martedì 15 luglio 2008

Poche riflessioni sui collegamenti Internet


Come promessovi, e in piena sintonia con gli argomenti dell’Astrologia Attiva, vi riporto alcune personali considerazioni sulla situazione mondiale dei collegamenti Internet.

Innanzitutto devo dire che, secondo me, stiamo per fare, noi consumatori, un errore simile a quello di tanti anni fa quando scegliemmo contro l’energia nucleare.

Allora si trattò di una pura ingenuità, ubriacati da slogan liberal e verdi, che oggi stiamo pagando a caro prezzo.

Forse stiamo per commettere un errore analogo con la rete.

Si discute molto di monopoli e di conflitti d’interessi e in tanti, senza sapere bene di cosa si tratti, danno addosso ai “conflitti di interessi”.

Facciamo subito un esempio pertinente e mettiamo che il miliardario Murdock o Berlusconi o Paperon de’ Paperoni o il cartello delle banche in associazione alle Cooperative Rosse, volessero aggiudicarsi l’esclusiva mondiale di tutti i luoghi wireless del mondo dove collegarsi a Internet. Succederebbe il putiferio e sono certo che i consumatori insorgerebbero con i fucili in mano a impedire ciò.

Ma sarebbe un’azione sensata e sarebbe davvero contrario all’interesse dei consumatori se un “padrone delle ferriere” riuscisse a impadronirsi del monopolio dei collegamenti Internet mondiali?

Vediamo e, soprattutto, cerchiamo di capire la cosa dal punto di vista dei consumatori.

Qual è la situazione attuale?

In ossequio alla democrazia e contro la concentrazione monopolistica del controllo delle trasmissioni Internet, con la gioia di coloro che si credono liberal in tutto il mondo, abbiamo che in ogni aeroporto, giusto per restare a questo semplice ambito, l’utente accende il proprio notebook e cercando un WI-FI locale, ha la possibilità di scegliere tra più operatori: per esempio Tim,Vodaphone, Munich Airport, ecc. Benissimo, diranno tutti: viva la pluralità e abbasso i monopoli.

Ma adesso guardiamo nel dettaglio. I prezzi cambiano da aeroporto a aeroporto e da gestore a gestore. Ora, lasciamo stare il fatto che con le gravose tasse aeroportuali pagate da ogni passeggero sarebbe più che legittimo attendersi che i servizi Internet, all’interno degli aeroporti, fossero “compresi nel prezzo”, come l’uso delle toilette o l’illuminazione nelle sale di attesa e facciamo finta che invece sia lecito questo pesante balzello in più.

Per riferirmi solo a quest’ultimo viaggio da me effettuato, ho verificato quanto segue.

All’aeroporto di Napoli mi sono collegato a Internet usando il modem del mio telefonino e il contratto “Tutto 60” stipulato con la TIM.

Giunto all’aeroporto Charles De Gaulle tale abbonamento non valeva più e io ho potuto godere del valore della pluralità di mercato scegliendo tra più gestori che cambiavano più nel nome che nella sostanza della rapina: circa 15 euro per tre ore di collegamento (pagamento online con carta di credito). Osservazione: se state navigando e spegnete il computer per una pausa, nel riaccendere lo stesso, perderete da poco a molto tempo, a seconda di una serie di variabili, per ricollegarvi. Se esistesse un solo gestore al mondo questo problema non ci sarebbe perché la vostra password sarebbe unica, il vostro notebook verrebbe riconosciuto subito e ovunque, il pagamento già stabilito a monte certamente non potrebbe corrispondere a quello più alto del mondo (altrimenti in mercati molto più poveri del nostro, come l’India o la Cina, non si collegherebbe più nessuno).

Torniamo al mio viaggio. Dopo un volo lunghissimo giungo a Tokyo e anche lì cerco di collegarmi subito alla posta elettronica: altri gestori, altri prezzi, altre password. Qui si paga, se ricordo bene, cinque dollari americani per cinque ore di navigazione (come potete notare vi sono disparità abissali tra Paese e Paese e tra aeroporto e aeroporto).

