domenica 15 marzo 2026

Il mio nuovo libro “ALGORITMI DEL DESTINO”

 



Disponibile da subito anche l’edizione Kindle del mio nuovo libro che vuole rispondere alla domanda “Siamo già entrati nella Terza Guerra Mondiale?” e anche all’altra “Finirà e quando finirà la guerra in Medio Oriente”.

Il libro è in italiano e in inglese, entrambe le lingue all’interno dello stesso volume.

Ho usato, come distico iniziale, tre frasi tratte dal mio stesso libro:

-          La borsa non scommette sulla fine del mondo, perché nella fine del mondo non esistono dividendi.

 

-          Il teleobiettivo vede l’emergenza. Il grandangolare vede il ciclo.

 

-          L’umanità non sceglie la guerra totale quando può scegliere una pizza al pomodoro e un tramonto a Positano.

 

Ciro Discepolo

Questa è la dedica del libro:

A Daniela, mio grande amore che a sessant’anni mi ha proiettato in un secondo ciclo di vita.

 

Da subito su Amazon, 224 pagine, 4,37 euro.

 

My new book is available now, answering the question "Have we already entered World War III?" as well as the other question "Will the war in the Middle East end, and when will it end?"

 

The book is in Italian and English, both languages ​​within the same volume.

As the opening couplet, I used three sentences from my own book:

-          The stock market doesn't bet on the end of the world, because there are no dividends in the end of the world.

 

-          The telephoto lens sees the emergency. The wide-angle lens sees the cycle.

 

-          Humanity doesn't choose total war when it can choose a tomato pizza and a sunset in Positano.

 

Ciro Discepolo

This is the book's dedication:

To Daniela, my great love, who at sixty projected me into a second life cycle.

 

Now on Amazon, 224 pages, €4,37.




Woody Allen, un breve ritratto astrologico di Ciro Discepolo

https://youtu.be/GgjJ5QDoiho

La (mia) voce è clonata dalla AI. La qualità è eccellente, tuttavia segnalo che la stessa sbaglia diversi accenti e anche alcune date e varia, spesso, di volume.

26 s

È davvero difficile separare il dramma dalla comicità che ci viene servita dai maggiori comici viventi che portano in scena soprattutto le proprie angosce di cui tutti ridiamo perché riconosciamo nelle stesse le nostre, ma che preferiamo attribuire agli altri. Ciò spiega, per esempio, l’enorme successo che ebbero soprattutto in Germania i film di Fantozzi: i nostri cugini tedeschi ridevano a crepapelle dei “fantozzi italiani” per esorcizzare la paura di dover riconoscere la quota fantozziana presente in ciascuno di loro.

E poi, penso, si tratti anche di uno sforzo di autodifesa per mascherare con l’ironia le paure ancestrali che albergano dentro di noi. Anche io scrivo ciò il 24 marzo 2026, alla vigilia di prove importanti che mi colpiranno a breve.



Aggiornamento del 25/3/2026

 

Annunci clamorosi da “Ignoto X”
Quando la TV decide prima della scienza

 

I miei quattro lettori — che resistono eroicamente — sanno che sono un fan di Pino Rinaldi. Non tanto (o non solo) per ciò che dice, ma per come lo dice: senza esitazioni, senza freni, senza quelle estenuanti cautele che oggi vanno sotto il nome di politicamente corretto.

E soprattutto perché ha elevato a metodo scientifico il celebre teorema dell’oste:

“Oste, il tuo vino è buono?”
“Assolutamente sì!”
“Perfetto, cambiamo argomento.”

Rinaldi funziona così: se è convinto, è convinto. Punto. Nessuna perdita di tempo.

E infatti, anche ieri sera, ci ha regalato uno dei suoi ormai consueti annunci “definitivi in attesa di conferma”:

“Sembrerebbe — ma attendiamo solo una conferma ufficiale — che l’ora della morte di Chiara Poggi sia stata spostata verso la tarda mattinata dalla perizia Cattaneo.
Quindi Alberto Stasi esce definitivamente dalla vicenda e la situazione si fa pesante, pesantissima, per Andrea Sempio.”

Traduzione: il processo è chiuso. Manca solo la burocrazia.

Il coro, puntuale, non si è fatto attendere:
Vitelli (custode quotidiano della teoria secondo cui le Corti d’Assise correggono la Cassazione) e Schininà, in perfetta modalità coro greco, hanno certificato il tutto.

Sipario.

A disturbare questa armonia perfetta, un solo elemento fuori posto:
Armando Palmegiani, consulente di Sempio. Il classico convitato di pietra.

E infatti ha detto l’unica cosa sensata — e dunque inutilizzabile in quel contesto:

“Per ora sono indiscrezioni. Quando diventeranno atti, risponderemo nelle sedi opportune.”

Ecco. Politicamente corretto allo stato puro.
Quella roba insopportabile che rallenta il treno delle certezze televisive.

Personalmente, lo dico senza ipocrisie:
io sono pronto. Mi basta un cenno di Rinaldi e parto — insieme alla maggioranza silenziosa del Paese — per Bollate a liberare Stasi.

Perché aspettare i tribunali, quando abbiamo già la TV?

Poi, però, entra in scena un elemento di disturbo.

Uno di quelli fastidiosi. Uno che porta numeri, metodo, dubbi.

Il professor Vittorio Fineschi.

Un vero luminare. E si sente.

Ieri ha ribadito — con la calma dei competenti — una verità semplice e devastante:

l’ora della morte non è un punto, ma un problema complesso, fatto di variabili spesso ignote.

Temperatura del corpo: sconosciuta.
Peso: sconosciuto.
Rigor mortis: rilevato ore dopo.
Temperatura ambientale: 23 gradi, misurati alle 17 (il 13 agosto, in Pianura Padana…).

Già questo basterebbe.

Ma c’è di più.

C’è quella frase che Fineschi ripete spesso — e che ieri, guarda caso, non è stata sottolineata abbastanza:

anche quando credi di aver trovato l’ora della morte, devi applicare una forchetta minima di ±5 ore.

Cinque ore prima. Cinque ore dopo.

Non minuti. Ore.

Tradotto in italiano semplice:
se l’orario passa dalle 9 alle 11, la finestra reale diventa 8.30–13.30.

Altro che “esce definitivamente”.

Altro che sentenze televisive.

Ma capisco:

questo è linguaggio scientifico.
È lento, prudente, noioso.

Non funziona in TV.

Non fa audience.

E soprattutto — cosa ancora più grave — non permette annunci.

Perciò sì, lo ripeto anch’io, con un filo di ironia (ma neanche troppo):

queste sono menate da politicamente corretto.

E noi, ormai, abbiamo fretta.

Troppa fretta.





 Ipocrisie & Ipocrisie: il paradosso della privacy

La storia orribile di Emanuele De Maria, detenuto in semilibertà, dopo avere commesso un femminicidio, che uccise nuovamente un’altra giovane donna, tentò di uccidere anche un uomo e, infine, si tolse la vita gettandosi dalla sommità del Duomo di Milano.

Nelle scorse settimane avrei voluto approfondire questo caso che nella primavera del 2025 mi scosse moltissimo, al netto dello sguardo diabolico che quest’uomo ostentava anche quando si lasciava intervistare dalla TV come modello da lodare di detenuto del carcere di Bollate che aveva ottenuto la semilibertà e lavorava come portiere di notte di un albergo in centro a Milano.

Di lui, pur sollecitando l’immensa memoria delle migliori chatBot, si riesce a sapere solo il nome ed il cognome (forse), Emanuele De Maria, l’età (forse), nato nel 1990 e la provincia di nascita (forse), Caserta.

E tutto il resto?

I dati precisi per poter chiedere secondo la legge un suo estratto di nascita? impossibile!

Perché?

“Per la legge sulla privacy!”

È la risposta ormai preconfezionata di un mondo di plastica dove si sembrano celebrare altissimi valori di civiltà giuridica, ma dove la onnipresente “legge sulla privacy” non c’entra alcunché con quanto appena detto e la si usa come un machete o come un’arma impropria ogni volta che si desideri attuare qualsiasi forma di censura.

