martedì 2 giugno 2026

Di testicoli rimossi, banane rubate e frattaglie varie viaggianti...

 



I sogni proibiti di Andrea Sempio

Ovvero “Di testicoli rimossi, banane rubate e frattaglie varie viaggianti...”

Sta venendo fuori il finimondo. Giustamente. E i giornali specializzati nel gossip di questo genere ci informano anche su particolari estremamente piccanti di tale telenovela. Qualcuno promette addirittura link ai filmati privati dell’indagato con la sua avvocata.

Da più parti si chiede la censura a gran voce. A Sempio, ovviamente.

Condivido e mi associo al popolo dei figli ideali del prefetto Gonnella (“La voce della Luna”, Federico Fellini) e anch’io sono contro il popolo della gnoccata.

E sì, abbiate pazienza! C’è un limite a ogni cosa!

Qui a Milano il Sindaco (o chi per lui) ha giustamente fatto eliminare i testicoli al Toro, in Galleria, dopo il restauro dello stesso, a difesa del pubblico pudore e per salvare l’innocenza di bambini e bambine, nonché di tante religiose che vengono ad ammirare il Duomo.

Bene hanno fatto anche a Parigi a rubare, nuovamente, la “banana di Cattelan”, altra sconcezza (ma lì la cosa è endemica e facile, digitando la password “Louvre”).

Adesso dovremmo solo sforbiciare un tantino l’arte e la letteratura degli ultimi due millenni e passa, almeno, e poi staremmo a posto.

Io partirei senz’altro dall’oscurare totalmente, a mezzo Photoshop o ChatGPT, la Casa dei Vettii a Pompei, per poi passare a tutta l’arte pittorica e scultorea dal tempo degli Egizi a oggi, senza esclusione dei Bronzi di Riace, delle Cappelle Sistine e di altre scappatoie per potenziali sporcaccioni e sporcaccione.

Non mi si parli di arte o di scusanti simili: occorre fare un solo e grande falò delle sconcezze scritte da Boccaccio e di libri come il Decamerone e simili.

Ecco una short list di autori e di “opere” da bruciare all’istante:

• Geoffrey Chaucer con i Canterbury Tales

• François Rabelais con Gargantua e Pantagruele

• Pietro Aretino e la sua oscena produzione

• Giacomo Casanova e le sue perverse memorie

• Donatien Alphonse François de Sade (questo qui va cassato subito!)

• Gustave Flaubert e la sua Madame Bovary

• Charles Baudelaire, almeno per “I fiori del male”

• D. H. Lawrence per “L’amante di Lady Chatterley”

• Vladimir Nabokov con “Lolita”

• Pier Paolo Pasolini (qui occorre ordinare ai pompieri di Fahrenheit 451 di bruciare tutto)

• Federico Fellini con “La città delle donne” (Marcello Mastroianni che, più perversamente di Andrea Sempio, frusta le donne)

• Luis Buñuel con “Bella di giorno”

• Stanley Kubrick con “Eyes Wide Shut”

Ma senza dimenticare, assolutamente, le prosperose popolane di Renzo Arbore in “Indietro tutta!” o le maggiorate del cinema italiano degli anni Cinquanta.

Ovviamente il primo testo da elidere immediatamente, anche dalla mente di chi lo ha letto, è “L’interpretazione dei sogni” di Sigmund Freud, primo fornicatore fra tutti, capace di immaginare uomini e donne che fanno sesso “nei modi più strani”.

Come dicevo, c’è un limite a tutto e, personalmente, in alcuni casi non sarei contrario neanche alla castrazione chimica dei criminali onirici!



Aggiornamento del 5/6/2026


MYSTIC RIVER: DOVE FINISCE CLINT EASTWOOD

Viaggio nel cielo natale di una leggenda del cinema americano

Clint Eastwood, pochi giorni dopo il suo ultimo compleanno (San Francisco, 31 maggio 1930, ore 17:35), ha annunciato ufficialmente il ritiro dal lavoro, alla fantastica età di 96 anni!

Io – come molti, credo – gli devo tanto. Così come il meglio (forse) della letteratura mondiale di tutti i tempi, anche il cinema, prima ancora dell’arte in genere e della fotografia, mi ha regalato straordinari input da elaborare e rielaborare.

Infatti rivedo varie volte, quasi ogni anno, i film che preferisco in assoluto: Umberto D., Pane e cioccolata, Il Padrino I e II, Il posto delle fragole, 2001: Odissea nello spazio, Schindler’s List, Amarcord e tantissimi altri.

