giovedì 16 luglio 2009

Per chi dovrà recarsi a Okhotsk









Cari Amici,
qualche notizia utile per chi verrà ad Okhotsk, in futuro. Vorrei spiegarvi l’incidente di ieri con il poliziotto. Ribadisco il mio giudizio per le persone russe che, generalmente, sono davvero splendide (soprattutto le donne). Fanno eccezione gli uomini e le donne in divisa che già il grande Totò aveva inquadrato nella categoria dei caporali.
Nella letteratura russa degli ultimi secoli si descrive una burocrazia onnivora che giunge al paradosso di voler spiare nella mente di ogni cittadino, in stile orwelliano, ma per giungere, poi, al paradosso che immagazzinando milioni di informazioni alcuna persona riesce a sapere nulla di alcunché e di chiunque. Cerco di spiegarmi meglio.
Fino a pochi anni fa, nel richiedere un visto per la Russia, occorreva anche indicare il numero civico dell’hotel dell’ultima destinazione in territorio ex sovietico. Questa volta sono rimasto spiazzato perché il visto mi è stato consegnato con un indirizzo di Mosca (quello dell’ottimo amico Rosario della Incoming Russia) e tutti si sorprendevano quando dicevo che io dovevo andare a Okhotsk: “E che problema c’è? Tu puoi andare ovunque nella Federazione Russa!”. Attenzione a questo punto perché potreste piangere lacrime amare…
La prima cosa che vi consiglio è di conservare tutto nel passaporto, anche eventuali scontrini del bar.
Dunque giungete a Mosca con un bel visto che vi toglie un’intera pagina del passaporto. In aereo compilate il cartoncino dove dichiarate le vostre generalità, il numero del passaporto, il numero del visto, ecc. Al controllo passaporti di Mosca ve lo timbrano e guai a voi se lo perdete. Successivamente vi recate, per esempio, a Khabarovsk e la signorina della reception dell’hotel, in funzione di pubblico ufficiale, vi rilascia copia della registrazione che l’hotel ha fatto del vostro passaggio in quel luogo. Anche questo foglietto, insieme allo scontrino del posto in aereo dell’arrivo a Mosca, vi consiglio caldamente di non perderlo.
Poi partite per Okhotsk e, come dicevo ieri, vi fermate circa un’ora a Nikolaevsk dove c’è soltanto una vecchia e piccola dacia di legno (vedi foto in cui ci sono io). Ora non è assolutamente chiaro il motivo di questo atterraggio che avviene ogni volta, all’andata e al ritorno. Il mio pensiero, ma potrei sbagliarmi, è che si tratta di un ulteriore controllo sui passeggeri, controllo fatto, anziché in volo, sulla terraferma. Ci fanno scendere tutti e ci portano, con un pullmino di prima della seconda guerra mondiale, alla suddetta Dacia. Io mi godevo il sole, la pace, l’aria buona, un grande silenzio e un paesaggio che per quanto scarno non mancava di essere affascinante. Un ragazzo che era mio vicino di posto sull’aereo mi fa segno di sbrigarmi perché in una stanzetta due metri per tre stanno facendo un nuovo controllo sui bagagli, sulle persone (sempre senza scarpe) e sui documenti.
Arriva il turno mio e mi chiedono il biglietto con cui sto volando. Do loro la carta d’imbarco, ma mi fanno capire (nessuno parlava inglese) che vogliono il biglietto originale. Non lo trovo, nelle molte tasche della giacca a vento. Cerco di spiegare loro che me l’hanno già controllato tant’è vero che mi hanno rilasciato una carta d’imbarco dov’è segnato il mio nome e cognome, la data e il numero del volo. Niente da fare: un poliziotto che faceva il cattivissimo o fingeva di esserlo gridava che dovevo consegnargli il biglietto originale. Forse dal mio sguardo avrà capito cosa gli stavo rispondendo perché in malo modo mi ha spinto in un angolo e ho capito, più dal tono minaccioso che dalle parole, che non mi avrebbe fatto ripartire. D’un tratto mi viene in mente che a bordo avevo lasciato un secondo bagaglio a mano. Allora lo dico a voce alta e qualcuno, tra i giovani, capisce alcune parole di inglese e lo spiega al poliziotto che risponde qualcosa del tipo: “Biglietto a Okhotsk!!!”. Naturalmente gli dico di sì e avrei detto lo stesso se mi avesse chiesto di dichiarare che ero figlio di Stalin. Ritorniamo a bordo e, con mia grande sorpresa, trovo il poliziotto di prima, armato fino ai denti, con un secondo poliziotto che mi aspettano davanti al mio posto a sedere: capisco la posizione minacciosa, cerco nel bagaglio lasciato a bordo, trovo l’originale del biglietto che viene attentamente studiato e quindi il comandante e io riceviamo il permesso di ripartire.

