venerdì 15 ottobre 2010

You Can Read the 20% of a Book of Mine: "Toro"





Ricevo da Carmine Covino e pubblico volentieri:

Spero che questa prima parte del racconto sia di vostro gardimento.
Presto il seguito sarà pubblicato su: il protagonista.blogspot.com
Condividete pure, garzie .
Carmine  Covino




Protagonista & Soci by KarmiKo69 (PS Consulting) / CC BY-ND 3.0

Premessa doverosa:
C'era una volta un giovane ambizioso.Trent'anni circa, brillante, rampante, intelligente e...... maledettamente affascinante. La sua vita era quasi perfetta. Poi, un bel giorno...un'ombra lo avvolse e lui, incautamente si lasciò ghermire. Ma, nel frattempo, altre forze si muovevano per recuperare il giovane "caduto". Streghe, orchi e mostri ne minacciarono in maniera ricorrente la sua rinascita. Tutto ebbe inizio quando.. (continuerà su altri schermi!!) Qui invece, il racconto, si concentrarà essenzialmente sulla relazione fra Claudio ed Anna, i 2 personaggi principali. E sulle "implicazioni" conseguenti alla relazione fra i due. Il titolo?? E’ ancora provvisorio! Ma eccovene il preludio.”

Frase d’apertura di rito:

Decidere e scegliere vuol dire anche perdere qualcosa. Significa scegliere senza poi chiedersi se, ma per la  voglia di vivere guardando sempre in avanti". E questa, permettetemi di dire, è la mia modesta opinione.
                                                                        
INCIPIT:
L’essere umano è davvero una curiosa incognita. E’ capace di passare da: miracolo “dell’opera divina” a più tragica delle delusioni per il Creatore stesso, in un amen. E deve essere proprio questa atavica propensione a cadere se, quando ogni tessera del mosaico è perfettamente incastonata nella figura o quando tutto va per il verso giusto e si ha la quasi certezza che tutto sia perfetto, ci si sente inconsapevolmente autorizzati a “mandare tutto al Diavolo”. Giunti all’apoteosi dell’appagamento diventa quasi un imperativo fare l’impossibile per distruggere ciò che, a volte, si è faticato tanto a raggiungere.
E debbo dire, per onestà intellettuale, che l’uomo-cioè l’esemplare maschio-sa essere magnificamente abile nel riuscire ad orientare al disastro i successi capitalizzati. A questo punto è lecito chiedersi…... perchè? La risposta, forse, potrebbe giungere dal racconto che segue, che vede Claudio al centro dell’originale, quanto verosimile, vicenda che seguirà. E Claudio Cottafava non sfugge affatto al teorema sopra citato. Ovvero:
Claudio, punta di diamante della ditta in cui lavora, dopo anni di successi professionali inanellati, a 32 anni decide letteralmente di buttare nel cesso la sua brillante carriera, oltre che la sua vita privata. E perché poi ? Per essersi lasciato sedurre da un’atavica tentazione ? Per aver, per una volta, ragionato con un’altra “testa” ? Chissà, per ora questo non ci è dato sapere, per ora !. Ma la storia che seguirà indurrà a porsi qualche interrogativo. Ma lui ha davvero consapevolmente gettato tutto al vento ? Non sarà la conseguenza di un tragico errore o, peggio, di uno sfregio figlio di un’insana invidia ? Chissà che le parole che seguono ce lo diranno.
                                                                                                                         
1.     L’antefatto”:

Era una torrida estate di oltre undici anni anni fa e Claudio si stava godendo una splendida vacanza a Capoliveri. Mare, sole e divertimento erano la parola d’ordine che si era imposto per ricaricarsi dopo un anno dedicato al duro lavoro. Se non fosse stato per Clementina, una sua carissima amica e collega, nonché autentico talento della pittura, mai avrebbe preso in affitto quella splendida casetta a pochi minuti  dalla spiaggia dell’Innamorata, col tetto di mattoni rossi e tanto verde intorno. Che grande idea le aveva dato la sua amica, si disse mentre pensava a come ricambiare quella magnifica dritta. Clementina che, con la sua intuitività, riusciva a leggere al volo i suoi pensieri.