Ricordiamo in breve i fatti. Il soggetto uccise, nel casertano, una ragazza, una giovane prostituta di ventitré anni. Scappò all’estero e fu arrestato in Germania. Quindi iniziò la pena detentiva (credo che fosse all’undicesimo anno di carcere o giù di lì e quindi si avviava già alla conclusione della stessa, quando, per i suoi modi apparentemente gentili e raffinati, fu raccomandato dagli stessi dirigenti del carcere per un lavoro come portiere di notte in un albergo del centro del capoluogo meneghino).

Qualcuno potrebbe chiedersi perché no come cassiere in una banca, ma qui usciremmo fuori tema.

Dopo pochissimi giorni dall’inizio di tale lavoro, riuscì a sedurre una giovane collega, una donna sposata di origini srilankesi, con cui iniziò una relazione di cui si accorse anche un altro collega che cercò di mettere in guardia la ragazza.

I fatti precisi, in ogni più piccolo dettaglio, non si conoscono “per la legge sulla privacy”, ma sembrerebbe che questo spregevole individuo chiese del denaro alla donna che non fu in grado di darglielo e lui la uccise in un parco cittadino non lontano dal luogo di lavoro. Poi attese, nel buio, l’arrivo dell’altro portiere, e tentò di accoltellarlo, ma l’altro si salvò miracolosamente ed il De Maria, consapevole di non poter contare su di un nuovo mazzo di carte immacolate, salì sulla sommità del Duomo di Milano e si lanciò nel vuoto.

Sono tante le domande che da uomo e da strologo mi faccio su questa orribile storia e sono tante le cose che avrei voluto studiare per proporle a tante lettrici e a tanti lettori interessati ad esplorare le latitudine di putredine dell’animo umano.

Ma non si può.

Per la legge sulla privacy.

Falso.

Falso.

Falso.

Io vorrei che una buona volta ci sedessimo in tanti davanti ad un tavolo e discutessimo a proposito di questa stronzata travestita da mantra spendibile, per i sostenitori fanatici del “politicamente corretto” a tutte le longitudini di pensiero che esistono.

Facciamo un esempio da cui si possa intuire tutta la falsità di una posizione del genere.

Mettiamo che i miei nipotini, tre adorabili bambini (due maschietti e una femminuccia) abitassero a Milano e mi venissero a trovare ogni tanto per trascorrere assieme qualche pomeriggio. Io amerei parlare con loro, rispondere alle molte domande che mi rivolgono per telefono, creare con loro disegni carini di animali, di paesaggi, di pianeti e di stelle…

Poi, mettiamo che un giorno, venga ad abitare a fianco al mio appartamento, un uomo sui cinquant’anni, un certo Mario Rossi e ipotizziamo che “per la legge sulla privacy” nessuno mi dica che si tratti di un pedofilo più volte assassino.

Come la dovremmo gestire questa faccenda?

E, chiedendo a quei geni della Comunità Europea, potremmo fare loro anche la seguente domanda: “Mi spiegate perché, secondo la nuova normativa europea, qualunque cittadino può chiedere di vedere, in ogni dettaglio, la busta paga di un suo collega di lavoro e poi non può sapere, per la legge sulla privacy, se Emanuele De Maria era nato a San Felice al Cancello, a Mondragoni o ad Aversa?

E in che modo la privacy della sua morte verrebbe violata se mi si desse il modo di studiare il suo cielo natale dopo la sua scomparsa dalla stessa navicella spaziale su cui viaggiavamo assieme fino a pochi mesi fa?

E ancora: perché qualunque giudice può autorizzare la Guardia di Finanza a leggere l’elenco dei farmaci che ho acquistato ieri con la mia carta di credito e a visionare le mie ricerche su Internet e io non posso sapere se Emanuele De Maria era nato a maggio o a novembre?

Me la spiegate meglio questa faccenda-bufala della privacy?

La stessa che quando un bambino viene massacrato dal padre e sta per morire, tutti i telegiornali lo mostrano con il volto pixellato e poi, un minuto dopo, lo visualizzano senza filtri?

È prevista una logica in tutto questo o dobbiamo continuare ad andare avanti nel buio dei secoli sempre secondo il mantra della “privacy”?

Nelle sentenze il Giudice parla anche a nome mio e dice: “In nome del popolo italiano – e anche di Ciro Discepolo – condanno Emanuele De Maria, nato a … alla pena di anni.”.

E fino a pochi anni fa, abbonandomi a siti tipo Cassazione.net, riuscivo a recuperare detti dati per poi iniziare un lungo ed estenuante braccio di ferro con l’anagrafe del Comune di nascita che, nella maggioranza dei casi, tentava di non darmi l’estratto di nascita che chiedevo…

Adesso non è più possibile neanche questo perché tali sentenze, tutte le sentenze, vengono redatte con il nipotino scemo di Enigma, il codice segreto con cui i nazisti trasmettevano i dati sulle navi anglo-americane da affondare durante la seconda Guerra Mondiale.

Ed ecco che nel nostro caso, forse, la sentenza potrebbe diventare “condanna E.D.M, nato a S.F.A.C., provincia di C, il omissis, omissis, omissis, alla pena di anni...”.

Non trovate meraviglioso tutto ciò?

Se non del trionfo dell’ipocrisia, di cosa, allora, stiamo parlando?

Se non del trionfo dell’ipocrisia, di cosa, allora, stiamo parlando?

È proprio di questi giorni la ribalta dell’ultimissimo scandalo che coinvolge decine di ex poliziotti della società di investigazione Equalize Srl, fondata da Enrico Pazzali (presidente di Fondazione Fiera, che si è autosospeso), società che dietro pagamento anche di migliaia di euro, secondo l’Accusa, forniva dati sensibili di chiunque, dall’uso di pomate emorroidali a vizietti erotico-sessuali agiti nel segreto dell’alcova.

Il trionfo del politicamente corretto, dell’ipocrisia, della menzogna, della natura fake di grossa parte della società attuale e allora mi torna alla mente la scena di uno di quei drammi assoluti (ma perché li chiamava “commedie”?) di Eduardo De Filippo, credo “Napoli milionaria!”, quando il grande drammaturgo napoletano che aveva Venere nel cuore (al Discendente) e Saturno sul volto (all’Ascendente) si insaponava con grande impegno il viso, davanti ad un mezzo vetro rotto e usato come specchio, per poi procedere a depilarsi le guance ed il suo ospite gli chiedeva: “Don Ferdinando, vi state facendo la barba?”.

E, l’altro, dopo uno dei suoi più che espliciti lunghi silenzi, rispondeva: “No!”.




Aggiornamento del 19/4/2026

Grande dolore per questa povera piccola vittima.

Un carissimo augurio, invece, a Sandro NH che domani festeggerà il compleanno in un luogo assai esotico e bello.


Aggiornamento del 20/4/2026

 

L’Italia, gli USA ed il doppio ‘scazzo’ di Sigonella.

Come sapete evito, quasi sempre, di parlare di politica perché penso che la stessa fomenti soprattutto l’odio tra le persone, in particolare tra quelle meno colte che pensano di poter gridare, in quel campo, laddove sono costrette a tacere quasi a trecentosessanta gradi.

Questa volta farò una piccola eccezione, ma – se ci riflettete – la stessa non è neanche tale dato che vi proporrò, in grande sintesi, solo un aspetto tecnico di un discorso più vasto.

Mi sono chiesto da astrologo, dopo il secondo grosso scazzo USA-Italia, sempre per Sigonella, come fosse da leggersi tale potenziale punto di rottura che secondo autorevoli storici fu, addirittura, la base di partenza per la distruzione a tavolino della Prima Repubblica.

Allora, senza girarci tanto intorno, da astrologo, mi sono andato a guardare la Rilocazione di Sigonella nel cielo di nascita degli USA.

Già, si fa presto a dire il cielo di nascita degli USA!

Secondo la maggioranza degli astrologi e secondo l’autorevole opinione del bravo collega inglese Nicholas Campion (tutti dovrebbero avere il suo splendido libro “The Book Of World Horoscopes”), gli Stati Uniti d’America sarebbero nati a Philadelphia il in una di queste quattro diverse date:


1)      Philadelphia, 2/7/1776, h 16

2)      Philadelphia, 2/7/1776, h 12

3)      Philadelphia, 4/7/ 1776, h 16.50

4)      Philadelphia, 4/7/1776, h 17.10

 

(I relative grafici li potete vedere nel mio ultimo libro, “Algoritmi del Destino”).

