Il
delitto di via Poma a Roma: il giallo dei gialli
dal libro
“Delitti&Delitti” di Ciro Discepolo.
Leggiamo prima l’ottima sintesi
dei fatti a cura di Fanpage.it:
https://www.fanpage.it/
25 NOVEMBRE 2016
Giallo di via Poma, i punti oscuri
della sentenza che assolse Raniero Busco
Il 7 agosto 1990 Simonetta
Cesaroni fu trovata morta negli uffici al civico 2 di via Poma. Solo nel 2008
il test del Dna ha permesso di aprire un processo per il suo omicidio:
imputato, Raniero Busco, il fidanzato dell’epoca della ragazza. Dopo una condanna
a 24 anni di carcere la sentenza di appello ribaltò il verdetto giudicando
Busco “non colpevole”. Restano, nelle motivazioni della sentenza, quelli che la
stessa corte definiscono “punti oscuri”. Dal morso sul seno di Simonetta, alle
tracce di Dna, ecco quali sono le ombre sul caso Cesaroni.
A cura di Angela Marino
Assolto per non aver commesso il
fatto. Con questa formula granitica e inappellabile il 48enne Raniero Busco fu
prosciolto, nel 2012, dall’accusa di omicidio nel processo per il delitto di via
Poma. A 22 anni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni l’ex fidanzato della
segretaria festeggiò l’assoluzione con la moglie e i due figli: “La fine di un
incubo”. La sentenza rovesciò completamente le conclusioni del primo grado che
condannavano Busco a 24 anni di reclusione con l’accusa di omicidio aggravato
dalla crudeltà. Un coupe de theatre inaspettato in quel processo che
l’Italia seguiva con il fiato sospeso, assetata di verità, ma anche
morbosamente attratta da quel giallo della stanza chiusa andato in scena in
pieno giorno fra le quattro mura del palazzo signorile di via Carlo Poma, nel
cuore di una Roma deserta di inizio agosto. L’Italia colpevolista che voleva
l’ex fidanzato dagli occhi di ghiaccio autore del massacro rimase delusa, ma
anche attonita: dalla condanna all’assoluzione piena. Come era possibile? Alla
fine del processo, nondimeno, l’accusa chiese di annullare la sentenza perché
era mancata una “corretta elaborazione delle prove.”
Già le prime indagini sul caso
Cesaroni mostrano lacune e carenze. Nelle prime battute di indagine al giovane
fidanzato della vittima non viene chiesto un alibi. Poi, quando gli viene
richiesto, il giovane afferma di aver passato il pomeriggio in compagnia di un
amico, tale Simone Palombi. Questi, però, smentisce, quel giorno era da
tutt’altra parte. Successivamente Busco fornisce altri due alibi diversi,
coinvolgendo altre persone. Alcune versioni collimano perfettamente con le
notizie divulgate di volta in volta dalla stampa. Il secondo alibi lo vede
intento a riparare lo stereo dell’auto di un suo amico. Non è possibile
stabilire con certezza questa versione. Successivamente due amiche di sua madre
riferiscono di averlo visto lavorare nel cortile di casa sua ma, le
intercettazioni dimostrarono che le due avevano concordato alcuni punti della
versione. Infine una vicina di casa disse di averlo visto con suo figlio in
casa Busco, ma anche questa versione non trovò conferme. Dopo oltre vent’anni
accertare con esattezza dove fosse Raniero Busco quando è morta Simonetta
Cesaroni (in appello l’ora della morte verrà collocata tra le 18 -19, ndr.)
diventa un vero e proprio rebus. I giudici della Corte d’Appello, infine,
accettano l’ultima versione proposta da Busco: si trovava a casa, a riparare
l’auto del fratello, dalle 17 alle 18. Chi lo conferma? Sua madre. Mentre alle
19 e 15 Busco si sarebbe trovato insieme ad alcuni amici.
