martedì 7 luglio 2026

FRIDA KAHLO

 

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Frida Kahlo era Frida Kahlo anche prima dell’incidente spaventoso e tremendo che la colpì diciottenne mentre si spostava in autobus nella sua città.

 

Può sembrare una osservazione banale, ma non lo è affatto. Ho avito alcuni scambi di opinione con ChatGPT sulla breve lettura che segue, in chiave astrologica, di questa straordinaria donna e artista che mi apprestavo a scrivere ed il mio chatbot preferito mi ha detto che secondo lui (mi riferisco al maschile, in questo caso, perché collego tale AI a Sam Altman, il suo creatore), conoscendo i miei scritti, ha previsto che avrei sottolineato ciò e io gliel’ho confermato.

Infatti dobbiamo partire, ritengo, a monte di tutto, da alcune considerazioni che permeano, a mio avviso, non solo la mia personale Weltanschauung, ma quella del mondo intero, nella sua estensione più condivisibile, oggi, a ogni longitudine politica e filosofica.

E per fare ciò dobbiamo, innanzitutto – credo – non temere di affrontare il discorso su Lombroso.

Qui apro una parentesi e riprendo un mio scritto dal mio trimestrale Ricerca ’90 nel 2001 dove commentavo nuovamente la strage di Novi Ligure da parte di due fidanzatini di circa quindici anni.

Però, al di là della provocazione da me lanciata e senza voler necessariamente approdare ad una filosofia del tipo “sliding doors”, dobbiamo, alla luce dei nuovi fatti di ordine criminale che vedono oggi ancora protagonista Omar Favari (secondo accuse che sono state pubblicate), chiederci qualcosa sulle “qualità/‘tare’” ereditarie e/o genetiche con cui veniamo al mondo e, allora, vi propongo un mio articolo di molti anni fa, pubblicato, credo, tra il 1982 ed il 1984, quando lavorai per due anni come redattore interno a Il Mattino di Napoli.

Eccolo:

Questo giornale (Il Mattino, NdR), qualche giorno fa, in una pagina interna, titolava: “Montalcini: drogati non si nasce” e seguiva l’intervista che la collega Lùcia Borgia aveva fatto al premio Nobel italiano sulla querelle che è nata dopo le presunte dichiarazioni della scienziata che, secondo alcune notizie diffuse dalla stampa, avrebbe postulato l’esistenza di geni specifici, alla nascita, che porterebbero determinati individui sulla strada della droga. Di qui una grossa polemica generale in cui si sono inseriti anche personaggi come Muccioli i quali, a nostro avviso, in una disputa del genere, non hanno alcun titolo a pronunziarsi, a meno che non abbiano studiato, in via del tutto nascosta, la biologia o altre discipline che possano permettere loro un’opinione motivata sull’argomento.

La Montalcini ha precisato che il suo pensiero è stato travisato ed ha dichiarato di non avere mai ipotizzato cose del genere che sarebbero in contrasto con tutto l’edificio del suo pensiero scientifico da decenni a questa parte. Ha inoltre aggiunto che le cause principali che portano un giovane alla droga sono da ricercare nelle influenze sociali, da parte della società e dell’ambiente più prossimo, nella prima parte della vita.

A questo punto un esercito di sociologi, di psicologi, medici e soprattutto politici si è disteso e la cosa sembra essere rientrata, rispetto alle polemiche. Ma vediamo: è proprio un assurdo pensare che un bambino, nascendo, abbia già le “informazioni” giuste per diventare un drogato? Intendiamoci, non vogliamo parlare di genî perché entreremmo già in una specificità che non ci compete, ma desideriamo semplicemente dire che a parere nostro, e non solo nostro, un essere umano, vedendo la luce per la prima volta, ha già in sé le “label”, le stimmate di molta parte del proprio destino. Ci rendiamo perfettamente conto che una simile affermazione può risultare assai impopolare, oggi, quando la buona demagogia insegna a dire che tutti nasciamo perfettamente uguali e che solo la società malata può renderci brutti, sporchi e cattivi. Ma cinquemila anni di osservazioni scritte, l’astrologia, ci hanno insegnato diversamente e per questo gli astrologi sono stati mandati al rogo, nei secoli passati, e oggi vengono accettati ancora spesso con molte riserve. L’argomento in oggetto, ve ne sarete accorti, è di vastissime proporzioni e coinvolge princîpi religiosi, morali, filosofici, scientifici e di altro genere ancora. È l’antico problema, sotto certi aspetti, del libero arbitrio o del determinismo. Ci piacerebbe poterne discutere a lungo in una tribuna come questa, ma lo spazio è tiranno e non potendo approfittare oltre della disponibilità del Direttore, ci limiteremo a qualche brevissima osservazione.

Ecco, una coppia di celebri scienziati francesi, Michel e Françoise Gauquelin, ha dimostrato, su di un campione di oltre 30.000 nascite, al di là di ogni ragionevole dubbio e sulla base esclusiva delle severe leggi della statistica verificate da professori della Sorbona, che chi nasce con Marte all’Ascendente sarà con molte probabilità un militare o uno sportivo di successo. Chi nasce con Giove forte al Medium Coeli tenderà a distinguersi come magistrato o leader nelle gerarchie politiche, chi vedrà la luce mentre la Luna sta sorgendo o sta culminando, sarà frequentemente uno scrittore e un poeta, eccetera, eccetera.

E allora, dove se ne va a finire il libero arbitrio? Naturalmente in un eventuale dibattito sull’argomento non porteremmo solamente questo tema, ma c’è da chiedersi: è tanto inverosimile parlare di nette predisposizioni alla nascita?

Nel bene come nel male? Qualcuno potrebbe mai convincerci che Caruso divenne il più grande tenore del mondo in virtù dell’ambiente che lo circondava e non, soprattutto, perché possedeva un immenso dono di nascita di questo genere? E potrebbe esserci mai taluno che si candidi a dimostrarci come il fatto che Luigi Pirandello, nascendo nella campagna di Girgenti (l’antica Agrigento, NdA, nel secolo scorso), figlio di un commerciante di zolfo, sia stato poi favorito da ciò nel diventare premio Nobel della letteratura e non divenne tale soprattutto perché “era già premio Nobel alla nascita”? E, ancora, dobbiamo ritenere che le follie genocide di Hitler siano da ricercare solamente in un cattivo rapporto con il padre? No, sinceramente non lo crediamo assolutamente.

Non vogliamo e non possiamo disconoscere il ruolo che l’educazione, l’ambiente sociale e le esperienze della prima infanzia hanno sul futuro di un individuo, ma — ne siamo convinti allo stesso modo — non possiamo neanche negare che ciascuno di noi, venendo al mondo, porti con sé, già tutta una serie di informazioni precise che diventeranno altrettanti elementi essenziali nella costruzione di quel destino specifico. E questo sia detto al di là o al di qua del pensiero di Lorenz, di Cesare Lombroso, di Freud, di Marx e di quanti ritengono che il mistero della vita sia incapsulabile in un’unica e semplice formula matematica.

 

Nota: Io che seguii, “sul campo”, l’intera vicenda, sono convinto che la Montalcini disse proprio “che drogati di nasce”, ma sotto il fuoco di fila ideologico di quasi tutto il mondo scientifico di quegli anni, fu costretta a fare marcia indietro.

 

Conclusioni (?)

Ovviamente non ce ne possono essere. Ma qualche punto di domanda sì, e forse neanche di piccolo calibro.

Se stessimo ragionando lungo la lunghezza d’onda di due opposte tifoserie, quella della “curva B” e quella dei “primi della classe” (guidati dai sani princìpi della ideologia che nessuno può nascere brutto, sporco e cattivo), allora si tornerebbe all’antico dilemma: gettiamo la chiave per persone come Omar Favari o evitiamo loro anche un solo giorno di carcere perché egli non ebbe alcuna colpa per la strage che commise e, se ciò sarà provato, non ne ha commesse neanche per le nuove ipotetiche violenze in direzione dell’attuale moglie?

Ovviamente la domanda è e deve essere retorica. La stessa non troverà asilo politico ad alcuna longitudine politica e, allora, mi limito a lanciarla semplicemente qui, come una ennesima pietra nello stagno della disperazione di tanti che, come chi scrive, non ne possono più di quelli dell’ “esercito pro-Caino”.