Lei, che non aveva avuto alcun dubbio quando, illustrando le virtù di quel luogo disse:“troverai assoluta tranquillità in quell’ambiente e la vista incantevole sul mare è proprio quello che ti ci vorrebbe, insieme a qualcos’altro, per trasformare il tuo soggiorno in una vacanza da sogno”.  Calcando molto l’accento su quel “qualcos’altro”. E, col senno di poi, quell’ “extra” ci fu eccome!
Era un vero angolo di paradiso. Difatti, la mattina, si svegliava al sorgere del sole e si preparava la colazione. Apparecchiato il tavolo sul terrazzino, si godeva lo spettacolo del mare e il profumo delle ginestre e delle rose che adornavano il balcone in pietra grezza. Amava starsene per lungo tempo a contemplare quello spettacolo che suscitava nel suo animo allegria e voglia di vivere. E magari, rimanere ancora un’altra mezzoretta per dare un’ultima “botta” al quel libro che tanto adorava: ‘Il segno del comando’, uno dei suoi libri preferiti, poiché lo proiettava indietro nella memoria, in un’età dove la spensieratezza regnava sovrana nella sua vita.

2. “Il primo approccio”:
Anna l’aveva conosciuta una sera al ristorante ‘Calanova’, un posticino molto raffinato ed elegante che lui frequentava quasi tutte le sere. Lei era in compagnia di una coppia di amici che avevano occhi solo per se stessi e si vedeva lontano un miglio che si stava annoiando a reggere loro il moccolo.
Claudio, mentre gustava un piatto di aragosta al vino bianco, aveva percepito il lontano disagio di uno sguardo posatogli addosso e, voltandosi nella sua direzione, l’aveva sorpresa che repentinamente distoglieva gli occhi dalla sua parte.
L’aveva guardata attentamente e aveva notato quella bella donna bionda, strizzata in un abitino scollato che metteva in risalto un bel seno generoso. Di certo indossava lingerie bianca e ricercata. Ne era sicuro e lui, di questi dettagli “sensibili” se ne intendeva. Così le rivolse un’occhiata ed un sorriso affabile, mentre gli era sembrato di scorgere un’ombra di rossore che le si allargava sul viso. Claudio seppe, in quel preciso istante che la “profezia” di Clementia stava per realizzarsi. Poi, improvvisamente, gli venne un’idea: fece un cenno al cameriere che subito accorse ai suoi comandi e gli ordinò di   portare una bottiglia di champagne avvolta da un secchiello ghiacciato: ‘alla bella signora bionda del tavolo di fronte, per favore’. Il cameriere eseguì prontamente e lui si pose in attesa. Il più era fatto!

Anna Berselli era seduta, afflitta e delusa al tavolo dei suoi amici Salvo e Mara. Quei due sembravano ignorarla, anzi sembravano ignorare tutto il mondo intorno a loro. Pareva che stessero vivendo una seconda fottutissima luna di miele. Si era persino sorpresa a posare lo sguardo sul tipo che stava mangiando da solo al tavolo di fronte. L’aveva osservato. Sembrava brillante e sicuro di se, ma con stile. Si stupì a fare delle considerazioni di quel genere. Cosa cavolo le stava accadendo? Adesso si metteva a fare osservazioni e apprezzamenti anche su dei perfetti sconosciuti? Era forse colpa di quei due che cinguettavano come pappagallini in amore? O forse del fatto che non si faceva una sana scopata da una eternità? Arrossì all’idea di quello che aveva appena pensato. Ma purtroppo era vero, non aveva letteralmente più visto un cazzo da quando quel bastardo di Fulvio l’aveva mollata per Yanha, una stronzetta uzbeka di ventitrè anni, e se l’era filata con lei in Romania. E da allora non era stata più con nessuno. Adesso aveva deciso di dire basta e di cominciare a pensare un po’ anche a se stessa. Aveva cominciato a truccarsi di nuovo e a vestirsi in modo da valorizzare la sua figura. Aveva  persino cambiato il colore dei capelli passando dal suo anonimo castano ai ‘colpi di sole’ che le donavano moltissimo. Al ricordo fece una smorfia di disgusto.