Il capitolo Dna dovrebbe essere
quello che inchioda l’ex fidanzato. E invece no. All’epoca dei fatti la prova
del Dna consisteva solo nella determinazione del gruppo sanguigno. Fu proprio
l’evoluzione della tecnica che oggi porta alla determinazione del profilo
genetico dell’individuo a consentire la riapertura del processo nel 2008, per
analizzare nuovamente i reperti alla luce di nuove prove. Sui vestiti di
Simonetta i periti della Corte d’Appello e i consulenti della difesa furono
concordi nel riconoscere due soli profili genetici: quello della vittima e
quello di un ignoto. Come nel caso di Yara Gambirasio, anche in quello di
Simonetta si cercò un “ignoto 1”, anche se all’epoca la dicitura non era nota
ai giornali. Il codice genetico fu confrontato con quello di 29 sospettati, tra
cui Raniero Busco, che risultò corrispondente, proprio nella traccia a livello
del seno sinistro sul reggiseno trovato abbassato sul corpo della vittima, dove
era presente una singolare lesione. Il processo d’appello, però, declassa la
prova del Dna a “circostanziale”, Un lungo esame delle modalità di lavaggio dei
vestiti in casa Cesaroni, infatti, porta i giudici a ritenere che la traccia
potesse essere presente da giorni sugli indumenti di Simonetta, avendo
resistito a un delicato lavaggio a mano. A questo proposito, esiste una perizia
richiesta dalla parte civile e realizzata dalla psicologa forense, Laura Volpini,
sull’analisi delle modalitaÌ di cambio abito a cui era generalmente abituata
Simonetta e la sua famiglia e le modalità di lavaggio, che però non è mai stata
ammessa in Tribunale, in quanto non riguardava l’imputato, ma le abitudini
igieniche della vittima. Respinta anche l’analisi della stessa consulente sulla
relazione tra Simonetta e Busco dalla quale emergeva una dinamica conflittuale.
Nelle lettere che Simonetta scriveva alle amiche, la ragazza si lamentava di
non essere amata e di essere considerata quasi solo un oggetto sessuale. “Ti
calpesterebbe, se potesse” le scriveva in risposta l’amica Donatella,
spiegandole i motivi per cui non voleva più uscire con la stessa compagnia
frequentata da Raniero Busco. La consulenza evidenzia in Simonetta “una sensibile
vulnerabilità affettiva, che va oltre l’amore per se stessa e il proprio
rispetto: un meccanismo psicologico – si legge nel documento – riscontrabile nelle vittime di violenza e
nell’omicidio di prossimità.”
Ma è sulla lesione localizzata sul
capezzolo sinistro di Simonetta che si combatte la battaglia più aspra. Il
primo processo stabilisce che è un morso e che è del Busco. In appello, un team
di consulenti composto da Chantal Milani, odontologo forense e da Fabio Boscolo
esperto di ricostruzioni di scene del crimine, ribadisce il concetto
dimostrando la tesi con le tecniche scientifiche normalmente applicate a
livello internazionale in casi analoghi. La perizia dal medico legale Corrado
Maria Cipolla d’Abruzzo, tuttavia, declassa il morso a lesioni di altro tipo ma
non identificabili. La Cassazione, infine, conferma. Le 26 pagine della
consulenza firmata da Chantal Milani, nominata dalla famiglia Cesaroni, invece,
raccontano un’altra storia: dallo studio delle foto l’esperta stabilisce che
quella ferita, inferta con tale violenza da causare una deformazione ‘a
goccia’, è un morso umano corrispondente all’arcata dentaria del Busco. Il
lavoro della ondontologa contesta quello fatto dal medico legale Corrado Maria
Cipolla d’Abruzzo che, all’epoca dei fatti, sottolinea Milani, non fu
affiancato da un odontologo forense, competente in materia. Tuttavia, in sede
di dibattimento, a tali analisi non fu data la possibilità di essere discusse
dai tecnici che le avevano prodotte, ma solo attraverso i legali della famiglia
Cesaroni. I periti della Corte, alla fine, stabiliscono che quello non è un
morso, sminuendo così anche il valore di quel Dna trovato sul reggiseno.
Si conclude così, tra mille
contestazioni e la richiesta di invalidare la sentenza da parte dell’accusa, il
primo tra i grandi processi mediatici della storia della cronaca nera italiana.
La sentenza stessa fa riferimento ai “punti oscuri” che restano nella vicenda.
L’omicidio di Simonetta, dopo oltre vent’anni, resta senza colpevole.
Il delitto di via Poma
7 agosto 1990. Simonetta Cesaroni
torna a casa dopo aver lavorato tutta la mattina negli uffici di via Maggi, a
Roma. Simonetta Cesaroni pranza velocemente a casa con la madre e poi sale in
auto con a sorella Paola, che la accompagna alla fermata della metropolitana.