Ecco torniamo a Frida Kahlo e alla più grande verità che, prima fra tutte, mi ha insegnato l’Astrologia: non è assolutamente vero che nasciamo tutti uguali ed è, invece, giusto l’esatto contrario, ossìa che nasciamo tutti “meravigliosamente diversi”: simpatici, antipatici, desiderosi di conoscere, razzisti, inclini all’arte e alla letteratura, amanti della guerra e della caccia, pudichi e puttanieri, immacolate e puttane, sanguigni e spenti, abili a scrivere con le dieci dita sulla tastiera e incapaci anche di infilare un filo di cotone nella cruna di un ago, matematicamente orientati e negati per il razionale, dotati di straordinari talenti recitativi o del senso di Smilla per la neve, carnivori, vegetariani, crudivori, fruttariano, ultra-dipendenti dal cioccolato e votati al digiuno e alla castità e potremmo continuare per un milione di pagine ancora.

Il punto debole di chi non vuole riconoscere questa straordinaria verità è, in tutta evidenza, un pregiudizio ideologico.

Non è politicamente corretto dire neanche che i neri d’Africa hanno dentature meravigliose e un’attitudine innata per la danza.

No, bisogna dire che le dentature sono uguali in ogni angolo della Terra dove nascono bambini e bambine!

Questa miopia esagerata e faziosa porta anche a paradossi del tipo che qualcuno vorrebbe sostenere che un Brunello di Montalcino potrebbe tranquillamente essere generato da uve catanesi! Catania e la Sicilia, vivaddio!, hanno magnifici vini, a cominciare da un Etna Rosso che è tra i miei preferiti in tutto il mondo, ma possibile che dobbiamo allinearci tutti lungo una linea di equidistanza nella scala dell’imbecillità e affermare che il Brunello di Montalcino potrebbe nascere ovunque?

Perfino a Cinisello Balsamo o in alcuni studi televisivi pro-Stasi.

E, naturalmente, per me che mi occupo molto anche di criminologia e ho pubblicato diversi libri di delitti di ogni genere, un punto fondamentale, all’interno di questo discorso, è stabilire, tra le altre cose, che il male è una caratteristica di nascita di tante persone e può essere anche riconosciuto nell’attimo del primo vagito di un soggetto, come può esserlo, parimenti, il talento di un Wolfgang Amadeus Mozart per la musica o quello di campioni di scacchi come Spassky e Fisher.

Punto.

Torniamo a Frida Kahlo e a quel micidiale incidente stradale che cambiò totalmente la sua vita: il 17 settembre 1925, all’età di 18 anni, all’uscita di scuola salì su un autobus con Alejandro, suo fidanzatino, per tornare a casa. In conseguenza di uno scontro con un tram, l’autobus su cui viaggiava finì schiacciato contro un muro. Le conseguenze dell’incidente furono gravissime per Frida: la colonna vertebrale le si spezzò in tre punti nella regione lombare; si frantumò il collo del femore e le costole; la gamba sinistra riportò 11 fratture e il passamano dell’autobus le trafisse l’anca sinistra; il piede destro rimase slogato e schiacciato; la spalla sinistra restò lussata e l’osso pelvico spezzato in tre punti. Subì 30 operazioni chirurgiche. Dimessa dall’ospedale, fu costretta ad un riposo forzato nel letto di casa, col busto gessato, per mesi e mesi.

Il passamano metallico le trapassò anche la vagina.

Anche oggi un incidente del genere potrebbe portare alla morte, ma immaginate ciò con la medicina e la chirurgia di allora.

Da un punto di vista fisico Frida divenne una storpia costretta a indossare sempre busti ortopedici e/o protesi correttive, fu a letto, immobile, per molti mesi. Quando riuscì a rialzarsi e a deambulare lo spettacolo non era dei migliori: secondo alcune fonti, precedentemente, era stata colpita anche dalla spina bifida o dalla poliomielite, ciò che la faceva già deambulare in maniera zoppa.

Tutta la sua vita successiva fu fortemente condizionata da quantità industriali di farmaci, sedativi, oppiacei, alcol e tanta, tanta, morfina.

Ovviamente sia la Rivoluzione Solare che la Rivoluzione Lunare di quell’evento furono da manuale (quello di Discepolo): nella Solar Return del luglio precedente osserviamo elementi da brivido: quattro astri (Mercurio, Venere, Marte e Nettuno) in Casa Ottava che non è solo quella della morte o dei pericoli di morte, ma è anche una delle violazioni più forti alle 34 regole dettate da chi scrive. Urano, in cuspide Terza (gli incidenti stradali) - Quarta Casa (la lunghissima “ospedalizzazione”) e Saturno in undicesima, altro indicatore di pericolo di morte, completano il quadro.

A mio parere si salvò soltanto per la posizione di Giove in prima Casa (rammentiamo che i suoi dati di nascita, certificati con una doppia A, direttamente da Lois Rodden, ci indicano Coyoacán, periferia di Città del Messico, 6 luglio 1907, alle 8.30).

La Rivoluzione Lunare dell’8 settembre 1925 non è meno spaventosa: Sole-Marte-Mercurio-Nettuno in undicesima Casa che, secondo chi scrive, è ancora più luttuosa della ottava. Da notare anche la congiunzione strettissima Sole-Marte, l’Ascendente in Terza (gl’incidenti stradali), Saturno in prima (ossa, ossa, ossa e ossa) e Urano in cuspide sesta (operazioni chirurgiche e ospedalizzazioni).

Forse, anche qui, fu la strettissima congiunzione Venere-Ascendente a salvarle la vita, ma la stessa, nel contempo, aggravò, a mio vedere, uno stigma già presente nel Cielo Natale: la congiunzione a 0° Venere-Plutone in Gemelli. Essa ci parla di un ruolo importantissimo che ebbe il sesso nella sua vita.

Ma non poteva trattarsi di sesso come quello che viaggia sulle lunghezze d’onda soprattutto di una Venere in Toro o nei Pesci: no, qui fu sesso soprattutto di cervello, tantissimo sesso di cervello, amplificato anche dalla congiunzione assoluta di Venere a Plutone che ci impone di parlare, appunto, di sesso di cervello e non del corpo. Erotismo. Tantissimo erotismo.

Non possiamo dire se ciò fu anche una necessità fisica che le fece prediligere, a mio parere, un sesso meno o poco penetrante. I suoi amori furono tantissimi: uomini e donne, tra cui il rivoluzionario russo Lev Trockij e il poeta André Breton, fra i tanti altri e altre. Fu amica e probabilmente amante di Tina Modotti, militante comunista e fotografa nel Messico degli anni Venti. Molto probabilmente esercitarono un certo fascino su Frida Kahlo anche la russa Aleksandra Kollontaj (1872-1952), che visse in Messico dal 1925 al 1926 come ambasciatrice di Mosca, la ballerinacoreografa e pittrice Rosa Rolando (1897-1962) e la cantante messicana Chavela Vargas (1919-2012).

Vorrei segnalare ai miei quattro lettori che questo Cielo Natale dimostra, per l’ennesima volta, alcuni paradigmi fondamentali della mia scuola tra cui, primi fra tutti, gli aspetti angolari a orbita zero o quasi zero.

Come troverete scritto in quasi tutti i miei libri, ripetuto fino alla noia: prestate grande attenzione, la massima attenzione, a tutti gli aspetti angolari con orbita strettissima.

In questo caso ne abbiamo tre che ci spiegano il 90% del tutto: la già citata congiunzione erotico-sessuale di Venere e Plutone nel segno “mentale” dei Gemelli, la congiunzione strettissima del Sole a Nettuno che segnò, a mezzo di alcol, oppiacei, farmaci e droghe varie (anche tanta morfina) la vita di questa straordinaria pittrice dal talento eccezionale. E, infine, ma non per minore importanza, la stretta, molto stretta, congiunzione Marte-Urano in quinta Casa che ci riporta ad un altro paradigma fondamentale della mia scuola: la libido, là dove parte tutto.

Detta congiunzione era in quinta Casa, la casa dell’amore, del sesso, ma anche dell’espressione artistica più in generale (molti grandissimi autori e registi cinematografici hanno ciò alla nascita).

La sua creatività artistica era vulcanica, esattamente come la potenza della congiunzione Marte-Urano dimostra! E il fatto che fosse nel segno del Capricorno, oltre a parlarci delle mutilazioni e ferite indescrivibili sopportate per sempre dal suo corpo, soprattutto relativamente alle ossa, ci dice anche che da quella spinta ambiziosa (il Capricorno) Frida Kahlo trasse il più grosso propulsore con cui imprimere l’arte contemporanea e anche la società contemporanea con detta alchimia più pirotecnica che ignea.

Meraviglioso il film che ci parla di lei e di quel Messico caliente, in tutti i sensi, che ciascuno di noi ama sognare al posto anche di realtà terribili che attualmente si agitano lì.

