sabato 16 agosto 2008

Quel piatto di pasta


Dato il periodo ferragostano, ho pensato di riproporre un mio vecchio e breve racconto dedicato alla pasta, a Capri, al mare, al sole e ad altro ancora. In particolare lo dedico a due amici un po’ speciali che con la pasta hanno molto a che fare: Marco Columbro e Gabriella Amato, entrambi produttori di ottima pasta (Marco ne produce un tipo proveniente dall’agricoltura biologica che egli stesso cura, con la moglie Stefania, in un bellissimo casolare toscano).

E, per restare in tema gastronomico, dedico, invece, questa breve barzelletta ai tanti ristoratori e gestori di bar che devono vedersela con persone dal quoziente intellettivo bassissimo, non perché sfortunati alla nascita, ma perché la loro bassissima evoluzione come esseri umani, ha prodotto anche un restringimento della propria massa cerebrale.

Un barista racconta a un amico che quella mattina si è presentato al banco un cliente e ha chiesto un cappuccino con una brioche.

“Mi spiace, Signore, non abbiamo brioche”.

“Va bene, allora mi dia un caffè e una brioche”.

“Sono spiacente, Signore, non abbiamo brioche”.

“D’accordo, allora mi serva, per favore, un succo di arancia e una brioche”.

“Ma tu sei troppo educato: se io fossi stato al tuo posto avrei afferrato la guantiera con le brioche a gliel’avrei tirata in faccia…”.

Buona giornata a Tutti.

Ciro Discepolo

www.solarreturn.it

www.cirodiscepolo.it



Quel piatto di pasta


Seduto con le ginocchia alzate e con il sole in faccia, Stefano non poteva fare a meno di guardarla. Era davvero uno spettacolo con il suo corpo giovane e abbronzato, la luce che produceva mille riflessi sulla pelle bagnata, quel costume nero dello stesso colore degli occhi e dei capelli. Supina con gli occhi chiusi sembrava invitare mentalmente il sole a riscaldarla, bruciarla, con le sue fiammate tonificanti. Che peccato - pensava l’uomo - che a fronte di tanto lavoro ci debbano essere solo briciole di piacere. E l’estate, il mare, Sandra, Capri, i Faraglioni erano, per lui, quel piacere. Ma anche un bel piatto di pasta, come sapeva cucinarlo lui.

“Oggi ti preparerò delle linguine alle vongole. Vedrai sono la fine del mondo”. Disse alla ragazza.

“Possibile che non pensi ad altro?”.

“Beh, non solo a questo. Vedi, da qualche anno ho riscoperto il mio corpo e adesso riesco a godere di tante cose che prima mi passavano davanti agli occhi senza interessarmi. Provo piacere a sentire quest’aria di mare che mi viene sotto vento, al rinfresco immediato quando mi tuffo e poi al tepore del sole che mi riscalda, ma anche al pensiero di una bella giornata di luglio come oggi, del relax, di tutto insomma”.

“Stai dicendo che sei diventato un epicureo?”.

“Può darsi, ma non è esatto. Non so se è mai esistito un pensiero filosofico che possa rispecchiare, in tutto e per tutto, questo mio modo di essere. È vero che sono un epicureo quando godo o cerco di godere di tutto, ma potrei fare mio anche il detto romano carpe diem, cogli l’attimo, per indicare questa disponibilità a prendere tutto ciò che mi si presenta, istante per istante. Ma c’è dell’altro. Vedi, io amo anche prolungare il piacere attraverso l’attesa. Per questo, quando siamo al mare, come oggi, preferisco non pranzare ma centellinare, prolungandolo, il desiderio di una buona cena a cui comincio a pensare da adesso. Forse, per approssimazione, il kamasutra o qualche altra corrente di pensiero orientale si può avvicinare al mio modo di sentire di oggi: godere prolungando l’attesa, senza avere fretta, dilatando con la fantasia il piacere finale che volontariamente viene ritardato”.

“Come sei complicato - disse Sandra girandosi ad abbronzarsi di schiena - io sono più diretta: quando mi piace una cosa la faccio senza starci a pensare tanto”.

“Sarà per i tuoi verdi anni, - replicò Stefano che intanto si godeva l’incanto della vista dei Faraglioni, di tutti gli scogli a picco sul mare del Lido Luigi, dei gabbiani lì numerosi e anche della nave appoggio del sottomarino turistico che parte da lì per l’escursione dei fondali - una volta agivo anche io così. Adesso, con l’avvicinarsi dei quarant’anni, ho imparato a ‘giocare a scacchi’ con la vita, a usare un po’ di strategia. Mi sono reso conto che il piacere è amplificato dal cervello prim’ancora che dai sensi. Mangiare con il supporto della fantasia può dare molto più piacere di una vorace abbuffata così come un fine erotismo può donarti mille volte più eccitazione di un rapporto gestito solo dalla passione bruciante”.