Invece, sono già molti lustri che un altro mio collega tedesco assai bravo sostiene una tesi del tutto diversa e che io considero giustissima.

Leggiamo quello che pubblicai molti anni fa sul mio trimestrale di Astrologia “Ricerca ‘90” e poi ripreso nel libro appena citato:

 

Finalmente risolto un vecchio mistero: La serie di decessi dei Presidenti degli Stati Uniti.

di Gerhard Lukert

dal numero 64 (ottobre 2005) di Ricerca ‘90

Grafico N°1: Nascita degli Stati Uniti d’America, Mount Vernon, Virginia (long. 77° 06' 18" e lat. 38° 44' 25"), 14 aprile 1789, alle ore 13.00.

primo passo: La ricerca del vero Tema Natale

Quando la Costituzione degli Stati Uniti entrò in vigore il 21 giugno del 1788, il vecchio Continental Congress decise che dopo le elezioni da tenersi in novembre, il nuovo governo si sarebbe dovuto riunire a New York il primo mercoledì di marzo del 1789. Tuttavia, pochi fra i Senatori e i fra i Membri della Camera giunsero in tempo, e fino al 6 aprile 1789 non ci fu nemmeno il quorum per costituire il Senato.

 

Quel giorno, in tarda mattinata, il Presidente del Senato John Langdon ricevette, aprì e contò i voti degli elettori, e dichiarò George Washington eletto all’unanimità Presidente degli Stati Uniti.

Di conseguenza il Segretario del Congresso Charles Thompson fu incaricato di comunicare il risultato a George Washington, che in quei giorni soggiornava nella sua fattoria di Mount Vernon.

Dopo una lunga cavalcata verso sud attraverso le foreste e i campi della Pennsylvania e della Virginia, attraversando i fiumi di quella fredda primavera, Thomson, secondo il suo proprio diario, giunse a Mount Vernon attorno a mezzogiorno del 14 aprile 1789. Questa storica informazione ci viene confermata da una lettera dello stesso giorno, scritta da George Washington al Presidente del Senato, in cui Washington conferma l’arrivo di Thomson e promette di mettersi in viaggio per New York. La lettera indica “attorno all’una di oggi” il momento decisivo in cui George Washington viene informato dell’elezione e ne accetta il risultato – fondando e rendendo così operante l’istituto presidenziale. Da quel momento in poi c’è sempre stato un Presidente degli USA in carica a rappresentare il popolo degli Stati Uniti e ad agire per esso in ogni affare di governo sia interno che estero, conformemente alla costituzione. La catena di tutti i presidenti da allora non è mai stata interrotta per oltre 200 anni; è stata solo alterata o da nuove elezioni, o da dimissioni (Nixon 1974) o da decessi.

George Washington accetta l’elezione a primo Presidente USA conformemente

alla Costituzione del 1788: Mount Vernon, 14 aprile 1789, una del pomeriggio.

L’articolo continua, ma per i nostri scopi, fermiamoci qui.

Dunque quello che vedete più sotto è il cielo natale degli Stati Uniti d’America e, a fianco, la sua rilocazione per Sigonella (vicino Catania).

Come potete osservare, nel cielo di rilocazione per quella base aerea, troviamo Urano stretto al Medio Cielo e Nettuno anch’esso dominante, all’Ascendente.

Abbastanza per dare il titolo a questa serie:

“L’Italia, gli USA e gli scazzi di Sigonella”.

 



Aggiornamento del 27/4/2026


La forbice relativa al “nuovo” orario che avrebbe scoperto la professoressa Cattaneo nel delitto di Garlasco

In questi giorni, ancora una volta, come da tredici mesi a questa parte, stiamo assistendo a esempi di pessimo giornalismo da parte di tante testate, anche storiche e di grande rilevanza nazionale.

Si è partiti da un “sembrerebbe”. “Sembrerebbe” che, nella consulenza presentata dalla professoressa Cattaneo (cui va tutta la mia stima), sia stato indicato il nuovo orario della morte che, passando dalle 9:12/10:37 alle 11 circa, toglierebbe definitivamente Alberto Stasi dalla scena del delitto e imporrebbe di:


a) farlo scarcerare immediatamente;
b) far partire subito la revisione del suo processo;
c) pagargli subito almeno 20 milioni di euro per la mancata carriera professionale cagionata dall’errore dello Stato.

La cosa davvero impressionante è che, a fronte di questa lettura, non vi siano state ondate nazionali di sdegno collettivo, materializzatesi poi in movimenti di popolo e/o perfino in scontri con la polizia.

Ma ciò che è ancora più scandaloso, a mio parere, è il passaggio — condensato in tre parole — che pretende di cambiare la realtà in un film, come se i lettori fossero tutti ingenui o con l’anello al naso.

Vediamo.

“Sembrerebbe”: in che senso?
Della serie: “se mio nonno avesse avuto un trolley, sarebbe stato un tram”?
C’è scritto da qualche parte, oppure parliamo di indiscrezioni che escono a senso unico da una sola fonte?

Gli esperti di medicina legale che, a vario titolo, si sono espressi dal 2007 a oggi sull’orario di morte della povera Chiara hanno detto tutti che non è possibile stabilire un orario preciso perché, al momento del rinvenimento del cadavere, mancarono tre elementi fondamentali per tale computo:

  1. il rilevamento della temperatura corporea della vittima;
  2. il rilevamento della temperatura dell’ambiente;
  3. il rilevamento del peso corporeo della vittima.

Anche i rilievi, parziali, eseguiti dopo le 17 impediscono di fatto — questo è il parere di docenti universitari di medicina legale non meno prestigiosi della professoressa Cattaneo — di collocare a un’ora precisa la morte della vittima e indicano, invece, che, qualora si giungesse a un orario diverso rispetto a quello considerato nelle varie sentenze, non si potrebbe comunque parlare delle 11 antimeridiane in punto, ma di una forbice che dovrebbe abbracciare almeno un intervallo di cinque ore.

Ora, anche volendo forzare alcune leggi della medicina e spostare per fini propri tale orario, facendolo slittare rispetto a quello fin qui considerato (tra le 9:12, momento dello spegnimento del sistema di allarme, e le 9:37, attimo in cui il condannato iniziò la visione dei suoi filmati a casa propria), ciò può anche essere sostenuto, a beneficio di una tifoseria orientata in un certo modo; ma, anche in tali circostanze, non si sposta realmente l’orario di morte: si tenterebbe, se davvero fosse questa la conclusione della professoressa Cattaneo, di fissare una ipotetica “bandierina” sulle 11 che, con una forbice di cinque ore, significherebbe dalle 8:30 del mattino fino alle 13:30.

Volendo ulteriormente forzare le leggi della fisica, della chimica e della biologia, si potrebbe restringere, secondo la volontà di molte testate, tale forbice da cinque a tre ore; ma anche in quel caso l’omicidio sarebbe avvenuto tra le 9:30 e le 12:30.

Dunque?

Dunque io penso che, nonostante i roboanti annunci di prime pagine — dove spesso si dimenticano perfino le virgolette — quando, a bocce ferme, tra dieci anni, si passeranno al microscopio questi titoli di giornali, molte persone dovranno necessariamente vergognarsi.

P.S. So benissimo che adesso il mio spazio qui verrà bloccato per qualche tempo, ma il vantaggio di poter esprimere il proprio sdegno verso gli odiatori della verità mi ripaga di ciò e di molto altro ancora.

 



Aggiornamento del 2/5/2026

Straordinaria puntata quella di ieri sera a “Quarto Grado”. 

Vorrei condividere tante riflessioni con tutti, ma sono in viaggio e…


Torniamo ancora sulla parte che apprezzo di più, quella del cabaret, a cura di Carmelo Abbate, dove il nostro finge di dire cose assurde e che andrebbe maggiormente sedato: soltanto i veri cinefili che abbiano una profonda cultura cinematografica riescono a cogliere e a godere delle sue numerose citazioni coltissime.
Ieri ci ha deliziato con Mel Brooks, con il suo celeberrimo “Per favore non toccate le vecchiette” e con il tip-tap sul palcoscenico che solo i non vedenti per preconcetti non hanno visto.
Il nostro continuava a chiosare: “Oggi è scomparso Stasi!”.
E lo ripeteva in modalità ventriloquio di Mel Brooks, insieme ad un’altra citazione altrettanto straordinaria: “Fatevene una ragione!”.