Sono le 15. Simonetta è sul posto di lavoro, negli uffici dell’Aiag in via
Carlo Poma. Alle 17 e 25 la ragazza parla al telefono con una sua collega di
lavoro. Dalle 18 in poi, di Simonetta non ci sono notizie. Dopo ore di silenzio
in casa Cesaroni comincia il travaglio. Passate le venti, Paola decide di
andarla a cercare con il fidanzato. Raggiungono Salvatore Volponi, il datore di
lavoro, che a sua volta fa alcune telefonate per sapere dove fossero ubicati
gli uffici in cui in quei giorni Simonetta lavorava in sostituzione di un’altra
persona. Paola, Antonio, Volponi e suo figlio partono alla volta di via Poma,
per cercare Simonetta. Giunti sul posto chiedono aiuto alla portiera, Giuseppa
De Luca, che prima non ha le chiavi, poi, però, le trova. Li scorta al piano
dove si trovano gli uffici e apre la porta. È Volponi a scoprire la sagoma di
una cadavere nella stanza opposta a quella in cui la giovane segretaria
lavorava. È Simonetta: è stata trafitta con 29 pugnalate inferte con un arma da
punta e taglio. È stata colpita ovunque: sul seno, agli occhi, all’inguine e,
mortalmente, sul ventre. È seminuda, indossa solo i calzini bianchi, il
reggiseno abbassato sotto i seni. Non ha subito violenza carnale. Su un
capezzolo ha un vistosa lesione. I vestiti sono spariti, così come le chiavi
dell’ufficio e alcuni effetti personali, ma c’è di più: l’assassino, oltre ad
aver portato via l’arma del delitto – che non verrà mai più ritrovata – ha
ripulito la scena. Il sangue che la vittima ha perso copiosamente è stato
asciugato. Questa la fotografia di una scena sulla quale gli investigatori
lavoreranno per i successivi 20 anni.
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La
mia lettura astrologica
dei fatti
Facciamo così: immaginiamo che non
ci siano state le sentenze che tutti conoscono e che hanno riguardato anche
altri protagonisti di questa vicenda, a cominciare da quella che interessò il
portiere Pietrino Vanacore di cui scriverò dopo.
Se io esaminassi oggi, per la
prima volta, dal mio osservatorio non solo astrologico, tutti quei fatti e quel
“mare” di documenti, giungerei alla conclusione che il colpevole fu Raniero
Busco.
Ovviamente devo sottolineare che
pur credendo moltissimo nell’analisi astrologica dei fatti, sono consapevole
del fatto che la stessa non corrisponde ai canoni di una scienza esatta.
Ma le altre variabili che alla
fine determinano una condanna o una assoluzione, in ogni processo soprattutto
penale, fanno parte di una “scienza esatta?”
A mio parere, no. Assolutamente.
Tranne casi come quello del DNA di
Paolo Giuseppe Bossetti sulle mutandine della povera Yara Gambirasio dove la
sentenza è certamente assoluta.
Qui, invece, come sappiamo, pur
essendoci stato un DNA rilevato sul corpetto della povera Simonetta Cesaroni,
il DNA di Raniero Busco, una sapiente lettura dello stesso da parte di un team
di scienziati ben organizzati, ha convinto la Corte di Appello di Roma
sull’estraneità del soggetto all’omicidio della ragazza con cui costui faceva
sesso (non credo si possa dire “della sua fidanzata” in quanto, a quanto
risulta, Simonetta aspirava ad essere tale, ma il Soggetto aveva più di una
storia parallela).
Personalmente, come cittadino che
ha seguito tantissimo questo caso, credo molto di più alle conclusioni del
generale Luciano Garofano e del R.I.S. di Parma sul DNA di Busco e sul morso
sul seno della vittima, che alla interpretazione di queste prove elaborata e
presentata dal collegio difensivo dell’Accusato già condannato a 24 anni di
carcere per quell’omicidio.
Ma qui, in questa sede, non
scriverò come cittadino-spettatore, che però si è documentato tantissimo su
tale caso, ma da astrologo.
Non è scienza esatta? OK, come non
è scienza esatta, a questo punto, neanche la valutazione del ritrovamento sul
DNA rinvenuto addosso ad una vittima.
Dunque, ripeto per chi si fosse
distratto, che secondo me, al 90%, gli indicatori astrologici dicono che
l’assassino fu Raniero Busco.
Vediamo perché.
L’Accusato nacque a Roma il 17
ottobre del 1965, alle 17.30.
Mi sembra abbastanza evidente che
egli sia nato qualche minuto prima e ciò è compatibile con l’arrotondamento che
solitamente si usava e si usa nel dichiarare un’ora di nascita all’anagrafe
(Nota1).
E mi sembra anche evidente per una
persona che è stata “sotto processo”, pesantemente, per anni: il Sole, a mio
parere, non può che stare in settima Casa. Ma accettiamo anche l’orario così
com’è: abbiamo sempre un Sole dominante al Discendente che, ai fini pratici, è
come un Sole in settima Casa.
