domenica 20 gennaio 2008

Elogio del McDonald's

Mi piace mangiare bene, e poco, anzi pochissimo. Solitamente mangio un secondo a pranzo e una minestra a cena (pasta e zucca, pasta e piselli, pasta e fagioli…). Qualche volta, di tanto in tanto, vado a gustarmi una eccellente pezzogna all’acqua pazza da Zi’ Teresa, al Borgo Marinaro, di fronte a Castel dell’Ovo.
Molti anni fa ero, d’istinto, un nemico viscerale dei McDonald’s. Col tempo mi sono ricreduto e anche moltissimo.
Non ho mai mangiato in un ristorante cinese e ammetto, senza riserve, di avere un pregiudizio al riguardo.
Diversi anni fa mi trovavo in Cina, a Xi’An, uno dei luoghi più poveri di quello sterminato paese. Quando ci andai io non circolava neanche un’automobile. Giravano tutti a piedi o in bici e indossavano tutti, ma dico tutti, la vecchia divisa dei tempi di Mao Tse Tung. Si trattava di una divisa lercia, a brandelli, puzzolente: evidentemente perché non ve n’era una di ricambio per effettuare, di tanto in tanto, un lavaggio risanatore a quei pochi decimetri quadri di stoffa.
Assistetti a una scena allucinante, per me.
Girovagando per la città, senz’alcun timore perché sentivo la cordialità della gente, mi trovai in un vicolo abbastanza stretto, quasi al centro della metropoli, dove, evidentemente, erano concentrati i “ristoranti” del posto. Ho usato le virgolette perché non si potevano chiamare tali, in senso stretto, giacché, in primis, non vi erano sedie e tavoli per gli avventori. Potremmo dire che erano delle cucine all’aperto dove si acquistava cibo con la formula “Take away” (paga e porta via).
I locali erano ricavati in una parete e avevano un’unica entrata sul davanti dove c’era anche una specie di piano mobile per permettere il passaggio e che fungeva anche da tavolo da lavoro.
Più che altro si trattava di piccole nicchie scavate nella roccia, profonde un metro e larghe quasi altrettanto. Erano tuguri alti poco più di due metri. Questi “ristoranti” erano praticamente uno a fianco all’altro. Sul piano mobile frontale campeggiavano un pentolone dove dentro bolliva del sugo dalla puzza nauseabonda (per me) e qualche gabbia con animali vivi. Per lo più si trattava di cani, topi e serpenti. I cinesi che erano lì restavano a fissare per molti minuti, pregustando – forse – le delizie che li attendevano e non occorreva Sherlock Holmes per individuare una forte attività salivare nelle loro bocche.
Ogni tanto qualcuno si decideva e indicava al cuoco l’animale prescelto. Io assistetti solo al primo pasto. Un uomo indicò un topo e il ristoratore lo prese e lo spaccò in due con un’ascia, in una manciata di secondi. Poi infilò una metà del cadavere in un ferro e lo fece grigliare su di un fuoco vivo. L’operazione durò una decina di minuti, credo. Poi infilò il semilavorato nello zuppone bollente e quindi consegnò il pasto finale all’altro che tirò dalla tasca qualche monetina. Ricevuto il pranzo (o la cena?) l’uomo si sedette a terra, incrociando le gambe, e consumò lo stesso con una libidine che non vi so descrivere. Vi posso descrivere, invece, lo stato del mio stomaco che mi impedì, per qualche giorno, di mangiare qualunque cosa.
Va da sé che questa mia visione infernale di quel pasto cinese non vuole essere assolutamente un oltraggio nei confronti di persone, lo ricordo nuovamente, la cui civiltà vanta migliaia di anni prima della nostra.
Tuttavia vi ho raccontato l’effetto che ciò fece su di me.
Quando fui di nuovo in grado di mangiare, non ebbi dubbi: McDonald’s!
Sì, proprio lì, a Xi’An e vi posso assicurare che ciò che mangiai aveva lo stesso identico sapore di ciò che mangio nella stessa catena alimentare di Manhattan o di Sydney o di Roma.
In questi locali si può mangiare dalle 10 del mattino fino a sera tardi (a New York 24 ore al giorno), cosa che a me fa moltissimo piacere (per esempio cenare alle 18 e poi tornarmene, stanco, in albergo a vedermi tanti bei film che porto con me nel notebook).
Nei McDonald’s vi è una qualità garantita pressoché identica in ogni parte del mondo. Non è vero che si mangiano soltanto hamburger e patatine: si possono mangiare anche panini con ottimi filetti di pesce o di pollo, insalate e tante altre cose. Quando mangio da scoppiare, pago 6-7 euro, in locali solitamente superpuliti (i più sporchi sono a New York). Il personale è gentile, si mangia in dieci minuti e non saprei cosa si potrebbe desiderare di più, a parte la pizza a metro di Gigino a Vico Equense o una cena a base di pesce da Mustafà alla Marina di Aequa, sempre a Vico Equense…
Più tardi cercherò di rispondere o di intervenire relativamente ai commenti di ieri.
Ciro Discepolo
www.solarreturns.com
www.cirodiscepolo.it
Posta un commento