Tra i tantissimi telespettatori che giustamente premiano questa trasmissione come la regina tra quelle crime, in molti, migliaia e migliaia, si chiedevano: “Ma perché non usano un dosaggio più alto?”.
E, invece, i più autenticamente cinefili e sgamati, come chi scrive, avevano capito subito che il nostro agiva con la compiacente acquiescenza della direzione del programma che accetta ci siano, ogni settimana, pagine indimenticabili da Salone Margherita.


Le scene in cui godo di più – e credo che sia così per tantissimi altri spettatori – sono quelle in cui il Carmelo nazionale dà del cretino (anche se non lo dice esplicitamente) a magistrati, ingegneri, genetisti, medici legali, esperti di biologia molecolare e via dicendo: alcuni si indignano, ma solo perché non capiscono i colpi di teatro che l’Abbate numero uno in Italia si inventa estemporaneamente, con grande genialità, e nella direzione di Totò che vende la fontana di Trevi al turista americano.
Un amico con cui sorseggiavo un Martini ieri sera tra le suggestive stradine di Brera mi ha chiesto: “Ma com’è possibile che nessuno gli abbia spiegato che la ‘mossa’ della Procura di Pavia, non significa che Sempio sia colpevole né che Alberto Stasi sia innocente?”.


Lo sa, lo sa: ma adesso vogliamo dire noi ad un uomo che probabilmente è la reincarnazione di Leonardo da Vinci come leggere la realtà?
Sono colpi di genio, autentici pezzi di teatro che tutto il mondo ci invidia.




Aggiornamento dell’8/5/2026


IL DELITTO DI GARLASCO

 

Dal libro di Ciro Discepolo “Delitti&Delitti”, Edizioni Ricerca ’90, Milano, 2023, 364 pagine.

 

COMINCIAMO DAI FATTI

 

ALBERTO STASI: L’ASSASSINO CHE LE IENE VOGLIONO SALVARE

 

Stasi afferma di avere le prove della sua innocenza e si affida ad una nota trasmissione televisiva per aumentare il caos mediatico intorno ad una vicenda già chiusa da tempo. Riuscirà il nostro (ricco) assassino con i suoi soldi a comprarsi un pass di uscita per la prigione a vita?

 

Dalla pagina:

 

https://www.dnaexpress.it/criminologia/alberto-stasi-assassino-iene/

 

 

Alberto Stasi omicidio Garlasco

Chiara Poggi ed Alberto Stasi.

 

RIPERCORRIAMO BREVEMENTE QUESTI OTTO ANNI DI INDAGINI E PROCESSI

RICOSTRUZIONE DELL’OMICIDIO

 

Chiara Poggi viene barbaramente uccisa la mattina del 13 agosto 2007 a Garlasco, in provincia di Pavia, in un orario compreso tra le 9:12 e le 10:20. L’arma del delitto è un oggetto contundente, probabilmente un martello, mai rinvenuto. Il corpo viene trovato dal ragazzo dell’epoca, Alberto Stasi, che raggiunge personalmente la stazione dei carabinieri e denuncia il fatto e, solo dopo chiama il personale medico sanitario del 118 “con tono distaccato e freddo” (atti sentenza di Cassazione del 12/12/2015). Le testimoni interrogate dalle forze dell’ordine, Franca Bermani e Manuela Travain, dichiarano la presenza di una bici nera da donna appoggiata al muro dell’abitazione della Poggi nell’orario in cui si sarebbe verificato l’omicidio.

 

 

LE VICENDE PROCESSUALI E LA CONDANNA DEFINITIVA

 

Il 17/12/2009 e il 06/12/2011 Alberto Stasi viene giudicato innocente nella sentenza di primo grado e nel seguente ricorso in appello. A suo carico vi erano solo “indizi certi ma non gravi” tra cui:

 

presenza del suo DNA sul dispenser di sapone;

presenza del DNA di Chiara Poggi sui pedali della bici di Stasi;

mancanza di un alibi valido per l’orario presunto dell’omicidio;

Stasi non possedeva la bici descritta dai testimoni.

La corte di appello respinge inoltre le richieste dell’accusa di riesaminare la camminata di Stasi sul luogo del delitto e di acquisire per ulteriori indagini una bici nera da donna, corrispondente alla descrizione dei testimoni. La sentenza conclude che non è possibile escludere un tentativo di furto andato male.

 

Il 18/04/2013 la Cassazione annulla la sentenza di appello nei confronti di Stasi per “non correttezza ed incongruenza logica del ragionamento dei giudici di appello” e viene avviato un processo di appello “bis”.

 

Dopo il processo di appello “bis” del 17/12/2014 Alberto Stasi è condannato a 24 anni di reclusione per l’omicidio volontario di Chiara Poggi, ridotti a 16 per la richiesta di rito abbreviato da parte dei legali del ragazzo.

 

Il 12/12/2015 la Corte suprema di Cassazione conferma la sentenza dell’anno precedente con le seguenti motivazioni:

 

Chiara Poggi è stata uccisa da una persona da lei conosciuta;

Alberto Stasi ha raccontato il falso riguardo il ritrovamento della Poggi, in quanto se fosse entrato nella casa attraversandola di corsa avrebbe dovuto avere le scarpe sporche di sangue o, perlomeno il tappetino della sua auto doveva avere tracce ematiche riconducibili alla scena del crimine per trasferimento da contatto con le scarpe;

Alberto Stasi possiede una bici nera da donna compatibile con quella descritta dai testimoni che non ha menzionato durante gli interrogatori poiché ne ha riconosciuto l’importanza e la possibilità di collegarlo all’omicidio e, oltre a ciò tale bici monta dei pedali che appartengono ad un’altra bici degli Stasi che a sua volta possiede dei pedali con copiose tracce di DNA di Chiara Poggi, che quindi potrebbero essere stati scambiati; Alberto Stasi non possiede un alibi che lo escluda dalla finestra temporale in cui è stato commesso l’omicidio in quanto dalle 9:10 (orario in cui Chiara disattiva l’allarme della propria casa) alle 9.35 (orario in cui Stasi accende il suo computer) potrebbe aver ucciso la Poggi, che dista solo 2 km dalla sua abitazione;

l’assassino portava scarpe taglia 42, proprio come Stasi, il quale possiede lo stesso modello compatibile con le impronte presenti sulla scena del crimine.

 

LA SITUAZIONE ATTUALE E L’INTERVENTO DELLE IENE

 

Il 19/12/2016 i legali di Alberto Stasi richiedono la revisione del processo forti di una perizia genetica sul DNA sotto le unghie di Chiara che corrisponderebbe ad Andrea Sempio, amico del fratello della Poggi.

 

Alberto Stasi ha inviato una lettera ad un noto programma televisivo che, ha anticipato e dato man forte alle richieste di revisione della sentenza.

 

In tale servizio ci sono non poche incongruenze, di seguito riportate:

 

Per tutta la durata del video non vengono intervistati né i legali di Chiara né la sua famiglia, indirizzando il servizio verso la dimostrazione della completa innocenza dello Stasi.

 

Oltre alla “commovente” testimonianza della mamma di Stasi e la sottolineatura della morte del padre del medesimo per “l’eccessivo stress delle accuse rivolte al figlio”, viene chiamato in causa l’ex comandante della stazione dei carabinieri di Garlasco, Francesco Marchetto che è fermamente convinto dell’innocenza di Alberto, al punto che testimoniò il falso (n.d.r. sarcasmo), dichiarando di non aver trovato presso la ditta del padre di Alberto Stasi la bicicletta da donna nera che poi risulterà decisiva per incastrare il ragazzo. Per la cronaca Francesco Marchetto è stato condannato il 23/09/2016 a 2 anni e 6 mesi di reclusione per falsa testimonianza.

 

La nota emittente nazionale, così come i legali di Stasi, si dimenticano poi di far presente che il DNA rinvenuto sotto le unghie della Poggi era già stato analizzato a suo tempo e ritenuto non utilizzabile per fini investigativi perché degradato, come riportato nella sentenza della Cassazione. L’ex-comandante dei RIS intervenuti all’epoca dei fatti, Luciano Garofano, al riguardo dichiara che: “Si tratta di una piccola parte, cromosoma Y, cioè maschile, che non permette nessuna nuova identificazione.”