Cosa vuol dire? Che Renato Busco è
una “Bilancia compensata”, sia per l’Ascendente in Ariete e sia per i pessimi
aspetti tra Marte e Saturno e tra Sole e Saturno, Luna e Marte e Luna e Sole:
ce n’è addirittura una sovrabbondanza, una esagerazione!
Partiamo da un primo step: qual è
la caratteristica prevalente di una “Bilancia compensata”? Quella di essere
aggressiva, perfino violenta.
E qual è l’aspetto che
personalmente, in ogni mio libro, indico come il peggiore per una persona?
Quello di una dissonanza tra Marte e Saturno, per esempio il quadrato con
orbita strettissima tra i due, come in questo Cielo di Nascita.
Ma c’è molto di più, da questo
punto di vista ovvero da quello che astrologicamente identifica una crudeltà
notevole in quasi tutte le persone che ne sono portatrici.
Leggiamo cosa scrivo della
dissonanza Marte-Saturno, soprattutto con orbita strettissima, nella mia “Nuova
Guida all’Astrologia”:
Può indicare l’individuo di stampo
«nazista»: duro, autoritario, rigido, drastico ed anche cattivo. È fattore
d’intransigenza, di monoliticità, di cinismo (soggetti che sarebbero capaci
anche di passare sul cadavere dei genitori, se ciò servisse loro). Talvolta
esprime problemi psicologici dovuti a contrasti interni tra la volontà e
l’inibizione. Può produrre individui bloccati, trattenuti da un punto di vista
psicologico. Tendenza agl’incidenti, soprattutto alle ossa (difficilmente chi
ha questa posizione nel proprio cielo di nascita non si frattura un osso nel
corso della vita), ed alle operazioni. Violenza, ambizione, lotte. Spesso,
nell’uomo, può riferirsi ad organi sessuali poco sviluppati.
Il soggetto n. 41 (congiunzione in
dodicesima Casa) inattivo e piuttosto statico (anche in rapporto alla
congiunzione Sole-Luna), colpito da un male assai grave.
Anche il soggetto numero 45
risulta psicologicamente bloccato in quanto inibito (anche l’opposizione
Sole-Nettuno, presente nel suo tema di nascita, gioca un ruolo rilevante in tal
senso. È interessante confrontare questo caso con quello precedente: in
entrambi si ha l’inazione, ma mentre qui è accentuata l’inibizione per la
dissonanza Sole-Nettuno, lì troviamo più apatia da collegare, come già detto,
alla congiunzione Sole-Luna). Lo spirito bellicoso, violento e risonante con i
concetti di morte e di distruzione negli oroscopi di Mussolini: grafico 74
(congiunzione) e di Hitler: grafico 82 (quadratura) Nota 2.
Torniamo al Cielo Natale di Busco.
È davvero insolito trovare una
pletora simile di questi specifici aspetti dissonanti, tutti insieme e nello
stesso cielo:
- Quadratura
stretta tra Marte e Saturno
- Semi-quadrato
stretto tra il Sole e Marte
- Sesqui-quadrato
stretto tra Sole e Saturno
- Sesqui-quadrato
stretto tra Luna e Marte
- Quadrato
stretto tra Venere e Saturno
- Semi-quadrato
stretto tra il Sole e Venere
- Quadrato
stretto tra il Sole e la Luna
- Strettissima
congiunzione Marte-Venere in ottava Casa, quella della morte
- Valori
Ariete e Bilancia-compensati
Tutti convergono, o si sommano,
alla descrizione della disarmonìa tra Marte e Saturno su riportata.
Ma, allora, l’astrologia può
portare a pregiudizi? Sì, se questi poi saranno suffragati da altri elementi.
Non fa lo stesso anche la
medicina?
Se un soggetto è “un sanguigno” o
un “epatico-sanguigno con pressione alta” ha o non ha una predisposizione ad
aggredire gli altri? Certo che sì. Altrimenti torniamo al discorso del
“politically correct” secondo il quale nasceremmo tutti come lenzuoli bianchi e
immacolati su cui andranno a depositarsi, nel corso della vita, “macchie”
dovute non al fatto che esistano persone cattive, ma che dette fallanze
andrebbero attribuite in massima parte alla cattiva educazione ricevuta dai
genitori e dagli insegnanti.
A mio parere, se non usciamo da
questa ipocrisia-ambiguità, non andiamo da nessuna parte.
Il male esiste e chi si ostina a
non vederlo o è ipovedente o è ipocrita. Punto.
Ma, allora, perché ho scritto che
dalle mie analisi Busco risulta colpevole al 90% e non al 100%?