Nella pellicola “Frida” (2002), tratto dalla biografia scritta da Hayden Herrera e diretto da Julie Taymor, una splendida Salma Hayek, è riuscita a farci avvicinare tantissimo a questo piccolo-grande universo che fu Frida Kahlo.

Tantissime altre notizie su di lei le troverete lì e anche nei libri che parlano di lei.

Qui non ho inteso scrivere una biografia pagina per pagina, dal punto di vista astrologico, della sua straordinaria, anche nel dolore, esistenza e chiudo ricordando a tutti che il soggetto si spense a 47 anni, una settimana dopo il suo compleanno.

Ciro Discepolo

Milano, 4 luglio 2026





For Everybody. It is not an important news, but I invite you to read it because it can explain, to someone, the why of a certain noise leading that disturbs, from a few years, the astrology:

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Ciro Discepolo

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martedì 2 giugno 2026

Di testicoli rimossi, banane rubate e frattaglie varie viaggianti...

 



I sogni proibiti di Andrea Sempio

Ovvero “Di testicoli rimossi, banane rubate e frattaglie varie viaggianti...”

Sta venendo fuori il finimondo. Giustamente. E i giornali specializzati nel gossip di questo genere ci informano anche su particolari estremamente piccanti di tale telenovela. Qualcuno promette addirittura link ai filmati privati dell’indagato con la sua avvocata.

Da più parti si chiede la censura a gran voce. A Sempio, ovviamente.

Condivido e mi associo al popolo dei figli ideali del prefetto Gonnella (“La voce della Luna”, Federico Fellini) e anch’io sono contro il popolo della gnoccata.

E sì, abbiate pazienza! C’è un limite a ogni cosa!

Qui a Milano il Sindaco (o chi per lui) ha giustamente fatto eliminare i testicoli al Toro, in Galleria, dopo il restauro dello stesso, a difesa del pubblico pudore e per salvare l’innocenza di bambini e bambine, nonché di tante religiose che vengono ad ammirare il Duomo.

Bene hanno fatto anche a Parigi a rubare, nuovamente, la “banana di Cattelan”, altra sconcezza (ma lì la cosa è endemica e facile, digitando la password “Louvre”).

Adesso dovremmo solo sforbiciare un tantino l’arte e la letteratura degli ultimi due millenni e passa, almeno, e poi staremmo a posto.

Io partirei senz’altro dall’oscurare totalmente, a mezzo Photoshop o ChatGPT, la Casa dei Vettii a Pompei, per poi passare a tutta l’arte pittorica e scultorea dal tempo degli Egizi a oggi, senza esclusione dei Bronzi di Riace, delle Cappelle Sistine e di altre scappatoie per potenziali sporcaccioni e sporcaccione.

Non mi si parli di arte o di scusanti simili: occorre fare un solo e grande falò delle sconcezze scritte da Boccaccio e di libri come il Decamerone e simili.

Ecco una short list di autori e di “opere” da bruciare all’istante:

• Geoffrey Chaucer con i Canterbury Tales

• François Rabelais con Gargantua e Pantagruele

• Pietro Aretino e la sua oscena produzione

• Giacomo Casanova e le sue perverse memorie

• Donatien Alphonse François de Sade (questo qui va cassato subito!)

• Gustave Flaubert e la sua Madame Bovary

• Charles Baudelaire, almeno per “I fiori del male”

• D. H. Lawrence per “L’amante di Lady Chatterley”

• Vladimir Nabokov con “Lolita”

• Pier Paolo Pasolini (qui occorre ordinare ai pompieri di Fahrenheit 451 di bruciare tutto)

• Federico Fellini con “La città delle donne” (Marcello Mastroianni che, più perversamente di Andrea Sempio, frusta le donne)

• Luis Buñuel con “Bella di giorno”

• Stanley Kubrick con “Eyes Wide Shut”

Ma senza dimenticare, assolutamente, le prosperose popolane di Renzo Arbore in “Indietro tutta!” o le maggiorate del cinema italiano degli anni Cinquanta.

Ovviamente il primo testo da elidere immediatamente, anche dalla mente di chi lo ha letto, è “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud, primo fornicatore fra tutti, capace di immaginare uomini e donne che fanno sesso “nei modi più strani”.

Come dicevo, c’è un limite a tutto e, personalmente, in alcuni casi non sarei contrario neanche alla castrazione chimica dei criminali onirici!



Aggiornamento del 5/6/2026


MYSTIC RIVER: DOVE FINISCE CLINT EASTWOOD

Viaggio nel cielo natale di una leggenda del cinema americano

Clint Eastwood, pochi giorni dopo il suo ultimo compleanno (San Francisco, 31 maggio 1930, ore 17:35), ha annunciato ufficialmente il ritiro dal lavoro, alla fantastica età di 96 anni!

Io – come molti, credo – gli devo tanto. Così come il meglio (forse) della letteratura mondiale di tutti i tempi, anche il cinema, prima ancora dell’arte in genere e della fotografia, mi ha regalato straordinari input da elaborare e rielaborare.

Infatti rivedo varie volte, quasi ogni anno, i film che preferisco in assoluto: Umberto D., Pane e cioccolata, Il Padrino I e II, Il posto delle fragole, 2001: Odissea nello spazio, Schindler’s List, Amarcord e tantissimi altri.

Negli ultimi anni ho provato a godermeli in un modo diverso: tolgo l’audio, anche perché ricordo le battute a memoria, e, non lasciandomi distrarre dallo stesso, apprezzo maggiormente i movimenti di macchina, gli obiettivi scelti per ogni scena, la profondità di campo, il gioco delle luci e delle ombre...

Naturalmente, nella mia lista personale dei cento film più belli della storia del cinema, figurano anche i suoi capolavori più condivisi e, per me, il primo in assoluto è Mystic River (2003).

Penso che in questa pellicola egli abbia fatto confluire un po’ la sintesi della propria persona, soprattutto delle sue radici che sono un mix prevalentemente irlandese e scozzese, ma anche inglese e olandese.

Anche chi sa pochissimo di cinema riesce a distinguere lo stigma di un film ambientato a Boston rispetto ad altri che portano con sé l’humus di Hollywood (Steven Spielberg), di New York (Stanley Kubrick) o del Middle West (i fratelli Coen), al di là delle rispettive radici etniche e culturali.

Il fiume Mystic è davvero, forse, lo spartiacque che separa nettamente una Boston poliziotta da un’altra Boston commerciante o con ramificazioni malavitose.

E tutto il film potrebbe essere una metafora, una grande metafora, di ciò che possono diventare i ragazzi che nascono laggiù (la vicenda è ambientata negli anni Sessanta), ma anche di ciò che sarebbe potuto diventare il regista se non avesse scelto di fare lo “sceriffo” – a modo suo – in tante pellicole di successo.

Fare lo sceriffo, nella fiction come nella vita reale, gli sarebbe calzato a pennello come un abito sartoriale, in funzione di quel Marte in Ariete e in sesta Casa, ma anche in cuspide quinta, che, appunto, ci parla di un lavoro “armato”.

Tuttavia, per un bambino nato durante la Grande Depressione e cresciuto negli anni difficili successivi, sarebbe stato facile cadere dall’altra parte della barricata e diventare anch’egli un uomo dalla pistola o dal coltello facile, ma schierato sul fronte opposto (sempre Marte in sesta Casa).

Ciò soprattutto se consideriamo i suoi quasi due metri di altezza (193 centimetri).

Eastwood, in quel film, ci porta quasi per mano a vedere e a sentire gli umori che si percepiscono a ridosso di quel fiume-totem per la città, spartiacque di una Boston che ha regalato tantissimi bravi cittadini agli Stati Uniti d’America e perfino una famiglia di “presidenti” che ancora oggi rappresenta un mito. Ma dove è anche profondamente radicato un sentimento autoctono, soprattutto di origine irlandese e scozzese.

Forse quello in oggetto è il lungometraggio di Clint Eastwood che amo di più, anche perché lì l’ho sentito più schietto, più sincero, più assolutamente coerente con il suo Marte in Ariete al trigono del Nettuno dominante al Medio Cielo: gli stati di coscienza alterati, il contrasto bene-male senza compromessi e senza ammortizzatori di alcun genere.

Ed è ovvio ricordare anche che i cattivi, in Mystic River, sono pure “i giusti” e che i buoni sono anche “i cattivi”, sempre a ridosso di quelle acque dove vengono seppelliti – credo ancora oggi – tanti segreti inconfessabili del capoluogo della contea di Suffolk.