Negli ultimi anni ho provato a godermeli in un modo diverso: tolgo l’audio, anche perché ricordo le battute a memoria, e, non lasciandomi distrarre dallo stesso, apprezzo maggiormente i movimenti di macchina, gli obiettivi scelti per ogni scena, la profondità di campo, il gioco delle luci e delle ombre...

Naturalmente, nella mia lista personale dei cento film più belli della storia del cinema, figurano anche i suoi capolavori più condivisi e, per me, il primo in assoluto è Mystic River (2003).

Penso che in questa pellicola egli abbia fatto confluire un po’ la sintesi della propria persona, soprattutto delle sue radici che sono un mix prevalentemente irlandese e scozzese, ma anche inglese e olandese.

Anche chi sa pochissimo di cinema riesce a distinguere lo stigma di un film ambientato a Boston rispetto ad altri che portano con sé l’humus di Hollywood (Steven Spielberg), di New York (Stanley Kubrick) o del Middle West (i fratelli Coen), al di là delle rispettive radici etniche e culturali.

Il fiume Mystic è davvero, forse, lo spartiacque che separa nettamente una Boston poliziotta da un’altra Boston commerciante o con ramificazioni malavitose.

E tutto il film potrebbe essere una metafora, una grande metafora, di ciò che possono diventare i ragazzi che nascono laggiù (la vicenda è ambientata negli anni Sessanta), ma anche di ciò che sarebbe potuto diventare il regista se non avesse scelto di fare lo “sceriffo” – a modo suo – in tante pellicole di successo.

Fare lo sceriffo, nella fiction come nella vita reale, gli sarebbe calzato a pennello come un abito sartoriale, in funzione di quel Marte in Ariete e in sesta Casa, ma anche in cuspide quinta, che, appunto, ci parla di un lavoro “armato”.

Tuttavia, per un bambino nato durante la Grande Depressione e cresciuto negli anni difficili successivi, sarebbe stato facile cadere dall’altra parte della barricata e diventare anch’egli un uomo dalla pistola o dal coltello facile, ma schierato sul fronte opposto (sempre Marte in sesta Casa).

Ciò soprattutto se consideriamo i suoi quasi due metri di altezza (193 centimetri).

Eastwood, in quel film, ci porta quasi per mano a vedere e a sentire gli umori che si percepiscono a ridosso di quel fiume-totem per la città, spartiacque di una Boston che ha regalato tantissimi bravi cittadini agli Stati Uniti d’America e perfino una famiglia di “presidenti” che ancora oggi rappresenta un mito. Ma dove è anche profondamente radicato un sentimento autoctono, soprattutto di origine irlandese e scozzese.

Forse quello in oggetto è il lungometraggio di Clint Eastwood che amo di più, anche perché lì l’ho sentito più schietto, più sincero, più assolutamente coerente con il suo Marte in Ariete al trigono del Nettuno dominante al Medio Cielo: gli stati di coscienza alterati, il contrasto bene-male senza compromessi e senza ammortizzatori di alcun genere.

Ed è ovvio ricordare anche che i cattivi, in Mystic River, sono pure “i giusti” e che i buoni sono anche “i cattivi”, sempre a ridosso di quelle acque dove vengono seppelliti – credo ancora oggi – tanti segreti inconfessabili del capoluogo della contea di Suffolk.

Ancora un paio di osservazioni su questa leggenda vivente del cinema americano.

Marte e Urano in quinta Casa ci parlano della sua personale Magnum 44 che molte volte ha sparato ed è andata a segno: l’attore-regista-autore ha avuto ben otto figli da sei diverse compagne e – io credo – che, se fosse nato donna e con lo stesso cielo, avrebbe dovuto farsi chiudere le tube.

Interessantissimo, infine, almeno per me, ragionare intorno al suo rapporto con il denaro: con Mercurio in Toro e Venere, Giove e Plutone in ottava Casa, non solo possiamo dire che egli abbia avuto una visione strategica del verbo “arricchirsi”, ma possiamo anche affermare che questo importantissimo capitolo della sua vita sia stato affrontato secondo una logica profondamente scorpionica, senza lasciare nulla al caso.

Si stima che egli possieda attualmente un patrimonio superiore ai quattrocento milioni di dollari che non sono tali per caso, ma soprattutto perché il nostro, subito dopo il successo dei primi film realizzati con gli spaghetti western di Sergio Leone, acquistò una piccola casa cinematografica californiana, la Malpaso Productions, e decise immediatamente di partecipare agli utili delle proprie creazioni piuttosto che chiedere compensi molto elevati per ogni film interpretato da protagonista.

Ma allora come spieghiamo il pessimo Saturno in seconda Casa?

Con una notevole avarizia, come ci informano diverse biografie dedicate al personaggio.