Perché, secondo il calcolo delle
probabilità, questo specifico mosaico perfettamente indirizzato, fin dalla
nascita, a poter commettere un delitto del genere, potrebbe essersi trovato
“nel posto sbagliato e al momento sbagliato.”
Cosa significa ciò?
Facciamo un altro esempio che
credo sia più facile da comprendere.
Mettiamo che “Igor il russo” (Nota
3), venga fermato a 100 metri da tre cadaveri di persone massacrate a colpi
d’ascia dieci minuti prima. È sicuro al 100% che sia stato lui a conciarli
così? No, ma è molto, ma molto probabile, se evitiamo, anche qui, di scivolare
nuovamente nel ‘politically correct’…
E Raniero Busco è “Igor il russo”?
No, naturalmente. Per questo mi sto esprimendo – per semplicità – con la
formula “al 90%.”
La mia convinzione è basata solo
su ciò?
No, essa si fonda su ciò e sul
timing dell’azione omicidiaria.
Vediamola.
Stiamo parlando della sua
Rivoluzione Solare che comprende il giorno dell’omicidio. Secondo la mia
ipotesi di partenza, se noi togliamo pochi minuti alle 17.30 di orario di nascita
dichiarato, otteniamo che Saturno sia stretto all’Ascendente e Giove lo sia al
Discendente, ma anche se non apportiamo tale piccolissima correzione, abbiamo
tre astri in dodicesima Casa (una violazione grave delle 34 regole) che fissano
un primo ed importante step.
Ora seguitemi bene, per favore.
Secondo voi, un Giove al Discendente, in quell’anno, cosa significa, in
rapporto ai fatti che avvennero?
Significa che Raniero fu molto
felice per quello che accadde alla “fidanzata?”
O vuol dire, invece, una fortuna
esagerata con la legge?
Lui, che sarebbe dovuto essere il
primo e importantissimo sospettato, fu quasi ignorato per anni.
Come sappiamo sparì perfino un
verbale con una sua dichiarazione di alibi rilasciato poche ore dopo i fatti,
alibi del tutto falso.
E la Venere in undicesima Casa,
non significa la stessa cosa? Se gli astri ci stessero raccontando i fatti, non
starebbero dicendo che il Soggetto, in rapporto ad una grande rabbia o a
sentimenti malevoli (lo stellium di Saturno, Nettuno e Urano in dodicesima Casa
e vicino all’Ascendente) abbia commesso un omicidio, dato il “terreno di
coltura” del suo DNA astrologico già descritto, e poi, fortunosamente, sia
stato ignorato dalle indagini per anni?
Ci potrebbe essere una lettura
alternativa? Sì, per esempio: Busco stava per essere ucciso da un rapinatore
sotto casa sua, montò in lui una rabbia omicida e, quando stava per accadere
qualcosa di irreparabile, intervenne la polizia (Giove al Discendente e Venere
in undicesima) e tutto si rimise a posto.
Che probabilità ci sono di una
narrazione del genere? Più o meno le stesse, a mio parere, di quelle che ha un
motociclista in corsa che cerchi di infilare un filo di cotone nella cruna di
un ago che gli viene porto da un passante sul ciglio della strada.
Come si può capire, la mia
convinzione – sempre al 90% delle probabilità – è che l’allora “fidanzato” di
Simonetta, uccise la stessa in un momento di impeto e subito dopo avere
iniziato con lei i preliminari del sesso.
Non dimentichiamo che l’assassino
fu fatto entrare dalla ragazza e che sulla porta non ci sono segni di scasso.
Non dimentichiamo neanche che la povera vittima, anche attraverso i ricordi
precisi di sua sorella, investì molto in questo rapporto: Raniero fu il primo
ragazzo a cui lei si concesse completamente, iniziando anche a prendere un
anticoncezionale. La scena del delitto ripulita (ne scriverò dopo) evidenzia,
comunque, un particolare importantissimo: le scarpe da ginnastica della vittima
sono disposte in modo ordinato in un angolo della stanza: in tutta evidenza
Simonetta si era spogliata in modo consenziente e quello che accadde dopo lo
sanno solo coloro che furono presenti, ma è certo che la ragazza non fu
violentata da uno stupratore di passaggio.
E tutti i “misteri” di cui si
continua a parlare sono tali, secondo il mio punto di vista, soltanto per il
fatto che una persona non può essere processata una seconda volta e per lo
stesso crimine.
Vediamo anche la Rivoluzione
Lunare dell’evento: Saturno, Nettuno e Urano sono nuovamente assieme e nella
prima Casa (una grave violazione delle 34 regole). E l’Ascendente dove lo
troviamo? Nella ottava Casa, quella della morte. E Plutone e il Sole?
