sabato 30 luglio 2011

'O Chiummo Ca Se Ne Va (Il Piombo Che Se Ne va)





Cara Danila,
i tuoi interventi sono sempre apprezzabili, a mio parere, perché tu mi appari come l'antitesi di certi "arancioni" made in Ciociaria o in Irpinia che parlano molto di spiritualità, di crescita, di amore e poi, alla prima occasione, si comportano come belve verso i loro simili.
Tutti hanno potuto vedere sul campo quante volte sei stata oggetto di critiche, anche su queste pagine, e la tua risposta è stata sempre nel segno della comprensione, del dialogo. 
Credo di conoscerti abbastanza per poter dire che la tua presenza arricchisce positivamente questo spazio dove, sul piano pratico, si cerca di coniugare Amore e dove l'odio non c'è per il semplice fatto che trova luoghi migliori dove esprimersi.
Per quanto mi riguarda, pur non potendomi considerare un credente, amo Gesú (chissà perché tutti lo scrivono con l'accento sbagliato), amo Padre Pio, Madre Teresa, il Mahatma Gandhi e chiunque, di ogni razza e religione, si sia espresso e si esprima nel segno dell'Amore e non dell'odio.
Allora desidero dedicarti questo breve racconto che scrissi molti anni fa.




'O Chiummo Ca Se Ne Va


Erano gli anni della nuova rivoluzione gutenberghiana in cui la stampa con il personal computer stava per soppiantare quella tradizionale con le macchine linotipografiche e io avevo ancora della carta intestata da farmi preparare con il sistema tradizionale. Fu così che in un pomeriggio autunnale un po’ piovoso risalii una stradina tortuosa del vecchio centro storico di Napoli dove avevo visto spesso, transitando lì davanti, una botteguccia di tipografo affacciata sulla strada, a fianco ad altri bassi e senza marciapiede alcuno. Entrai investito subito dal forte odore (per me non è mai stata una puzza) di inchiostro, di benzina, di petrolio. Il locale, non più grande di quattro metri per quattro, faceva da cassa di risonanza al trambusto della macchina da stampa che sfilava un foglio dietro l’altro come avevo visto fare da sempre e come forse non avrei più visto fare in futuro. L’ometto indossava un camice nero che s’intonava al colore delle tre linotype, dell’inchiostro e, sembrava, anche del suo umore. Era quasi calvo, magro, sui cinquant’anni, ma forse erano solo quaranta portati malissimo. Si pulì le mani con lo straccio poggiato sull’asta orizzontale di acciaio della gloriosa Ideal 30 (la “pedalina manuale”) e guardò con scarso interesse, ma senza perdere informazioni, ciò che gli mostravo. Ne approfittai per dare un’occhiata in giro: nulla, intorno a me, sembrava darmi informazioni sul personaggio. Non c’erano quadretti con le frasi famose o semplicemente abusate del tipo “Non si fa credito a nessuno” e nemmeno calendari con donne nude oppure oggetti apotropaici. Le pareti erano scarne, lisce, sporche, interrotte solo a tratti da fili elettrici che pendevano qua e là. Un piccolo crocifisso di legno sembrava essere l’unica abdicazione dell’uomo all’usanza, il suo conformarsi magari neanche convinto agli usi della società. Il compressore della “Stella Heidelberg”, intanto, aveva aspirato un foglio e lo teneva alzato: le due pinze lo afferravano e, con movimento in senso orario, lo ponevano sotto la pressa. Osservando l’artigiano mi accorsi che a tratti doveva provare delle fitte perché tirava un po’ il fiato e si irrigidiva nelle spalle strette. In tutta evidenza era segnato da una sofferenza, sommata - mi sembrava di capire - a un carattere triste di fondo e anche taciturno e chiuso. “Quanti ve ne servono?”. “Non so, dipende dal prezzo...”. Ci accordammo sulla grammatura e sulla qualità della carta. Scelsi il Times Roman come font che ancora oggi resta il mio preferito. Mi accorgevo che l’uomo parlava ma pensava ad altro e, chiaramente, si trattava di qualcosa di assai più importante dei fogli intestati. Il suo modo di fare, l’ordine che regnava in quello spazio angusto, l’ordine stesso inscritto nel lavoro che svolgeva, tutto denunciava il suo passato: quasi una vita intera trascorsa in pochi metri quadrati di spazio, col tempo scandito dal pistone della macchina da stampa. Mi chiedevo: si sarà accorto che sta cambiando tutto? Come gestirà questa rivoluzione tecnologica che permette già oggi di crearsi in casa i propri biglietti da visita, magari a colori, con fotografie e disegni? Questo cristiano che è vissuto una vita intera insieme al piombo, cosa farà quando il piombo sparirà intorno a lui? “Passate non più tardi di mercoledì perché poi starò chiuso per un po” di tempo..., devo andare al Cardarelli per degli accertamenti”, mi disse interrompendo il flusso un po’ disordinato dei miei pensieri. Mi congedai stringendogli una mano sudaticcia che non reagì alla stretta. Si era fatto buio e me ne scesi un po’ immalinconito come a ogni tramonto autunnale che sembra minacciarmi l’arrivo dell’inverno. Una settimana dopo, dal barbiere, per una di quelle coincidenze dette significative, si parlava di ‘don Ferdinando’, il tipografo: “Tiene certi dolori alla pancia già da parecchi mesi e non si decideva mai a farsi le analisi. Adesso sono aumentati e l’hanno ricoverato al Cardarelli per esami. In tanti anni che lo conosco non ha mai fatto una festa al lavoro. È un tipo preciso, coscienzioso, sempre a lavorare, mai una distrazione, mai che l’avessi visto ridere o scherzare’. Chiesi se avesse figli, se fosse sposato: “Macchè, ci conosciamo da tanti anni e non ho mai sentito di donne nella sua vita. Che volete, è un tipo chiuso, di poche parole, anche un poco orso...”. Non pensai più a lui e non feci caso, nelle settimane successive, al fatto che la bottega fosse chiusa quando ci passavo davanti per recarmi a Port’Alba o a Piazza Dante. Qualche mese dopo, però, mi accorsi che al posto della tipografia c’era una rosticceria.