Quel bastardo di Fulvio l’aveva mollata di punto in bianco e se non fosse stato per l’aiuto della famiglia e di pochi amici, avrebbe dovuto ripiegare sulle provvidenziali occasioni che offre ‘la strada’.
Mentre era immersa nei suoi pensieri  non si era accorta del cameriere che si era materializzato al loro tavolo e la stava osservando reggendo in mano un vassoio con una coppa di champagne. Quando si rese conto della sua presenza lo scrutò con aria interrogativa come per dire ‘Che accidenti vuoi?’.
Il cameriere depositò il vassoio sul tavolo e indicò verso il tipo del tavolo di fronte, poi disse: “Il signor Cottafava sarebbe onorato di offrirle una coppa di champagne”.
Anna guardò verso il tiretto impudente del tavolo di fronte e lui, con una sesquipedale faccia di bronzo, alzò il suo calice sorridendo e  accennando un muto brindisi. Prese una decisione su due piedi e accettò la coppa. In fondo che gliene fregava? Era sempre meglio che starsene li a guardarsi le unghie delle mani. Afferrò la coppa per lo stelo e la sollevò in direzione del suo corteggiatore, muovendo impercettibilmente la testa in segno di gradimento. Claudio era molto soddisfatto. Ora restava solo il meno da fare!!

Lei aveva un’aria così annoiata e triste e lui aveva sfoggiato il suo infallibile fascino galante. Quella sera era molto affascinante con la sua abbronzatura che risaltava da sotto la camicia azzurrina con tramatura di cotone ‘doppio ritorto’ perfettamente stirata, e coi suoi migliori pantaloni neri dal taglio francese. Il tutto, come sempre, confezionatogli su misura dal suo sarto napoletano di fiducia: Gennaro ‘La forbice d’oro’. Un vero mago con l’ ago e filo. Il suo istinto gli suggeriva che lei aveva un gran bisogno di una intensa notte di solo sesso e lui aveva giusto la cura che faceva al suo caso. Per quella sera non si spinse oltre. Aveva lasciato il suo segno e ora lei doveva rosolarsi in una terapeutica attesa.
Anna vide il tipo dello champagne che si era alzato ed era andato alla cassa. Era di altezza media, ma assai elegante e fascinoso strizzato in quei pantaloni neri e quella camicia che gli calzava a pennello.
Probabilmente, pensò, se le faceva confezionare su misura. Stava chiacchierando col proprietario del ristorante e si scambiavano sorrisini e battute, dovevano essere molto amici pensò. Ma la cosa più interessante era l’American Express Gold’ che aveva fatto scivolare, con elegante noncuranza, nelle mani del cassiere per pagare il conto. Questo particolare aveva azzerato ogni remoto dubbio su quell’originale sconosciuto. Qualora ci fosse stato.

Ritornata in albergo Anna aveva fatto una doccia rinfrescante e si era adagiata sul letto. Prima di infilarsi la camicia da notte si era trattenuta a guardare la sua immagine riflessa nello specchio. Osservò la sua figura snella ma armoniosamente piena nei punti giusti. Soppesò i seni prosperosi, che da ragazza erano stato il suo vanto e che adesso mostravano un impercettibile cedimento  alla forza di gravità. Nel bagno dinanzi allo specchio, con aria quasi divertita, avviò una minuziosa valutazione della sua immagine femminile. Ma non con fissità. No, quel suo specchiarsi sembrava piuttosto una timida danza propiziatoria, un rito quasi. Per prima cosa iniziò col rigirarsi più volte su se stessa, molto lentamente. Poi passò in rassegna ogni centimetro del suo corpo mirandosi da tutte le angolazioni che la "geometria" del suo corpo le consentiva. A quel punto, complice una maliziosa soddisfazione, sfociata in un eloquente sorrisino, iniziò a carezzare le sue curve, le gambe, il collo. Fu allora che notò quel poderoso irrigidimento dei capezzoli, e capì di essere vulnerabile al desiderio. Ma si contenne e, prima di concludere la sua "rassegna", si lasciò andare ad una raffica di sguardi seducenti, ammiccanti e idealmente destinati al suo giovane seduttore. Stava per uscire dal bagno e coricarsi, quando indugiò un istante ad osservare la sua parte pubica. Occorreva decisamente un'urgente "manutenzione", per cui provvide immediatamente.