Rispettivamente in undicesima (la morte) e in ottava (la morte. Il Sole è in
cuspide).
Occorre altro?
Guardiamo, ora, ai cieli della
povera e bella Simonetta.
Simonetta era una Scorpione con
Ascendente in Bilancia e con la Luna in Vergine, ma avendo il Sole nella
seconda Casa, ella era soprattutto Toro e del Toro stava vivendo la sanissima
componente sensuale di tale dodicesimo zodiacale. Era felice, appagata, da quel
rapporto anche fisico per il quale, come ho già scritto, aveva iniziato a usare
anche anticoncezionali. Ma non era contenta per il distacco freddo con cui quel
ragazzo sembrava volerla usare solo come un toy o qualcosa del genere (Nota 4).
La stretta congiunzione di Venere
e di Giove in Bilancia e in prima Casa ci parla di una sessualità “normale e
gratificante”, senza ricerche perverse o particolari. Sicuramente l’oralità,
per i valori Toro, era assai importante per lei.
Va notato, comunque, che Plutone
dominante all’Ascendente le dava certamente una forte carica erotica: e che ci
sarebbe di male? Viveva la sua giovinezza nel modo più sano e più gratificante
che la natura ci insegna.
Ricordiamo che da tutte le
ricostruzioni, compreso il rifiuto al suo datore di lavoro che voleva
raggiungerla nel pomeriggio, Simonetta si preparava a quell’incontro, lo
desiderava. E qui, ancora una volta, è da fantascienza l’ipotesi
dell’aggressore occasionale. Simonetta aspettava l’uomo per il quale si spogliò
e mise da parte e ordinatamente le scarpe.
Ma Plutone, come sappiamo, è anche
morte e quando non si è assassini, con esso dominante, spesso si è vittime,
come in questo caso dove osserviamo anche il brutto Saturno che guarda il resto
del cielo dalla Casa ottava, quella della morte. Una morte orribile e anche
troppo precoce. Ricordiamo anche che ella morì a seguito di ventinove
coltellate, di cui tante nella zona pubica, cosa che i criminologi descrivono come
una modalità quasi assoluta nei delitti passionali e non occasionali (il
portiere, il fattorino, il fioraio…)
La sua ultima Rivoluzione Solare
ci mostra un Ascendente nella Casa della morte e uno stellium esagerato (Luna,
Venere, Saturno, Urano e Nettuno) nella quinta Casa, quella della passione, del
sesso, dell’amore.
Non dimentichiamo che questa
Rivoluzione Solare iniziò molti mesi prima e che rappresentò soprattutto quel
molto, tanto, sesso che la gratificò tantissimo, ma lo stesso fu anche un sesso
su cui gravavano quei tre brutti astri (Saturno, Nettuno e Urano) che poi si
espressero più chiaramente a lettura postuma dei fatti.
Della Rivoluzione Lunare è
sufficiente un solo dato: l’Ascendente cadde nella dodicesima Casa di nascita,
quella che definisco “la madre di tutte le sventure.”
E adesso guardiamo a Pietrino
Vanacore che ebbe a che fare solo in “modo
tangente”, a mio parere, con “quer pasticciaccio brutto”, per dirla alla Carlo
Emilio Gadda.
Non ripeterò tutto quanto si sa o
si può leggere in rete sulla intera vicenda e non seguirò neanche la lunga
odissea giudiziaria oltre che umana di quest’uomo, limitandomi a poche ed
essenziali considerazioni che dal mio osservatorio – e secondo il mio parere –
possono essere utili a fare quel tanto di chiarezza anche su di lui,
all’interno dell’omicidio di via Poma.
Pietrino Vanacore nasce a Sava, in
provincia di Taranto, il 14 ottobre del 1932, alle 17.
La sua vita, come vedremo anche
dal suo Cielo Natale, è segnata pesantemente dalle prove, a cominciare dalla
lunga e grave malattia della moglie (11 anni) poi deceduta prematuramente e
anche dalla malattia abbastanza seria del figlio, malattia durata tre anni,
entrambe visibili attraverso la sua posizione di nascita di Marte in quinta
Casa. Anche lo stesso Vanacore soffrì di vari problemi di salute, come si può
evincere dallo stellium in sesta Casa, seppure con Venere e con Giove. La
stessa congiunzione strettissima Luna-Urano all’Ascendente non è una buona
posizione e annuncia anche grossi colpi di scena nella vita.
Pietrino Vanacore era una Bilancia
compensata, come ci dicono i fatti della sua vita, ma anche la posizione del
Sole al Discendente e un Ascendente in Ariete: ebbe tantissimo a che fare con
la legge e con la giustizia, suo malgrado.