Ancora un paio di osservazioni su questa leggenda vivente del cinema americano.

Marte e Urano in quinta Casa ci parlano della sua personale Magnum 44 che molte volte ha sparato ed è andata a segno: l’attore-regista-autore ha avuto ben otto figli da sei diverse compagne e – io credo – che, se fosse nato donna e con lo stesso cielo, avrebbe dovuto farsi chiudere le tube.

Interessantissimo, infine, almeno per me, ragionare intorno al suo rapporto con il denaro: con Mercurio in Toro e Venere, Giove e Plutone in ottava Casa, non solo possiamo dire che egli abbia avuto una visione strategica del verbo “arricchirsi”, ma possiamo anche affermare che questo importantissimo capitolo della sua vita sia stato affrontato secondo una logica profondamente scorpionica, senza lasciare nulla al caso.

Si stima che egli possieda attualmente un patrimonio superiore ai quattrocento milioni di dollari che non sono tali per caso, ma soprattutto perché il nostro, subito dopo il successo dei primi film realizzati con gli spaghetti western di Sergio Leone, acquistò una piccola casa cinematografica californiana, la Malpaso Productions, e decise immediatamente di partecipare agli utili delle proprie creazioni piuttosto che chiedere compensi molto elevati per ogni film interpretato da protagonista.

Ma allora come spieghiamo il pessimo Saturno in seconda Casa?

Con una notevole avarizia, come ci informano diverse biografie dedicate al personaggio.

Egli tende a ridurre moltissimo il numero dei ciak quando gira e molte volte si accontenta della prima ripresa, evitando quasi ossessivamente di andare fuori budget.

Comunque, soldi o non soldi, tanti figli e diverse cause di separazione (costosissime), io gli sono assai riconoscente perché mi ha regalato film straordinari e indimenticabili.



Aggiornamento del 9/6/2026


Pino Rinaldi ha fatto poker!

Grande televisione, ieri sera, a Ignoto X. Pino Rinaldi ha fatto poker e ha detto basta!

Ogni tanto – si può capire – non ce la fa più a sopportare quelle menate del politicamente corretto, del pluralismo delle opinioni e del contraddittorio e si è lasciato andare a un salvifico sfogo insieme ad altri tre tra i più rappresentativi Vitelli’s Boys.
Qualcuno mi ha scritto che, in alcuni momenti di una trasmissione destinata a passare alla storia, si è vista perfino un po’ di bava alla bocca del giornalista e conduttore, ma su questo non giurerei.
Posso invece giurare, anche in tribunale, che il nostro tuttobusto televisivo ha inteso – riuscendoci perfettamente! – fare una carrellata esaustiva di tutta la mitologia garlaschiana e, come in uno dei meravigliosi libri di Mircea Eliade, ma gettando un occhio anche a Pol Pot e alla pizza con yogurt e marmellata, ci ha donato ore indimenticabili insieme al “comandante Marchetto”, al direttore Brindani e al giornalista Fabio Amendolara.
Ha ricordato a tutti l’impronta 33 (validata da metodologie in uso anche alla NASA), il “DNA di Andrea Sempio sotto le unghie di Chiara Poggi” (cosa importa stare sempre a sottolineare che lo stesso, secondo la perizia Albani, al momento l’unica prova dell’inchiesta Garlasco 3, non vale alcunché ai fini di un’identificazione personale?), ma senza tralasciare il movente indistruttibile indicato dalla Procura (Sempio avrebbe visto i filmati intimi di Chiara e del fidanzato e, dopo tre brevissime telefonate, avrebbe deciso per il massacro), i reperti trovati nel canalone davanti alla casa della nonna delle sorelle Cappa, Stefania Cappa più volte chiamata in causa da Bugalalla e da altri valorosi blogger, i festini a luci rosse e la pedofilia del santuario della Bozzola, che non possono non entrare in questa vicenda, la scarpetta di Cenerentola indossata dal piedone dell’indagato, le emorroidi del prefetto Gonnella (no, forse questo non c’entra, ma possiamo lasciarle in elenco), il modo di guardare e di parlare sia di Sempio sia di Marco Poggi e, insomma, un vastissimo florilegio di altre cento cose che soltanto un cieco non vedrebbe.
Ripeto, Pino Rinaldi ha fatto benissimo a sfogarsi e, secondo me, dopo ieri sera lo scettro di miglior cabarettista della TV italiana, attualmente assegnato a Carmelo Abbate, potrebbe cambiare di mano.

Grande televisione! Grande Pino Rinaldi!

Sui titoli di coda mi è sembrato di udire anche le note dell’immarcescibile “Comandante Che Guevara”.



Aggiornamento dell'11/6/2026


IL GRANDE BURATTINAIO DI GARLASCO

Chi manovra davvero i fili della più grande rappresentazione mediatica degli ultimi anni?

Ieri sera, all’interno di una giornata occupata ormai in gran parte dalla vicenda Garlasco (non riesco ad accettare ciò che, a mio avviso, si sta facendo ad Andrea Sempio), ho fatto un passaggio su La7, dopo le 18.30, e ho sentito il conduttore dire, pressappoco:
«Adesso andiamo a Garlasco, dove la Procura di Pavia ci dice che l’impronta 33 apparterrebbe sicuramente a Sempio e...»
Ho avuto un attimo di sgomento.
Ho pensato che forse il giornalista stesse manifestando la sindrome che colpì diversi soldati giapponesi i quali, anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, continuavano a vivere nella giungla pensando che il nemico stesse per sbarcare.
Sono passato a un altro canale e ho ascoltato vari telegiornali e trasmissioni di approfondimento giornalistico dove, nonostante le apparenti notizie da Armageddon e da apocalissi varie che si avvicinerebbero a passi da gigante, ho trovato un tantino di conforto non udendo alcuno ripetermi cose del tipo:
«Con metodologie usate perfino dalla NASA...»
Ormai potrei essere a un passo da una crisi di nervi, ma non riesco a spegnere tutto e a disintossicarmi da questa vicenda.
Però, ancora una volta, mi sono chiesto chi sia l’uomo che manovra i fili.

Chi è il regista, l’ispiratore di tutto ciò?
Che volto ha il Grande Burattinaio del Grande Circo Garlasco?
Spero che si saprà finché sarò ancora in vita.
Poi, tentato moltissimo da alcuni thriller su Netflix, ci sono ricascato e ho guardato, come dose di veleno aggiunto, anche “Realpolitik”, di Tommaso Labate, dove nel giro di un’ora hanno trasmesso ben tre volte (lo posso provare!) i fotogrammi di Alberto Stasi abbracciato a sua madre mentre entrambi piangono.
Molto di più di quanto ogni italiano possa sopportare senza gridare vendetta!

Però, al netto di tutto, ho ascoltato due testimonianze importanti da parte di altrettanti autorevoli giuristi che si aggiungono e che credo ci forniscano un quadro ancora più completo della situazione relativamente alla questione dei due imputati per lo stesso reato.
Avevamo già ascoltato, in altre trasmissioni, il parere del giudice Cuno Tarfusser e dell’avvocato e professore Carlo Taormina.
Da ciò che è emerso ieri mi sembra, da assoluto incompetente in materia di Diritto, che si delinei la seguente concreta possibilità: non sarebbe ragionevole rinviare a giudizio Andrea Sempio prima che chi dovrà farlo per ufficio si esprima sulla revisione della condanna di Alberto Stasi.
Come ho detto, non mi intendo assolutamente di Diritto e non mi permetterei neppure di avanzare pareri in merito, neanche se mi trovassi al Bar dello Sport.
Ma di astri e di previsioni mi intendo abbastanza e posso esprimermi lungo tale sentiero.
Ripeto, allora, la mia previsione, che scaturisce soprattutto dalla lettura delle stelle di Andrea Sempio, di Alberto Stasi e dell’avvocato De Rensis: se da Brescia, nel caso la palla giungesse fin lì, arriverà una risposta entro luglio 2027 (non 2026), il verdetto sarà sfavorevole all’attuale condannato.
Ma, naturalmente, in una “partita” del genere non credo si possa parlare di vincitori e di vinti.

E allora mi torna subito in mente la domanda di partenza, penetrante come un trapano:
chi è il Grande Burattinaio di questa pazzesca vicenda?




 Aggiornamento del 12/6/2026


«Coraggio, il meglio è passato.»
Ennio Flaiano

La vecchiaia non è soltanto una valle di lacrime, come qualcuno potrebbe credere. Ha anche molti vantaggi: per esempio, ti consente di avere una visione più diretta e profonda del passato.
E allora io ricordo con nostalgia Sandro Curzi e la sua straordinaria TeleKabul...

