martedì 25 maggio 2010

Per il compleanno di Padre Pio









“Io sono un mistero di fronte a me stesso”. Ecco, con queste parole del cappuccino beneventano potremmo aprire e chiudere questo pezzo perché in esse è raccolta la sintesi di un fenomeno che ha affascinato ed inquietato milioni di anime e che continuerà ad essere una spina nel fianco per moltissimi non credenti, ma soprattutto per quegli alti prelati del Vaticano preoccupati soprattutto di non perdere i propri privilegi, dalla colazione a letto alla Mercedes con autista. La cronaca dei fatti legati a Francesco Forgione, nato a Pietrelcina il 25 maggio 1887, alle 17, secondo Renzo Allegri che ne ha registrato una cronaca appassionata nel libro edito da Mondadori, corrisponde a “...l’incredibile enorme sofferenza patita lungo il corso di tutta la sua vita, fatta di persecuzioni, accuse, calunnie, processi, condanne, umiliazioni, le più brucianti che si possano immaginare”. Molti dei fatti narrati da Renzo Allegri sono stati confermati in un ampio articolo di Luigi Bernardi su Oggi e su tantissimi altri scritti e testimonianze dirette.


Quando ho iniziato a leggere queste cronache sapevo che Padre Pio era nato alle 17 e che dunque aveva il Sole in settima Casa, ma ho sospettato subito, fin dall’inizio dell’approfondimento di testimonianze e cronache delle sue vicissitudini, che egli doveva avere una settima Casa eccezionalmente forte. Infatti ciò che ha illuminato tutta la sua vita è stato l’amore, un grandissimo amore per gli altri, per la gente, per i sofferenti, per tutto il genere umano. E la settima Casa molto influente in un tema di nascita si può esprimere solamente in due direzioni: l’amore o la guerra. Nel nostro caso troviamo anche Venere e Luna congiunti in Cancro: di qui la direzione amore. Eretto il grafico, per le coordinate precise di Pietrelcina, un paesetto del Sannio, in provincia di Benevento, che per povertà non aveva nulla da invidiare alla Betlemme di Cristo, troviamo - infatti - uno straordinario stellium in settima Casa. Addirittura cinque pianeti concentrati in pochi gradi: Sole, Plutone, Mercurio, Nettuno e Marte. La sua libido era tutta lì. Soprattutto la congiunzione Marte-Nettuno-Sole ha rappresentato la sua incrollabile fede ed ha diretto il piccolo Francesco verso una grande vocazione fin da piccolo, con toni che potrebbero essere definiti fanatici. Aveva estasi ed apparizioni già a cinque anni. A nove anni la madre lo sorprendeva a flagellarsi con una catena e a dormire per terra con un sasso per cuscino. Era puro come un giglio e fuggiva quando sentiva gli altri bambini dire parolacce o bestemmie. Un sociologo potrebbe trovare una facile spiegazione di un simile indirizzamento mentale in un bambino di un paesetto lontano dal mondo, senza radio e televisione, senza veicoli che potessero trascinare le forze centrifughe di uno spirito gemelliano che, in ragione della fortissima potenzialità della sua libido che potremmo definire “fanatica”, riusciva a sposarsi solamente nella trascendenza e nei misteri divini che rappresentavano il sublime in una cornice abbastanza squallida e soprattutto poverissima.

L’Ascendente del nostro è Scorpione e questo completa il quadro. L’ottavo segno dello zodiaco raccoglie nelle sue fila tanto i “diavoli” che i “santi”. Padre Pio fu un santo, senza virgolette, indipendentemente da un discorso di fede, in ogni manifestazione della sua via Crucis: diede moltissimo agli altri senza mai chiedere nulla per sé, mortificando il proprio Io che non fu mai protagonista né cercò di esserlo. L’amore, nel senso di donazione di sé agli altri lo si può trovare quasi esclusivamente con una settima Casa fortissima. Io non sono credente [ oggi - però - le cose sono un po’ cambiate], ma non posso definirmi nemmeno ateo: cerco la verità da una ventina d’anni, da quando lessi Risposta a Giobbe, di Jung, ma di fronte a questo mistero umano ho studiato i fatti della sua vita con umiltà, contrariamente a quanto avrebbe fatto qualche positivista a tutto spiano che oltre a spiegarci benevolmente e paternalisticamente come si accoppiano le foche delle isole del nord Atlantico, avrebbe tirato in ballo James Randi, giustiziere degl’imbroglioni, che non potendo produrre anch’egli delle stigmate da protesi avrebbe tentato al massimo di far passare le proprie ragadi anali per “misteri soprannaturali”.

