Disponibile da subito il mio libro “IL GRANDE TRATTATO DI ASTROLOGIA – VOLUME 2” in 6 lingue, nell’edizione Kindle: inglese, italiano, francese, spagnolo, tedesco e portoghese brasiliano che, nell’edizione inglese di alcuni anni fa, è un libro di 624 pagine e di grosso formato (18x25 cm).
In italiano e in inglese sono anche disponibili le due rispettive edizioni su carta.
My book “THE GREAT TREATISE OF ASTROLOGY – VOLUME 2” is now available in 6 languages, in the Kindle edition: English, Italian, French, Spanish, German, and Brazilian Portuguese. The English edition of some yearso ago is a 624-page, large-format book (18 x 25 cm).
The two respective paperback editions are also available in Italian and English.
“Frammenti di Kyoto e di Tokyo”,
un mio libro di foto-giornalismo del 2017 (212 pagine, tutte a colori, nel formato 16x21 centimetri) in 6 lingue: inglese, italiano, francese, portoghese brasiliano, spagnolo e tedesco nel formato Kindle.
Nel formato cartaceo esistono le due edizioni: italiana e inglese.
Segue la prefazione del libro:
PREFAZIONE
L’argomento inchini è importante, a mio parere, per tentare di comprendere alcuni tratti salienti del popolo giapponese. Il mio non pretende di essere uno studio antropologico e neanche uno studio sociologico degli abitanti del Sol Levante, ma soltanto un taccuino di viaggio di qualcuno che ritiene di essere un gradino più su del turista medio, in fatto di viaggi. Già alla nostra sera di arrivo in Giappone e a Kyoto, io e Daniela, ci imbattemmo in un loop di inchini... Il cameriere che ci servì al ristorante giapponese dell’albergo dove alloggiavamo prendeva le ordinazioni stando inginocchiato davanti a noi, al lato del tavolo. Questo primo elemento la dice lunga, a mio avviso, sulla cortesia e sull’educazione dei cittadini giapponesi, doti che vengono da lontano e che non sono state improvvisate a partire dai decenni posteriori alla seconda guerra mondiale quando il turismo crebbe vertiginosamente in quel paese. Durante l’intera cena, che fu squisita e mi fece apprezzare tutta la complessità e la raffinatezza di quella cucina che io, erroneamente, pensavo fosse fatta di solo sushi, il nostro cameriere ci servì alla perfezione e, con molto tatto e con nessuna invadenza, conversò amorevolmente con noi (il suo inglese era migliore del nostro), informandoci di essere stato in Italia l’anno precedente: a Roma e a Firenze. Gli suggerimmo, allora, per la prossima volta, di visitare anche la costiera sorrentino-amalfitana e Milano. Questo simpatico giovane ci spiegò tante cose, durante il breve tempo del nostro desinare, e soprattutto ci consigliò una buonissima zuppa di miso e del green tè per concludere la cena lasciando lo stomaco con il giusto ph. Aveva ragione e anche io nell’associare, da sempre, lo stomaco al Giappone. Infatti, a mio vedere, una prima lettura di questo paese e dei suoi abitanti sarebbe impossibile se prescindessimo dal tentare di esaminare con la massima attenzione l’argomento stomaco. Lo ricordavo a mente, ma poi ho fatto dei controlli e ne ho avuto conferma da più fonti, come http://www.startoncology.net/ area-professionale/carcinoma-dello-stomaco/ : il Giappone è al primo posto al mondo per tumori allo stomaco. A mio avviso, al di là di ogni studio epidemiologico e di cause molteplici come le bombe atomiche esplose a Hiroshima e Nagasaki oppure il recente disastro alla centrale di energia nucleare di Fukushima, lo stomaco è, prima di ogni altra cosa, la sintesi dell’impegno di uomini e donne nel compiere un dovere.
