!”
È la risposta ormai preconfezionata di un mondo di plastica
dove si sembrano celebrare altissimi valori di civiltà giuridica, ma dove la onnipresente
“legge sulla privacy” non c’entra alcunché con quanto appena detto e la si usa
come un machete o come un’arma impropria ogni volta che si desideri attuare
qualsiasi forma di censura.
Ricordiamo in breve i fatti. Il soggetto uccise, nel
casertano, una ragazza, una giovane prostituta di ventitré anni. Scappò all’estero
e fu arrestato in Germania. Quindi iniziò la pena detentiva (credo che fosse
all’undicesimo anno di carcere o giù di lì e quindi si avviava già alla
conclusione della stessa, quando, per i suoi modi apparentemente gentili e
raffinati, fu raccomandato dagli stessi dirigenti del carcere per un lavoro
come portiere di notte in un albergo del centro del capoluogo meneghino).
Qualcuno potrebbe chiedersi perché no come cassiere in una
banca, ma qui usciremmo fuori tema.
Dopo pochissimi giorni dall’inizio di tale lavoro, riuscì a
sedurre una giovane collega, una donna sposata di origini srilankesi, con cui
iniziò una relazione di cui si accorse anche un altro collega che cercò di
mettere in guardia la ragazza.
I fatti precisi, in ogni più piccolo dettaglio, non si
conoscono “per la legge sulla privacy”, ma sembrerebbe che questo spregevole
individuo chiese del denaro alla donna che non fu in grado di darglielo e lui
la uccise in un parco cittadino non lontano dal luogo di lavoro. Poi attese, nel
buio, l’arrivo dell’altro portiere, e tentò di accoltellarlo, ma l’altro si
salvò miracolosamente ed il De Maria, consapevole di non poter contare su di un
nuovo mazzo di carte immacolate, salì sulla sommità del Duomo di Milano e si
lanciò nel vuoto.
Sono tante le domande che da uomo e da strologo mi faccio su
questa orribile storia e sono tante le cose che avrei voluto studiare per
proporle a tante lettrici e a tanti lettori interessati ad esplorare le
latitudine di putredine dell’animo umano.
Ma non si può.
Per la legge sulla privacy.
Falso.
Falso.
Falso.
Io vorrei che una buona volta ci sedessimo in tanti davanti
ad un tavolo e discutessimo a proposito di questa stronzata travestita da mantra
spendibile, per i sostenitori fanatici del “politicamente corretto” a tutte le
longitudini di pensiero che esistono.
Facciamo un esempio da cui si possa intuire tutta la falsità
di una posizione del genere.
Mettiamo che i miei nipotini, tre adorabili bambini (due
maschietti e una femminuccia) abitassero a Milano e mi venissero a trovare ogni
tanto per trascorrere assieme qualche pomeriggio. Io amerei parlare con loro,
rispondere alle molte domande che mi rivolgono per telefono, creare con loro
disegni carini di animali, di paesaggi, di pianeti e di stelle…
Poi, mettiamo che un giorno, venga ad abitare a fianco al
mio appartamento, un uomo sui cinquant’anni, un certo Mario Rossi e ipotizziamo
che “per la legge sulla privacy” nessuno mi dica che si tratti di un pedofilo
più volte assassino.
Come la dovremmo gestire questa faccenda?
E, chiedendo a quei geni della Comunità Europea, potremmo
fare loro anche la seguente domanda: “Mi spiegate perché, secondo la nuova
normativa europea, qualunque cittadino può chiedere di vedere, in ogni
dettaglio, la busta paga di un suo collega di lavoro e poi non può sapere, per
la legge sulla privacy, se Emanuele De Maria era nato a San Felice al Cancello,
a Mondragoni o ad Aversa?
E in che modo la privacy della sua morte verrebbe violata se
mi si desse il modo di studiare il suo cielo natale dopo la sua scomparsa dalla
stessa navicella spaziale su cui viaggiavamo assieme fino a pochi mesi fa?
E ancora: perché qualunque giudice può autorizzare la
Guardia di Finanza a leggere l’elenco dei farmaci che ho acquistato ieri con la
mia carta di credito e a visionare le mie ricerche su Internet e io non posso
sapere se Emanuele De Maria era nato a maggio o a novembre?
Me la spiegate meglio questa faccenda-bufala della privacy?
La stessa che quando un bambino viene massacrato dal padre e
sta per morire, tutti i telegiornali lo mostrano con il volto pixellato e poi,
un minuto dopo, lo visualizzano senza filtri?
È prevista una logica in tutto questo o dobbiamo continuare
ad andare avanti nel buio dei secoli sempre secondo il mantra della “privacy”?
Nelle sentenze il Giudice parla anche a nome mio e dice: “In
nome del popolo italiano – e anche di Ciro Discepolo – condanno Emanuele De
Maria, nato a … alla pena di anni.”.