Potremmo andare avanti, ma credo che il concetto lo abbiate compreso.

Siete davvero certi che, dal punto di vista dell’utente, la pluralità di offerta sia un vantaggio?

Per esempio, nel meraviglioso aeroporto di Singapore, trovate stazioni Internet ogni 50 metri, con molti computer a cui si accede come ai lavandini: senza file, gratuitamente, ad alta velocità…

In Italia, nella maggior parte degli hotel, vi fanno pagare prezzi salatissimi per collegarvi a Internet in wireless, quando questa tecnologia esiste.

In altri paesi che ci stanno superando alla grande, come la Spagna, per esempio, trovate Internet gratis in tutti gli alberghi e non dovete neanche richiedere la password.

Con mia sorpresa anche in Nuova Caledonia (Noumea) e qui a Wallis, ho trovato il wireless gratis negli hotel, a testimonianza del fatto che i francesi, soprattutto in quanto a tecnologia, sono molto più avanti di noi.

Ma veniamo al punto dolente: la banda passante. Questa è rimasta quasi la stessa negli ultimi anni, ma il numero di utenti si è almeno centuplicato. Usiamo un paradosso. Mettiamo che l’aeroporto di Tokyo vi offra una banda passante di 54 Mbit al secondo, diciamo una ADSL non da brivido ma decente. Ora, se l’utilizzatore fosse uno solo, si papperebbe tutti e 54 Mbit al secondo, ma se gli utilizzatori simultanei sono 100, si dividono la stessa in cento parti e se sono mille se la dividono in mille parti. Qual è il risultato? Il risultato è che se volete fare dei download o degli upload, potete anche scordarvelo, ma se fosse solo questo non ci sarebbe da piangere. La cosa davvero drammatica sta nel fatto che la banda, per ogni singolo utente (che paga profumatamente) è talmente ristretta che mentre scrivete una lettera non vi accorgete che ogni tre-quattro tasti battuti, il cursore scompare e voi pensate di scrivere, ma state facendo solo buchi nell’acqua. In altre parole, voi riuscite a scrivere in quei piccolissimi intervalli in cui molti altri utilizzatori si sono fermati per qualche secondo, magari per pensare. E’ davvero una situazione stressante e se volete scrivere un pezzo come sto facendo io in questo momento, avete due alternative: scrivere due tre lettere per volta, con lunghe pause intermedie, oppure staccarvi dal wireless, staccare anche la parte hardware wireless del vostro computer, scrivere velocemente la lettera e poi ricominciare la lunga fatica per riconfigurare tutto e ricollegarvi alla rete.

Un vero disastro!

Una svolta è alle porte con la possibilità molto imminente di telefonare in volo (e quindi di collegarsi anche con Internet). Qui ci sarà una guerra spietata a livello di cartelli con tanto di garanti che faranno finta di fare i garanti e staranno sempre dalla parte dei cartelli e mai da quella dei consumatori.

La domanda finale, drammatica, potrebbe essere: perché fingere di dare Internet a tutti se poi, in pratica, non la si dà a nessuno?

Cara Sara,

ti ringrazio per l’amichevole simpatia che dimostri nei confronti di quella che potrebbe sembrare (ma ho capito che tu non lo pensi) la penosa follia di un esploratore del sapere, tuttavia questo poteva effettivamente corrispondere alle mie prime sortite in luoghi drammatici come questo, per di più nell’assoluto isolamento generale di pensiero da parte di colleghi e amici. Oggi, fortunatamente, il più è già stato sperimentato tantissime volte. La sofferenza di un inferno simile resta (e non è solo quella che intuite voi), ma – per fortuna – essa è sostenuta dalla certezza che questi notevoli sacrifici ci permettono, poi, di migliorare di molto la nostra vita, a volte con risultati che possono durare anche anni o decenni. E ciò non ha prezzo.

Buon risveglio a Tutti.

Come diceva Manfredi in “Caffè Express”? Fischia il vento, infuria la tempesta e

Ciro Discepolo

www.solarreturns.com

www.cirodiscepolo.it

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