Internet. Come dicevo l’unica è acquistare in una grande città, ma della stessa provincia, una chiavetta USB Modem con SIM CARD e con una buona carica (per esempio 3000 rubli) per poter navigare in posti come Okhotsk dove, in caso contrario, se anche vi metteste a piangere in tutte le lingue, non riuscireste mai a navigare. La soluzione chiavetta non è indolore perché tutte le scritte sono in russo, anzi vi appaiono tutti punti interrogativi al posto delle lettere e procedendo per tentativi, se siete un po’ pratici di computer, riuscite a navigare.

Qui vedete altre foto di Okhotsk dove, credo, una certa retorica ex sovietica, con enormi piazze e monumenti dedicati agli eroi della rivoluzione di Ottobre, fa da contraltare a edifici dove sarebbe addirittura impensabile poter vivere.
La notte viene tirata l’acqua e restituita la mattina alle 7. Spesso manca l’energia elettrica, ma questo succede spesso anche al viale Gramsci di Napoli.
I piccoli appartamenti sono dignitosi, poveri, essenziali. La doccia solitamente non esiste e lo stesso dicasi per l’acqua calda.

Sul cibo stenderei un velo pietoso, ma siccome amo digiunare a scopo terapeutico, la cosa non mi ha procurato alcun problema.

Per oggi un’ultima considerazione sulla possibilità di trascorrere un compleanno a Nikolaevsk: se proprio vi occorre quel luogo, e se avete abbastanza fegato, potreste simulare un malanno all’atterraggio e fingere di non poter ripartire. Nel peggiore dei casi potrebbero mettervi in una cella, del tipo di quella da cui vi sto scrivendo…

In seguito, come vi ho promesso, scriverò una relazione dettagliata di questo viaggio che è stato possibile grazie all’ottima assistenza del signor Rosario Onorato della Incoming Russia di Mosca e di un’agenzia di Khabarovsk (cn@cn1.ru) dove si fanno davvero in quattro per aiutarvi in imprese diciamo fuori dell’ordinario.

Ora forse potete capire perché resto convinto che se vi capita anche la più esterna delle città siberiane, Petropavlovsk nella Kamchanka, il viaggio lo può affrontare anche un bambino da solo: volo diretto da Mosca, autista che vi viene a prendere, hotel con bagno e doccia. Cosa volete di più dalla vita?

Un caro saluto a Tutti.
Ciro Discepolo
www.solarreturns.com
www.cirodiscepolo.it

4 commenti:

Alberto ha detto...

Sensazionale tenacia e determinazione.....

michele ha detto...

Complimenti al maestro Ciro Discepolo per l'avvincente descrizione dei trascorsi in questi posti insoliti e affascinanti. Quest'anno dovevo partire per la Russia ma alla fine non l'ho più fatto, per varie ragioni, non ultimo lo scatenarsi di molte angosce legate al volo (non ho mai volato)e alla paura che un errore nella mia ora di nascita portasse il sole di RS su una cuspide pericolosa. O almeno questi sono i contenuti che l'inconscio ha scelto per manifestarsi, chissà cosa c'é sotto...
Ma leggere queste cronache di viaggio quasi in tempo reale, anche nella narrazione di fatti sconcertanti, vedere le foto, mi da coraggio, illuminandomi un orizzonte che finora mi è parso impossibile (e un pò folle) raggiungere.
Perciò grazie al maestro Ciro Discepolo e in bocca al lupo per la permanenza e il ritorno a casa. Un caro saluto a tutti i blogger.

evapalestini@libero.it ha detto...

SONO EVA, E' INCREDIBILE..QUASI AI CONFINI DELLA REALTA'..MENO MALE KE NN CONOSCE LA DEPRESSIONE CARISSIMO CIRO! DEVO DIRE COMUNQUE KE DA QUANDO HO INIZIATO A SCRIVERE SU QUESTO BLOG E LEGGERE I SUOI SCRITTI..BE' NN AVEVO DUBBI KE SAREBBE RIUSCITO NEL SUO INTENTO..LE FACCIO I MIEI COMPLIMENTI KE SONO PIENI DI AMMIIRAZIONE ! UN ABBRACCIO AFFETTUOSO . P.S.: QUASI DIMENTICAVO QUANTI GRADI CI SONO ? PENSO SI STIA BENE IN QUESTA STAGIONE ANCHE IN SIBERIA !!! NO ?

evapalestini@libero.it ha detto...

SONO EVA, E' INCREDIBILE..QUASI AI CONFINI DELLA REALTA'..MENO MALE KE NN CONOSCE LA DEPRESSIONE CARISSIMO CIRO! DEVO DIRE COMUNQUE KE DA QUANDO HO INIZIATO A SCRIVERE SU QUESTO BLOG E LEGGERE I SUOI SCRITTI..BE' NN AVEVO DUBBI KE SAREBBE RIUSCITO NEL SUO INTENTO..LE FACCIO I MIEI COMPLIMENTI KE SONO PIENI DI AMMIIRAZIONE ! UN ABBRACCIO AFFETTUOSO . P.S.: QUASI DIMENTICAVO QUANTI GRADI CI SONO ? PENSO SI STIA BENE IN QUESTA STAGIONE ANCHE IN SIBERIA !!! NO ?