E fino a pochi anni fa, abbonandomi a siti tipo
Cassazione.net, riuscivo a recuperare detti dati per poi iniziare un lungo ed
estenuante braccio di ferro con l’anagrafe del Comune di nascita che, nella
maggioranza dei casi, tentava di non darmi l’estratto di nascita che chiedevo…
Adesso non è più possibile neanche questo perché tali
sentenze, tutte le sentenze, vengono redatte con il nipotino scemo di Enigma,
il codice segreto con cui i nazisti trasmettevano i dati sulle navi anglo-americane
da affondare durante la seconda Guerra Mondiale.
Ed ecco che nel nostro caso, forse, la sentenza potrebbe
diventare “condanna E.D.M, nato a S.F.A.C., provincia di C, il omissis,
omissis, omissis, alla pena di anni...”.
Non trovate meraviglioso tutto ciò?
Se non del trionfo dell’ipocrisia, di cosa, allora, stiamo
parlando?
Se non del trionfo dell’ipocrisia, di cosa, allora, stiamo
parlando?
È proprio di questi giorni la ribalta dell’ultimissimo scandalo
che coinvolge decine di ex poliziotti della società di investigazione Equalize Srl, fondata da Enrico Pazzali (presidente di Fondazione Fiera,
che si è autosospeso), società che dietro pagamento anche di migliaia di
euro, secondo l’Accusa, forniva dati sensibili di chiunque, dall’uso di pomate
emorroidali a vizietti erotico-sessuali agiti nel segreto dell’alcova.
Il trionfo del politicamente
corretto, dell’ipocrisia, della menzogna, della natura fake di grossa parte
della società attuale e allora mi torna alla mente la scena di uno di quei drammi
assoluti (ma perché li chiamava “commedie”?) di Eduardo De Filippo, credo “Napoli
milionaria!”, quando il grande drammaturgo napoletano che aveva Venere nel
cuore (al Discendente) e Saturno sul volto (all’Ascendente) si insaponava con
grande impegno il viso, davanti ad un mezzo vetro rotto e usato come specchio,
per poi procedere a depilarsi le guance ed il suo ospite gli chiedeva: “Don
Ferdinando, vi state facendo la barba?”.
E, l’altro, dopo uno dei suoi più
che espliciti lunghi silenzi, rispondeva: “No!”.
Aggiornamento del 19/4/2026
Grande dolore per questa povera piccola vittima.
Un carissimo augurio, invece, a Sandro NH che domani festeggerà il compleanno in un luogo assai esotico e bello.
Aggiornamento del 20/4/2026
L’Italia,
gli USA ed il doppio ‘scazzo’ di Sigonella.
Come
sapete evito, quasi sempre, di parlare di politica perché penso che la stessa
fomenti soprattutto l’odio tra le persone, in particolare tra quelle meno colte
che pensano di poter gridare, in quel campo, laddove sono costrette a tacere
quasi a trecentosessanta gradi.
Questa
volta farò una piccola eccezione, ma – se ci riflettete – la stessa non è
neanche tale dato che vi proporrò, in grande sintesi, solo un aspetto tecnico
di un discorso più vasto.
Mi
sono chiesto da astrologo, dopo il secondo grosso scazzo USA-Italia, sempre per
Sigonella, come fosse da leggersi tale potenziale punto di rottura che secondo
autorevoli storici fu, addirittura, la base di partenza per la distruzione a
tavolino della Prima Repubblica.
Allora,
senza girarci tanto intorno, da astrologo, mi sono andato a guardare la
Rilocazione di Sigonella nel cielo di nascita degli USA.
Già,
si fa presto a dire il cielo di nascita degli USA!
Secondo
la maggioranza degli astrologi e secondo l’autorevole opinione del bravo
collega inglese Nicholas Campion (tutti dovrebbero avere il suo splendido libro
“The Book Of World Horoscopes”), gli Stati Uniti d’America sarebbero nati a
Philadelphia il in una di queste quattro diverse date:
1) Philadelphia, 2/7/1776, h 16
2)
Philadelphia, 2/7/1776, h 12
3)
Philadelphia, 4/7/ 1776, h 16.50
4)
Philadelphia, 4/7/1776, h 17.10
(I
relative grafici li potete vedere nel mio ultimo libro, “Algoritmi del Destino”).
Invece,
sono già molti lustri che un altro mio collega tedesco assai bravo sostiene una
tesi del tutto diversa e che io considero giustissima.
Leggiamo
quello che pubblicai molti anni fa sul mio trimestrale di Astrologia “Ricerca ‘90”
e poi ripreso nel libro appena citato:
Finalmente risolto
un vecchio mistero:
La serie di decessi dei Presidenti degli Stati Uniti.
di
Gerhard Lukert
dal
numero 64 (ottobre
2005) di Ricerca
‘90
Grafico N°1: Nascita degli
Stati Uniti d’America, Mount Vernon, Virginia
(long. 77° 06' 18" e lat. 38° 44' 25"), 14 aprile 1789, alle
ore 13.00.
primo passo: La ricerca
del vero Tema Natale
Quando la Costituzione degli
Stati Uniti entrò
in vigore il 21 giugno
del 1788, il vecchio Continental Congress decise
che dopo le elezioni da tenersi in novembre, il nuovo governo si sarebbe dovuto
riunire a New York il primo mercoledì di marzo del 1789. Tuttavia, pochi fra i Senatori e i fra i Membri della
Camera giunsero in tempo, e fino al 6 aprile 1789 non ci fu nemmeno
il quorum per costituire
il Senato.