Tanti giovani, e perfino molti cinquantenni di oggi, non sanno che cosa si siano persi.
Sandro Curzi diresse il TG3 tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Era, possiamo dirlo, l’opposto dell’ingessato TG1, saldamente democristiano, e anche del TG2 di orientamento socialista.
Ma il nostro, sempre sorridente e con l’eterna pipa tra le labbra, era addirittura orgoglioso del proprio TG comunista, più comunista di così non si sarebbe potuto immaginare... (allora Kabul apparteneva ancora all’orbita sovietica).
Da qui il celebre soprannome satirico di TeleKabul. E lui lo adottò con entusiasmo e con la gioia maliziosa di un ragazzino che lancia una fiondata contro una vetrata.
Curzi, come qualche conduttore che oggi tenta di imitarlo (senza riuscirci e senza riuscirci mai), era irridente, apodittico e non si preoccupava minimamente di apparire come la versione televisiva della Pravda.
Il suo non era un comunismo da «convergenze parallele» o da «comunismo nella libertà». No, per carità.
Il suo era un comunismo hard, militante, con il pugnale in bocca e con tanto di bambini mangiati dai cosacchi.
Il mezzobusto televisivo se la godeva. Essere politicamente scorretto gli piaceva. E gli piaceva raccontare il mondo da una sola angolazione, senza il minimo complesso di colpa.

Oggi assistiamo a qualche tentativo di imitazione.
Tentativi pallidi.
Tentativi destinati a non poter competere con l’originale.
Viva sempre la revolution!
Viva sempre il comandante Che Guevara! 





Aggiornamento del 24/6/2026

Enrico Berlinguer, un ritratto astrologico di Ciro Discepolo.

Pubblicato nel 1978 sul mensile ASTRA e poi, l’anno successivo, nel libro “Gli Astri del Successo”, Armenia editore, Milano.

 

 

Sulle pagine di un rotocalco nostrano di qualche anno fa fu pubblicato lo «psicogramma» (ovvero la pagella dei valori psichici) di Enrico Berlinguer con le seguenti attribuzioni: protezione dei figli 95%; importanza del ruolo pubblico 90%; competizione 90%; ambizione 85%; dinamismo 55%; bisogno di sicurezza 55%; attrattiva erotica 53%; socievolezza 48%; religiosità 25%; interessi erotico-sentimentali 19 %.

I valori percentuali appena esposti rappresentano il risultato matematico di un’indagine condotta dalla Infratest Italiana S.p.A. di Milano con l’aiuto dello psicologo Ferenc Cs. Schuch ed ottenuta attraverso più di 1.500 intere a persone scelte, con criteri statistici, nei ceti e luoghi diversi d’Italia. L’immagine umana che ne risulta del segretario del Partito comunista italiano è, per così dire, un ritratto preso col teleobiettivo, nel senso che chi ha contribuito a realizzarlo l’ha fatto da lontano (o meglio dall’«esterno») e con la fredda mancanza di partecipazione emotiva che l’ottica a lunga focale impone.

Di stesso stampo appaiono gli analoghi tentativi di focalizzazione del personaggio da parte di tutti i giornalisti e scrittori che si sono cimentati finora, come per esempio Alberto Ongaro (su «L’Europeo»), Enrico Nassi («Mondo» numero 49 del 1975), Massimo Donelli («Corriere d’Informazione» 11/5/1976), Antonio Spinosa («Corriere d’Informazione» 1969), Anna Maria Mori («Annabella» 39 del 1975); Vittorio Gorresio («Berlinguer» - Feltrinelli Editore), Carlo Quintavalle, eccetera.

Il comune denominatore di queste brevi e lunghe (quella di V. Gorresio) biografie è il continuo intercalare di frasi come «si dice che», «sembrerebbe che», «è stato riferito che», ossia la quasi totale mancanza di informazioni dirette sull’interessato e il rinvio a fonti esterne più o meno ufficiali e accreditate quali possono essere parenti stretti, amici, conoscenti o, al limite, «voci di guardiola».

A differenza di Andreotti che è piuttosto restio a concedere interviste vertenti la sua persona, Enrico Berlinguer vi si presta di buon grado ma, a gran malincuore dei suoi interlocutori, riesce sempre ad evitare le domande più insidiose (o quelle ch’egli ritiene tali) e a dire il minimo indispensabile su quanto concerne se stesso, le sue idee, i rapporti con gli amici, i compagni di partito, la famiglia.

Abbiamo degli esempi illuminanti al riguardo. Il 13 febbraio 1969, a Bologna, il giornalista americano Robert Doty, esasperato dalle sue risposte evasive alle domande circa le sue previsioni sulle conclusioni del XII Congresso del Pci e sulla sua candidatura a vicesegretario del partito, lo provocò chiedendogli se almeno poteva dirgli quanti anni aveva, e l’altro, impassibile, rispose: «Credo che, rivolgendosi all’Ufficio stampa del Partito, ella potrà avere una mia biografia, comprensiva dei dati anagrafici che desidera conoscere».

In altra occasione, a Vittorio Gorresio che gli chiedeva previsioni sull’elezione presidenziale nel dicembre del 1971, Berlinguer rispose: «Non posso fare profezie» e alla replica dell’altro «ma mi potrebbe dare un suo giudizio», aggiunse: «Non amo le semplificazioni».

Per questo suo modo tenace di non rispondere il suo compagno di partito Pajetta, cui si debbono le più simpatiche battute sul suo conto, l’ha soprannominato il «sardo-muto» ed Enrico Nassi, non senza malizia e allusione, gli ha regalato il libro «Il muto di Gallura».

Se Enrico Berlinguer non può dirsi un gran parlatore bisogna però riconoscere che è un correttissimo ascoltatore che non interrompe mai e presta la massima attenzione alle parole degli altri conversatori, come si è visto in ogni Tribuna Politica cui il leader del Pci abbia partecipato.

Questo aspetto del suo carattere, come gli altri, è decifrabile nel suo tema di natività eretto per il luogo e l’ora della sua nascita: Sassari, ore 3 del 25 maggio 1922.

Ed è proprio attraverso l’oroscopo che possiamo giungere a delle verità sulla sua personalità, verità che in nessun altro caso potrebbero essere rivelate (ad esclusione dell’analisi del profondo). Vediamo dunque di tracciare un profilo del personaggio basandoci soltanto sul suo oroscopo.

Come si vede dal grafico, Enrico Berlinguer è un Gemelli con Ascendente Ariete e Luna in Toro. Siamo d’accordo con la brava collega Denise Madin Gentili che, commentando lo stesso tema su «l’astrologue», ha individuato in Saturno un punto chiave dell’oroscopo. Esso è infatti congiunto a Giove che è governatore del segno in cui è il signore dell’Ascendente, quadrato a Mercurio che governa il segno solare, quadrato a Venere signora della Bilancia in cui esso si trova e trigono al Sole.

Dunque vi è senz’altro una dominante Saturno, ma su quale base? Soprattutto su di una base «Toro» dato che il Sole è nel secondo Campo (cosignificante del Toro), l’Ascendente si estende per quasi tutto il segno del Toro e soprattutto la Luna è, nel primo Campo, in questo stesso segno.

Se uniamo la dominante Saturno e i valori Toro, e vi aggiungiamo il trigono Sole-Saturno, abbiamo il ritratto essenziale di Berlinguer: individuo assolutamente «secondario» (reazioni mediate dalla ragione), lento, tenace, ostinato, costruttivo, pratico, razionale, onesto, animato da un grande senso del dovere.

Tutto ciò, a chi mastica superficialmente un po’ di astrologia, può apparire in contrasto con i valori Gemelli solitamente individuati in attributi quali: instabilità, irrequietezza, versatilità, superficialità, umorismo, giovanilità, astuzia, curiosità, ambiguità, ecc., molti dei quali si riconoscono in noti personaggi Gemelli come, per esempio, Gino Bramieri, Mike Bongiorno, Pippo Baudo, Raffaella Carrà ed altri.

Si è detto «può apparire in contrasto», ma in realtà non è così. Infatti non bisogna dimenticare che quello dei Gemelli è un segno doppio e in esso convivono i due opposti: Castore e Polluce. Senza dubbio Enrico Berlinguer fa capo al tipo Castore che Barbault definisce emotivo-poco attivo, dalla sensibilità agitata.

Che Berlinguer sia un uomo problematico lo si vede già dallo sguardo sempre triste che stimola la tenerezza nelle donne tra le cui file egli riesce particolarmente popolare.