Padre Pio soffrì moltissimo, in ottantuno anni di vita. Quando comparvero le stigmate predisse il giorno della sua morte, esattamente cinquant’anni dopo. Egli, come confermano vari testimoni, cercò di tenerle celate a lungo, ma le piaghe alle mani, ai piedi ed al costato gli facevano versare, come testimoniò il professor Valdoni molti anni dopo, almeno una tazza di sangue al giorno. Per tutta la vita soffrì di moltissimi mali: è stato provato da vari medici che le sue febbri lo portavano ad una temperatura corporea di 48 gradi e mezzo: una pura fantasia, secondo la scienza. Quella stessa scienza che a mezzo del grande Cardarelli gli diede un mese di vita quando ne avrebbe vissuti ancora una sessantina o come la scienza di Padre Gemelli di Roma che fu tra i suoi massimi denigratori e che negò l’esistenza delle stimmate nonostante che molti testimoni raccontino che l’uomo della speranza non fu visitato dal potente prelato e che scambiò con lui solo poche parole in sacrestia e fu quasi subito cacciato burberamente dal cappuccino che sapeva essere anche duro con gli arroganti. Il soggetto stava male per mesi e rimetteva anche poche gocce di brodo che cercavano di somministrargli i confratelli. Aveva dolori acutissimi al capo, soffriva di ostinate stipsi, sudori freddi, svenimenti e quasi tutti i medici consultati gli davano pochi mesi di vita. Ciò è visibile, nel suo oroscopo, se si considera che il dispositore della sesta Casa, Marte, è strettamente congiunto a Plutone e a Nettuno: mali fortissimi e misteriosi. Le dominanti del suo cielo natale sono Giove e la settima Casa. Giove gli diede la popolarità, un grandissimo seguito in tutto il mondo. Ebbe sempre contro il Sant’Uffizio che alle migliaia di fedeli che gridavano i suoi miracoli rispondeva duramente contestando questi fatti con il canone 1399 del Diritto Canonico. Fu perseguitato in mille modi dalla Chiesa di Roma che veniva spesso male informata, fu tenuto letteralmente prigioniero nella sua cella per vari anni; giunsero perfino a mettergli microfoni nel confessionale. Il suo caso, sostenuto da comitati internazionali, fu anche portato all’ONU. Contro il furore popolare che minacciava spargimenti di sangue gli fu concesso di riprendere le confessioni, non prima di aver firmato, però, dichiarazioni in cui si diceva mai perseguitato dai superiori. Osservò sempre la regola dell’obbedienza e faceva tutto ciò che gli veniva comandato. Confessava fino a 19 ore al giorno, dormiva e mangiava pochissimo. Migliaia e migliaia di persone hanno testimoniato, a voce e per iscritto, di essere state miracolate: ciechi dalla nascita che vedevano, casi di tumori maligni completamente guariti, storpi e gobbi normalizzati: l’elenco è lunghissimo. Per amore della verità, devo però far notare che la storia registra molti casi di persone, anche non credenti e quindi non veicolate da una specifica fede, che in Occidente come in Oriente fanno “miracoli” senza aspirare a diventare santi. Anche nelle ateissime repubbliche comuniste si registrano casi simili, a dimostrazione del fatto che c’è ancora tanto da capire e da scoprire, ma possibilmente senza paraocchi o sorrisi di sufficienza. Io, personalmente, ho da narrare, brevemente, un fatto che mi è stato raccontato dai miei genitori e che riguarda appunto il monaco pietrelcinese. Subito dopo i tragici fatti dell’8 settembre ‘43, quando i tedeschi ed i fascisti cercavano tutti gli uomini per arruolarli, mio padre e mia madre furono ospitati per un po’ dalla famiglia della signora Giulia Campanari di Roma. Sempre più col fiato addosso dei nazifascisti, mio padre ed il giovane Sergio Campanari cercarono di superare le linee nemiche. Mio padre andò a sud, il diciassettenne Sergio, che all’ultimo momento non volle seguirlo, fu catturato e arruolato dai fascisti. Per anni sua madre non ebbe più notizie finché andò a confessarsi a San Giovanni Rotondo, da Padre Pio. Questi, ascoltata la storia, le disse di andare in un piccolo cimitero del Veneto e lì avrebbe trovato la lapide con la fotografia ed il nome di suo figlio. E così fu.