Quel giorno, in tarda mattinata, il Presidente del Senato John Langdon ricevette, aprì e contò i voti degli elettori, e
dichiarò George Washington eletto all’unanimità Presidente degli Stati Uniti.
Di
conseguenza il Segretario del Congresso Charles
Thompson fu incaricato di comunicare il risultato a George Washington, che in quei
giorni soggiornava nella sua fattoria di Mount Vernon.
Dopo una lunga cavalcata verso sud
attraverso le foreste e i campi della Pennsylvania e della Virginia, attraversando i fiumi di quella fredda primavera, Thomson, secondo il suo
proprio diario, giunse a Mount Vernon attorno a mezzogiorno del 14 aprile 1789.
Questa storica informazione ci viene confermata da una lettera dello stesso giorno, scritta da George Washington al Presidente
del Senato, in cui Washington conferma l’arrivo di Thomson e promette
di mettersi in viaggio per New York. La lettera indica “attorno all’una
di oggi” il momento decisivo in cui George Washington viene informato
dell’elezione e ne accetta il risultato – fondando e rendendo così operante l’istituto
presidenziale. Da quel momento in poi c’è sempre stato un Presidente
degli USA in carica a rappresentare il popolo degli Stati Uniti e ad agire per esso in
ogni affare di governo sia interno che estero, conformemente alla costituzione. La catena di tutti i presidenti da allora non è mai stata interrotta per oltre 200 anni; è stata
solo alterata o da nuove elezioni, o da dimissioni (Nixon 1974) o da decessi.
George Washington accetta l’elezione a primo Presidente USA conformemente
alla Costituzione del 1788: Mount Vernon, 14 aprile 1789, una del pomeriggio.
L’articolo continua, ma per i nostri scopi, fermiamoci qui.
Dunque quello che vedete più sotto è il cielo natale degli Stati
Uniti d’America e, a fianco, la sua rilocazione per Sigonella (vicino Catania).
Come potete osservare, nel cielo di rilocazione per quella base
aerea, troviamo Urano stretto al Medio Cielo e Nettuno anch’esso dominante, all’Ascendente.
Abbastanza per dare il titolo a questa serie:
“L’Italia, gli USA e gli scazzi di Sigonella”.
Aggiornamento del 27/4/2026
La forbice relativa al “nuovo” orario che avrebbe scoperto la professoressa
Cattaneo nel delitto di Garlasco
In questi giorni, ancora una volta, come da tredici mesi a questa parte,
stiamo assistendo a esempi di pessimo giornalismo da parte di tante testate,
anche storiche e di grande rilevanza nazionale.
Si è partiti da un “sembrerebbe”. “Sembrerebbe” che, nella consulenza
presentata dalla professoressa Cattaneo (cui va tutta la mia stima), sia stato
indicato il nuovo orario della morte che, passando dalle 9:12/10:37 alle 11
circa, toglierebbe definitivamente Alberto Stasi dalla scena del delitto e
imporrebbe di:
a) farlo scarcerare immediatamente;
b) far partire subito la revisione del suo processo;
c) pagargli subito almeno 20 milioni di euro per la mancata carriera
professionale cagionata dall’errore dello Stato.
La cosa davvero impressionante è che, a fronte di questa lettura, non vi
siano state ondate nazionali di sdegno collettivo, materializzatesi poi in
movimenti di popolo e/o perfino in scontri con la polizia.
Ma ciò che è ancora più scandaloso, a mio parere, è il passaggio — condensato
in tre parole — che pretende di cambiare la realtà in un film, come se i
lettori fossero tutti ingenui o con l’anello al naso.
Vediamo.
“Sembrerebbe”: in che senso?
Della serie: “se mio nonno avesse avuto un trolley, sarebbe stato un tram”?
C’è scritto da qualche parte, oppure parliamo di indiscrezioni che escono a
senso unico da una sola fonte?
Gli esperti di medicina legale che, a vario titolo, si sono espressi dal
2007 a oggi sull’orario di morte della povera Chiara hanno detto tutti che non
è possibile stabilire un orario preciso perché, al momento del rinvenimento del
cadavere, mancarono tre elementi fondamentali per tale computo:
- il
rilevamento della temperatura corporea della vittima;
- il
rilevamento della temperatura dell’ambiente;
- il
rilevamento del peso corporeo della vittima.
Anche i rilievi, parziali, eseguiti dopo le 17 impediscono di fatto —
questo è il parere di docenti universitari di medicina legale non meno
prestigiosi della professoressa Cattaneo — di collocare a un’ora precisa la
morte della vittima e indicano, invece, che, qualora si giungesse a un orario
diverso rispetto a quello considerato nelle varie sentenze, non si potrebbe
comunque parlare delle 11 antimeridiane in punto, ma di una forbice che
dovrebbe abbracciare almeno un intervallo di cinque ore.