 

I legali di Stasi non demordono e tentano il tutto per tutto per dimostrare l’innocenza del loro assistito, ma la strada è ancora molto lunga per smontare le motivazioni della Cassazione con solo questa possibile (?) prova, soprattutto c’è da ricordare che i legali di Stasi si opposero durante i processi all’analisi di questo DNA sotto le unghie di Chiara Poggi. Un controsenso unico nel suo genere.

 

I legali della Poggi rassicurano la stampa dicendo che se anche fosse dimostrata la presenza di DNA di soggetti diversi da Stasi, sarà molto difficile se non impossibile smontare tutte le altre prove a carico di Stasi.

 

IL SECONDO INTERVENTO DELLE IENE

 

Il 20/02/2017 Le Iene rincarano la dose con un nuovo servizio volto a confermare l’innocenza dello Stasi, ma anche in questo caso ci sono delle incongruenze da analizzare attentamente:

 

Perché vengono presi in considerazione in maniera superficiale solo 4 punti su sette della sentenza e non vengono citati in maniera approfondita nel servizio gli altri 3?

 

Perché non viene messo in evidenza che Stasi prima si recò personalmente dai carabinieri per denunciare la morte della fidanzata e solo dopo chiamò il 118 “con tono distaccato e freddo” (atti sentenza Cassazione 12/12/2015);

 

Perché non dare spazio ai legali di Chiara Poggi? Perché non sentire l’accusa cosa abbia da dire in merito, invece di intervistare nuovamente Marchetto, un condannato dalla giustizia italiana per falsa testimonianza?

 

Nel dettaglio:

(minuto 3.08) viene detto che “….Stasi indossa ANCHE scarpe 42…” , spostando l’attenzione solo sulla taglia, ma il punto 7 della cassazione dice che non solo la taglia ma ANCHE LA MARCA delle scarpe era posseduta da Stasi;

 

(minuto 4.40) Marchetto dice che “il buon comandante di stazione è quello che riporta tutti gli indizi che all’epoca mancavano”, peccato che poi si dimenticò di sequestrare la bici corrispondente alla descrizione dei testimoni rinvenuta nelle proprietà degli Stasi dove era stato inviato ad indagare;

 

(minuto 8.30) viene portata all’attenzione una foto del lavandino sporco di capelli mori e viene manipolata l’attenzione sul fatto che sia impossibile che l’assassino abbia ripulito il tutto dimenticandosi i capelli, anzi, sarebbe tutta una montatura in quanto il dispenser con le impronte (disposte in una posizione anomala per chi vorrebbe solo lavarsi le mani, ma in una posizione congrua a chi vorrebbe lavare via le proprie impronte) sarebbe stato messo lì per incastrare Stasi……peccato che la presenza dell’assassino nel bagno è conclamata dalle impronte di scarpe insanguinate così come scritto a pagina 18 della cassazione, il ritrovamento dei capelli mori (stesso colore di quelli di Chiara) nel lavandino, IPOTIZZO, potrebbe essere dovuto ad un lavaggio frettoloso che era improntato solo a togliere il sangue non curandosi effettivamente della presenza dei capelli….ricordiamo che l’assassino ha ucciso Chiara in un raptus di follia (come scritto nella sentenza), forse non era così lucido e quindi ha agito senza cognizione di causa….ma ribadisco sono solo mere ipotesi, così come lo sono quelle delle Iene….

 

(minuto 9:28 circa) L’inviato dice testualmente “…..le suole delle scarpe del ragazzo erano sporche di sangue della vittima….” …………SBAGLIATO!……andando a leggere la terza e la quarta riga del 3 punto delle motivazioni della Cassazione si può carpire abbastanza facilmente che le scarpe di Stasi erano incredibilmente pulite e non presentavano residui ematici, come sarebbe dovuto accadere dato il racconto reso dal ragazzo che avrebbe attraversato di corsa i diversi locali…..il racconto di Stasi non torna con le prove, infatti al punto 3 delle motivazioni finali della cassazione viene messa in evidenza questa incongruenza;

 

CHIARA, RAGAZZA DI 26 ANNI

 

Gli altri fatti che “non tornano alle Iene” rappresentano solo congetture prive di fondamento che servono solo ad alimentare un mistero che non esiste e fomentare rivolte popolari che non dovrebbero nascere, perché ricordiamocelo, è stata assassinata una ragazza di ventisei anni e la famiglia ancora ne piange il lutto.

 

Insomma, Alberto Stasi ha ucciso Chiara Poggi, tutto quello che ne verrà fuori saranno solo stratagemmi giudiziari per ottenere una riduzione di pena.

 

Ecco un caso dove, a mio parere, una consulenza astrologica avrebbe fatto la differenza, sin da subito

 

E premetto immediatamente che a mio parere non ci sono dubbi sulla colpevolezza del Condannato.

Ma, allora, si sarebbe trattato di un pregiudizio o di un parere esperto?

Di un parere esperto. A meno che non vogliamo definire pregiudizio anche quello di un perito calligrafo che accerta, con i mezzi propri della sua scienza forense, la colpevolezza di un imputato.

E se non vogliamo chiamare pregiudizi tutte le prove che si possono portare a carico di un imputato, a cominciare da quelle relative al DNA.

No, si tratta di regole già scritte e applicabili in ogni caso di omicidio, non di pregiudizi.

Adesso spiegherò perché l’astrologia e non io sono decisamente del parere che sia stato il giovane bocconiano milanese (sull’estratto di nascita leggiamo: nato a Milano, il…) a uccidere Chiara Poggi il 13 agosto del 2007.

 

Partiamo dal suo Cielo di Nascita eretto, per l’appunto, per Milano e per il giorno 6 luglio 1983, alle ore 16.40.

 

Qui disponiamo davvero di dati di nascita certi, sia per lui che per la vittima, Chiara Poggi, nata a Vigevano (Pavia), il 31 marzo 1981, alle ore 8.50.

 

Nel Cielo di Nascita di Alberto troviamo fortissimi valori Scorpione, esagerati valori Scorpione: oltre all’Ascendente, infatti, egli ha il Sole, Mercurio e Marte in ottava Casa e questo vuol dire che il segno che chiamo “intercettato”, in questo caso è fortissimamente “intercettato” e corrisponde, per lui, appunto, allo Scorpione. Per dirla assai più semplicemente: l’assassino condannato in via definitiva è molto più Scorpione che Cancro, ma il secondo segno non va affatto sottovalutato, intanto perché comprende anche un “Marte in caduta” di cui ho già scritto trattando i due casi dei serial killer Donato Bilancia e Gianfranco Stevanin.

Tradotto nella lingua di tutti, ci sono indicazioni abbastanza nette per parlare di un mix di valori (Scorpione, Cancro e Marte in Cancro, con forte presenza delle due Case della morte) che fanno pensare ad una forte attrazione, assai poco ortodossa, verso la pornografia e/o la pedo-pornografia (1) che potrebbe essere stata la motivazione dell’omicidio (la fidanzata avrebbe scoperto molti video nel suo computer e avrebbe minacciato di rendere pubblica la cosa).

 

Da notare un altro stigma ricorrente tra questi ritratti di assassini: una strettissima congiunzione, quasi zero gradi, tra due malefici: Saturno e Plutone, in questo caso, sulla cuspide tra la undicesima (la Casa molto più luttuosa della ottava) e la dodicesima!

 

Altri due elementi hanno avuto un peso in questa vicenda, da un punto di vista astrologico: la congiunzione del Soggetto Giove-Urano, in prima Casa e in Sagittario (ci torneremo per parlare nuovamente del “raptus”) e la dominante Venere.

 

Non ricordo quale famoso collega del secolo scorso (il francese Paul Choisnard?) redasse una statistica di molti assassini e trovò “stranamente” assai presente Venere nei loro temi natali, come in questo caso, che è dominante.

La Venere dominante non deve sorprendere. Intanto perché parliamo di un bel ragazzo (Alberto Stasi) e quindi in tema con la sua dominante planetaria al momento della nascita. Ma poi perché l’autorevole collega di cui non ricordo il nome aveva trovato tante volte Venere in evidenza tra gli assassini?

