martedì 7 ottobre 2008

Werner Heisenberg


Augurissimi a Marco Celada che in queste ore festeggia il compleanno!
Anche io, a fine agosto, ho temuto di avere problemi con la polizia di frontiera. Infatti sono giunto a Portland (nel Maine) a tardissima sera e sono ripartito, con mia figlia Luna, la mattina prestissimo, soggiornando poche ore in un hotel aeroportuale. Mi ero portato in valigia dei miei articoli in inglese, ma non ci fu bisogno di mostrarli perché a tutti i poliziotti che mi chiedevano il perché di una simile toccata e fuga, rispondevo dicendo “Per trascorrere il compleanno di mia figlia a Portland” e tutti sorridevano e facevano gli auguri (mai capitato nei miei viaggi).

Cara Antonella, avrai compreso che il mio blog della settimana scorsa relativo ad alcuni libri, e in particolare all’ultimo di Giulio Tremonti, voleva andare a parare proprio dove corre il tuo pensiero in questo momento. Ho ascoltato la risposta di un noto esponente politico italiano alla domanda di un collega giornalista: “Vi è un rischio per l’economia italiana?”. “Sì, vi è un rischio. Ma occorre combatterlo”. Io, come tutti, mi sto ancora chiedendo quanta saggezza e conoscenza nascosta vi siano dietro queste parole.
Rammento, con grande chiarezza, la prima notte dell’attacco americano a Baghdad nella prima guerra del Golfo. Intervistarono, in TV, alcuni importantissimi esponenti del mondo della finanza. Tutti sentenziarono: “Domani il costo del barile di petrolio subirà una impennata verso l’alto!”. E invece ribassò.
Sempre dal libro di Christopher Cerf e Victor Navasky “La parola agli esperti”, ecco cosa dichiarò Stuart Chase, economista e scrittore americano, sul New York Herald Tribune del 1° novembre 1929: “Solo i titoli sono in ribasso, non certo i beni materiali e né i servizi… Sono ormai otto anni che l’America sta attraversando un periodo di prosperità economica. Precedentemente, i periodi di sviluppo non sono mai durati, in media, più di sette anni. Con queste premesse, ci vorranno ancora tre anni prima che la borsa precipiti nel caos”.
Ho già scritto più volte, negli ultimi lustri, cosa mi attendevo dall’attuale forte discesa della curva dell’Indice Ciclico Planetario (tra il 2003 e il 2013). Ricorderò solo brevemente, allora, che essa, a mio avviso, riguarda l’enorme mattanza mondiale di morti per cancro, senza trascurare quelli in Africa per AIDS e gli altri per le altre pesantissime patologie che stanno sempre più attaccando l’uomo. Ciò non esclude, naturalmente, che ci possa essere anche una crisi economica del tipo USA 1929, ma a mio avviso l’indice è puntato precisamente sulle malattie e sul cancro in particolare. Questo significa molti milioni di morti.
L’ICP registrava, nel secolo scorso, una simile flessione negli anni 1915-1918 e tutti misero in relazione, giustamente, tale caduta della curva con la prima guerra mondiale. Ma dimenticarono che esattamente negli stessi anni l’influenza chiamata Spagnola provocò la morte di un numero imprecisato di esseri umani, ma certamente compreso tra venti e sessanta milioni di uomini e donne, molti di più di quelli uccisi dalla guerra. Sappiamo anche che la terribile crisi del 29 ebbe anche uno sbocco in un notevole aumento di mortalità e leggendo, per esempio, il dramma “Morte di un commesso viaggiatore” (Arthur Miller, 1949), si può facilmente comprendere il perché di ciò.
In conclusione, pur lasciando volentieri la parola a colui che considero il vero grande esperto di astrologia mondiale (André Barbault) e che mi piacerebbe scrivesse qualcosa di attuale su tale argomento, penso che noi tutti faremmo bene a moltiplicare la nostra attenzione verso le malattie. E ciò non perché io sottovaluti il pericolo crisi economica, ma perché ritengo che neanche i guru dell’economia sarebbero mai in grado di dirci se, quando, come e perché.
In tal senso lasciatemi lodare, ancora una volta, il candore, frutto di bontà personale, di Celeste a cui qualcuno avrebbe confidato, secondo voci di guardiola, i particolari segreti di questa crisi.

L’intervento di Pasquale, poco fa sul blog, è di quelli sui quali ci potremmo arrovellare il cervello per decenni… Sostanzialmente condivido perché esso è anche il succo di ciò che intendeva Jung quando diceva che la realtà soggettiva e quella oggettiva coincidono per cui un pessimista finisce anche per scivolare a terra e un ottimista per trovare soldi per strada. Anche il principio di indeterminazione di Heisenberg è collocabile, a mio avviso, sulla stessa scia e relativamente allo stesso è gustosissima la parodia che ne fanno i fratelli Coen nel film “L’ uomo che non c’era” attraverso il colorito personaggio dell’avvocato penalista che vuole far assolvere il suo imputato convincendo la giuria che, nel momento stesso che essa osserva la realtà su cui dovrà giudicare, la altera.
Caro Al Rami, attenzione: noi ci occupiamo degli astri del nostro sistema solare e non di stelle! Pertanto il fenomeno della precessione degli equinozi non ci riguarda minimamente. Rileggiti, se vuoi, cosa c’è scritto nel libro di Enzo Barillà e mio “Astrologia: sì e no”, scaricabile gratuitamente in rete.

Però, siete tornati carichi dai Carabi! Ora calmatevi un poco, per favore…
Buon pomeriggio a Tutti.
Ciro Discepolo
www.solarreturns.com
www.cirodiscepolo.it

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