Ma facciamo un passo indietro.
Nacque in una famiglia agiata di
commercianti che poi ebbe una caduta verticale per problemi economici. Lui
lavorò come camionista e realizzò, in tarda età, il sogno della sua vita:
ottenere un portierato in zona elegante di Roma. Fu fiero di ciò e fece di
tutto per meritarsi la stima e la fiducia dei condomini, sentimenti che
ottenne: Venere e Giove in sesta Casa.
Purtroppo, però, il primo crollo
“di destino”, quello subito dai genitori, non fu sufficiente e Saturno mal
messo in decima Casa gli chiese altro, facendolo addirittura finire in carcere,
seppure per poche settimane.
Se io mi fossi basato solo
sull’esame delle sue stelle e non su tutte quelle dei protagonisti del giallo
di via Poma, probabilmente avrei indicato lui come l’assassino di Simonetta, ma
studiando bene gli astri di tutti i personaggi, come ho già scritto, sono certo
che Vanacore non uccise Simonetta, soprattutto attraverso una lettura esaustiva
di tutti i cieli in gioco in questa vicenda, ma anche esaminando le molte carte
processuali e a seguito
dell’osservazione dei fatti processuali attinti studiando trasmissioni
tipo “Un giorno in pretura” che dedicò ore ed ore di documenti importantissimi
per lo studio dell’omicidio della povera Simonetta Cesaroni.
L’idea che mi sono fatto, non a
mezzo di fantasie, ma – come scrivevo poco fa – attraverso lo studio di “tutte
le stelle” qui in gioco e di tutti i fatti processuali, è che Pietrino Vanacore
fece certamente una “cavolata”, ovvero scoprì per primo il delitto, quel
pomeriggio, e per un eccesso di zelo verso i condomini, direi per un moto di
servilismo verso i suoi “datori di lavoro”, quasi con lo spirito di un samurai,
avvertì i condomini di quell’ufficio o tentò di farlo, prima di chiamare la
Polizia.
Io credo che appena scoprì il
corpo della povera Simonetta Cesaroni orrendamente massacrata da ventinove
coltellate e giacente in una pozza di sangue sul pavimento, prima di chiamare
la Polizia tentò di telefonare ai datori di lavoro, ovvero a quei condomini a
cui faceva capo lo studio dentro il quale Simonetta svolgeva questo secondo suo
lavoro collegato agli ostelli della gioventù.
Perché penso questo che fu
ritenuto altamente probabile anche dai Pubblici Ministeri che si stavano
occupando del delitto?
Per tre ragioni:
- Sul
luogo del delitto fu rinvenuta una sua agendina con molti numeri di telefono
che poi la polizia consegnò per errore ai genitori di Simonetta: come poteva
essere finita lì, se non subito prima che giungessero le forze dell’ordine?
- Perché
sua moglie aprì la porta dello studio con un mazzo di chiavi con un nastrino
giallo che era certamente quello che si trovava dentro lo studio stesso. E come
avrebbe potuto possedere quel mazzo di chiavi se non glielo avesse dato suo
marito, poco prima e subito dopo avere scoperto l’omicidio?
- Perché
gli inquirenti sono quasi certi che Vanacore telefonò due volte, quella sera,
ad un collaboratore dell’avvocato Francesco Caracciolo, uno dei due “datori di
lavoro” di Simonetta, anche se non riuscì a raggiungerlo. Secondo le varie
testimonianze dei presenti al ritrovamento, sembrerebbe anche che il
comportamento dell’altro datore di lavoro, Salvatore Volponi, anche lui
processato ed assolto, diede l’impressione che lui fosse già a conoscenza
dell’orribile fine fatta dalla ragazza quando, insieme alla sorella di lei,
Paola, e al fidanzato della stessa, si recò nell’ufficio, verso le 23.30 di
quella maledetta sera, e scoprì il cadavere.
Ripeto che, a mio parere, Vanacore
non ebbe alcuna responsabilità diretta nell’omicidio e credo che si limitò
semplicemente a fare qualcosa in senso servile, troppo servile, nei confronti
del “Condominio”, o, almeno, questa fu la sua intima motivazione nel commettere
una simile leggerezza. Credo, come gli inquirenti, che Vanacore procedette
anche a pulire la stanza del delitto, ma poi fu interrotto dall’arrivo di
Volponi, della sorella di Simonetta e da quello del fidanzato di lei.
