Poche note sul Cielo di Nascita di Antonio De Rensis.
Di Ciro Discepolo.
Rammento distintamente il giorno della prima apparizione in TV dell’avvocato Antonio De Rensis, nella primavera del 2025, a pochi giorni di distanza dal compleanno di Andrea Sempio, appena costui fu nuovamente indagato per l’omicidio della povera Chiara Poggi.
Lo fece scegliendo una trasmissione condotta da Milo Infante e, in quella occasione, sbocciò, immediatamente, un grande amore tra i due, amore che dura tutt’oggi.
Io vidi una persona elegante, apparentemente tranquilla e con pieno controllo, con un look personale che definirei alla D'Artagnan, le cui parole non le rammento con precisione, ma il cui senso fu:
“Veda, Santità (rivolto al conduttore)…”.
Ma l’altro si schermiva.
“Veda Direttore…”.
Idem.
“Veda, Eccellenza: la prego mi lasci essere servile… Vorrei premettere che sono onoratissimo di sedere a fianco ai suoi ospiti che personalmente considero, TUTTI, i migliori opinionisti, giornalisti, avvocati, criminologi ed esperti di tutto il mondo, anzi, della Galassia Centrale e oserei dire anche della Galassia Periferica…”.
Poi andò avanti con una modalità che mi ricordò alcuni venditori di aste televisive che offrivano un Van Gogh forse autentico a tremila euro, con TV a colori in omaggio, e strabuzzavano gli occhi perché anch’essi increduli rispetto alle offerte che facevano ai telespettatori…
“Sa, Direttore, e mi permetta di esprimere i sensi della più totale stima e ammirazione nei suoi confronti e nei confronti di tutti i suoi collaboratori, vicini e lontani, io sono qui, molto modestamente, nella mia funzione piccolissima di umile ambasciatore, per far sapere a chi ci ascolta, che considero il migliore pubblico televisivo del nostro Sistema Solare, che il professore XXX, a giudizio di molti il massimo esperto di genetica dell’intero Universo conosciuto, ha appena replicato una prova genetica sul DNA trovato sotto le unghie della povera Chiara Poggi e, NERO su BIANCO, ha certificato che trattasi del DNA di Andrea Sempio. Dunque…”.
Il giornalista, in quel momento ipnotizzato, ma ormai già perdutamente innamorato di D'Artagnan, lo concupiva con gli occhi e – mi sembrò – in più di un momento si sarebbe voluto lanciare tra le sue braccia e consumare all’istante un basso istinto primordiale.
La dottoressa Roberta Bruzzone, presente in quella trasmissione, come tutti coloro che avevano studiato poco o molto di quel caso, fu presa di sprovvista e disse poche parole del tipo: “Beh, se le cose dovessero stare davvero così, allora…”.
Sono passati molti mesi e oggi, ogni tanto, quando sbaglio canale, rivedo il signor D'Artagnan, con una cinquantina di chili in più, ma sempre con la sua magnifica chioma da moschettiere e con aria piaciona, che ripete i suoi sermoni scandendo bene ogni singola sillaba e accentuando al massimo il proprio accento emiliano che appare alquanto strano essendo nato egli a Livorno il 2 febbraio del 1963, alle 2.30 di notte (per dovere di cronaca va detto che gl’impiegati dell’anagrafe di quella città resistettero per settimane, negandomi il documento e solo poche ore prima che io fossi costretto a portare la cosa in tribunale, mi scucirono l’estratto di nascita che vedete allegato).
Nelle mie ricerche in rete avevo trovato, invece, che egli era nato a San Benedetto Val di Sambro, noto comune del Bolognese dove nacque Annamaria Franzoni, l’unica persona italiana per la quale non è possibile avere un estratto di nascita, per i motivi che tutti conoscono.
Nelle pochissime occasioni in cui, come dicevo, sbaglio canale, e rivedo il signor D'Artagnan, noto che ha fatto molta strada e, lontano dall’elogiare i suoi vicini di poltrona come i migliori della Galassia Centrale e anche di quella Periferica, li tratta, volendo essere gentili, a “pesci in faccia”.
Ma com’è possibile per un uomo che fin dalla sua primissima apparizione televisiva ci tenne a dire che era signorino e che andava a messa ogni domenica?