“E andando sul concreto - chiese la ragazza che muovendosi continuamente tradiva un certo interesse per questi discorsi - questa serata speciale che mi stai annunciando, a che ora comincia? E dopo tanta pubblicità che ti stai facendo, sarai all’altezza della situazione?”.

Stefano sorrise. Per questo gli piaceva, perché era anche simpatica oltre che graziosissima. Adesso si era rigirata scuotendo i seni piuttosto grossi sotto il costume scollato.

“Vado a rituffarmi, vieni?” chiese di nuovo Sandra.

Si avviarono verso gli scogli.

Più tardi risalivano, a piccoli passi, fermandosi ogni pochi metri, lungo la pineta dei Faraglioni. Quindi attraversarono via Tragara e via Camerelle, passando davanti ai ristoranti coi tavolini all’aperto. Forti odori di primi piatti e di pesce gli arrivavano al naso e aumentavano in loro il desiderio per quel piatto di pasta annunciato. Si fermarono a un bar a bere una bibita e Stefano disse:

“Una giornata come la desidero io. Se non fosse per quella telefonata... Aspetto una comunicazione da Roma. È un fatto di lavoro, importante. Potrebbe decidere delle mie vacanze. Ho dato il numero dell’appartamentino di Gianni che ci ospita a Capri. Dovrebbero chiamarmi stasera, speriamo prima di cena”.

Dalla Piazzetta, sempre affollata di turisti di ogni rango e ceto sociale, variopinti nel colore della pelle e degli abiti, passarono in via Tiberio e qui davanti a La Capannina, altro tempio della gastronomia isolana. Quindi, nella parte più alta della stradina intitolata all’imperatore romano che a ragione fece dell’isola la sua residenza fissa, imboccarono il portoncino della casa di Gianni che aveva dato loro le chiavi del suo rifugio dorato, per due giorni. Entrarono nella stanza soggiorno- cucina e lasciarono cadere la borsa del mare.

“Mettiti comoda, anzi sdraiati sul letto nell’altra stanza” - disse l’uomo che uniformandosi alla direttiva del sindaco soprannominato Federico II, aveva tenuto, per le stradine dell’isola, una camicia aperta davanti sui pantaloncini da mare, anche se avrebbe preferito girare a petto nudo.

“Adesso ti rivelo i miei segreti per un piatto di pasta speciale. - continuò Stefano senza alzare il tono della voce, data la piccolezza dei vani in cui si muovevano - Innanzitutto l’aperitivo: dell’ottima Falanghina dei Campi Flegrei che ho messo a gelare stamattina prima di andare a mare. Ecco, bevi. Non c’è niente di meglio che un bicchiere di vino bianco freddissimo per stimolare l’appetito che è già forte”.

Anche la ragazza bevve lentamente, alzandosi un po’ sul letto e gustando tantissimo quel buon vino profumato.

“E adesso mettiamoci all’opera. Tu continua a riposare. Faccio tutto io. Innanzitutto la pentola. Bella grande e piena d’acqua. Due manciate abbondanti di sale doppio e tanto fuoco sotto. Ecco. Adesso la padella che deve essere anch’essa assai ampia. L’olio, extravergine d’oliva: un dito abbondante, tanto poi si assorbirà in parte”.

Stefano procedeva con impegno e piacere, gettando ogni tanto un’occhiata al telefono: “Speriamo che non chiamino proprio mentre ceniamo. Adesso le vongole. Si devono lavare per bene. Guarda come sono belle, grandi abbastanza. Dei miei parenti americani che vennero a trovarmi l’anno scorso, dissero che in California ci sono vongole gigantesche. Come se i capponi fossero più saporiti dei galletti... Gli americani sono bravi in tante cose, ma per la pasta si devono stare. Ecco, dopo averle scolate si mettono nella padella, a fuoco lento, insieme ai pomodorini freschi tagliati a tocchetti e a tanto prezzemolo ridotto finissimo. Ci aggiungo il sale fino, quanto basta, e uno spicchio d’aglio, facoltativo, che tolgo dopo un po’”.