Si rasò nella sua intimità, così da poter indossare bikini ridotti ed anche il perizoma che, per l'occasione, aveva acquistato in quell'esclusiva boutique in centro, "Chez Valentine". E quella soluzione le sembrò invitante ed eccitante. Inoltre, entrambe le ‘labbra’ si presentavano perfettamente in armonia e “simmetriche”, senza che l'una superasse l’altra. Particolare, quest'ultimo, che le suscitava sempre qualche complesso.
Alla fine si concesse un ultimo sorriso: decise che per una donna di trentatre anni e ½  poteva considerarsi ancora bella e desiderabile. Spense la luce, si distese e, col suo biblico pigiama, si coricò. Ma non riuscì a chiudere occhio e non solo per colpa della suo progressivo desiderio.
Anna occupava una camera singola confinante con quella dei suoi amici Salvo e Mara. Il silenzio in cui era immersa era disturbato dai mugolii di Mara e dai colpi che il letto trasmetteva contro la parete della sua stanza. Quei due stavano di sicuro scopando.
Cristo, non saltavano una sera. Si abbandonò al pensiero dello sconosciuto che aveva incontrato al ristorante, per distrarsi dal sentire Mara che godeva sguaiatamente e invitava Salvo a riempirla sempre di più col suo "enorme" arnese.

3. "Il loro incontro”:
Claudio sentiva di volerla e decise che "doveva averla", per questo aveva chiesto tutte quelle notizie al proprietario del ristorante ‘Calanova’ suo amico e complice . Da lui, era venuto a sapere nome, cognome e dove alloggiava, insieme ai suoi due amici.
La sua seconda mossa fu quella di inviare un mazzo di rose all’indirizzo dell’albergo dove alloggiava Anna.  Aveva scelto un misto di  rose rosse ed arancio. Sicchè lei intendesse che si, c’era un accenno di passione, ma anche interesse al fascino che lei possedeva. E ne possedeva eccome! Seguì poi un invito a cena che lei accettò. Senza nessun preambolo!

Per la cena, fissata per il Venerdì sera, Claudio scelse un luogo idilliaco, ovvero: la suggestiva cornice offerta dal ristorante “Villa delle Ripalte” che, data la sua posizione collinare, godeva di un’invidiabile e romantica vista sulla “Costa dei gabbiani”. E si, perché a lui non bastava solo fare colpo. No no, lui doveva assolutamente fulminare la donna. E bramava di essere lui stesso fulminato.
Claudio, amante di luoghi così ameni, fece l’impossibile affinché persino il menù risultasse mirabilmente appetitoso, con anche un colpo d’occhio alla coreografia. Ma non meno sorprendente per originalità e, soprattutto, per afrodisiacità. Su indicazione dello Chef, fu deciso che il menù comprendesse:

•          Un aperitivo, dal nome eloquente, “Cocktail d'amore”;
•          Un antipasto, anch’esso con un nome indimenticabile, “Ancora, ancora, ancora...” a base di    Bottarga, Uva e cipollotto tenero;
•          Un primo piatto, la “Zuppa degli innamorati”, preparato con Cozze (dette anche aragosta dei poveri), pepe in grani, cipollina bianca e pane casereccio. Tutto innaffiato con del delicato vino bianco. “Nuragus” preferibilmente;
•          Una seconda portata, i “Cuoricini di sedano e caviale”.
E per concludere il dessert. Anche questo con un nome, diciamo, altamente onomatopeico. Ovvero: “Peccato di gola” detto anche “seno di Venere” per la sua originale forma. Ed i cui ingredienti erano: Pesche, limone, foglie di menta piperita.



La cena, insieme a tutto il resto (panorama, sottofondo musicale, leggero libeccio) si rivelò un autentico successo. Sia per i sapori e gli odori di cui entrambi godettero, sia per lo stato d’animo di entrambi.
In particolar modo, Anna, si sentì trasportata come sulle ali di un’aquila. Complice, forse, qualche sorso di troppo di quel favoloso nettare che bevvero per tutta la serata. Era una magnifica bottiglia di “Veuve Ponsardin” del 1985. Un omaggio dello Chef, altro suo caro amico, per quella adorabile coppia.
Quella sera fu molto lunga, si protrasse sino a tardi. Ma Claudio decise di non approfittare di Anna. Sebbene lei, ormai era palese, fosse ebbra di desiderio, oltre che di alcool. Ma a lui piaceva giocare rispettando le regole. Così era troppo semplice, lei troppo vulnerabile. No, lei doveva volerlo. Scientemente e selvaggiamente. Perciò, si disse, “aspetterò”.
Lui naturalmente continuò a stupirla, soprattutto quando noleggiò un lussuoso motoscafo con marinaio a bordo e si fecero scorazzare al largo di Capoliveri. Il nome di quel natante colpì subito Claudio, più dell'estetica stessa. Si chiamava "Leading live" cioè....."Vivere da protagonista".