Ciro Discepolo



Nota: Il titolo di questo breve racconto, ispirato a una storia vera, non è un plagio nei confronti della bella poesia che compare all’ingresso de Il Mattino sulla vecchia macchina da stampa, ma è un voluto riferimento alla stessa, un omaggio al tipografo-poeta che colse la malinconia di un passaggio della nostra vita.






For katia that writes:


Dear Ciro,
there is no doubt about it, you are an incurable optimist. I hope you are right, actually I'm convinced that the financial, political and social crises that the western world is facing will peak in 2014. There are seven exact square between Uranus and Pluto between 2012 and 2015.

•Uranus square Pluto June 26 2012
•Uranus square Pluto September 19 2012
•Uranus square Pluto May 21 2013
•Uranus square Pluto November 1 2013
•Uranus square Pluto April 21 2014
•Uranus square Pluto December 15 2014
•Uranus square Pluto March 17 2015

We have to go back in the 1930's to see what happened to the world when these two formed a hard aspect, and is not encouraging. We still have to deal with that challenging configuration and I think we have a long way to go before we can say the worst is over.
Anyway I think it's a good thing to be positive, we need a great deal of optimism and strenght to face the difficult period ahead.



Welcome katia!
Dear katia,
you say right: these transits are very heavy and very bad. They frighten. Nevertheless I hope not to be wrong because I have studied the curve of the ICP of many past centuries and the its algorithm is never been wrong. The point, however, could be another: the "day after", starting from 2013, will be a "day after" that will depart from a base of terrible world crisis or from a world of ashes without men and women?
I'd like to think with the words of Anne Frank:

"In spite of everything I still believe that people are really good at heart. I simply 
can't build up my hopes on a foundation consisting of confusion, misery and death.”
Anne Frank 
(1929 - 45)





Per Scara. Lo farò con piacere se posterai i dati completi di nascita del soggetto.





Per Medusa. Mi metti in difficoltà. In questo spazio vi è senz'altro la crema dell'AA nel mondo. Vi sono molti ex allievi e oggi colleghi davvero bravissimi che scrivono qui e che abitano dappertutto in Italia e nel mondo. Leggiti gli ultimi tre-quattro mesi di blog e ne scoprirai tanti. Qui quasi il 90% dei blogger si firma con nome e cognome (e puoi rintracciarli sul web) e quei pochi che non lo fanno li conosciamo personalmente e hanno ragione a difendere la loro privacy perché potrebbero essere perseguitati per le loro simpatie astrologiche.







Caro Numero Cinque A.P. ti ha dato la dritta giusta!