Intanto Sandra si era alzata e aveva indossato un body cortissimo di cotone rosa, molto sexy. Stefano ammirò le bellissime gambe e non poté fare a meno di circondarla con un braccio quando gli passò a fianco. La baciò sul collo, all’angolo dell’orecchio destro. La pelle aveva ancora il sapore del sale marino. Si abbracciarono e si baciarono a lungo. La magia dell’estate era anche questo. Tutto d’estate è più bello, pensò l’uomo che si staccò un po’ a fatica dalla compagna per rimettersi all’opera, non senza avere gettato un altro sguardo un po’ inquieto al telefono: questa giornata stupenda sarebbe stata perfetta se non ci fosse stata quella preoccupazione. Il lavoro è importante e quella telefonata era bene che giungesse se non voleva rovinarsi l’estate.

“Un altro sorso di vino”. - lo prese dal tavolo dove intanto aveva apparecchiato con l’indispensabile, ma pensò nuovamente al telefono.

“Sì, - disse la ragazza - ma dopo il ‘capolavoro’ di primo, che mi farai mangiare?”.

“Non ci sono problemi - rispose l’uomo - ho comprato dei peperoni in padella e c’è della mozzarella di bufala e del prosciutto. Ma l’importante è la pasta. Vuoi mettere la differenza?”.

Sandra si era seduta al tavolo, di traverso alla sedia con le gambe accavallate. Sgranocchiava un taralluccio coi finocchietti, tipico di Capri, e lo guardava con un sorriso e una bella luce negli occhi.

“Adesso passiamo alla fase finale. Non mi distrarre. Ecco, bisogna schiacciare quel tanto i pomodorini e far penetrare sugo e olio nelle vongole. Guarda come si aprono. Qualcuno toglie i gusci, ma non capisce niente. Senti il profumo? Serviti pure, fai un po’ di ‘zuppetta’ col pane. Un altro goccio di vino, ma non ubriacarti. Per favore, rimetti sempre a posto, nel frigo, il vino, altrimenti si fa caldo. Bisogna girare continuamente nella padella. Adesso le linguine”.

“Perché linguine e non spaghetti?” - chiese la sua donna.

“Perché le linguine tengono meglio la cottura e poi perché avendo una trama piatta fanno aderire di più il sugo che si avvolge loro intorno e... senti che sapore! Noi italiani abbiamo la migliore pasta del mondo. Le linguine, numero 18, cottura 10 minuti, è scritto sulla busta, ma io le faccio cuocere 9 minuti perché le preferisco molto al dente”.

Versò la pasta nella pentola che bolliva e guardò di nuovo, con desiderio, la donna che sorridendo continuava a rosicchiare i suoi tarallucci. Diede ancora un’occhiata al telefono. Mise anche della buona musica in sottofondo.

“Adesso ti insegno un altro segreto: - continuò Stefano - si mettono i due piatti fondi a fianco ai fornelli, per farli riscaldare bene altrimenti, se sono freddi, la pasta si fa brutta al contatto. Quando sei al ristorante, per evitare questo inconveniente, fatti portare le linguine al ‘cartoccio’, cioè cotte nel forno nella carta stagnola. Conservano tutto il calore e le puoi gustare come se le avessi appena tolte dalla pentola. Adesso mettiamo nel piatto un po’ di peperoncino, quanto ne desideri. Preparati, il momento è vicino. Avrai notato che ho buttato giù non troppa pasta: anche questo è un particolare importante per fare un ottimo primo. La quantità non deve mai esser tanta perché se ti resta un po’ di voglia ancora addosso, allora la gradisci di più. Certo questo è soggettivo, ma io consiglio così. È la cura dei particolari che ti fa meritare un bel 10 e lode. Un mio amico buongustaio che fu invitato a cena da una conoscente comune, fu capace di trovarle undici errori nel primo piatto!”.

Stefano assaggiò una linguina, sollevandola con le dita dal forchettone e sentenziò che la cottura era giusta. Versò, allora, il contenuto della pentola nel colapasta, fece scendere ben bene l’acqua residua e quindi versò le linguine nella padella che continuava a cuocere a fuoco lento. Girò e rigirò il tutto facendo amalgamare i pomodorini con la pasta, con l’olio e con il prezzemolo. Qundi versò nei due piatti: uno spettacolo superbo! Con i due piatti fumanti nelle mani si avviò al tavolo. Un profumo fortissimo si sprigionava nell’ambiente. Squillò il telefono. Esitò.

“Se vogliono, richiameranno” - disse Stefano sedendosi e avvicinando una forchettata di pasta alla bocca.


By Ciro Discepolo, copyright 1997

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