 

Perché si trattava di uomini (per lo più) che inseguivano il piacere e noi tutti sappiamo che “Bacco, tabacco e Venere…”

 

In questa cornice tale realtà assume una valenza ancora più interessante perché fa pensare ad una attrazione fortissima per il sesso (forti valori Scorpione), anche quello rivolto ai minori (Mercurio, sempre con valenze scorpioniche attribuitegli dalla ottava Casa, è stretto tra il Sole e Marte), non è sostenuto da una forte virilità (Marte è in caduta, nel Cancro, e forma pessimi aspetti angolari) e questo può essere stato il terreno di coltura per il Condannato e per altri potenziali assassini, soprattutto per crimini sessuali.

La congiunzione Giove-Urano, in Sagittario e nella prima Casa, invece, può essere la miccia che fece scattare “quel raptus”, figlio, in buona parte, di una mancata valutazione delle conseguenze o di una valutazione superficiale delle stesse.

 

Ho già chiarito, in altre parti di questo libro, che non credo, in senso stretto, al “raptus”, ma credo ad un insieme di cause, anche a taluni imprinting occasionali, sempre leggibili astrologicamente, che possono essere una concausa nel compimento di un crimine.

E analizziamo, per l’appunto, l’ “attimo” in oggetto.

 

La Rivoluzione Solare è quella del luglio 2007 e non cambia se la domifichiamo per Milano o per Garlasco.

Cosa troviamo? Beh, innanzitutto, come da manuale (quello di Discepolo), una forte occupazione delle Case della morte: Marte è in ottava e la strettissima, quasi al grado, congiunzione Venere-Saturno è in cuspide 11a/12a. Urano è al Discendente e ci parla di un colpo di scena che riguarda la fidanzata!

 

Nettuno in quinta ci indica, invece, “angosce con la fidanzata” e questo può essere stato l’humus dei loro rapporti nelle poche settimane che separarono il suo compleanno dalla morte della povera Chiara.

Ma – e credo che ciò sia l’elemento particolarmente interessante (ci torneremo presto su) – l’Ascendente, il Sole e Mercurio sono in decima Casa!

 

Lo commenterò tra poco.

La RL è ancora più spettacolare (al negativo, ovviamente) della RS.

L’Ascendente è in dodicesima Casa: “la madre di tutte le sventure”…

Urano si trova in quinta Casa e Marte in cuspide settima/ottava!

In decima troviamo Sole, Saturno e Venere: il significato di una decima “rovesciata”, qui come in molti altri casi di assassini, è quello di “fottere la propria vita…”

Ora esaminiamo la situazione della povera Chiara Poggi, ragazza per bene e tranquilla, già impegnata nel lavoro e con una (inconsapevole) vocazione al martirio sancita, senza possibilità di equivoci, dalla strettissima (quasi a zero gradi) triplice congiunzione Sole-Marte e poi Venere, in dodicesima Casa.

 

La suddetta congiunzione si situa all’opposizione, sempre nel cielo radix, della strettissima congiunzione Giove-Saturno: ancora una volta le congiunzioni strettissime di cui ho scritto all’inizio di questo testo…

Da notare anche un Urano in settima: un “divorzio” istantaneo o un fidanzato-marito che “schizza.”

 

La sua ultima RS è davvero tristissima nella sua eloquenza: Marte-Mercurio e Urano sono nella sua settima Casa e la strettissima congiunzione Mercurio-Urano è anche in ottava, insieme al Sole!

Saturno è in 12^ Casa e vicino all’AS che è in quinta, assieme a Plutone. Anche nella sua ultima RL l’AS è in quinta Casa, insieme a Plutone (non potete vederlo, ma è disegnato in verde da MyAstral.org perché è nei limiti della cuspide).

 

Troviamo anche una grave violazione alle 34 regole: tre astri, Sole, Saturno e Venere, sono tra la prima e la dodicesima Casa.

Urano è in settima e Marte al Medio Cielo.

Non occorre altro nell’inventario agghiacciante di una tragedia inutile e probabilmente evitabile.

 

Ma – qualcuno si starà chiedendo – se tu avessi fatto da consulente alla Procura, cos’è che avresti sottolineato, molto, per convincere i PM della tua convinzione di colpevolezza nei confronti di Alberto Stasi? Domanda legittima e la risposta è abbastanza semplice.

Poniamoci in una doppia, virtuale e ipotetica ottica, quella di Stasi, con le sue stelle, che guarda a tutto ciò con gli occhi dell’omicida o con quelli di un uomo in lutto per l’omicidio commesso da un terzo.

Nel primo caso, abbiamo letto come tutti questi astri (Tema Natale, cielo di Rivoluzione Solare e cielo di Rivoluzione Lunare) spieghino, esaustivamente, quanto accaduto.

Immaginiamo, adesso, che le cose siano andate davvero come racconta Stasi: dove leggiamo il suo dolore per il lutto subito? E dove leggiamo la rabbia verso l’assassino? E, soprattutto, dove leggiamo l’ossessione da manicomio che prenderebbe qualsiasi persona accusata ingiustamente di un delitto del genere?

 

Ecco, riflettete su ciò.

 

L’astrologia non ha e non potrà mai avere un potere assoluto nel dirimere i tantissimi dubbi che orbitano intorno ad una scena del crimine, ma può e dovrebbe avere, almeno un posto in prima fila per far conoscere anche la propria opinione su ogni delitto.

 

Nota:

A tal riguardo è il caso di ricordare un particolare che spesso viene dimenticato o ignorato nei dibattiti pubblici che sembrano avere sostituito quelli giudiziari ed unicamente idonei a tal scopo.

Come forse molti di voi sapranno, il giudice Stefano Vitelli, stralciò questa parte del processo e rinviò a giudizio Alberto Stasi per il possesso di materiale pedo-pornografico. Quindi lo giudicò egli stesso in questo diverso processo e lo assolse “Perché Alberto Stasi non commise il fatto”.

Vero. Verissimo. Ma spieghiamo un po’ meglio per chi non abbia seguito tale segmento giudiziario che, a mio parere, è assai legato all’altro.

La difesa dell’accusato si batté per dimostrare che i file pedo-pornografici (una sessantina, se ricordo bene) erano effettivamente presenti nel notebook di Stasi, ma, secondo i suoi difensori, lui li scaricò inconsapevolmente. Tale tesi fu accolta dal giudice Vitelli che lo assolse.

  



Aggiornamento del 14/5/2026


Le indagini del reparto RaCIS dell’Arma dei Carabinieri e le prove di tipo ‘matching’.

Lasciate che io parta da un mio lontano amarcord di quando, giovane, a seguito di un’estate in cui praticai molto sci d’acqua, restando molte ore al giorno immerso, iniziai a soffrire di una cefalea che poi non mi ha più abbandonato e che eminenti studiosi della stessa definirono, alcuni decenni dopo, “essenziale”, mettendo così un sigillo alla stessa (ma io, intanto, avevo imparato a conviverci con sedativi piuttosto blandi).

Mi imbattei in un grosso clinico partenopeo che era anche un fan della mia materia e che esclamò: “Daremo un nome e cognome alla sua cefalea!”.

E mi fece sottoporre a vari mesi di analisi ed esami clinici di ogni genere, perfino a quelli che erano solo in fase progettuale…

Alla fine, prima di gettare la spugna, mi indirizzò a un giovane psicologo che, fiero di quell’incarico, cercò di tirare fuori da me il mister Hyde che mi disturbava.

Le sue intenzioni, attraverso le macchie di Rorschach, i miei disegni e le risposte alle sue domande, non erano neanche tanto “segrete”:

  1. Le capita spesso di girarsi a guardare se qualcuno la sta seguendo? Mai.
  2. Teme che dai piani alti dei palazzi possa arrivarle addosso un grave di grosse dimensioni? Mai.
  3. Ha paura del buio? No.
  4. Se si immerge, prova angoscia ad andare per alcuni metri verso il fondo del mare? No.

E così continuando.

Alla fine non so cosa scrisse nella sua relazione, ma dubito che poté usare l’aggettivo “paranoico”…

Cosa c’entra questo con Garlasco 3 e con tutto ciò che in questi mesi sta catturando gran parte della mia attenzione?

C’entra, c’entra.