È possibile, è possibile…
Almeno per chi cerchi di leggere gli astri a mezzo dell’Astrologia e non con l’iuto delle Lune Nere, dei Chironi, dei Paralleli di Declinazione e di tante altre simpatiche ca**ate.
Acquario, dunque, con Ascendente Scorpione, con una nettissima dominante Plutone e alcune sottodominanti di rinforzo.
Qualcuno saprà che la compianta Lisa Morpurgo che, tra le altre cose, aveva un senso dell’umorismo straordinario, prima di iniziare le lezioni ai suoi allievi, chiedeva: “Chi tra voi è Acquario?”.
E più d’uno o d’una alzavano la mano, sperando in un premio, ma non si trattava di un premio: li cacciava fuori dall’aula.
Cosa voglio dire? Nulla. Riporto un fatto e aggiungo che lei che stava scrivendo anche un giallo astrologico in cui faceva assassinare Massimo Frisari, aggiungeva, ma solo con gli amici a cui voleva bene, che trovava congrua una possibile legge che obbligasse tutti all’uso del profilattico a maggio e a febbraio (per evitare nascite in Acquario e in Scorpione…).
Torniamo al nostro moschettiere e notiamo che il 90% del suo cielo si spiega attraverso un unico e singolo aspetto astrologico: un triangolo micidiale, perché caratterizzato da orbite strettissime, quasi vicine allo zero gradi, tra la congiunzione quasi assoluta Sole-Saturno al quadrato, pressoché esatto, di Nettuno, anch’esso dominante in dodicesima Casa, e Marte in Leone, a sua volta strettissimamente quadrato a Nettuno e opposto a Sole e a Saturno.
Staccandoci da questo caso specifico, come potremmo descrivere una configurazione celeste del genere?
Beh, qui anche la fantasia più fervida è assolutamente inadeguata a fornirci una illustrazione.
Forse, parlando in astratto e riferendoci ad un altro universo, potremmo dire che essa appartiene a un soggetto con un potenziale di odio quasi sterminato e ricoperto da una gabbia di miele ostentata con i colori, i toni e le musiche di un Barry Lindon di kubrickiana memoria.
Ma probabilmente ci sbagliamo dal momento che l’80% dei fan-telespettatori vede in lui – appunto – un damerino londinese del diciottesimo secolo intento a danzare il minuetto al suono di clavicembali e fortepiani del baronetto in oggetto.
Naturalmente, nell’aspetto astrologico che ho appena indicato, l’opposizione quasi esatta tra Sole e Saturno da una parte e Marte dall’altra corrobora il tutto e farebbe pensare più ad un gentleman che vorrebbe mangiare educatamente i propri interlocutori che ad un principe del foro dell’attuale “terribile presente”.
La Luna, lesa in Toro e in sesta Casa (strettissimamente congiunta a quella di Alberto Stasi, cosa che fa di tutte le loro future Rivoluzioni Lunari delle quasi perfette fotocopie), se volessimo dare retta al grande mio maestro, André Barbault, farebbe di lui un frequentatore di donne del popolo: cortigiane, lavandaie e simili (ovviamente anche al maschile, volendo). Ma sono certo che qui ci sia un errore: abbiamo già detto che egli va a messa tutte le domeniche.
Schianto. Non so perché è un sostantivo che mi continua a tornare in mente da quando studio questo cielo.
Ovviamente il Nostro è nato pochi minuti prima perché Venere non può non essere almeno in cuspide alla seconda Casa: egli è il personaggio televisivo più seguito dopo Truman Burbank (The Truman Show).
Mi fermo qui per non annoiarvi, ma non prima di avervi rivelato uno dei maggiori segreti che lo riguardano e che ascolterete per la prima volta (non perché io sia un’aquila, ma perché osservo e ascolto con molta attenzione e ci avreste potuto fare caso anche voi): sapete perché il signor D'Artagnan è stato ospite una sola volta a Quarto Grado e poi non c’è più voluto andare?
Perché Gianluigi Nuzzi gli diede del “doroteo”: se lo avesse chiamato anche figlio di mign…, lo avrebbe perdonato, ma doroteo no, perché fece centro.