Dal suo sguardo triste traspare anche la lealtà (Ascendente Ariete e trigono Sole-Saturno) riconosciutagli da amici e nemici politici.

Ad evitare di «celebrare» Berlinguer, come potrebbe dire un noto personaggio del nostro tempo, adesso tenteremo di mettere a fuoco un lato non certo positivo del leader politico, un lato che fino ad oggi non è mai stato notato da alcuno, ma che appare molto evidente nel grafico della natività. Ci riferiamo al complesso di debolezze riconducibili alla quadratura Luna-Nettuno, quadratura assai marcata essendo l’orbita di tolleranza di circa un quarto di grado.

Personalmente riteniamo questo aspetto assai debilitante sul piano della volontà nonché responsabile di insicurezza, confusione, paura sul piano psichico.

Sotto questa luce possono essere meglio spiegati vari atteggiamenti di Enrico Berlinguer che vengono generalmente attribuiti a cause diverse. Per esempio il suo rifiuto di dichiarare la sua età al giornalista che gliela chiedeva va ben oltre la riservatezza (che pure è presente in lui) e si configura piuttosto come espressione di una certa insicurezza di fondo che lo spinge a dire il meno possibile per evitare qualsiasi attacco.

Si dice ch’egli non rifiuti la lotta (nello psicogramma citato troviamo competizione 90%) e i valori Toro da una parte e quelli Gemelli dall’altra lo confermano, tuttavia è pur vero che egli, in tali circostanze, non radicalizza mai lo scontro ma tende infine alla soluzione diplomatica (per esempio durante la battaglia per il divorzio quando pur essendo certo della vittoria del fronte laico cercò una soluzione di compromesso).

Più di uno obietterà che vi sono delle ragioni politiche ben evidenti a monte delle sue scelte e non le neghiamo, d’altra parte ci sia consentita la presunzione (dettataci esclusivamente da quel grande «faro» che è l’astrologia) di dichiarare che a monte delle scelte di Berlinguer vi è quasi sempre presente anche l’insicurezza.

Lo stesso compromesso storico, che a prima vista può sembrare una classica espressione del dualismo gemelliano, è invece, a nostro avviso, oltre che una ragionata scelta politica, anche un tentativo di responsabilizzazione delle altre forze politiche al momento di un’ascesa del Pci al governo, per evitare spaccature verticali le cui conseguenze potrebbero essere troppo pesanti da sopportare (soprattutto per un uomo con la quadratura Luna-Nettuno).

Non ci sembra un caso, a questo proposito, il particolare che egli pensò per la prima volta al compromesso storico durante il periodo di convalescenza dovuto a un incidente stradale subito nell’autunno del 1973 (come egli stesso ha dichiarato), con Saturno di transito in terzo Campo, congiunto a Venere, quadrato alla sua posizione radicale e opposto a Marte: dunque in una condizione di ipovitalità psico-fisica. Questo lato debole della personalità del numero uno delle Botteghe Oscure, sconosciuto al pubblico e forse anche a molti suoi intimi, a nostro avviso non intacca i tanti meriti dell’uomo politico così popolare, ma anzi lo rende più realisticamente umano.

Ritornando al grafico di nascita è interessante sottolineare la posizione di Marte in Campo nono, opposto a Mercurio e Venere. È un riferimento tra l’altro alle «disavventure estere» del premier comunista. Disavventure iniziate nel 1964 quando, guidando una delegazione italiana al XVI Congresso del PCF, non ottenne alcun applauso dai presenti, al termine del suo discorso, essendosi posto in contraddittorio con la maggioranza di essi. In seguito dovette registrare altri «incidenti» più o meno gravi di questo genere, come nel 1966 a Pechino, a Mosca nel 1969, e in varie altre occasioni. La posizione di Marte indica anche che le maggiori energie combattive di Berlinguer sono orientate in direzione dei problemi internazionali: non a caso egli è l’inventore dell’eurocomunismo e il portabandiera dell’indipendenza da Mosca dei partiti comunisti dell’Europa Occidentale.

Da quanto detto fin qui, e riferendoci allo psicogramma dianzi trascritto, ci troviamo d’accordo sull’alto punteggio attribuito alla voce «protezione dei figli» (è il settore in cui Nettuno, quadrato alla Luna, fa sentire maggiormente la sua influenza «angosciante»), nonché alle voci importanza del ruolo pubblico, competizione, ambizione e religione, mentre apporteremmo delle modifiche alle altre.

Dinamismo 55%, per esempio, crediamo che non sia giusto, dato che la parola dinamismo richiama, come concetto, un’attività più o meno frenetica che in nessun caso si può riscontrare nel nostro soggetto. Si può invece parlare di un continuum nella laboriosità, che è cosa diversa.

Troviamo giusto invece l’esiguo punteggio attribuito agli interessi erotico-sentimentali. Infine aggiungeremmo un’altra voce relativa ai molti valori Toro e cioè l’ostinazione a cui ci sentiamo di attribuire il massimo punteggio. È una «qualità» già conosciuta di Berlinguer, come si nota dalle cronache più diverse. Vittorio Gorresio, nel libro citato, a pagina 67, scrive: «Pare che Berlinguer non prevarichi mai, limitandosi ad essere un cocciuto come se ne conoscono pochi».

Nel prossimo futuro del soggetto vi sono due periodi importanti sotto il profilo delle trasformazioni. Si tratta di due «passaggi» difficili di Urano che, anche se saranno benefici sotto l’aspetto evolutivo, non mancheranno di provarlo sul piano esistenziale. Il primo è già in corso e durerà fino all’autunno prossimo, quando Urano supererà del tutto l’opposizione con la Luna radicale. L’altro, che a nostro avviso segnerà uno dei periodi più importanti della sua vita, si attuerà tra il 1981 ed il 1983.




Aggiornamento dell'1/7/2026

Disponibile da subito il mio terzo libro del 2026: la IV Edizione di “Transiti e Rivoluzioni Solari”.
La Quarta Edizione di “Transiti e Rivoluzioni Solari” vede la luce sei anni dopo la precedente e si arricchisce di circa ottanta pagine.
Ho ritenuto che fosse necessaria innanzitutto per risolvere un piccolo problema tecnico, a causa del quale risultavano oscurate poche righe del testo, e poi perché mi è sembrato giusto essere almeno un po’ più indulgente con me stesso, evitando di costringere i Lettori a decifrare diverse pagine di note stampate con un corpo tipografico davvero minuscolo.
Ho inoltre deciso di aggiungere una nuova postfazione contenente tre argomenti che considero fondamentali all’interno di un libro di questo genere:
· Il capitolo che spiega come leggere gli astri in cuspide – sia di nascita sia di Rivoluzione Solare o di Rivoluzione Lunare – tra due Case, ma anche ai quattro angoli del cielo, differenziandone l’interpretazione rispetto alle zone Gauquelin.
· Le ragioni per cui dobbiamo considerare le Rivoluzioni Solari e le Rivoluzioni Lunari molto più potenti dei Transiti.
· Partendo dal presupposto che ogni bravo astrologo dovrebbe essere in grado di calcolare e disegnare a mano i grafici di un Tema Natale, di una Rivoluzione Solare e di una Rivoluzione Lunare, mi sono spinto oltre, sostenendo una tesi che cerco di portare avanti da sempre: per dominare realmente questi argomenti si dovrebbe tentare di progettare una Rivoluzione Solare direttamente con la propria mente, senza ricorrere neppure alle effemeridi, per poi “mirarla”, sempre utilizzando esclusivamente il cervello e non il computer, immaginando le diverse mappe celesti al variare della longitudine geografica. A questo proposito ho riproposto integralmente


Aggiornamento del 7/7/2026

Fine modulo

Frida Kahlo era Frida Kahlo anche prima dell’incidente spaventoso e tremendo che la colpì diciottenne mentre si spostava in autobus nella sua città.

 

Può sembrare una osservazione banale, ma non lo è affatto. Ho avito alcuni scambi di opinione con ChatGPT sulla breve lettura che segue, in chiave astrologica, di questa straordinaria donna e artista che mi apprestavo a scrivere ed il mio chatbot preferito mi ha detto che secondo lui (mi riferisco al maschile, in questo caso, perché collego tale AI a Sam Altman, il suo creatore), conoscendo i miei scritti, ha previsto che avrei sottolineato ciò e io gliel’ho confermato.

Infatti dobbiamo partire, ritengo, a monte di tutto, da alcune considerazioni che permeano, a mio avviso, non solo la mia personale Weltanschauung, ma quella del mondo intero, nella sua estensione più condivisibile, oggi, a ogni longitudine politica e filosofica.