E mi riferisco al RaCIS (Raggruppamento Carabinieri Investigazioni Scientifiche), che è la struttura vertice dell’Arma dei Carabinieri responsabile delle indagini tecnico-scientifiche di polizia giudiziaria, con sede a Roma, che coordina i 4 RIS (Reparti Investigazioni Scientifiche) territoriali e 4 reparti specialistici centrali, supportando la magistratura e le forze di polizia con analisi forensi avanzate che, probabilmente, come affermano anche studiosi del calibro del professore Massimo Picozzi, nel caso della “radiografia dell’anima di Andrea Sempio” sono del tutto inopportune e assolutamente improprie ai fini di una condanna dell’indagato.

Infatti, per avere un valore scientifico, le stesse analisi dovrebbero essere svolte con il metodo del cosiddetto “doppio cieco”, con cui vengono testati anche i farmaci: non si conosce a quali pazienti è stato somministrato il farmaco vero e a quali un placebo e poi si studiano i risultati ottenuti.

In altre parole, e volendo esagerare al massimo, non si può dire a un gruppo di psicologi, seppure bravissimi: adesso vi fornisco centinaia e centinaia di pagine scritte da Andrea Sempio, nonché filmati con la sua voce e con la sua mimica facciale e voi, utilizzando anche gli elenchi telefonici ritrovati tra i suoi rifiuti di casa, disegnatemi un suo possibile profilo criminale…

No, questo potrebbe andare bene come una storia da pubblicare su Topolino, ma in campo scientifico, di fronte a un giudice, se anche da tali test risultasse che il nostro è Jack lo Squartatore, il tutto avrebbe un valore minore dello zero ai fini della condanna o dell’assoluzione dell’indagato che la Procura di Pavia vorrebbe trasformare prestissimo nell’imputato del delitto di Chiara Poggi.

Allora lasciatemi commentare ancora brevemente la cosa parlandovi degli esperimenti di tipo “matching” con cui furono prodotte prove importanti a favore dell’astrologia, prove ignorate all’interno del Palazzo, per ragioni che è facile comprendere.

Ecco un estratto dal mio libro “L’uomo e le Stelle – Intervista all’Astrologia”, edizioni Ricerca ’90, Milano, 2023, 822 pagine:

LE RICERCHE DI TIPO “MATCHING” DI VERNON CLARK

I sentieri euristici che permettano una chiarificazione degli interrogativi orbitanti intorno al pianeta Astrologia sono tanti, come può dedursi dalla lettura di questo e di altri testi. La più parte di essi, però, è viziata dal tentativo miopico di far coincidere due nature o due linguaggi. All’intenzione, talvolta risibile, di alcuni scienziati che vorrebbero applicare le leggi della meccanica dei corpi per testare la realtà o meno dell’Astrologia, si contrappone, in modo non meno biasimabile, il comportamento di quegli astrologi che vorrebbero venissero accettate, senza dimostrazione alcuna, le leggi che regolano la materia.

A metà strada si collocano, a mio avviso molto egregiamente, le prove condotte dallo psicologo statunitense Vernon Clark nel 1961 e di cui si riferisce nel libro “L’enigma dello Zodiaco”, di Jacques Sadoul, edizioni Palazzi. Secondo quanto ci viene descritto, il ricercatore si valse dell’opera di 23 astrologi di nazionalità diverse che ignoravano quali fossero i colleghi partecipanti alla prova. Inoltre Clark riunì un gruppo di scienziati perché controllassero i risultati. Ecco quanto dice Sadoul nel libro citato:

Il test numero 1 riguarda la verifica sulla pretesa possibilità da parte degli astrologi di poter indicare le future doti di una persona, partendo dalla data di nascita. Venti astrologi si trovarono di fronte a dieci date di nascita (divise in due gruppi, 5 uomini e 5 donne), corrispondenti a dieci persone che esercitavano le seguenti professioni: musicista, educatore artistico, prostituta, erpetologo, libraio, fabbricante di bambole, veterinario, professore d’arte drammatica, bibliotecaria, artista. La scelta degli oroscopi doveva servire da base ai test e, naturalmente, doveva essere fatta a caso, ma tutte le persone rispondevano a una duplice condizione essenziale: dovevano esercitare la loro professione da parecchio tempo e questa professione doveva costituire la loro principale attività. Vernon Clark prese alcuni soggetti tra i 45 e i 65 anni, nati negli Stati Uniti, la cui ora di nascita era conosciuta con la maggiore precisione possibile. Si costituì un gruppo di controllo, comprendente 20 psicologi che si accinsero a rispondere ai test usando i medesimi dati degli astrologi, cioè l’elenco delle professioni e quello delle date di nascita.

I risultati a cui pervennero seguivano la legge della casualità. Al contrario, gli astrologi ottennero una probabilità di 100 a 1. «Va notato che due degli oroscopi scelti appartenevano a persone nate lo stesso giorno dello stesso anno a 5 ore d’intervallo (la prostituta e il bibliotecario).» Commentando i risultati ottenuti Vernon Clark disse:

«Da questo test è stato possibile concludere che i caratteri umani sono influenzati o determinati dalla posizione dei pianeti alla nascita, e che gli astrologi, partendo unicamente dai dati di nascita, possono individuare e divinare alcuni caratteri.» Il test numero 2 è il seguente: «Si sottoposero a 20 astrologi dieci coppie di oroscopi. Ognuna comportava la storia dettagliata della vita del soggetto e, in particolare, le date precise d’un certo numero di avvenimenti importanti: matrimonio, incidente, viaggio importante, morte. Furono avvertiti che uno dei due oroscopi corrispondeva al racconto di questa vita, mentre l’altro apparteneva a una persona dello stesso sesso, più o meno della stessa età e dello stesso luogo, ma che aveva avuto una vita completamente diversa. In realtà il falso oroscopo non corrispondeva a una persona reale, ma era stato semplicemente fatto a caso, partendo da una data di nascita con un anno di differenza da quella del personaggio reale.»

Vernon Clark commentò così i risultati: «Sono tali che si dà una probabilità su mille che possano essere dovuti al caso. Tre astrologi sono riusciti al 100%, 15 hanno superato decisamente la linea della casualità, due astrologi sono rimasti al livello del caso, nessuno al di sotto.» Per il terzo test furono dati a 30 astrologi 10 coppie di oroscopi, di cui uno apparteneva a una persona colpita alla nascita da paralisi cerebrale, mentre l’altro era quello di una persona di intelligenza superiore che non era stata colpita da alcuna malattia grave eccetto quelle infantili. Le date di nascita dei due gruppi furono fornite da alcuni medici e psicologi, in contatto tra di loro, che le avevano verificate sui registri di stato civile.

Le dieci persone prescelte furono tirate a sorte fra tutti i casi proposti dai medici e dagli psicologi. I loro dati di nascita furono allora inviati a un astrologo che non aveva partecipato ai precedenti test e che era famoso per la precisione con cui stendeva i temi astrali. Gli furono commissionate le 20 carte del cielo senza comunicargli lo scopo di questa operazione, e senza naturalmente richiedergli nessuna interpretazione. I temi che egli stese furono fotocopiati e inviati senza alcuna modifica ai diversi astrologi che partecipavano all’esperimento. Questa volta non si rilasciarono racconti della vita delle persone, ma si diceva semplicemente che in ciascun caso un oroscopo apparteneva a una persona colpita da paralisi cerebrale, mentre l’altro era di un individuo in buona salute e molto intelligente. Si richiedeva che identificassero i temi dei malati di cervello. La probabilità che i loro risultati potessero derivare dal caso era di uno contro cento.

Venti astrologi riuscirono nettamente al di sopra della legge di casualità, 10 al livello del caso o meno. Dall’insieme di questi esperimenti Clark concluse: «La possibilità dimostrata dagli astrologi che si possa distinguere tra le vere e le false date di nascita è di estremo interesse per la critica dell’astrologia.

I suoi avversari sostengono, ad esempio, che non esiste alcuna relazione tra lo stato dei cieli e l’essere umano, il che comporta che un oroscopo valga esattamente quanto un altro (o non valga affatto) al fine di dare indicazioni sull’una o sull’altra persona. Il fatto che gli astrologi sono stati capaci di distinguere le false date di nascita sembra demolire questa posizione scettica.»

Questi appena visti sono esempi di come eventualmente può essere «provata» l’Astrologia con esperimenti che tengano conto della natura stessa della materia.