Egli tende a ridurre moltissimo il numero dei ciak quando gira e molte volte si accontenta della prima ripresa, evitando quasi ossessivamente di andare fuori budget.

Comunque, soldi o non soldi, tanti figli e diverse cause di separazione (costosissime), io gli sono assai riconoscente perché mi ha regalato film straordinari e indimenticabili.



Aggiornamento del 9/6/2026


Pino Rinaldi ha fatto poker!

Grande televisione, ieri sera, a Ignoto X. Pino Rinaldi ha fatto poker e ha detto basta!

Ogni tanto – si può capire – non ce la fa più a sopportare quelle menate del politicamente corretto, del pluralismo delle opinioni e del contraddittorio e si è lasciato andare a un salvifico sfogo insieme ad altri tre tra i più rappresentativi Vitelli’s Boys.
Qualcuno mi ha scritto che, in alcuni momenti di una trasmissione destinata a passare alla storia, si è vista perfino un po’ di bava alla bocca del giornalista e conduttore, ma su questo non giurerei.
Posso invece giurare, anche in tribunale, che il nostro tuttobusto televisivo ha inteso – riuscendoci perfettamente! – fare una carrellata esaustiva di tutta la mitologia garlaschiana e, come in uno dei meravigliosi libri di Mircea Eliade, ma gettando un occhio anche a Pol Pot e alla pizza con yogurt e marmellata, ci ha donato ore indimenticabili insieme al “comandante Marchetto”, al direttore Brindani e al giornalista Fabio Amendolara.
Ha ricordato a tutti l’impronta 33 (validata da metodologie in uso anche alla NASA), il “DNA di Andrea Sempio sotto le unghie di Chiara Poggi” (cosa importa stare sempre a sottolineare che lo stesso, secondo la perizia Albani, al momento l’unica prova dell’inchiesta Garlasco 3, non vale alcunché ai fini di un’identificazione personale?), ma senza tralasciare il movente indistruttibile indicato dalla Procura (Sempio avrebbe visto i filmati intimi di Chiara e del fidanzato e, dopo tre brevissime telefonate, avrebbe deciso per il massacro), i reperti trovati nel canalone davanti alla casa della nonna delle sorelle Cappa, Stefania Cappa più volte chiamata in causa da Bugalalla e da altri valorosi blogger, i festini a luci rosse e la pedofilia del santuario della Bozzola, che non possono non entrare in questa vicenda, la scarpetta di Cenerentola indossata dal piedone dell’indagato, le emorroidi del prefetto Gonnella (no, forse questo non c’entra, ma possiamo lasciarle in elenco), il modo di guardare e di parlare sia di Sempio sia di Marco Poggi e, insomma, un vastissimo florilegio di altre cento cose che soltanto un cieco non vedrebbe.
Ripeto, Pino Rinaldi ha fatto benissimo a sfogarsi e, secondo me, dopo ieri sera lo scettro di miglior cabarettista della TV italiana, attualmente assegnato a Carmelo Abbate, potrebbe cambiare di mano.

Grande televisione! Grande Pino Rinaldi!

Sui titoli di coda mi è sembrato di udire anche le note dell’immarcescibile “Comandante Che Guevara”.



Aggiornamento dell'11/6/2026


IL GRANDE BURATTINAIO DI GARLASCO

Chi manovra davvero i fili della più grande rappresentazione mediatica degli ultimi anni?

Ieri sera, all’interno di una giornata occupata ormai in gran parte dalla vicenda Garlasco (non riesco ad accettare ciò che, a mio avviso, si sta facendo ad Andrea Sempio), ho fatto un passaggio su La7, dopo le 18.30, e ho sentito il conduttore dire, pressappoco:
«Adesso andiamo a Garlasco, dove la Procura di Pavia ci dice che l’impronta 33 apparterrebbe sicuramente a Sempio e...»
Ho avuto un attimo di sgomento.
Ho pensato che forse il giornalista stesse manifestando la sindrome che colpì diversi soldati giapponesi i quali, anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, continuavano a vivere nella giungla pensando che il nemico stesse per sbarcare.
Sono passato a un altro canale e ho ascoltato vari telegiornali e trasmissioni di approfondimento giornalistico dove, nonostante le apparenti notizie da Armageddon e da apocalissi varie che si avvicinerebbero a passi da gigante, ho trovato un tantino di conforto non udendo alcuno ripetermi cose del tipo:
«Con metodologie usate perfino dalla NASA...»
Ormai potrei essere a un passo da una crisi di nervi, ma non riesco a spegnere tutto e a disintossicarmi da questa vicenda.
Però, ancora una volta, mi sono chiesto chi sia l’uomo che manovra i fili.