Soprattutto per tale ragione, dal mio punto di vista (soprattutto astrologico), colloco il Giappone e i giapponesi nell’area del Cancro compensato, con lo stomaco in forte evidenza.Allarghiamo il discorso. È noto a tutti che i moltissimi ragazzi delle scuole superiori giapponesi siano cooptati ancora prima del diploma da grandi aziende multinazionali e sponsorizzati negli anni a seguire, per tutto il periodo universitario. Questi giovani ricevono, soprattutto dalle loro famiglie, un insegnamento orientato principalmente ad un grande rispetto e ad una altrettanto forte devozione nei confronti dell’azienda che li ha scelti. Essi si impegnano negli anni a essere degli ottimi lavoratori e considerano disonorevole non servire al meglio e al massimo il proprio datore di lavoro. Questa “paura” del disonore campeggia in quasi tutte le attività umane dei cittadini del Sol Levante. Vi è da ricordare, tra le altre cose, che l’imperatore giapponese è al tempo stesso il leader politico e religioso di quel popolo: una specie di presidente-primo ministro-papa, se rapportato all’Occidente. E allora non stupisce comprendere con quale impegno ogni giapponese si tuffi in qualsiasi impresa della propria vita, dallo studio al servire la patria e al concorrere al benessere della propria azienda e della propria società. Di qui all’ulcera allo stomaco il passo è breve. Nel treno che ci aveva condotti, poche ore prima, da Osaka a Kyoto, notammo che tutti i passeggeri della nostra carrozza tossivano continuamente: non si trattava, però, di una tosse grassa e di origine bronchiale, ma — in tutta evidenza — di un’altra di origine nervosa che partiva dallo stomaco. E torniamo alla nostra cena. Una volta terminata il cameriere volle accompagnarci fuori dall’area del ristorante e fino all’ascensore. Per tale scopo si era aggiunto anche lo chef. Lì fummo involontariamente protagonisti di una scena quasi comica. Io e Daniela in ascensore rispondiamo all’inchino perfetto (mani distese sui fianchi e identica angolazione rigida del corpo) dei due, con un mezzo inchino assai imperfetto e improvvisato in quel momento. I nostri ospiti, a seguito di ciò, si inchinano nuovamente e andiamo avanti per un po’ con i sensori della porta dell’ascensore che bloccano e sbloccano le porte finché io non capisco — finalmente — che l’ultimo inchino deve necessariamente essere il loro e solo così queste due squisite persone ci lasciano andare. Questa potrebbe essere la cifra del comportamento di ogni persona che abbiamo incontrato nei quattro giorni di permanenza a Kyoto e nei due a Tokyo. Gentilezza, gentilezza e ancora gentilezza: ma nulla a che vedere con il manierismo o con l’ipocrisia. Sarei pronto a giurare che si sia trattato sempre di un qualcosa di sentito profondamente. Sono certo che durante l’ultima guerra i giapponesi siano stati capaci di azioni di grande odio e l’intensità dello stesso, per i motivi che credo di aver compreso, è la stessa che essi mettono nell’essere sinceramente ospitali, ben educati e con migliaia di anni di grande civiltà alle spalle quando accolgono i turisti.
Questa “eleganza dello spirito” è, secondo il mio parere, pari all’estremo gusto con cui vestono anche i giapponesi: dalle divise da marinaretti che abbelliscono i giovani e le giovani studentesse di quelle città alle mise raffinatissime con cui soprattutto le donne di ogni età “sfilano” per le strade urbane. Daniela, che ha lavorato tutta la vita nel settore della moda e ha anche un senso dell’osservazione straordinario, ha notato quasi subito un qualcosa che è riuscita anche a spiegare. Ci stiamo riferendo a un viaggio effettuato a metà maggio, quindi non nel caldo torrido dell’estate, eppure quasi tutte le donne indossavano cappellini, guanti e ombrelli da sole. La sua supposizione che ciò fosse fatto a salvaguardia della chiarezza della pelle ha poi ricevuto diverse conferme. Anche su di un altro elemento credo che mia moglie abbia colto nel segno: mi sono sempre domandato il perché della mascherina su naso e bocca con cui migliaia e migliaia di persone vanno in giro e forse lei ha compreso il motivo. Sempre per il fortissimo rispetto che i giapponesi hanno per il prossimo, essi considerano “particolarmente disonorevole” starnutire in pubblico e, ad evitare scuse e inchini a ripetizione, preferiscono usare una mascherina.