Ora, anche volendo forzare alcune leggi della medicina e spostare per fini
propri tale orario, facendolo slittare rispetto a quello fin qui considerato
(tra le 9:12, momento dello spegnimento del sistema di allarme, e le 9:37,
attimo in cui il condannato iniziò la visione dei suoi filmati a casa propria),
ciò può anche essere sostenuto, a beneficio di una tifoseria orientata in un
certo modo; ma, anche in tali circostanze, non si sposta realmente l’orario di
morte: si tenterebbe, se davvero fosse questa la conclusione della
professoressa Cattaneo, di fissare una ipotetica “bandierina” sulle 11 che, con
una forbice di cinque ore, significherebbe dalle 8:30 del mattino fino alle
13:30.
Volendo ulteriormente forzare le leggi della fisica, della chimica e della
biologia, si potrebbe restringere, secondo la volontà di molte testate, tale
forbice da cinque a tre ore; ma anche in quel caso l’omicidio sarebbe avvenuto
tra le 9:30 e le 12:30.
Dunque?
Dunque io penso che, nonostante i roboanti annunci di prime pagine — dove
spesso si dimenticano perfino le virgolette — quando, a bocce ferme, tra dieci
anni, si passeranno al microscopio questi titoli di giornali, molte persone
dovranno necessariamente vergognarsi.
P.S. So benissimo che adesso il mio spazio qui verrà bloccato per qualche
tempo, ma il vantaggio di poter esprimere il proprio sdegno verso gli odiatori
della verità mi ripaga di ciò e di molto altro ancora.
Straordinaria puntata quella di ieri sera a “Quarto Grado”.
Vorrei condividere tante riflessioni con tutti, ma sono in viaggio e…
Torniamo ancora sulla parte che apprezzo di più, quella del cabaret, a cura di
Carmelo Abbate, dove il nostro finge di dire cose assurde e che andrebbe
maggiormente sedato: soltanto i veri cinefili che abbiano una profonda cultura
cinematografica riescono a cogliere e a godere delle sue numerose citazioni
coltissime.
Ieri ci ha deliziato con Mel Brooks, con il suo celeberrimo “Per favore non
toccate le vecchiette” e con il tip-tap sul palcoscenico che solo i non vedenti
per preconcetti non hanno visto.
Il nostro continuava a chiosare: “Oggi è scomparso Stasi!”.
E lo ripeteva in modalità ventriloquio di Mel Brooks, insieme ad un’altra
citazione altrettanto straordinaria: “Fatevene una ragione!”.
Tra i tantissimi telespettatori che giustamente premiano questa trasmissione
come la regina tra quelle crime, in molti, migliaia e migliaia, si chiedevano:
“Ma perché non usano un dosaggio più alto?”.
E, invece, i più autenticamente cinefili e sgamati, come chi scrive, avevano capito
subito che il nostro agiva con la compiacente acquiescenza della direzione del
programma che accetta ci siano, ogni settimana, pagine indimenticabili da
Salone Margherita.
Le scene in cui godo di più – e credo che sia così per tantissimi altri spettatori
– sono quelle in cui il Carmelo nazionale dà del cretino (anche se non lo dice
esplicitamente) a magistrati, ingegneri, genetisti, medici legali, esperti di
biologia molecolare e via dicendo: alcuni si indignano, ma solo perché non
capiscono i colpi di teatro che l’Abbate numero uno in Italia si inventa
estemporaneamente, con grande genialità, e nella direzione di Totò che vende la
fontana di Trevi al turista americano.
Un amico con cui sorseggiavo un Martini ieri sera tra le suggestive stradine di
Brera mi ha chiesto: “Ma com’è possibile che nessuno gli abbia spiegato che la
‘mossa’ della Procura di Pavia, non significa che Sempio sia colpevole né che
Alberto Stasi sia innocente?”.
Lo sa, lo sa: ma adesso vogliamo dire noi ad un uomo che probabilmente è la
reincarnazione di Leonardo da Vinci come leggere la realtà?
Sono colpi di genio, autentici pezzi di teatro che tutto il mondo ci invidia.
IL
DELITTO DI GARLASCO
Dal libro
di Ciro Discepolo “Delitti&Delitti”, Edizioni Ricerca ’90, Milano, 2023, 364
pagine.
COMINCIAMO
DAI FATTI
ALBERTO
STASI: L’ASSASSINO CHE LE IENE VOGLIONO SALVARE
Stasi
afferma di avere le prove della sua innocenza e si affida ad una nota
trasmissione televisiva per aumentare il caos mediatico intorno ad una vicenda
già chiusa da tempo. Riuscirà il nostro (ricco) assassino con i suoi soldi a
comprarsi un pass di uscita per la prigione a vita?
Dalla
pagina:
https://www.dnaexpress.it/criminologia/alberto-stasi-assassino-iene/
Alberto
Stasi omicidio Garlasco
Chiara
Poggi ed Alberto Stasi.