Lasciatemi aggiungere che
relativamente a lui le stelle sembrerebbero accusarlo pesantemente e solo una
lettura esaustiva ed attenta di tutti i fatti processuali e corale e
contemporanea di tutti gli astri dei vari protagonisti della vicenda, mi ha
fatto convincere molto della sua innocenza.
Ma il suo Cielo Natale, secondo
quanto sto scrivendo nei vari capitoli di questo libro e secondo il mio sapere
astrologico, avrebbe potuto essere quello di un assassino?
Sì, come dicevo, ma solo ad una
lettura superficiale del tutto.
Vanacore fu arrestato non solo per
un buco nel suo alibi di quel pomeriggio, ma anche perché disse di non avere
visto alcuno salire quelle scale e poi perché furono trovate macchie di sangue
addosso a lui. Però, pochi giorni dopo, si poté dimostrare che si trattava di
sangue proprio, soffrendo egli di emorroidi.
Da un punto di vista astrologico
si potrebbe essere tratti in inganno perché il Soggetto, come ho già spiegato,
aveva Marte nella quinta Casa e una un po’ equivoca Venere stretta a Nettuno:
ma il primo è la prova della lunga malattia della moglie e anche di quella del
figlio e la seconda può autorizzare, tutt’al più, a pensare ad una sua
sessualità deviata, del tipo “origliare alla porta di un locale dove qualcuno
fa sesso.”
Niente altro.
Ovviamente le sue Solar Return e
Lunar Return del giorno in oggetto e anche quelle del suo suicidio, sono
pesantissime, ma ciò è normale: le prime gli diedero il carcere e lo fecero
precipitare dal semi-piedistallo dove lui stesso pensava di essere e le
seconde, alla vigilia dell’ennesimo processo in cui avrebbe dovuto testimoniare
sugli stessi fatti di quel maledetto 7 agosto 1990, furono nuovamente una
“montagna” da superare e Pietrino, dopo decenni di sospetti, come scrisse prima
di uccidersi, non ce la faceva più…
Volete la prova del nove di quanto
sto scrivendo?
Eccola.
La sua Rivoluzione Solare che abbraccia
il giorno del delitto: Saturno, Nettuno e Urano, sono stretti intorno
all’Ascendente e Giove è in settima, come da manuale (di Discepolo). Ma dove si
vedrebbe il godimento sessuale o relativo all’esecuzione del delitto?
Non c’è. Non c’è nel suo cielo di
nascita e non c’è nelle sue stelle di quel momento.
Punto.
La Rivoluzione Lunare, idem:
certo, Marte è in settima Casa e il Sole stretto a zero gradi a Giove è in
decima, ma cosa avremmo dovuto trovare dal momento che il suo comportamento
maldestro nel ritrovamento del cadavere lo fece investire da un treno in corsa?
Le RS e RL relative al suicidio si
commentano da sole.
Note:
1) Sugli
orari di nascita dichiarati alle anagrafi, soprattutto in Italia, ma non solo,
ho parecchia esperienza perché per anni ho anche frequentato l’ufficio
napoletano, a piazza Dante, dove venivano raccolti enormi volumi con migliaia e
migliaia di tali atti. Molti orari venivano arrotondati, nei decenni passati,
all’ora intera o alla mezz’ora. Più raramente al quarto d’ora. Vi è anche un
mio libro su tale argomento, pubblicato solo in lingua inglese e reperibile su
Amazon: “The Protocol for Correction of Birth Time”, 2011, 156 pagine.
2) Ma,
allora, ciò significa che tutti quelli che nascono con una forte dissonanza
Marte-Saturno sono Hitler o Mussolini? No, naturalmente, perché le variabili
che contribuiscono a formare un essere umano sono astrali, genetiche, sociali,
ambientali, familiari, politiche, storiche e via dicendo, però, è vero il
contrario e cioè che, se troviamo un nuovo Hitler o un nuovo Mussolini in giro,
è assai probabile che costoro siano segnati da detto aspetto astrologico.
3) Ovviamente
“Igor il russo” è diventato, per forza di cose, l’espressione attuale di un
archetipo: quello della violenza, della crudeltà, della parte bestia, in senso
dantesco, dell’essere umano.
4) Ciò
risulta dalle prove esposte da Ilaria Calò, l’allora Pubblico Ministero nel
processo a Raniero Busco. PM che tra l’altro lesse una lettera-diario della
sfortunata ragazza: “Voglio odiarlo, odiarlo più di quanto lo amo, sono
disgustata da tutto questo. Io merito qualcosa di più, qualcosa di vero e di
pulito. L’amore è fatto di piccole cose, un sorriso, una carezza. Invece io
l’unica cosa che ho ricevuto in cambio è indifferenza e sesso.”



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