Conitinuerà……….


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Ricevo dall’amica e collega Franca Mazzei e volentieri pubblico:

Cari amici e colleghi,
vi invito a leggere questa lettera che l'amica e collega Francesca Bollino ha inviato al direttore di Repubblica: personalmente la trovo giusta, interessante e per certi versi dovuta.
L'idea è quella di inviarla alle maggiori testate e agenzie firmata da tutti gli astrologi italiani che in essa si riconoscono, al di là della scuola di appartenenza.
La lettera è ovviamente perfettibile, aperta al contributo di tutti.
Vi prego anche d'inoltrarla ai vostri colleghi astrologi che non compaiono in questo indirizzario e in quello di Francesca (purtroppo ho cambiato pc e molta parte della mailing list è ancora sul vecchio..!).
Grazie per l'attenzione e buona giornata:-)

Franca Mazzei


Gentile Repubblica e Gentile Signor Mauro,

che desolazione per me oggi leggere in prima pagina un triste manifesto "pseudoscientifico" ( uso lo stesso termine esposto da
Maurizio Ferraris e Piergiorgio Odifreddi ) che ancora una volta- per la solita ignoranza accompagnata da presunzione e dogmatismo
mentale ancora non superati ANCHE nella popolazione COLTA (!)  italiana- svilisce l'astrologia, scienza regina e magnifica sotto ogni punto di vista
per chi la conosce. E purtoppo oggetto di barzelletta o talebanismo culturale per chi la ignora bellamente.

Mi presento, sono una studiosa da oltre vent'anni di questa stupenda materia, l'astrologia, che ha solo due gravi limiti- in realtà non suoi propri-
ma storico-intrinseci : uno, è stata buttata fuori dalla porta delle Università da governanti e papi per il suo "incontrollabile potere" conoscitivo
circa cinque secoli fa ,per rientrare dalle sole finestre delle colombaie.
Due, il suo fondamento scientifico ultimo deve ancora aspettare (  ancora poco in verità  ) qualche tempo la piena maturazione della fisica
quantistica per zittire finalmente le sciocche crociate di quegli pseudoscienziati e divulgatori che continuano ad avventarsi contro di essa
per non riuscire ad ingabbiarla in qualche orribile stabulario positivista dove sezionarla per bene e trovare in modo
visibile, oggettivo e soprattutto rassicurante il succo della sue verità.

Non conosco il signor Ferraris ( non ne abbia a male!)  ma conosco il signor Odifreddi, anche benino diciamo scientificamente.
Si da il caso che sul mio comodino vicino al letto, colmo di libri di OGNI sapere, accanto all'ultimo splendido saggio su Urano dell'astrologo e docente universitario americano Richard Tarnas coltissimo, e raffinato studioso di cultura dell'Occidente si trovi p.e. anche il testo miscellanea
" Gli spinaci sono ricchi di ferro" di Jean -Francois Bouvet, accademico naturalista francese, che raccoglie argutamente alcuni luoghi comuni della scienza per
fare riflettere sulla "mezza sapienza" che ogni affermazione o risultato può contenere.
Mentre ancora accanto alla pila di libri che con passione leggo e studio quotidianamente ancora si può trovare
un piccolo grattacielo di numeri della rivista " Le Scienze"- che non per vantarmi ma semplicemente perchè amo leggere gli originali-
leggo spesso anche direttamente in lingua americana.
Bene, nella suddetta rivista, leggo anche, per informarmi e capire umilmente dove
si spinge oggi anche la matematica ( o sono troppo "impertinente"?!,...) la rubrica del signor Odifreddi a cui  vorrei chiedere se invece lui ha mai preso in mano un saggio scientifico di astrologia oppure- come sembra- ha basato le sue invettive sulle paginette di oroscopo solare, che come i lettori abituali sanno ,sono solo un passatempo giocoso a cui l'astrologia è stata rilegata perchè non sparisse completamente dallo scenario delle umane curiosità.