RIPERCORRIAMO
BREVEMENTE QUESTI OTTO ANNI DI INDAGINI E PROCESSI
RICOSTRUZIONE
DELL’OMICIDIO
Chiara
Poggi viene barbaramente uccisa la mattina del 13 agosto 2007 a Garlasco, in
provincia di Pavia, in un orario compreso tra le 9:12 e le 10:20. L’arma del
delitto è un oggetto contundente, probabilmente un martello, mai rinvenuto. Il
corpo viene trovato dal ragazzo dell’epoca, Alberto Stasi, che raggiunge
personalmente la stazione dei carabinieri e denuncia il fatto e, solo dopo
chiama il personale medico sanitario del 118 “con tono distaccato e freddo”
(atti sentenza di Cassazione del 12/12/2015). Le testimoni interrogate dalle
forze dell’ordine, Franca Bermani e Manuela Travain, dichiarano la presenza di
una bici nera da donna appoggiata al muro dell’abitazione della Poggi
nell’orario in cui si sarebbe verificato l’omicidio.
LE
VICENDE PROCESSUALI E LA CONDANNA DEFINITIVA
Il
17/12/2009 e il 06/12/2011 Alberto Stasi viene giudicato innocente nella
sentenza di primo grado e nel seguente ricorso in appello. A suo carico vi
erano solo “indizi certi ma non gravi” tra cui:
presenza
del suo DNA sul dispenser di sapone;
presenza
del DNA di Chiara Poggi sui pedali della bici di Stasi;
mancanza
di un alibi valido per l’orario presunto dell’omicidio;
Stasi
non possedeva la bici descritta dai testimoni.
La
corte di appello respinge inoltre le richieste dell’accusa di riesaminare la
camminata di Stasi sul luogo del delitto e di acquisire per ulteriori indagini
una bici nera da donna, corrispondente alla descrizione dei testimoni. La
sentenza conclude che non è possibile escludere un tentativo di furto andato
male.
Il
18/04/2013 la Cassazione annulla la sentenza di appello nei confronti di Stasi
per “non correttezza ed incongruenza logica del ragionamento dei giudici di
appello” e viene avviato un processo di appello “bis”.
Dopo
il processo di appello “bis” del 17/12/2014 Alberto Stasi è condannato a 24
anni di reclusione per l’omicidio volontario di Chiara Poggi, ridotti a 16 per
la richiesta di rito abbreviato da parte dei legali del ragazzo.
Il
12/12/2015 la Corte suprema di Cassazione conferma la sentenza dell’anno precedente
con le seguenti motivazioni:
Chiara
Poggi è stata uccisa da una persona da lei conosciuta;
Alberto
Stasi ha raccontato il falso riguardo il ritrovamento della Poggi, in quanto se
fosse entrato nella casa attraversandola di corsa avrebbe dovuto avere le
scarpe sporche di sangue o, perlomeno il tappetino della sua auto doveva avere
tracce ematiche riconducibili alla scena del crimine per trasferimento da
contatto con le scarpe;
Alberto
Stasi possiede una bici nera da donna compatibile con quella descritta dai
testimoni che non ha menzionato durante gli interrogatori poiché ne ha
riconosciuto l’importanza e la possibilità di collegarlo all’omicidio e, oltre
a ciò tale bici monta dei pedali che appartengono ad un’altra bici degli Stasi
che a sua volta possiede dei pedali con copiose tracce di DNA di Chiara Poggi,
che quindi potrebbero essere stati scambiati; Alberto Stasi non possiede un
alibi che lo escluda dalla finestra temporale in cui è stato commesso
l’omicidio in quanto dalle 9:10 (orario in cui Chiara disattiva l’allarme della
propria casa) alle 9.35 (orario in cui Stasi accende il suo computer) potrebbe
aver ucciso la Poggi, che dista solo 2 km dalla sua abitazione;
l’assassino
portava scarpe taglia 42, proprio come Stasi, il quale possiede lo stesso
modello compatibile con le impronte presenti sulla scena del crimine.
LA
SITUAZIONE ATTUALE E L’INTERVENTO DELLE IENE
Il
19/12/2016 i legali di Alberto Stasi richiedono la revisione del processo forti
di una perizia genetica sul DNA sotto le unghie di Chiara che corrisponderebbe
ad Andrea Sempio, amico del fratello della Poggi.
Alberto
Stasi ha inviato una lettera ad un noto programma televisivo che, ha anticipato
e dato man forte alle richieste di revisione della sentenza.
In
tale servizio ci sono non poche incongruenze, di seguito riportate:
Per
tutta la durata del video non vengono intervistati né i legali di Chiara né la
sua famiglia, indirizzando il servizio verso la dimostrazione della completa
innocenza dello Stasi.
Oltre
alla “commovente” testimonianza della mamma di Stasi e la sottolineatura della
morte del padre del medesimo per “l’eccessivo stress delle accuse rivolte al
figlio”, viene chiamato in causa l’ex comandante della stazione dei carabinieri
di Garlasco, Francesco Marchetto che è fermamente convinto dell’innocenza di
Alberto, al punto che testimoniò il falso (n.d.r. sarcasmo), dichiarando di non
aver trovato presso la ditta del padre di Alberto Stasi la bicicletta da donna
nera che poi risulterà decisiva per incastrare il ragazzo. Per la cronaca
Francesco Marchetto è stato condannato il 23/09/2016 a 2 anni e 6 mesi di
reclusione per falsa testimonianza.