Moltissime furono le pubbliche conversioni di atei che dopo essere stati da lui e dopo averlo attaccato duramente, per anni, sui giornali, diventarono suoi figli spirituali ed andarono ad infoltire la lunga schiera di suoi devoti riunitisi in comitato internazionale e sempre vigili a tutelare la libertà del cappuccino che fu condannato molte volte dal Sant’Uffizio e morì senza essere stato riabilitato. Si deve a Karol Wojtyla l’inizio di un processo di beatificazione. Sembra che Padre Pio, incontrato il giovane polacco venuto in pellegrinaggio da Roma, gli predisse che sarebbe diventato papa. Si racconta anche che lo stesso sacerdote chiese aiuto a Padre Pio per una madre di quattro figli che era stata dichiarata spacciata dai medici e le cronache raccolte da molti osservatori anche laici dicono che anche in questo caso ci fu il miracolo.

La dominante Giove, in dodicesima Casa, è signora della seconda e spiega piuttosto esaustivamente la pioggia di denaro che arrivava a San Giovanni Rotondo da fedeli di tutto il mondo. Per questo Padre Pio ottenne una dispensa da Roma al voto di povertà e poté, così, amministrare direttamente questi beni creando un complesso ospedaliero fra i più grandi del Sud.

Intanto le sue condizioni di salute peggioravano sempre più ed ai mali di sempre si sommavano gli acciacchi degli anni e quelli specifici del segno solare: il 30 giugno 1959, grossi nomi della medicina in consulto tra loro, gli diagnosticarono un tumore maligno polmonare che, secondo le cronache, scomparve completamente dopo qualche giorno. Come già detto egli sapeva la data della sua morte e la ripeteva continuamente. Il 23 settembre 1968, alle due e trenta del mattino, spirò senza sussulti mentre si compiva l’ennesimo miracolo su sé stesso: le stigmate scomparvero immediatamente e là dove erano state le ferite che lo avevano fatto soffrire per cinquant’anni, i medici trovarono solo pelle liscia e senz’alcuna traccia di cicatrici. C’è da dire che questo delle stimmate resta forse il mistero più grosso intorno alla sua figura: queste ferite, come spiegavano i medici, potevano solo degenerare infettandosi o guarire cicatrizzandosi; invece rimasero nello stesso stato per cinquant’anni.

Non so se lo faranno santo e non so spiegarmi neanche minimamente il mistero dei fatti soprannaturali che sono stati raccolti a migliaia in dossier che difficilmente potranno essere demoliti ed allora mi piace concludere osservando che la sua fotografia raggiante, in un momento di serenità, mi ispira gli stessi sentimenti di bontà che mi hanno ispirato i fotogrammi col volto pieno di amore di Rutger Hauer ne La leggenda del santo bevitore di un altro uomo buono: Ermanno Olmi.

Ciro Discepolo

Tratto dal libro Ritratti di celebrità, Edizioni Ricerca ‘90, 1991



Buona giornata a Tutti.
Ciro Discepolo
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