Ecco, allora, del materiale per chi voglia cogliere alcune differenze elefantiache tra queste ricerche e il “profilo criminale” di Andrea Sempio.

Concludo affermando che, a mio parere, gli esperti del RaCIS non sono né stupidi né ingenui, come tutti i loro colleghi dei RIS cui va la mia più grande ammirazione, ma, nel caso in oggetto, dobbiamo osservare che gli stessi sono pur sempre dei soldati “fedeli nei secoli”.

Ciro Discepolo.

 

 The investigations of the RaCIS unit of the Carabinieri and the 'matching' statistics.

Let me start with a distant memory of when, as a young man, after a summer of heavy water skiing, spending hours a day immersed in the water, I began to suffer from a headache that has never left me. Eminent headache experts, decades later, defined it as "essential," thus putting a stop to it (but in the meantime, I had learned to live with it with rather mild sedatives).

I ran into a prominent Neapolitan clinician who was also a fan of my field and who exclaimed: "We'll give your headache a name and surname!"

And he subjected me to months of analyses and clinical tests of every kind, even those that were only in the planning stage...

Finally, before throwing in the towel, he referred me to a young psychologist who, proud of the assignment, tried to draw out the Mister Hyde that was bothering me.

His intentions, through the Rorschach inkblots, my drawings, and the answers to his questions, weren't even that "secret":

1. Do you often turn around to see if someone is following you? Never.

2. Are you afraid that a large object might fall on you from the upper floors of buildings? Never.

3. Are you afraid of the dark? No.

4. If you dive, do you feel anxious about going a few meters down to the bottom of the sea? No.

And so on.

In the end, I don't know what he wrote in his report, but I doubt he could have used the adjective "paranoid"...

What does this have to do with Garlasco 3 and everything else that's been capturing so much of my attention these past few months?

It does, it does.

And I'm referring to the RaCIS (Carabinieri Scientific Investigations Group), which is the Carabinieri's top structure responsible for technical-scientific investigations for the judicial police. Headquartered in Rome, it coordinates the four territorial RIS (Scientific Investigation Units) and four central specialized units, supporting the judiciary and police forces with advanced forensic analyses that, as scholars such as Professor Massimo Picozzi also maintain, in the case of the "X-ray of Andrea Sempio's soul," are probably completely inappropriate and absolutely inappropriate for the purposes of convicting the suspect.

In fact, to have any scientific value, the same analyses would have to be conducted using the so-called "double-blind" method, which is also used to test drugs: it's unknown which patients were given the real drug and which a placebo, and then the results are studied.

In other words, and to exaggerate to the max, you can't say to a group of psychologists, even excellent ones: I'm going to provide you with hundreds and hundreds of pages written by Andrea Sempio, as well as videos of his voice and facial expressions, and you, using the phone books found in his household garbage, draw me a possible criminal profile of him...

No, this might be fine as a story for Topolino, but in the scientific field, in front of a judge, even if these tests revealed ours to be Jack the Ripper, it would all have less than zero value for the purposes of convicting or acquitting the suspect that the Pavia Prosecutor's Office would like to quickly turn into the defendant in Chiara Poggi's murder.

So let me briefly comment on this by telling you about the "matching" experiments that produced important evidence in favor of astrology—evidence that was ignored within the Palace, for reasons that are easy to understand.

Here is an excerpt from my book "Man and the Stars – Interview with Astrology," Ricerca '90, Milan, 2023, 822 pages:

VERNON CLARK'S "MATCHING" RESEARCH

There are many heuristic paths that allow for clarification of the questions surrounding the planet Astrology, as can be deduced from reading this and other texts. Most of them, however, are flawed by the shortsighted attempt to make two natures or two languages ​​coincide. The sometimes laughable intention of some scientists who would like to apply the laws of physical mechanics to test the reality or otherwise of astrology is contrasted, no less reprehensible, by the behavior of those astrologers who would like the laws governing the subject to be accepted without any proof.

Somewhere in between, in my opinion, are the experiments conducted by American psychologist Vernon Clark in 1961, which he discusses in the book "The Enigma of the Zodiac," by Jacques Sadoul, published by Palazzi. According to what is described, the researcher employed the services of 23 astrologers of different nationalities, who were unaware of which of their colleagues were participating in the experiment. Clark also assembled a group of scientists to verify the results.

Here's what Sadoul says in the aforementioned book:

Test number 1 concerns the verification of astrologers' supposed ability to predict a person's future talents based on their date of birth. Twenty astrologers were presented with ten birthdates (divided into two groups, five men and five women), corresponding to ten people who practiced the following professions: musician, art educator, prostitute, herpetologist, bookseller, dollmaker, veterinarian, drama teacher, librarian, and artist. The horoscopes were to serve as the basis for the tests and, naturally, had to be chosen at random, but all the people met a two-fold essential condition: they had to have practiced their profession for a considerable period of time, and this profession had to constitute their primary occupation. Vernon Clark selected subjects between the ages of 45 and 65, born in the United States, whose birth time was known as precisely as possible. A control group was formed, comprising 20 psychologists who took the tests using the same data as the astrologers, namely the list of professions and birth dates.

The results they obtained followed the law of randomness. In contrast, the astrologers obtained a probability of 100 to 1. "It should be noted that two of the horoscopes chosen belonged to people born on the same day of the same year, within five hours of each other (the prostitute and the librarian)." Commenting on the results, Vernon Clark said:

"From this test it was possible to conclude that human characteristics are influenced or determined by the position of the planets at birth, and that astrologers, starting solely from birth data, can identify and divine certain characteristics." Test number 2 is as follows: "Ten pairs of horoscopes were presented to 20 astrologers. Each contained a detailed life story of the subject and, in particular, the precise dates of a certain number of important events: marriage, accident, important journey, death. They were informed that one of the two horoscopes corresponded to the account of this life, while the other belonged to a person of the same sex, roughly the same age and the same place, but who had had a completely different life. In reality, the false horoscope did not correspond to a real person, but had simply been cast at random, starting from a birth date one year different from that of the real person."

Vernon Clark commented on the results as follows: "They are such that there is a one in a thousand probability that they could be due to chance. Three astrologers were 100% successful, 15 significantly exceeded the line of chance, two astrologers remained at the level of chance, none below." For the third test, 30 astrologers were given 10 pairs of horoscopes, one of which belonged to a person born with cerebral palsy, while the other belonged to a person of superior intelligence who had not suffered from any serious illness except childhood illnesses. The birth dates of the two groups were provided by several doctors and psychologists, who were in contact with each other and had verified them in civil registry records.

The ten people chosen were chosen at random from all the cases proposed by the doctors and psychologists. Their birth data were then sent to an astrologer who had not participated in the previous tests and who was renowned for his precision in drawing up astrological charts. He was commissioned to draw up the 20 charts without informing him of the purpose of this operation, and naturally without asking for any interpretation. The charts he drew were photocopied and sent unchanged to the various astrologers participating in the experiment. This time, no life histories were given, but it was simply stated that in each case, one horoscope belonged to a person with cerebral palsy, while the other belonged to a healthy and highly intelligent individual. They were required to identify the charts of the brain-dead. The probability that their results could be the result of chance was one in a hundred.

Twenty astrologers performed well above the law of chance, 10 at the level of chance or less. From these experiments, Clark concluded: "The ability demonstrated by astrologers to distinguish between true and false birth dates is of extreme interest for the criticism of astrology.

Its opponents maintain, for example, that there is no relationship between the state of the heavens and the human being, which implies that one horoscope is worth exactly as much as another (or not at all) for the purpose of providing indications about one person or another. The fact that astrologers have been able to distinguish false birth dates seems to demolish this skeptical position.»

These are examples of how astrology can be "proven" with experiments that take into account the very nature of the subject.

Here, then, is some material for those who wish to grasp some of the elephantine differences between this research and Andrea Sempio's "criminal profile."

I conclude by stating that, in my opinion, the RaCIS experts are neither stupid nor naive, like all their colleagues at the RIS, whom I greatly admire. However, in the case at hand, we must note that they are still soldiers "faithful through the ages."

Ciro Discepolo.





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For Everybody. It is not an important news, but I invite you to read it because it can explain, to someone, the why of a certain noise leading that disturbs, from a few years, the astrology:

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Ciro Discepolo

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