E per fare ciò dobbiamo, innanzitutto – credo – non temere di affrontare il discorso su Lombroso.

Qui apro una parentesi e riprendo un mio scritto dal mio trimestrale Ricerca ’90 nel 2001 dove commentavo nuovamente la strage di Novi Ligure da parte di due fidanzatini di circa quindici anni.

Però, al di là della provocazione da me lanciata e senza voler necessariamente approdare ad una filosofia del tipo “sliding doors”, dobbiamo, alla luce dei nuovi fatti di ordine criminale che vedono oggi ancora protagonista Omar Favari (secondo accuse che sono state pubblicate), chiederci qualcosa sulle “qualità/‘tare’” ereditarie e/o genetiche con cui veniamo al mondo e, allora, vi propongo un mio articolo di molti anni fa, pubblicato, credo, tra il 1982 ed il 1984, quando lavorai per due anni come redattore interno a Il Mattino di Napoli.

Eccolo:

Questo giornale (Il Mattino, NdR), qualche giorno fa, in una pagina interna, titolava: “Montalcini: drogati non si nasce” e seguiva l’intervista che la collega Lùcia Borgia aveva fatto al premio Nobel italiano sulla querelle che è nata dopo le presunte dichiarazioni della scienziata che, secondo alcune notizie diffuse dalla stampa, avrebbe postulato l’esistenza di geni specifici, alla nascita, che porterebbero determinati individui sulla strada della droga. Di qui una grossa polemica generale in cui si sono inseriti anche personaggi come Muccioli i quali, a nostro avviso, in una disputa del genere, non hanno alcun titolo a pronunziarsi, a meno che non abbiano studiato, in via del tutto nascosta, la biologia o altre discipline che possano permettere loro un’opinione motivata sull’argomento.

La Montalcini ha precisato che il suo pensiero è stato travisato ed ha dichiarato di non avere mai ipotizzato cose del genere che sarebbero in contrasto con tutto l’edificio del suo pensiero scientifico da decenni a questa parte. Ha inoltre aggiunto che le cause principali che portano un giovane alla droga sono da ricercare nelle influenze sociali, da parte della società e dell’ambiente più prossimo, nella prima parte della vita.

A questo punto un esercito di sociologi, di psicologi, medici e soprattutto politici si è disteso e la cosa sembra essere rientrata, rispetto alle polemiche. Ma vediamo: è proprio un assurdo pensare che un bambino, nascendo, abbia già le “informazioni” giuste per diventare un drogato? Intendiamoci, non vogliamo parlare di genî perché entreremmo già in una specificità che non ci compete, ma desideriamo semplicemente dire che a parere nostro, e non solo nostro, un essere umano, vedendo la luce per la prima volta, ha già in sé le “label”, le stimmate di molta parte del proprio destino. Ci rendiamo perfettamente conto che una simile affermazione può risultare assai impopolare, oggi, quando la buona demagogia insegna a dire che tutti nasciamo perfettamente uguali e che solo la società malata può renderci brutti, sporchi e cattivi. Ma cinquemila anni di osservazioni scritte, l’astrologia, ci hanno insegnato diversamente e per questo gli astrologi sono stati mandati al rogo, nei secoli passati, e oggi vengono accettati ancora spesso con molte riserve. L’argomento in oggetto, ve ne sarete accorti, è di vastissime proporzioni e coinvolge princîpi religiosi, morali, filosofici, scientifici e di altro genere ancora. È l’antico problema, sotto certi aspetti, del libero arbitrio o del determinismo. Ci piacerebbe poterne discutere a lungo in una tribuna come questa, ma lo spazio è tiranno e non potendo approfittare oltre della disponibilità del Direttore, ci limiteremo a qualche brevissima osservazione.

Ecco, una coppia di celebri scienziati francesi, Michel e Françoise Gauquelin, ha dimostrato, su di un campione di oltre 30.000 nascite, al di là di ogni ragionevole dubbio e sulla base esclusiva delle severe leggi della statistica verificate da professori della Sorbona, che chi nasce con Marte all’Ascendente sarà con molte probabilità un militare o uno sportivo di successo. Chi nasce con Giove forte al Medium Coeli tenderà a distinguersi come magistrato o leader nelle gerarchie politiche, chi vedrà la luce mentre la Luna sta sorgendo o sta culminando, sarà frequentemente uno scrittore e un poeta, eccetera, eccetera.

E allora, dove se ne va a finire il libero arbitrio? Naturalmente in un eventuale dibattito sull’argomento non porteremmo solamente questo tema, ma c’è da chiedersi: è tanto inverosimile parlare di nette predisposizioni alla nascita?

Nel bene come nel male? Qualcuno potrebbe mai convincerci che Caruso divenne il più grande tenore del mondo in virtù dell’ambiente che lo circondava e non, soprattutto, perché possedeva un immenso dono di nascita di questo genere? E potrebbe esserci mai taluno che si candidi a dimostrarci come il fatto che Luigi Pirandello, nascendo nella campagna di Girgenti (l’antica Agrigento, NdA, nel secolo scorso), figlio di un commerciante di zolfo, sia stato poi favorito da ciò nel diventare premio Nobel della letteratura e non divenne tale soprattutto perché “era già premio Nobel alla nascita”? E, ancora, dobbiamo ritenere che le follie genocide di Hitler siano da ricercare solamente in un cattivo rapporto con il padre? No, sinceramente non lo crediamo assolutamente.

Non vogliamo e non possiamo disconoscere il ruolo che l’educazione, l’ambiente sociale e le esperienze della prima infanzia hanno sul futuro di un individuo, ma — ne siamo convinti allo stesso modo — non possiamo neanche negare che ciascuno di noi, venendo al mondo, porti con sé, già tutta una serie di informazioni precise che diventeranno altrettanti elementi essenziali nella costruzione di quel destino specifico. E questo sia detto al di là o al di qua del pensiero di Lorenz, di Cesare Lombroso, di Freud, di Marx e di quanti ritengono che il mistero della vita sia incapsulabile in un’unica e semplice formula matematica.

 

Nota: Io che seguii, “sul campo”, l’intera vicenda, sono convinto che la Montalcini disse proprio “che drogati di nasce”, ma sotto il fuoco di fila ideologico di quasi tutto il mondo scientifico di quegli anni, fu costretta a fare marcia indietro.

 

Conclusioni (?)

Ovviamente non ce ne possono essere. Ma qualche punto di domanda sì, e forse neanche di piccolo calibro.

Se stessimo ragionando lungo la lunghezza d’onda di due opposte tifoserie, quella della “curva B” e quella dei “primi della classe” (guidati dai sani princìpi della ideologia che nessuno può nascere brutto, sporco e cattivo), allora si tornerebbe all’antico dilemma: gettiamo la chiave per persone come Omar Favari o evitiamo loro anche un solo giorno di carcere perché egli non ebbe alcuna colpa per la strage che commise e, se ciò sarà provato, non ne ha commesse neanche per le nuove ipotetiche violenze in direzione dell’attuale moglie?

Ovviamente la domanda è e deve essere retorica. La stessa non troverà asilo politico ad alcuna longitudine politica e, allora, mi limito a lanciarla semplicemente qui, come una ennesima pietra nello stagno della disperazione di tanti che, come chi scrive, non ne possono più di quelli dell’ “esercito pro-Caino”.

Ecco torniamo a Frida Kahlo e alla più grande verità che, prima fra tutte, mi ha insegnato l’Astrologia: non è assolutamente vero che nasciamo tutti uguali ed è, invece, giusto l’esatto contrario, ossìa che nasciamo tutti “meravigliosamente diversi”: simpatici, antipatici, desiderosi di conoscere, razzisti, inclini all’arte e alla letteratura, amanti della guerra e della caccia, pudichi e puttanieri, immacolate e puttane, sanguigni e spenti, abili a scrivere con le dieci dita sulla tastiera e incapaci anche di infilare un filo di cotone nella cruna di un ago, matematicamente orientati e negati per il razionale, dotati di straordinari talenti recitativi o del senso di Smilla per la neve, carnivori, vegetariani, crudivori, fruttariano, ultra-dipendenti dal cioccolato e votati al digiuno e alla castità e potremmo continuare per un milione di pagine ancora.

Il punto debole di chi non vuole riconoscere questa straordinaria verità è, in tutta evidenza, un pregiudizio ideologico.

Non è politicamente corretto dire neanche che i neri d’Africa hanno dentature meravigliose e un’attitudine innata per la danza.