La
nota emittente nazionale, così come i legali di Stasi, si dimenticano poi di
far presente che il DNA rinvenuto sotto le unghie della Poggi era già stato
analizzato a suo tempo e ritenuto non utilizzabile per fini investigativi
perché degradato, come riportato nella sentenza della Cassazione.
L’ex-comandante dei RIS intervenuti all’epoca dei fatti, Luciano Garofano, al
riguardo dichiara che: “Si tratta di una piccola parte, cromosoma Y, cioè
maschile, che non permette nessuna nuova identificazione.”
I
legali di Stasi non demordono e tentano il tutto per tutto per dimostrare
l’innocenza del loro assistito, ma la strada è ancora molto lunga per smontare
le motivazioni della Cassazione con solo questa possibile (?) prova, soprattutto
c’è da ricordare che i legali di Stasi si opposero durante i processi
all’analisi di questo DNA sotto le unghie di Chiara Poggi. Un controsenso unico
nel suo genere.
I
legali della Poggi rassicurano la stampa dicendo che se anche fosse dimostrata
la presenza di DNA di soggetti diversi da Stasi, sarà molto difficile se non
impossibile smontare tutte le altre prove a carico di Stasi.
IL
SECONDO INTERVENTO DELLE IENE
Il
20/02/2017 Le Iene rincarano la dose con un nuovo servizio volto a confermare
l’innocenza dello Stasi, ma anche in questo caso ci sono delle incongruenze da
analizzare attentamente:
Perché
vengono presi in considerazione in maniera superficiale solo 4 punti su sette
della sentenza e non vengono citati in maniera approfondita nel servizio gli
altri 3?
Perché
non viene messo in evidenza che Stasi prima si recò personalmente dai
carabinieri per denunciare la morte della fidanzata e solo dopo chiamò il 118
“con tono distaccato e freddo” (atti sentenza Cassazione 12/12/2015);
Perché
non dare spazio ai legali di Chiara Poggi? Perché non sentire l’accusa cosa
abbia da dire in merito, invece di intervistare nuovamente Marchetto, un
condannato dalla giustizia italiana per falsa testimonianza?
Nel
dettaglio:
(minuto
3.08) viene detto che “….Stasi indossa ANCHE scarpe 42…” , spostando
l’attenzione solo sulla taglia, ma il punto 7 della cassazione dice che non
solo la taglia ma ANCHE LA MARCA delle scarpe era posseduta da Stasi;
(minuto
4.40) Marchetto dice che “il buon comandante di stazione è quello che riporta
tutti gli indizi che all’epoca mancavano”, peccato che poi si dimenticò di
sequestrare la bici corrispondente alla descrizione dei testimoni rinvenuta
nelle proprietà degli Stasi dove era stato inviato ad indagare;
(minuto
8.30) viene portata all’attenzione una foto del lavandino sporco di capelli
mori e viene manipolata l’attenzione sul fatto che sia impossibile che
l’assassino abbia ripulito il tutto dimenticandosi i capelli, anzi, sarebbe
tutta una montatura in quanto il dispenser con le impronte (disposte in una
posizione anomala per chi vorrebbe solo lavarsi le mani, ma in una posizione congrua
a chi vorrebbe lavare via le proprie impronte) sarebbe stato messo lì per
incastrare Stasi……peccato che la presenza dell’assassino nel bagno è conclamata
dalle impronte di scarpe insanguinate così come scritto a pagina 18 della
cassazione, il ritrovamento dei capelli mori (stesso colore di quelli di
Chiara) nel lavandino, IPOTIZZO, potrebbe essere dovuto ad un lavaggio
frettoloso che era improntato solo a togliere il sangue non curandosi
effettivamente della presenza dei capelli….ricordiamo che l’assassino ha ucciso
Chiara in un raptus di follia (come scritto nella sentenza), forse non era così
lucido e quindi ha agito senza cognizione di causa….ma ribadisco sono solo mere
ipotesi, così come lo sono quelle delle Iene….
(minuto
9:28 circa) L’inviato dice testualmente “…..le suole delle scarpe del ragazzo
erano sporche di sangue della vittima….” …………SBAGLIATO!……andando a leggere la
terza e la quarta riga del 3 punto delle motivazioni della Cassazione si può
carpire abbastanza facilmente che le scarpe di Stasi erano incredibilmente
pulite e non presentavano residui ematici, come sarebbe dovuto accadere dato il
racconto reso dal ragazzo che avrebbe attraversato di corsa i diversi
locali…..il racconto di Stasi non torna con le prove, infatti al punto 3 delle
motivazioni finali della cassazione viene messa in evidenza questa
incongruenza;
CHIARA,
RAGAZZA DI 26 ANNI
Gli
altri fatti che “non tornano alle Iene” rappresentano solo congetture prive di
fondamento che servono solo ad alimentare un mistero che non esiste e fomentare
rivolte popolari che non dovrebbero nascere, perché ricordiamocelo, è stata
assassinata una ragazza di ventisei anni e la famiglia ancora ne piange il
lutto.
Insomma,
Alberto Stasi ha ucciso Chiara Poggi, tutto quello che ne verrà fuori saranno
solo stratagemmi giudiziari per ottenere una riduzione di pena.