Chi è il regista, l’ispiratore di tutto ciò?
Che volto ha il Grande Burattinaio del Grande Circo Garlasco?
Spero che si saprà finché sarò ancora in vita.
Poi, tentato moltissimo da alcuni thriller su Netflix, ci sono ricascato e ho guardato, come dose di veleno aggiunto, anche “Realpolitik”, di Tommaso Labate, dove nel giro di un’ora hanno trasmesso ben tre volte (lo posso provare!) i fotogrammi di Alberto Stasi abbracciato a sua madre mentre entrambi piangono.
Molto di più di quanto ogni italiano possa sopportare senza gridare vendetta!

Però, al netto di tutto, ho ascoltato due testimonianze importanti da parte di altrettanti autorevoli giuristi che si aggiungono e che credo ci forniscano un quadro ancora più completo della situazione relativamente alla questione dei due imputati per lo stesso reato.
Avevamo già ascoltato, in altre trasmissioni, il parere del giudice Cuno Tarfusser e dell’avvocato e professore Carlo Taormina.
Da ciò che è emerso ieri mi sembra, da assoluto incompetente in materia di Diritto, che si delinei la seguente concreta possibilità: non sarebbe ragionevole rinviare a giudizio Andrea Sempio prima che chi dovrà farlo per ufficio si esprima sulla revisione della condanna di Alberto Stasi.
Come ho detto, non mi intendo assolutamente di Diritto e non mi permetterei neppure di avanzare pareri in merito, neanche se mi trovassi al Bar dello Sport.
Ma di astri e di previsioni mi intendo abbastanza e posso esprimermi lungo tale sentiero.
Ripeto, allora, la mia previsione, che scaturisce soprattutto dalla lettura delle stelle di Andrea Sempio, di Alberto Stasi e dell’avvocato De Rensis: se da Brescia, nel caso la palla giungesse fin lì, arriverà una risposta entro luglio 2027 (non 2026), il verdetto sarà sfavorevole all’attuale condannato.
Ma, naturalmente, in una “partita” del genere non credo si possa parlare di vincitori e di vinti.

E allora mi torna subito in mente la domanda di partenza, penetrante come un trapano:
chi è il Grande Burattinaio di questa pazzesca vicenda?




 Aggiornamento del 12/6/2026


«Coraggio, il meglio è passato.»
Ennio Flaiano

La vecchiaia non è soltanto una valle di lacrime, come qualcuno potrebbe credere. Ha anche molti vantaggi: per esempio, ti consente di avere una visione più diretta e profonda del passato.
E allora io ricordo con nostalgia Sandro Curzi e la sua straordinaria TeleKabul...

Tanti giovani, e perfino molti cinquantenni di oggi, non sanno che cosa si siano persi.
Sandro Curzi diresse il TG3 tra la fine degli anni Ottanta e i primi anni Novanta. Era, possiamo dirlo, l’opposto dell’ingessato TG1, saldamente democristiano, e anche del TG2 di orientamento socialista.
Ma il nostro, sempre sorridente e con l’eterna pipa tra le labbra, era addirittura orgoglioso del proprio TG comunista, più comunista di così non si sarebbe potuto immaginare... (allora Kabul apparteneva ancora all’orbita sovietica).
Da qui il celebre soprannome satirico di TeleKabul. E lui lo adottò con entusiasmo e con la gioia maliziosa di un ragazzino che lancia una fiondata contro una vetrata.
Curzi, come qualche conduttore che oggi tenta di imitarlo (senza riuscirci e senza riuscirci mai), era irridente, apodittico e non si preoccupava minimamente di apparire come la versione televisiva della Pravda.
Il suo non era un comunismo da «convergenze parallele» o da «comunismo nella libertà». No, per carità.
Il suo era un comunismo hard, militante, con il pugnale in bocca e con tanto di bambini mangiati dai cosacchi.
Il mezzobusto televisivo se la godeva. Essere politicamente scorretto gli piaceva. E gli piaceva raccontare il mondo da una sola angolazione, senza il minimo complesso di colpa.

Oggi assistiamo a qualche tentativo di imitazione.
Tentativi pallidi.
Tentativi destinati a non poter competere con l’originale.
Viva sempre la revolution!
Viva sempre il comandante Che Guevara! 





For Everybody. It is not an important news, but I invite you to read it because it can explain, to someone, the why of a certain noise leading that disturbs, from a few years, the astrology:

 http://ilblogperidepressi.wordpress.com/ 

 

Ciro Discepolo

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Una bibliografia quasi completa di Ciro Discepolo:

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