Che dire delle geishe? Creature rare e affascinanti. Intanto non hanno nulla a che fare con le nostre hostess e ogni accostamento con le stesse è del tutto improprio, nonostante la letteratura ci abbia detto cose diverse (Memorie di una geisha, di Arthur Golden, che narra la storia di Chiyo Sakamoto, una umile ragazza che divenne una geisha famosissima anche negli Stati Uniti. Nel libro, che però è stato portato in tribunale dalla donna che lo ispirò, si parla molto di geishe e di prostituzione, seppure di alto livello).
Sia a Kyoto che a Tokyo o ad Osaka si possono incontrare numerose donne in kimono, ma non basta un kimono per fare di una donna anche una geisha. Al contrario, le aspiranti tali, le maiko, devono seguire una dura scuola di buone maniere, di educazione soprattutto morale e poi anche fisica, di moda, di trucco, di maniere con cui muoversi, camminare, parlare (pochissimo) con gli altri e via dicendo. Personalmente, soprattutto dal punto di vista fotografico, trovo splendide queste donne, anche quando non sono oggettivamente bellissime.
In quelle poche occasioni in cui sono riuscito a rubare loro delle foto, le ho viste tentare di ritrarsi, certamente emozionate e turbate. Ho anche chiesto in albergo se potessi pagare per una geisha-modella da fotografare, completamente vestita, di giorno e all’ombra, ma è stato impossibile esaudire questo mio desiderio.
È possibile notare, girando per Kyoto e per Tokyo, molti uomini anziani (solo uomini) che probabilmente fanno del volontariato e guidano gruppi di tre o quattro ragazzi/e a visitare templi e monumenti spiegando loro tante cose.
Due consigli, da cinefilo a cinefili, per tentare di comprendere meglio la cultura giapponese. Ecco, l’impero dei sensi, di Nagisa Ôshima, Danimarca 1976 (perché classificato come pornografico dalla censura italiana) e un’amica mi ha regalato un film su DVD che non conoscevo e che ho gradito molto. Si tratta di Madadayo (Il compleanno), l’ultimo film di Akira Kurosawa. Lei sa bene che il compleanno è stato, è e sarà l’oggetto principale dei miei studi e delle mie ricerche lungo un arco di vita che fino ad oggi ha già compreso quarantasette anni. La storia è apparentemente semplice, quasi banale, ma nasconde una profondità di pensiero assai elevata. Un vecchio professore universitario dà inizio, dopo avere abbandonato l’insegnamento, a una tradizione personale che si perpetuerà per molti anni ancora attraverso l’incontro con i suoi allievi preferiti e in occasione di ogni suo compleanno. Gli allievi gli chiederanno ogni volta: “Mada kai?” (“Sei pronto?”). E il Professore: “Madadayo” (“Non ancora”). È l’avvicinamento alla morte visto da questo straordinario interprete contemporaneo, sul parallelo di altre magnifiche personali declinazioni sul tema già proposte da Fellini a Paolo Sorrentino e molti altri, passando anche per il grande Ingmar Bergman. E l’ultima scena di “Madadayo” ricorda tantissimo l’omologa del maestro svedese ne “Il posto delle Fragole” (https://books.google.it/ books?printsec=frontcover&id=7zUKSNwSTs4C&hl=it#v=onepage&q&f=false), quando il vecchio professore Isak Borg, dopo avere ritirato il premio per il proprio giubileo professionale, si addormenta (e dà l’idea di non doversi più risvegliare) pensando all’infanzia e vedendo i due genitori – dall’altra parte di una sponda – che gli sorridono e gli fanno cenno di andare con loro.
“Il posto delle fragole” resterà sempre il mio film preferito, ma vi consiglio tantissimo di guardare anche questo del grande maestro giapponese, per la delicatezza e la bellezza degli argomenti trattati e perché parla di compleanni.