Ecco un caso dove, a mio parere, una consulenza
astrologica avrebbe fatto la differenza, sin da subito
E
premetto immediatamente che a mio parere non ci sono dubbi sulla colpevolezza
del Condannato.
Ma,
allora, si sarebbe trattato di un pregiudizio o di un parere esperto?
Di un
parere esperto. A meno che non vogliamo definire pregiudizio anche quello di un
perito calligrafo che accerta, con i mezzi propri della sua scienza forense, la
colpevolezza di un imputato.
E se
non vogliamo chiamare pregiudizi tutte le prove che si possono portare a carico
di un imputato, a cominciare da quelle relative al DNA.
No, si
tratta di regole già scritte e applicabili in ogni caso di omicidio, non di
pregiudizi.
Adesso
spiegherò perché l’astrologia e non io sono decisamente del parere che sia
stato il giovane bocconiano milanese (sull’estratto di nascita leggiamo: nato a
Milano, il…) a uccidere Chiara Poggi il 13 agosto del 2007.
Partiamo
dal suo Cielo di Nascita eretto, per l’appunto, per Milano e per il giorno 6
luglio 1983, alle ore 16.40.
Qui
disponiamo davvero di dati di nascita certi, sia per lui che per la vittima,
Chiara Poggi, nata a Vigevano (Pavia), il 31 marzo 1981, alle ore 8.50.
Nel
Cielo di Nascita di Alberto troviamo fortissimi valori Scorpione, esagerati
valori Scorpione: oltre all’Ascendente, infatti, egli ha il Sole, Mercurio e
Marte in ottava Casa e questo vuol dire che il segno che chiamo “intercettato”,
in questo caso è fortissimamente “intercettato” e corrisponde, per lui,
appunto, allo Scorpione. Per dirla assai più semplicemente: l’assassino
condannato in via definitiva è molto più Scorpione che Cancro, ma il secondo
segno non va affatto sottovalutato, intanto perché comprende anche un “Marte in
caduta” di cui ho già scritto trattando i due casi dei serial killer Donato Bilancia
e Gianfranco Stevanin.
Tradotto
nella lingua di tutti, ci sono indicazioni abbastanza nette per parlare di un
mix di valori (Scorpione, Cancro e Marte in Cancro, con forte presenza delle
due Case della morte) che fanno pensare ad una forte attrazione, assai poco
ortodossa, verso la pornografia e/o la pedo-pornografia (1) che potrebbe essere
stata la motivazione dell’omicidio (la fidanzata avrebbe scoperto molti video
nel suo computer e avrebbe minacciato di rendere pubblica la cosa).
Da
notare un altro stigma ricorrente tra questi ritratti di assassini: una
strettissima congiunzione, quasi zero gradi, tra due malefici: Saturno e
Plutone, in questo caso, sulla cuspide tra la undicesima (la Casa molto più
luttuosa della ottava) e la dodicesima!
Altri
due elementi hanno avuto un peso in questa vicenda, da un punto di vista
astrologico: la congiunzione del Soggetto Giove-Urano, in prima Casa e in
Sagittario (ci torneremo per parlare nuovamente del “raptus”) e la dominante
Venere.
Non
ricordo quale famoso collega del secolo scorso (il francese Paul Choisnard?)
redasse una statistica di molti assassini e trovò “stranamente” assai presente
Venere nei loro temi natali, come in questo caso, che è dominante.
La
Venere dominante non deve sorprendere. Intanto perché parliamo di un bel
ragazzo (Alberto Stasi) e quindi in tema con la sua dominante planetaria al
momento della nascita. Ma poi perché l’autorevole collega di cui non ricordo il
nome aveva trovato tante volte Venere in evidenza tra gli assassini?
Perché
si trattava di uomini (per lo più) che inseguivano il piacere e noi tutti
sappiamo che “Bacco, tabacco e Venere…”
In
questa cornice tale realtà assume una valenza ancora più interessante perché fa
pensare ad una attrazione fortissima per il sesso (forti valori Scorpione),
anche quello rivolto ai minori (Mercurio, sempre con valenze scorpioniche
attribuitegli dalla ottava Casa, è stretto tra il Sole e Marte), non è
sostenuto da una forte virilità (Marte è in caduta, nel Cancro, e forma pessimi
aspetti angolari) e questo può essere stato il terreno di coltura per il
Condannato e per altri potenziali assassini, soprattutto per crimini sessuali.
La
congiunzione Giove-Urano, in Sagittario e nella prima Casa, invece, può essere
la miccia che fece scattare “quel raptus”, figlio, in buona parte, di una
mancata valutazione delle conseguenze o di una valutazione superficiale delle
stesse.
Ho già
chiarito, in altre parti di questo libro, che non credo, in senso stretto, al
“raptus”, ma credo ad un insieme di cause, anche a taluni imprinting
occasionali, sempre leggibili astrologicamente, che possono essere una concausa
nel compimento di un crimine.
E
analizziamo, per l’appunto, l’ “attimo” in oggetto.
La
Rivoluzione Solare è quella del luglio 2007 e non cambia se la domifichiamo per
Milano o per Garlasco.