Moltissimi Auguri a Pina Santonicola che sta festeggiando il suo compleanno a Muscat. 
Cara Pina, ci conosciamo da quando eravamo poco più che ragazzi e, ti confesso, che non avrei mai immaginato, date le tue resistenze iniziali e i fortissimi condizionamenti negativi ambientali cui venivi sottoposta, che saresti riuscita a fare tanto. Non avrei mai pensato che avresti preso un aereo in vita tua e, invece, sei stata nei luoghi più lontani del mondo! La tua crescita è stata straordinaria e ha lasciato di sasso anche me. Oggi usi il computer, Internet, studi astrologia e fai mille cose che sembravano impossibili per le censure del territorio in cui sei cresciuta. Complimenti e cerca di trovarti un arabo interessante!





Per Vania da Lisbona che scrive:

Caro Ciro,
innanzitutto un grande abbraccio!
Ho letto il tuo commento allo stato delle cose, che ci toccano da vicino e da lontano, indignato. Mi interessa soprattutto il tono, cioè l'indignazione. Bene: non importa soltanto che sia realisticamente motivato, ma che abbia come sottofondo e motore l'amore per la vita.
Quindi ben venga l'indignazione, sempre, soprattutto se chi la muove non si limita a vedere nero ma agisce anche in senso contrario a ciò che lo indigna.
Ognuno fa ciò che può fare, ma certa indignazione aiuta a non perdere la bussola, per chi è interessato a guardarne l'ago magnetico, e anche a far cambiare atteggiamento a chi si pone qualche dubbio in ciò che fa.
Grazie per il sentimento di indignazione, per nulla cinico e nichilista.
Vania".



Caro Vania, la tua persona m'intriga. Si intuisce che sei un uomo di cultura superiore, come la stragrande maggioranza delle persone che seguono questo spazio (scienziati e letterati di tutto il mondo, docenti universitari, grandi avvocati, musicisti, scrittori, giornalisti, filosofi, psicologi, medici, chirurghi, insegnanti e via discorrendo). Io penso che il tuo specifico sia a metà strada tra la semeiotica e la comparatistica e sono lieto di averti tra noi. Sì, hai colto giusto, perché effettivamente sono indignato. Spesso, ultimamente, mi chiedo, ma allora, l'uomo di oggi che si è abbeverato alla immensa letteratura moderna di tutto il mondo (partendo da L'Odissea di Omero per giungere a Isabel Allende o alla nostra Paola Calvetti), quest'uomo che si è nutrito per millenni a mezzo delle musiche più suggestive che esistono e alle forme artistiche più straordinarie che il genio umano è stato capace di esprimere, come può essere diventato quel prodotto quasi geneticamente monotipo, come avviene oggi per due-tre tipi di mele che sostituiscono una diversità biologica in tal campo che solo cinquant'anni fa ci permetteva di mangiarne in diverse decine di specie differenti, che sembra avvicinarsi sempre più a quell'essere completamente ricoperto di peli della scena iniziale di 2001 Odissea nello Spazio fissata per sempre nelle straordinarie note di Così parlò Zarathustra?
Eppure è così, ma come tu dici la mia indignazione è quella del combattente e non del vinto!
Un abbraccio anche a te e scrivici più spesso.





Caro Gianni, è giusta anche la tua indignazione e dici bene che di fronte al mistero di Dio siamo tutti uguali, ma ti assicuro che Carl Gustav Jung tutto era tranne che un "mangiapreti": egli è stato avversato in vita e dopo la vita soprattutto per la sua religiosità che è assai complessa, ma che è anche, certamente, la stigma che lo individua di più, in tutta la sua immensa opera!









Caro Angelino59, come sai non siamo in gara con alcuno e non cerchiamo di fare adepti perché questi si aggiungono quotidianamente in tanti alle nostre fila. Se alcuni nostri colleghi sono convinti della bontà della 12^ Casa di Solar Return, perché vuoi far cambiare loro pensiero?









Caro Maestro,
sulla scia del volto di Madre Teresa a fine paginata, concordo che nuova aria ci sta avvolgendo. Lei diceva: “Se mi dite di partecipare a una protesta contro la guerra, non verrò mai, ma se mi chiederete di marciare a favore della pace, ci sarò!”. Sottile ma sostanziale differenza! Lo scenario apocalittico che descrivi così bene ha svolto magnificamente il suo compito: farci salire il desiderio fortissimo di qualcos’altro. Madre Teresa tra le righe ha lasciato il segno: se vuoi la pace, sii tu per primo pace. Lasciamo che se la vivano gli altri l’Apocalissi, noi abbiamo molto di meglio e di più bello da fare.
Un caro saluto a Tutti.
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