A chi mi chiede “Mada kay?”, rispondo “Madadayo” e per adesso, anche perché non ho alcuno scheletro nell’armadio, posso dire che il mio prossimo compleanno lo trascorrerò a Seattle, stelle permettendo.
Un poco di storia.
La prima edizione italiana del libro — dunque come opera a sé e non come insieme di capitoli sparsi in miei testi precedenti — è del 1998, fu pubblicata dalle Edizioni Mediterranee e consta di 140 pagine.
La seconda edizione del libro la pubblicai direttamente in francese (Astrologie Active): è del 2011, si sviluppa su 192 pagine e fu tradotta magnificamente da Claudine Galtieri, mia carissima amica e docente di Letteratura francese all’Università “L’Orientale” di Napoli.
A mio parere, questa è la migliore edizione dal punto di vista della traduzione.
La terza edizione, sia su carta sia in formato Kindle, è del 2024 (Active Astrology) e si compone di 212 pagine.
Oggi abbiamo le sei lingue che ho indicato, di cui due — quella inglese e quella francese, riferendomi alla seconda edizione in quanto a cronologia dei contenuti — sono disponibili sia su carta sia in digitale.
Perché considero così importante questo mio libro?
Perché esso rappresenta, oggettivamente, un nuovo passaggio a nord-ovest, un ponte tra mitologia, psicologia analitica, simbolismo e astrologia, dove spiego, attraverso molte decine di esempi pratici, cosa significhi “esorcizzare un simbolo”, ovvero uno dei due paradigmi fondamentali dell’Astrologia Attiva, insieme alla tecnica delle Rivoluzioni Solari Mirate e delle Rivoluzioni Lunari Mirate.
Visto che scrivo da astrologo e mi rivolgo ad altri astrologi, desidero segnalarvi le grosse difficoltà che questo volume ha dovuto affrontare, nell’arco di oltre un quarto di secolo, relativamente alle sue diverse pubblicazioni.
Il primo segnale incredibile, almeno per chi abbia poca confidenza con gli scherzi che talvolta ci gioca il nostro inconscio, riguarda l’edizione francese: l’ho tenuta “nel cassetto” per diversi anni, convinto che la mia amica Claudine Galtieri ci stesse ancora lavorando…
Poi il simbolo è divenuto più prepotente…
Infatti, ho prove ripetute e schiaccianti del fatto che l’edizione americana, che poi vide la luce nel 2024, fu fortemente ostacolata da un gruppo di potere astrologico e qui, direi, che sia il caso di evitarmi domande.
Infine, ciliegina sulla torta, come molti di voi sanno, da Ferragosto a oggi ho pubblicato decine e decine di nuove edizioni, in sei lingue, di miei libri, partendo dall’edizione inglese. Tuttavia, nella mia bibliografia continuo a scrivere che i miei libri sono più di 150: non ho aggiunto neanche uno dei volumi ottenuti nelle ultime due settimane e non aggiungerò neppure i molti che spero ancora di pubblicare.
Ma — sembra davvero incredibile! — il magnifico sistema messo a punto da Kindle Translate, giunto proprio a questo libro, è andato in tilt e, per due settimane, molti operatori senior del servizio non sono riusciti a comprendere la ragione del blocco che, infine, è stato superato soltanto questa notte…
Buona lettura a tutti.
It is with great pleasure that I announce the immediate availability, in six languages (English, Italian, French, Brazilian Portuguese, Spanish, and German), of one of my most important books: ACTIVE ASTROLOGY.
A little history.
The first Italian edition of the book — conceived as a work in its own right rather than as a collection of chapters scattered throughout my previous books — dates back to 1998. It was published by Edizioni Mediterranee and consisted of 140 pages.
I published the second edition directly in French (Astrologie Active) in 2011. It runs to 192 pages and was magnificently translated by Claudine Galtieri, a very dear friend of mine and a professor of French Literature at the University of Naples “L’Orientale.”
In my opinion, this remains the finest edition in terms of translation.
The third edition, available both in print and in Kindle format, was published in 2024 (Active Astrology) and consists of 212 pages.