Non vi è spazio qui perchè io possa riassumere la quantità di metodi e modelli che esiste in astrologia- ESATTAMENTE COME IN MATEMATICA-
nè la loro complessità ( anche la nostra disciplina ha degli Odifreddi che tentano di divulgarne la notevole-lo ammettiamo-  difficoltà esplicativa ),
e forse se il signor Odifreddi prende in mano una bella Storia della Astrologia ( gli consiglio quella chiara ed autorevole del collega di lingua tedesca
Kocku Von Stuckrad- 2003  Mondadori )
potrà comprendere tante cose anche sui caratteri e ruoli di attendibilità, verificabilità,applicabilità e riscontro empirico e non ultimo statistico che
questa affascinante disciplina ( UN TEMPO INSEPARABILE GEMELLA DELLA STESSA MATEMATICA PER GLI SCIENZIATI )
è in grado di offrire e di svolgere OGGI.

E per non appesantire troppo questa dovuta e minima difesa di questa fetta di sapere negletto-
che alcuni con arroganza vorrebbero mortificare a zero - non mi addentro neppure nella MODERNA astrologia ,che dà splendidi frutti di orientamento
psicologico funzionando come una bussola preziosa sia diagnostica che prognostica in risposta all'inesauribile bisogno che ogni uomo
ha di conoscere meglio se stesso sia nella sua composizione natale che nelle possibilità del suo libero arbitrio.

Sì lo confesso- prima di studiare astrologia- mi sono dedicata con passione alla divulgazione scientifica.
Proprio per questo amo la scienza e i veri scienziati che la alimentano, quelli che di fronte a ciò che non conoscono non emettono giudizi ma li sospendono in attesa di ulteriori ricerche e quelli ancora più bravi che coraggiosamente battono piste inesplorate per AMPLIARE e non per RESTRINGERE il sapere dell'uomo, senza bisogno di gettare fango su i compagni di cammino- altrettanto pionieri e ancora sconosciuti. 

Dopo la lettura di qualche buon saggio di astrologia che mi permetto di consigliare ai due paladini "arrivati" della "vera" scienza- Ferraris e Odifreddi-
mi metto umilmente a disposizione ( dopo e dietro ad altri esperti migliori di me che leggeranno spero questa lettera ) per spiegare
eventuali passi e passaggi che non fossero chiari .

E consiglio intanto lorsignori di guardare al mondo accademico anglosassone dove l'astrologia progressivamente è rientrata -abolite le crociate del sapere-
arricchendo certamente menti, progresso e umanità.

Certo nell'Italia Cenerentola di scuola e ricerca non si può pretendere altro che un Principe assurdo dell'astrologia, siamo ancora nelle favole del Medioevo
e i nostri scienziati si credono "veri" solo se appaiono più degli altri ( !), non se aprono nuovi orizzonti, metodi e lumi per espandere la conoscenza.

Ringraziando dell'attenzione auguro a tutti buone riflessioni e buono studio.

Ah dimenticavo: ai direttori di giornali seri ( con senso etico ) suggerirei di evitare di sbattere in prima pagina argomenti molto delicati relativi alla scienza
in un paese come questo che è rimasto un po' all'età della pietra, solo per vendere qualche copia in più.
Non che non abbia fiducia nel buon senso di molti italiani nel discernere la bontà- per esempio- di questa insensata polemica sull'astrologia
ma di certo il problema andrà risolto in altre sedi perchè non riguarda il solo capro espiatorio " pseudoscientifico" scelto stavolta come argomento clou
di sabato 2 ottobre su un quotidiano che un tempo apriva la speranze culturali, da oggi ha eretto l'ennesimo muretto di "pseudocertezze"...!

Cordialmente ancora.

d.ssa Francesca Bollino, Milano



Benvenuto Angelo Parmentola! Per favore, sono in partenza: riproponimi il tuo post la prossima settimana. Grazie.



Buona giornata a Tutti.
Ciro Discepolo



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