No, bisogna dire che le dentature sono uguali in ogni angolo della Terra dove nascono bambini e bambine!

Questa miopia esagerata e faziosa porta anche a paradossi del tipo che qualcuno vorrebbe sostenere che un Brunello di Montalcino potrebbe tranquillamente essere generato da uve catanesi! Catania e la Sicilia, vivaddio!, hanno magnifici vini, a cominciare da un Etna Rosso che è tra i miei preferiti in tutto il mondo, ma possibile che dobbiamo allinearci tutti lungo una linea di equidistanza nella scala dell’imbecillità e affermare che il Brunello di Montalcino potrebbe nascere ovunque?

Perfino a Cinisello Balsamo o in alcuni studi televisivi pro-Stasi.

E, naturalmente, per me che mi occupo molto anche di criminologia e ho pubblicato diversi libri di delitti di ogni genere, un punto fondamentale, all’interno di questo discorso, è stabilire, tra le altre cose, che il male è una caratteristica di nascita di tante persone e può essere anche riconosciuto nell’attimo del primo vagito di un soggetto, come può esserlo, parimenti, il talento di un Wolfgang Amadeus Mozart per la musica o quello di campioni di scacchi come Spassky e Fisher.

Punto.

Torniamo a Frida Kahlo e a quel micidiale incidente stradale che cambiò totalmente la sua vita: il 17 settembre 1925, all’età di 18 anni, all’uscita di scuola salì su un autobus con Alejandro, suo fidanzatino, per tornare a casa. In conseguenza di uno scontro con un tram, l’autobus su cui viaggiava finì schiacciato contro un muro. Le conseguenze dell’incidente furono gravissime per Frida: la colonna vertebrale le si spezzò in tre punti nella regione lombare; si frantumò il collo del femore e le costole; la gamba sinistra riportò 11 fratture e il passamano dell’autobus le trafisse l’anca sinistra; il piede destro rimase slogato e schiacciato; la spalla sinistra restò lussata e l’osso pelvico spezzato in tre punti. Subì 30 operazioni chirurgiche. Dimessa dall’ospedale, fu costretta ad un riposo forzato nel letto di casa, col busto gessato, per mesi e mesi.

Il passamano metallico le trapassò anche la vagina.

Anche oggi un incidente del genere potrebbe portare alla morte, ma immaginate ciò con la medicina e la chirurgia di allora.

Da un punto di vista fisico Frida divenne una storpia costretta a indossare sempre busti ortopedici e/o protesi correttive, fu a letto, immobile, per molti mesi. Quando riuscì a rialzarsi e a deambulare lo spettacolo non era dei migliori: secondo alcune fonti, precedentemente, era stata colpita anche dalla spina bifida o dalla poliomielite, ciò che la faceva già deambulare in maniera zoppa.

Tutta la sua vita successiva fu fortemente condizionata da quantità industriali di farmaci, sedativi, oppiacei, alcol e tanta, tanta, morfina.

Ovviamente sia la Rivoluzione Solare che la Rivoluzione Lunare di quell’evento furono da manuale (quello di Discepolo): nella Solar Return del luglio precedente osserviamo elementi da brivido: quattro astri (Mercurio, Venere, Marte e Nettuno) in Casa Ottava che non è solo quella della morte o dei pericoli di morte, ma è anche una delle violazioni più forti alle 34 regole dettate da chi scrive. Urano, in cuspide Terza (gli incidenti stradali) - Quarta Casa (la lunghissima “ospedalizzazione”) e Saturno in undicesima, altro indicatore di pericolo di morte, completano il quadro.

A mio parere si salvò soltanto per la posizione di Giove in prima Casa (rammentiamo che i suoi dati di nascita, certificati con una doppia A, direttamente da Lois Rodden, ci indicano Coyoacán, periferia di Città del Messico, 6 luglio 1907, alle 8.30).

La Rivoluzione Lunare dell’8 settembre 1925 non è meno spaventosa: Sole-Marte-Mercurio-Nettuno in undicesima Casa che, secondo chi scrive, è ancora più luttuosa della ottava. Da notare anche la congiunzione strettissima Sole-Marte, l’Ascendente in Terza (gl’incidenti stradali), Saturno in prima (ossa, ossa, ossa e ossa) e Urano in cuspide sesta (operazioni chirurgiche e ospedalizzazioni).

Forse, anche qui, fu la strettissima congiunzione Venere-Ascendente a salvarle la vita, ma la stessa, nel contempo, aggravò, a mio vedere, uno stigma già presente nel Cielo Natale: la congiunzione a 0° Venere-Plutone in Gemelli. Essa ci parla di un ruolo importantissimo che ebbe il sesso nella sua vita.

Ma non poteva trattarsi di sesso come quello che viaggia sulle lunghezze d’onda soprattutto di una Venere in Toro o nei Pesci: no, qui fu sesso soprattutto di cervello, tantissimo sesso di cervello, amplificato anche dalla congiunzione assoluta di Venere a Plutone che ci impone di parlare, appunto, di sesso di cervello e non del corpo. Erotismo. Tantissimo erotismo.

Non possiamo dire se ciò fu anche una necessità fisica che le fece prediligere, a mio parere, un sesso meno o poco penetrante. I suoi amori furono tantissimi: uomini e donne, tra cui il rivoluzionario russo Lev Trockij e il poeta André Breton, fra i tanti altri e altre. Fu amica e probabilmente amante di Tina Modotti, militante comunista e fotografa nel Messico degli anni Venti. Molto probabilmente esercitarono un certo fascino su Frida Kahlo anche la russa Aleksandra Kollontaj (1872-1952), che visse in Messico dal 1925 al 1926 come ambasciatrice di Mosca, la ballerina, coreografa e pittrice Rosa Rolando (1897-1962) e la cantante messicana Chavela Vargas (1919-2012).

Vorrei segnalare ai miei quattro lettori che questo Cielo Natale dimostra, per l’ennesima volta, alcuni paradigmi fondamentali della mia scuola tra cui, primi fra tutti, gli aspetti angolari a orbita zero o quasi zero.

Come troverete scritto in quasi tutti i miei libri, ripetuto fino alla noia: prestate grande attenzione, la massima attenzione, a tutti gli aspetti angolari con orbita strettissima.

In questo caso ne abbiamo tre che ci spiegano il 90% del tutto: la già citata congiunzione erotico-sessuale di Venere e Plutone nel segno “mentale” dei Gemelli, la congiunzione strettissima del Sole a Nettuno che segnò, a mezzo di alcol, oppiacei, farmaci e droghe varie (anche tanta morfina) la vita di questa straordinaria pittrice dal talento eccezionale. E, infine, ma non per minore importanza, la stretta, molto stretta, congiunzione Marte-Urano in quinta Casa che ci riporta ad un altro paradigma fondamentale della mia scuola: la libido, là dove parte tutto.

Detta congiunzione era in quinta Casa, la casa dell’amore, del sesso, ma anche dell’espressione artistica più in generale (molti grandissimi autori e registi cinematografici hanno ciò alla nascita).

La sua creatività artistica era vulcanica, esattamente come la potenza della congiunzione Marte-Urano dimostra! E il fatto che fosse nel segno del Capricorno, oltre a parlarci delle mutilazioni e ferite indescrivibili sopportate per sempre dal suo corpo, soprattutto relativamente alle ossa, ci dice anche che da quella spinta ambiziosa (il Capricorno) Frida Kahlo trasse il più grosso propulsore con cui imprimere l’arte contemporanea e anche la società contemporanea con detta alchimia più pirotecnica che ignea.

Meraviglioso il film che ci parla di lei e di quel Messico caliente, in tutti i sensi, che ciascuno di noi ama sognare al posto anche di realtà terribili che attualmente si agitano lì.

Nella pellicola “Frida” (2002), tratto dalla biografia scritta da Hayden Herrera e diretto da Julie Taymor, una splendida Salma Hayek, è riuscita a farci avvicinare tantissimo a questo piccolo-grande universo che fu Frida Kahlo.

Tantissime altre notizie su di lei le troverete lì e anche nei libri che parlano di lei.

Qui non ho inteso scrivere una biografia pagina per pagina, dal punto di vista astrologico, della sua straordinaria, anche nel dolore, esistenza e chiudo ricordando a tutti che il soggetto si spense a 47 anni, una settimana dopo il suo compleanno.

 

 

Ciro Discepolo

Milano, 4 luglio 2026



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For Everybody. It is not an important news, but I invite you to read it because it can explain, to someone, the why of a certain noise leading that disturbs, from a few years, the astrology:

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Ciro Discepolo

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