Today, the book is available in the six languages mentioned above. Two of these — English and French, referring to the second edition in terms of the chronology of its contents — are available both in print and digitally.
Why do I consider this book so important?
Because, objectively speaking, it represents a new Northwest Passage: a bridge between mythology, analytical psychology, symbolism, and astrology. Through many dozens of practical examples, I explain what it means to “exorcise a symbol” — one of the two fundamental paradigms of Active Astrology, together with the technique of the aimed Solar Returns and aimed Lunar Returns.
Since I am writing as an astrologer and addressing other astrologers, I would like to draw your attention to the considerable difficulties this volume has encountered, over more than a quarter of a century, in connection with its various editions and publications.
The first astonishing sign — at least for those who are not particularly familiar with the tricks our unconscious sometimes plays on us — concerns the French edition: I kept it “in a drawer” for several years, convinced that my friend Claudine Galtieri was still working on it…
Then the symbol became more insistent…
Indeed, I have repeated and overwhelming evidence that the American edition, which eventually saw the light of day in 2024, was strongly obstructed by a powerful group within the astrological world — and here, I would say, it would be best not to ask me any questions.
Finally, as the icing on the cake, as many of you know, from mid-August until today I have published dozens upon dozens of new editions of my books, in six languages, starting from their English editions. Nevertheless, in my bibliography I continue to state that I have published more than 150 books: I have not added a single one of the volumes produced during the past two weeks, nor will I add the many others that I still hope to publish.
But — incredible as it may seem! — the magnificent system developed by Kindle Translate, when it reached this particular book, suddenly ground to a halt. For two weeks, several senior members of the service were unable to understand the reason for the blockage, which was finally overcome only last night…
Enjoy the book, everyone.
Il filosofo Aldo Tonini, il mio migliore amico di un’intera vita, ci ha lasciato.
Provo un grande e sordo dolore che mi attraversa il petto.
Anche se lui aveva qualche anno più di me (Napoli, 11 aprile 1944), avevamo fatto assieme il servizio militare nel periodo 1970-1971, come avieri, all’aeroporto militare di Latina. Entrambi napoletani, entrambi travolti dal ’68, entrambi comunisti, solidarizzammo moltissimo. Lui insegnava già Storia e Filosofia nei licei.
Parlavamo per ore e ore di seguito, anche giornate intere. Di lui mi affascinava la cultura classica, che gl’impediva di leggere meno di due o tre libri a settimana. Forse io lo incuriosivo in quanto abbastanza strano: elettronico ventiduenne che si era spazzolato, con immenso piacere, molta parte della letteratura russa, francese e italiana dell’Ottocento e anche il meglio di quella mondiale del Novecento.
Il nostro comandante era fascista, ma non nel senso figurato: adorava il Duce e non lo nascondeva. Capitava, a volte, che egli, una Vergine polemica e con velleità culturali, si mettesse a discutere con noi, ma la preparazione di Aldo lo stroncava e io riuscivo a stento a stargli dietro, anche se avevo letto davvero, e perfino studiato, Il Capitale. Allora rammento che spesso il colonnello, in evidenti difficoltà dialettiche, ci metteva sull’attenti e poneva fine al duello…
Aldo era, ed è stato fino alla morte, un vero comunista. Se i comunisti fossero come lui, forse tornerei a esserlo anch’io.
Ha vissuto tutta la vita da povero: difficilmente si potrebbero trovare in giro persone più povere di lui.
Il suo lusso erano i libri: ne leggeva in quantità impressionanti. Nonostante la sua immensa cultura, continuava a studiare e solo in poche occasioni pensò a scrivere.
Ma non pensiate che fosse un secchione triste e con la testa tra le nuvole: era un giovane che, all’inizio degli anni Settanta, amava molto giocare al pallone con altri coetanei; era anche focosamente innamorato della sua ragazza e coltivava l’ironia. Un altro aspetto che mi affascinava in lui era che, con tutta la sua cultura, stracolma di greco, di latino e di classici, si esprimeva sempre e soltanto in dialetto napoletano: in una maniera schietta, naturale, che piaceva a tante persone.