Cosa
troviamo? Beh, innanzitutto, come da manuale (quello di Discepolo), una forte
occupazione delle Case della morte: Marte è in ottava e la strettissima, quasi
al grado, congiunzione Venere-Saturno è in cuspide 11a/12a.
Urano è al Discendente e ci parla di un colpo di scena che riguarda la
fidanzata!
Nettuno
in quinta ci indica, invece, “angosce con la fidanzata” e questo può essere
stato l’humus dei loro rapporti nelle poche settimane che separarono il suo
compleanno dalla morte della povera Chiara.
Ma – e
credo che ciò sia l’elemento particolarmente interessante (ci torneremo presto
su) – l’Ascendente, il Sole e Mercurio sono in decima Casa!
Lo
commenterò tra poco.
La RL
è ancora più spettacolare (al negativo, ovviamente) della RS.
L’Ascendente
è in dodicesima Casa: “la madre di tutte le sventure”…
Urano
si trova in quinta Casa e Marte in cuspide settima/ottava!
In
decima troviamo Sole, Saturno e Venere: il significato di una decima “rovesciata”,
qui come in molti altri casi di assassini, è quello di “fottere la propria
vita…”
Ora
esaminiamo la situazione della povera Chiara Poggi, ragazza per bene e
tranquilla, già impegnata nel lavoro e con una (inconsapevole) vocazione al
martirio sancita, senza possibilità di equivoci, dalla strettissima (quasi a
zero gradi) triplice congiunzione Sole-Marte e poi Venere, in dodicesima Casa.
La
suddetta congiunzione si situa all’opposizione, sempre nel cielo radix, della
strettissima congiunzione Giove-Saturno: ancora una volta le congiunzioni
strettissime di cui ho scritto all’inizio di questo testo…
Da
notare anche un Urano in settima: un “divorzio” istantaneo o un
fidanzato-marito che “schizza.”
La sua
ultima RS è davvero tristissima nella sua eloquenza: Marte-Mercurio e Urano
sono nella sua settima Casa e la strettissima congiunzione Mercurio-Urano è
anche in ottava, insieme al Sole!
Saturno
è in 12^ Casa e vicino all’AS che è in quinta, assieme a Plutone. Anche nella
sua ultima RL l’AS è in quinta Casa, insieme a Plutone (non potete vederlo, ma
è disegnato in verde da MyAstral.org perché è nei limiti della cuspide).
Troviamo
anche una grave violazione alle 34 regole: tre astri, Sole, Saturno e Venere,
sono tra la prima e la dodicesima Casa.
Urano
è in settima e Marte al Medio Cielo.
Non
occorre altro nell’inventario agghiacciante di una tragedia inutile e
probabilmente evitabile.
Ma –
qualcuno si starà chiedendo – se tu avessi fatto da consulente alla Procura,
cos’è che avresti sottolineato, molto, per convincere i PM della tua
convinzione di colpevolezza nei confronti di Alberto Stasi? Domanda legittima e
la risposta è abbastanza semplice.
Poniamoci
in una doppia, virtuale e ipotetica ottica, quella di Stasi, con le sue stelle,
che guarda a tutto ciò con gli occhi dell’omicida o con quelli di un uomo in
lutto per l’omicidio commesso da un terzo.
Nel
primo caso, abbiamo letto come tutti questi astri (Tema Natale, cielo di
Rivoluzione Solare e cielo di Rivoluzione Lunare) spieghino, esaustivamente,
quanto accaduto.
Immaginiamo,
adesso, che le cose siano andate davvero come racconta Stasi: dove leggiamo il
suo dolore per il lutto subito? E dove leggiamo la rabbia verso l’assassino? E,
soprattutto, dove leggiamo l’ossessione da manicomio che prenderebbe qualsiasi
persona accusata ingiustamente di un delitto del genere?
Ecco,
riflettete su ciò.
L’astrologia
non ha e non potrà mai avere un potere assoluto nel dirimere i tantissimi dubbi
che orbitano intorno ad una scena del crimine, ma può e dovrebbe avere, almeno
un posto in prima fila per far conoscere anche la propria opinione su ogni
delitto.
Nota:
A tal
riguardo è il caso di ricordare un particolare che spesso viene dimenticato o
ignorato nei dibattiti pubblici che sembrano avere sostituito quelli giudiziari
ed unicamente idonei a tal scopo.
Come forse
molti di voi sapranno, il giudice Stefano Vitelli, stralciò questa parte del
processo e rinviò a giudizio Alberto Stasi per il possesso di materiale
pedo-pornografico. Quindi lo giudicò egli stesso in questo diverso processo e
lo assolse “Perché Alberto Stasi non commise il fatto”.
Vero.
Verissimo. Ma spieghiamo un po’ meglio per chi non abbia seguito tale segmento
giudiziario che, a mio parere, è assai legato all’altro.
La difesa
dell’accusato si batté per dimostrare che i file pedo-pornografici (una
sessantina, se ricordo bene) erano effettivamente presenti nel notebook di
Stasi, ma, secondo i suoi difensori, lui li scaricò inconsapevolmente. Tale
tesi fu accolta dal giudice Vitelli che lo assolse.



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