Era molto Ariete e, dunque, il nostro incontro fu di destino.
Anche se poi le distanze geografiche ci divisero per molto tempo, restammo sempre assai amici.
Lui mi parlava spesso di Lecco, dove viveva, con grande ammirazione per quei luoghi e per quelle regole di vita.
Poi, dopo la separazione da colei che era stata la sua amata per diversi anni, decise di tornare a Napoli per seguire la sua adorata figlia.
Andò a vivere in una specie di stanza ammobiliata alla Pignasecca dove, una mattina, ci trovammo faccia a faccia e ci abbracciammo commossi.
Il grande Gerardo Marotta lo aveva voluto all’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici e lui aiutava il professor Antonio Gargano a organizzare incontri internazionali di altissimo livello: erano anni in cui, una settimana sì e un’altra no, venivano Premi Nobel da ogni parte del mondo a parlare in quello straordinario tempio della cultura, che è una delle realtà che mi mancano di più di Napoli.
Come ho detto, Aldo non pensava a scrivere e dava tutto sé stesso alle attività culturali dell’Istituto.
Vorrei ricordare di lui solo due episodi che mi sono rimasti nel cuore.
Io fui invitato più volte a tenere conferenze e anche seminari all’IISF, ma non si trattò di nepotismo: l’avvocato Marotta — e anche il professor Gargano — mi invitarono personalmente più volte e, all’inizio, non sapevano neanche della mia amicizia con il professor Tonini.
In occasione di una di queste conferenze, che tenni tra quelle mura che grondano cultura da ogni forellino, ci fu un tentativo di sabotaggio da parte di un miserabile, un rifiuto umano che credo sia ancora vivo e forse sia anche presente sui social: costui inviò centinaia di lettere a esponenti della cultura napoletana per far cancellare quella conferenza.
Caso volle che io mi trovassi negli uffici dell’Istituto proprio mentre il professor Tonini riceveva la telefonata indignata di un accademico che protestava per la mia presenza.
Aldo, serafico, come sempre, disse solo:
«Ma noi siamo liberi…»
Un’altra volta io e l’altro mio grande amico, l’artista internazionale Pino Valente, ci recammo all’Istituto per sostenere la causa della pubblicazione del nostro amico, il fisico geniale e controcorrente Renato Palmieri, scopritore di importanti verità scientifiche, il cui lavoro di una vita rischiava di andare perduto.
Ma non dovemmo insistere neanche un poco perché, quasi all’unisono, il professor Gargano e il professor Tonini dissero:
«E che problema c’è? Lo pubblichiamo noi!»
Così fu, e questa è una delle cose delle quali vado più fiero nella mia vita.
Poi, poco prima di trasferirmi a Milano, incontrai Aldo a via Toledo. Intanto ci vedevamo anche a casa della sua nuova compagna, Luisa Martorelli, responsabile di uno dei settori più importanti del Museo di San Martino.
Aldo, visibilmente scosso, mi disse che gli era stata diagnosticata una grave malattia. In quel momento avevo capito che si trattasse di sclerosi multipla, ma adesso mi dicono fosse il Parkinson. Io, smarrito, gli chiedevo cosa significasse davvero, mentre lui, con il corpo che restava apparentemente calmo ma che, a dispetto di ciò, mi inviava ondate di emozioni che io percepivo, mi disse che andava verso una morte abbastanza veloce.
E io rimasi senza parole.
Nei mesi successivi ci scrivemmo ancora, ma notavo che le sue mail avevano caratteri tipografici esageratamente grandi ed ebbi l’impressione che fosse in difficoltà a rispondere alle mie lettere.
Stasera, la tristissima notizia, attraverso un messaggio di Luisa.
Mi è caduto il mondo addosso.
Addio, carissimo Aldo, meravigliosa mente di uomo libero e povero, per scelta, ma ricchissimo di umanità come pochi.
Ti ho voluto tantissimo bene.
















